Le grandi aziende potranno continuare a produrre alimenti infischiandosene delle devastazioni ambientali associate a ingredienti quali l’olio di palma, e dello sfruttamento dei lavoratori. Saranno poi sicure di poterli vendere in Europa grazie all’Italia, e alla Germania. I due Paesi si sono messi di traverso rispetto all’approvazione di una direttiva che avrebbe obbligato i produttori con più di 500 addetti (250 in caso di filiere ad alto rischio) e 150 milioni di euro di fatturato a rispettare una serie di regole incentrate sulla sostenibilità ambientale e sui diritti dei lavoratori. Due concetti che sono del tutto estranei al discorso dell’attuale maggioranza politica italiana, sempre molto scrupolosa nel difendere gli interessi commerciali delle aziende, e che pertanto, grazie a un’astensione, passano in secondo piano anche a Bruxelles.

La direttiva schivata dalle grandi aziende

La Corporate Sustainability Due Diligence Directive o CSDDD, in discussione da mesi, avrebbe voluto obbligare i grandi produttori a dichiarare la propria policy ambientale, a condurre analisi del rischio. A dire che cosa hanno intenzione di fare per ripristinare ambienti degradati a causa delle loro produzioni e ad avere una esplicita policy sui reclami e a pubblicare report periodici. La norma, inoltre, avrebbe obbligato i grandi gruppi a investire. L’adeguamento (per esempio dei processi produttivi, o della tracciabilità tramite tecnologie quali i tracciatori GPS e così via), così come tutto il lavoro di monitoraggio e reporting, sarebbe stato a loro carico, in base al principio che le grandi aziende debbano contribuire a mitigare gli effetti delle loro produzioni. Inoltre, sarebbe stata estesa anche alle aziende più piccole che lavorano con quelle più grandi, per assicurare la sostenibilità di tutte le filiere.

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Il ministro della giustizia tedesco sostiene che i dritti umani e l’ambiente non si possono attuare strangolando le aziende

Lo stallo

Tuttavia, Italia e Germania si sono astenute, bloccando di fatto l’approvazione, sostenendo che la direttiva avrebbe comportato un aggravio insostenibile di burocrazia, tale da distruggere molte aziende, con ripercussioni nel mercato europeo e non solo. La Germania, in particolare, ha schierato il proprio ministro della giustizia (?) Marco Buschmann, nel tentativo di convincere altri Paesi a bloccare la direttiva, affermando, come riporta il sito Food Navigator, che i dritti umani e l’ambiente sono al centro della politica europea, ma non si possono attuare strangolando le aziende. Ha avuto successo con l’Italia, e con altri Paesi quali la Finlandia (preoccupata di possibili class action future, permesse dalla direttiva), e tanto è bastato per giungere a uno stallo, e per infliggere un altro colpo mortale al Green Deal europeo, che giorno dopo giorno, purtroppo, perde sostanza e credibilità.

Che cosa succede ora

Tutto è spostato a data da definire, con ogni probabilità dopo le elezioni europee. Ma secondo molti osservatori quello imboccato dalla direttiva è un binario morto. In questi giorni l’attuale presidente della commissione Ursula Von der Leyen ha annunciato la propria ricandidatura, in un’operazione che prevede una chiara svolta a destra, come mostrano anche la vicinanza con il presidente del consiglio italiano Giorgia Meloni, e i dietrofront sui pesticidi dopo le proteste dei trattori. Molto dipenderà dall’esito delle votazioni, ovviamente, ma di certo i presupposti attuali non fanno sperare in una convinta prosecuzione di progetti lanciati quattro anni fa, che avevano reso l’Europa leader mondiale nelle politiche ambientali. Nella peggiore delle ipotesi, la bozza potrebbe essere semplicemente chiusa in un cassetto e dimenticata.

Ursula von der Leyen ha sette figli. Chissà se, tra una fine strategia politica e l’altra, si chiede mai che tipo di mondo sarà, il loro.

