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La maxi frode del falso Prosecco Doc della Cantina Rauscedo. 35 milioni di bottiglie coinvolte

In Italia nel biennio 2016-218 sono state vendute dalla Cantina Rauscedo (in provincia di Pordenone) 12,4 milioni bottiglie di falso Prosecco Doc e di falso Pinot grigio Doc. Nel 2018 i magistrati hanno sequestrato alla stessa cooperativa 170.000 ettolitri di falso vino Doc (pari a 22,4 milioni di bottiglie) pronto a essere imbottigliato e commercializzato. Uno scandalo di queste dimensioni è passato quasi inosservato sui media, anche se stiamo parlando di vini molto famosi in Italia e all’estero. L’operazione è stata portata avanti dai Nas insieme all’Icqrf, un ente di controllo del ministero delle Politiche agricole specializzato nei prodotti alimentari con denominazione di origine. Lo scandalo presenta diversi aspetti comuni con la vicenda del falsi prosciutti di Parma e San Daniele (più noto come Prosciuttopoli), trattandosi di prodotti tutelati da un disciplinare di produzione che non è stato rispettato per guadagnare di più. In entrambi i casi la truffa non comporta pericoli per la salute, ma riguarda invece la scarsa qualità del prodotto che è stato venduto a caro prezzo. Se nel caso di Prosciuttopoli gli allevamenti e le imprese sotto inchiesta erano decine e i prosciutti coinvolti oltre 2 milioni, per il falso vino Doc l’azienda vinicola è una  sola (Cantina Rauscedo), ma se si considerano le bottiglie vendute e quelle che stavano per essere imbottigliate si arriva a 35 milioni, mentre le persone che hanno ricevuto avvisi dalla magistratura sono state 427.

Nonostante ciò lo scandalo non ha avuto grossi riscontri sui giornali e sui siti, a parte qualche articolo pubblicato localmente da il Messaggero Veneto, Il Gazzettino e alcune tv regionali. In entrambe gli scandali rileviamo il silenzio di Coldiretti, l’associazione italiana di categoria più importante nell’ambito agricolo che, pur avendo un numero elevato di soci coinvolti nelle vicende giudiziarie, non ha commentato.

Lo scandalo del Prosecco inizia nell’estate del 2018 – precisa Fabio Gentilini capitano dei Nas Carabinieri di Udine – quando nel corso di verifiche rileviamo anomalie nei registri di alcune aziende sull’origine delle partite di uva e sull’impiego dei bolli per le etichette. A questo punto cominciano le indagini attraverso migliaia di intercettazioni di conversazioni telefoniche e ambientali (650 sono state trascritte). I sospetti si rilevano fondati e la storia si conclude con il rinvio a giudizio per frode commerciale aggravata del consiglio di amministrazione della cooperativa Cantina Rauscedo e di oltre 400 soci e fornitori“.

Le indagini sono state coordinate da Raffaele Tito della Procura della Repubblica di Pordenone, In un comunicato il procuratore spiega che la Cantina di Rauscedo, per diversi anni ha prodotto e commercializzato vini Doc e Igt che non potevano fregiarsi di queste denominazioni, essendo ottenuti in violazione ai disciplinari di produzione. Gli amministratori della cooperativa della Cantina, insieme ad alcuni dipendenti, e in accordo con la maggior parte dei soci e dei fornitori, hanno portato avanti reiterate frodi commerciali ai danni dei consumatori. La truffa consisteva nell’invio da parte dei soci di uve in quantità superiore ai massimi stabiliti dai disciplinari, e con una gradazione inferiore al minimo richiesto. Con queste uve Cantina Rauscedo e l’associata Codroipo ottenevano mosti e vini venduti indebitamente come Doc e Igt, mentre avrebbero dovuto essere etichettati come vini generici. Il problema ha riguardato il Prosecco Doc marchiato Rauscedo e altri vini della cantina come Doc delle Venezie, Doc Friuli, Doc Friuli Grave, Igt Trevenezie e Igt Venezia Giulia.

Prosecco
La Cantina Rauscedo in provincia di Pordenone

I disciplinari dei vini Doc prevedono una resa massima che per il Prosecco è di 18 tonnellate di uva per ettaro, mentre per la denominazione Venezia Giulia arriva a 19. Facendo come esempio un calcolo in percentuale, possiamo ipotizzare che se da un ettaro di vigneto si ricavano 100 quintali di uva, equivalenti a 70 ettolitri di vino, alla fine si ottengono 9.300 bottiglie da 0,75 l. Il disciplinare però prevede la possibilità di superare i limiti del 20%. Questo vuol dire che se l’annata è buona o se ci sono stati errori di potatura, si può arrivare a 120 quintali di uva per ettaro, ma solo 100 verranno utilizzati per la Doc. La rimanente quota di 20 quintali, deve essere venduta come vino da tavola, a un prezzo ridicolo che non copre i costi di produzione. Se la resa  è superiore a120 quintali per ettaro allora tutta la partita viene declassata a “vino da tavola”.