Il parere di Roberto Pinton

Per capire meglio: sulla base della direttiva, le società di grandi dimensioni devono adoperarsi al massimo per adottare e attuare un piano di transizione per la mitigazione dei cambiamenti climatici e per il rispetto dei diritti umani.
L’atto rinviato a causa dell’astensione dei governi tedesco e italiano vieta(va) attività a impatto ambientale negativo in violazione di divieti o obblighi che già incombono sulle aziende europee in conseguenza di convenzioni internazionali, così come vieta(va) pratiche a impatto negativo sui diritti umani.
Si applicava sopra a determinate soglie di fatturato, ma non solo alle aziende europee, vincolava anche quelle dei Paesi terzi, secondo il concetto “Vuoi vendere nella UE? Allora devi adeguarti alle regole UE”.

Tra le pratiche vietate, c’erano quelle che comportano

  • Violazione del diritto delle persone di disporre delle risorse naturali di una terra e di non essere privati dei mezzi di sussistenza in conformità al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici.
  • Violazione del diritto alla vita e alla sicurezza in conformità della Dichiarazione universale dei diritti umani.
  • Violazione del divieto di tortura e di trattamento crudele, inumano o degradante in conformità alla Dichiarazione universale dei diritti umani.
  • Violazione del diritto alla libertà e alla sicurezza in conformità alla Dichiarazione universale dei diritti umani.
  • Violazione del divieto d’interferenze arbitrarie o illegittime nella vita privata, nella famiglia, nella casa o nella corrispondenza di una persona e di offese alla sua reputazione, in conformità alla Dichiarazione universale dei diritti umani.
  • Violazione del divieto di interferenze nella libertà di pensiero, di coscienza e di religione in conformità alla Dichiarazione universale dei diritti umani.
  • Violazione del diritto di godere di giuste e favorevoli condizioni di lavoro, tra cui un equo salario, un’esistenza decorosa, la sicurezza e l’igiene del lavoro e una ragionevole limitazione delle ore di lavoro in conformità del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali.
  • Violazione del divieto di limitare l’accesso dei lavoratori a un’alimentazione, a un vestiario e a servizi idrici e igienico-sanitari adeguati sul luogo di lavoro, in conformità al Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali.
  • Violazione del divieto del lavoro minorile e violazione dei diritti del fanciullo in conformità alla convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
  • Violazione del divieto del lavoro forzato
  • Violazione del divieto della schiavitù sotto qualsiasi forma e di pratiche assimilabili alla schiavitù, dell’asservimento e del lavoro estorto sotto minaccia.
  • Violazione del diritto alla libertà di associazione e di riunione, del diritto di organizzazione e di negoziazione collettiva ai sensi della convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro concernente la libertà sindacale e la protezione del diritto
  • Violazione del divieto di disparità di trattamento in materia di occupazione
  • Violazione del divieto di un salario non atto a garantire condizioni di vita dignitosa in conformità al Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali.
  • Violazione del divieto di causare qualsiasi degrado ambientale misurabile, quali cambiamenti nocivi del suolo, inquinamento idrico o atmosferico, emissioni nocive o consumo eccessivo di acqua o altri effetti sulle risorse naturali
  • Violazione del divieto di accaparramento illecito di terreni, foreste e acque
  • Violazione del diritto dei popoli indigeni alle terre, ai territori e alle risorse che tradizionalmente possedevano o occupavano.

Una scelta di grave responsabilità

Sostenendo che uno strumento legale per contrastare queste violazioni avrebbe comportato “un aggravio insostenibile di burocrazia”, il governo tedesco e italiano hanno assunto la grave responsabilità di dare il loro assenso a che proseguano schiavitù, lavoro coatto e sfruttamento, così come hanno dato il loro OK alla prosecuzione della deforestazione e del degrado del suolo, delle emissioni nocive e dell’inquinamento atmosferico, della contaminazione che priva le popolazioni locali dell’accesso ad acqua potabile sicura e pulita e incide sull’integrità ecologica.

Davvero un bel “Piano Mattei” per i Paesi in via di sviluppo che forniscono materia prima alle nostre industrie….