Per questo motivo le aziende corrette cercano di non superare la resa massima per ettaro, potando adeguatamente le viti ed evitando di trovarsi con quantità di uva oltre i livelli consentiti. Chi lascia crescere a dismisura la pianta lo fa per ottenere più delle consentite 9.300 bottiglie di vino Doc, cercando un guadagno illecito. Per capire meglio, basta dire che secondo il comunicato della procura, all’ingrosso la differenza di prezzo fra Prosecco Doc e vino generico può arrivare a 6 € a bottiglia. La Cantina Rauscedo ha avuto il ruolo di mediatore fra i produttori che non avevano raggiunto i massimali e quelli con partite eccedenti, bilanciando i conti. Il vino di qualità veniva così mescolato a quello di minor pregio che non risponde alle regole del disciplinare.

Le persone che hanno ricevuto avvisi dalla magistratura sono 427

La Cantina Rauscedo per gestire il business, ha messo a punto una contabilità parallela illegale. Il sistema garantiva un guadagno a tutti, perché chi ha prodotto meno e cede le sue quote vuole una ricompensa in denaro o un tornaconto. In questo modo però tutti i soggetti diventano complici della truffa. I numeri sono elevati. Fra il 2016 e il 2018 sono state vendute oltre12 milioni di bottiglie di finto prosecco e altri vini. Nel 2018 le cose non sono andate così bene, perché i Nas hanno bloccato 17 milioni di litri di vino destinati a diventare 22,6 milioni di bottiglie di vino Doc. Il lotto è stato sequestrato e poi restituito alla cantina per essere venduto come vino generico.

Le frodi nel biennio 2016/2017 hanno fruttato 1,7 milioni di €, mentre nel 2018 il guadagno non c’è stato per via del sequestro preventivo. Alla fine delle indagini il consiglio di amministrazione della cooperativa, composto da 12 membri, e 10 dipendenti hanno formulato richiesta di patteggiamento per i reati frode in commercio aggravata.

Sono stati inoltre identificati, tra i soci della cooperativa e fornitori non associati 336 titolari di imprese agricole individuali e i legali responsabili di 91 società. Per questo gruppo  la procura di Pordenone ha avanzato la richiesta di emissione di decreti penali di condanna Le ipotesi di reati sono frode in commercio aggravata, e tentata frode in commercio e per gli illeciti amministrativi legati alla responsabilità oggettiva degli enti ex d. lgs. 231/2001. Per 400 persone circa è previsto il pagamento di sanzioni variabili da 2 a 6 mila euro. Alla fine i numeri dello scandalo sono pesanti 12,4 milioni di bottiglie di falso vino Doc vendute, 22,6 milioni bloccate, oltre 400 indagati e quasi 3 milioni di euro tra sanzioni e denaro restituito.

Secondo molti addetti ai lavori il superamento della resa massima per ettaro nel settore dei vini è frequente, e alcuni enti certificatori incaricati di fare i controlli sono troppo “distratti”.  “Il problema esiste – precisa Albino Armani presidente del Consorzio Pinot Grigio delle Venezie (uno dei 20 consorzi di Pinot grigio presenti nel Triveneto) – e si può intervenire modificando le regole dei disciplinari Doc che lasciano ancora troppo spazio ai singoli. La quantità massima per ettaro va ridotta, il 20% di oscillazione è troppo elevato. Noi da due anni abbiamo diminuito la resa massima di uva per ettaro e anche la resa uva-mosto prevedendo uno stoccaggio fino a 30 quintali per ettaro. In questo modo si disincentiva la super produzione e si tutela la qualità del vino. Si tratta di scelte a volte complicate, che dovrebbero fare tutti“.

La mossa finale di questa storia è la decisione della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, di avviare nel settembre 2019 un piano di intervento per garantire un futuro alla Cantina di Rauscedo. Si tratta di una quota del Fondo di rotazione regionale, per la concessione di finanziamenti agevolati a sostegno delle esigenze di liquidità connesse all’attività. L’azienda nel frattempo ha azzerato il precedente consiglio di amministrazione e ha nominato un nuovo staff.

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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8 Commenti

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    Come mai a un anno di distanza compare di nuovo la storia (peraltro non esemplare) della Cantina di Rauscedo. Scrive l’articolista che al fatto è stata data poca rilevanza sugli organi di stampa. E dunque- pare la logica conclusione – riprendiamo di nuovo il fatto perché l’onta si ampli e si perpetui. E ricordiamo all’articolista di riproporsi il tema annualmente come si conviene a un fatto memorabile (anche se nel frattempo chi doveva pagare il conto dell’illecito sta già pagandone il conto iniziale). E’ improprio però pensare invece che a qualcuno possa tornare di conto che zelanti giornalisti rinnovino l’immagine negativa di un’azienda che tecnicamente ha prodotto negli anni ottimi vini? Non si deve assolvere Cantine Rauscedo per i reati amministrativi per i quali è stata imputata. Certamente no. Ma nemmeno danneggiarne oggi e nuovamente l’immagine.

    • Roberto La Pira

      Le cose non stanno proprio così. Pochi giorni fa la Procura di Pordenone ha diffuso un comunicato stampa molto dettagliato che racconta la vicenda. Noi abbiamo ripreso il comunicato come hanno fatto altri giornali. Si chiama diritto di cronaca. Il nostro sito si occupa di tematiche alimentari e trattiamo regolarmente queste vicende. Un episodio con oltre 30 milioni di falso vino ci sembra una notizia

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      Sig.Cesca,
      ringrazi il fatto (non quello alimentare) che in Italia la giustizia e le punizioni per aziende che commettono illeciti – dolosamente – paghino nulla o un’inezia rispetto al fatto di aver voluto SCIENTEMENTE truffare il prossimo, che è uno dei motivi per cui questa gente truffa e continua a truffare; ringrazi invece il “fatto alimentare” e chi, come loro, cerca di mettere in luce quanto succede in questo marcio mondo.
      Cordialità

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      Sig. Cesca, io della vicenda e del Comunicato della Procura di Pordenone non sapevo niente, ma leggendo costantemente questo sito e conoscendo la professionalità del dott. La Pira, alla sua domanda mi ero già dato una risposta. Magari la cosa poteva essere indicata già nell’articolo evitando una polemica inutile.

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    Buonasera, quello che fa arrabbiare è il titolo..
    Puntualizzare sulla parola prosecco a che pro??
    Noi italiani siamo davvero ‘stupidi’ ..
    Invece di scrivere le notizie che screditano le aziende che sbagliano,lo facciamo sui prodotti, che per di più rendono noi italiani famosi nel mondo, che cercano di copiarci e che ci invidiano.
    Avete mai notato che tutti gli scandali in altri paesi europei come Francia su tutti o Spagna, vengono ‘taciuti’ o quasi?
    Quanti scandali su champagne o prodotti francesi ci sono stati e i giornali dello stesso paese hanno pubblicato solo parzialmente?
    Parlate pure delle aziende che sbagliano, fate bene, è giusto.
    Ma perché parlare di prodotti e soprattutto di Prosecco? Sapete quanto era in percentuale il prosecco doc prodotti dalla cantina di Rauscedo su tutta la sua produzione? Meno di un terzo.. e quindi perché puntualizzare sul prosecco? Non riesco davvero a capire perché noi italiani dobbiamo continuare a cercare di dare notizie negative sul mondo prosecco. Ma quanto business ci gira intorno? Ma quanti miliardi entrano in Italia dall estero grazie al prosecco??
    Però a voi ve ne frega poco vero?
    Poi polemizzare sul fatto che la regione abbia aiutato i soci…
    Sapete che il valore dell indotto della cantina di Rauscedo è circa di 100 milioni di euro L anno?
    Sapete che era più facile per la cantina dichiarare fallimento e far rimettere tutti i soldi alle banche?
    Ma i soci orgogliosi hanno scelto di accettare le multe, pagarle, e cosa che non avete scritto impegnarsi a inserire liquidità nella società per ripartire ..
    quindi la regione se ha aiutato i soci è perché i soci hanno dimostrato serietà accettando multe e colpe, cosa che molte altre persone coinvolte in altri scandali non hanno fatto..
    ma questo non lo scrivete perché è più bello criticare il Made in italy invece che difenderlo

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    @Emanuele
    Scrive che gli orgogliosi soci della cooperativa hanno scelto di accettare e pagare le multe.

    Secondo quanto riferisce la stampa, sono coinvolti decine di amministratori delle cooperative, oltre 300 aziende agricole individuali e circa 90 società agricole, che avrebbero concordato con l’autorità giudiziaria sanzioni per complessivi 1.7 milioni di EUR, pari all’ingiusto profitto lucrato nel 2016 e 2017.

    Sono numeri del tutto incompatiibili con un’ipotesi buonista di leggerezza ed errori in buona fede, magari imputabili alla complessità della materia: inducono piuttosto a ritenere che la falsificazione dei registri e la frode in commercio aggravata rientrassero in un preciso e del tutto consapevole disegno criminoso, di cui c’è davvero poco di cui menar vanto e che non giustifica particolare orgoglio.

    Ho forti dubbi sul fatto che, se dalle indagini non fosse emerso (e con un certo ritardo) il comportamento criminoso, alle centinaia di operatori che ora orgogliosamente patteggiano sarebbe mai passato per la mente di restituire volontariamente all’erario il provente della frode, per cui c’è molto poco da menar vanto.
    Per me, almeno, pagare una multa trovata sotto il tergicristallo per aver ecceduto il tempo di parcheggio non è particolare motivo d’orgoglio, mi tocca, e basta (e in fretta, per evitare un aggravio della sanzione).

    Non vedo manco particolare eroismo nell’essersi fatti carico delle sanzioni, anzichè dichiarare fallimento e scaricare sulla collettività l’onere dei propri comportamenti fraudolenti.

    A parte il fatto che lo scaglionamento delle sanzioni (a quanto riferisce la stampa, 6mila euro per profitti superiori ai 100mila euro; 4mila euro per la fascia tra i 30 e 100mila; 2mila euro per tutti gli altri) non sembra tale da condurre a fallimento, stante il fatto che l’uva da prosecco doc dal 2016 al 2018 è sempre stata pagata oltre 1 EUR/kg e che, quindi, con le resa da disciplinare DOC, a pagare 2.000 euro di multa basta la produzione di 1.000 mq di vigneto, van tenuti presenti i meccanismi tipici delle cooperative.
    Questi fan si che le linee di credito bancarie siano garantite, oltre che dal patrimonio della società, da fidejussioni e garanzie reali degli amministratori e degli stessi soci, garanzie che i soggetti obbligati si sarebbero visti escutere (a prima richiesta) dal sistema bancario, senza possibilità d’opposizione.

    Una cosa è difendere il Made in Italy, un’altra cosa è difendere chi il Made in Italy tarocca, rendendosi colpevole di crimini a danno dei consumatori e dei produttori per bene, che sono la stragrande maggioranza (e ai quali a nessuno passa per la mente di comminare sanzioni).

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      @ Roberto pinton
      Credo che lei abbia mal letto e quindi mal interpretato la mia risposta..
      Innanzitutto la polemica era sul fatto che nel titolo si sia sottolineato il ‘discorso prosecco’.
      A quale pro? Si deve puntare il dito sull’azienda non sul prosecco che comunque è un prodotto che ci fa conoscere all’estero e sicuramente questi articoli polemici non aiutano a migliorarne ulteriormente l’immagine, ma solo a distruggerla come se il prosecco fosse il diavolo, perché davvero lo si sta dipingendo come il diavolo negli ultimi periodi.
      Chi non lo produce lo critica, chi vive nella zona di produzione lo critica, chi lo produce fa quello che fanno tutti, e lo critica.
      Ma perché?

      Discorso multe:
      Da più parti parlando con operatori del settore si sentivano toni di scherno verso le scelte della cantina Rauscedo , perché ha deciso di ‘rimanere in piedi’ con le sue gambe, riconoscendo gli errori fatti, ripeto riconoscendo gli errori fatti, che è una cosa che dovrebbe essere normale ma in Italia NON lo è!!!!! In altre zone i soci avrebbero alzato polveroni contro tutto e tutti, in questo caso sono rimasti in silenzio senza polemizzare e ammettendo le colpe, accettando le conseguenze; ripeto abbiamo centinaia di esempi che non lo hanno fatto.
      Il discorso dell orgoglio era riferito al fatto che i soci hanno deciso di immettere liquidità e aiutare la propria cooperativa, cosa che vorrei vedere esista in precedenza…
      poi sono il primo a dire che la ‘cantina tutta’ ha sbagliato e hanno commesso una cosa gravissima, ora è ripartita e sono sicuro che con le nuovi basi si riprenderà e punterà sempre al meglio.
      Sbagliare si può, ripartire dopo e dimostrare di non sbagliare più glielo si deve consentire.

  4. Avatar

    A quanto si legge l’indagine è stata svolta da NAS e ICQRF, mentre nell’articolo viene evidenziato che: “alcuni enti certificatori incaricati di fare i controlli sono troppo “distratti”.
    Ecco, il fatto che esistano strutture di ‘controllo’ che non riescono a ‘controllare’ queste gravissime situazioni è già di per sè un problema. E sottolineo il fatto che in diverse parti di Italia l’ente di controllo convive spesso nella stessa sede con i Consorzi dei produttori, non garantendo assolutamente la terzietà del suo operato.
    Se al contrario gli organismi di controllo fossero veramente imparziali non dovremmo assistere a queste grandi indagini, perchè le violazioni dei ‘piani dei controlli’ sarebbero già bloccate sul nascere.