Aspetto singolare è che con questa accanita difesa del business as usual, i governi sono stati più realisti del re.

È recente, infatti, il documento sottoscritto congiuntamente da Ferrero, Mondelēz International (ex Kraft Food), Barry Callebaut AG e Mars Wrigley (i maggiori produttori mondiali di cioccolato), assieme alle organizzazioni Rainforest Alliance e Fairtrade (commercio equo e solidale) che raccomandava al governo italiano “di sostenere l’adozione della direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità”.

Anche secondo questi big, la direttiva “riflette un equilibrio attento e pragmatico tra l’impegno risoluto dei Paesi a tutela dei diritti umani e della sostenibilità e la necessità di cautela nell’imporre nuovi obblighi a un settore che sta già affrontando una fase di incertezza e complessità nel mercato globale”.
E, in ogni caso, ritengono la direttiva necessaria per garantire equità per le imprese in tutta la UE , consentendo loro “di operare in un contesto uniforme e in un quadro normativo semplificato”.

Dopo il ritiro della direttiva SUR sull’uso sostenibile dei pesticidi, un’altra pagina davvero nerissima, che ci ricaccia indietro di anni.

© Riproduzione riservata. Foto: Fotolia, AdobeStock

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Lele
Lele
21 Febbraio 2024 13:35

Perfettamente condivisibile la direzione da prendere, ma se vale solo per i prodotti europei e non per gli altri vuol dire farsi concorrenza sleale da soli

luigiR
luigiR
Reply to  Lele
22 Febbraio 2024 13:53

penso piuttosto che il mercato europeo sia molto importante a livello mondiale, dove le maggiori multinazionali del settore siano presenti, per cui delle direttive più rispettose dei diritti umani, dei lavoratori e dell’ambiente, non avrebbero certamente dissuaso i grandi operatori economici dal restare in questo bacino, anzi, ne avrebbero beneficiato successivamente anche gli altri mercati.

Aristide
Aristide
23 Febbraio 2024 06:33

Sarebbe interessante andare a vedere chi sono stati i parlamentari italiani che si sono astenuti dal votare. E da quali ordini di scuderia dipendono.
Almeno così possiamo capire quale strategia adottare nel proseguo .
Questa bocciatura non ci voleva, ….dobbiamo (per il momento) soprassedere dal realizzare un mondo economico migliore …..
Dovremmo potere parlare con i figli dei parlamentari “passivi” ed invitarli a fare una azione di coinvolgimento/conversione da parte dei loro padri e madri.
Aristide Stradi

Aristide
Aristide
23 Febbraio 2024 06:56

Nessuno ha capito (o gli fa comodo non capire) che adottare La Corporate Sustainability Due Diligence Directive o CSDDD equivale (nell’arco dei prossimi 5 anni)
a rendere le aziende più competitive …in termini di minori costi energetici e di maggiori occasioni di crere nuovo valore adottando un nuovo piu’ aggiornato modello di business.
La bocciatura della norma equivale a mantenere lo status quo’ nei vari CDA e gli stessi CEO di tipo mediocre …..l’adozione della CSDDD avrebbe innescato un circolo virtuoso di cambiamento di selezione della classe dirigente aziendale premiando i piu’ abili nella pre-figurazione del futuro Energetico-Ecologico, Alimentare, Ambientale.
Senza la CSDDD …si continuera’ con l’inerzia verso l’innovazione, con la conseguenza che i rischi e le avversita’ (i problemi) generati e provenienti dal cambiamento di epoca (climatica change) a cui siamo purtroppo in accelerazione indirizzati, si acuiranno ulteriormente (perché con l’inerzia) le aziende a partire dalle “corporate” manterranno un atteggiamento attendiamo…piuttosto che promuovere cooperano nuove azioni di mitigazione ed adattamento….”sacrosante”.
Il nostro futuro (con l’inazione) purtroppo sara’ lastricato di innumerevoli difficolta’ esponenziali, non e’ escluso che si arrivera’ ad avere carestia di cereali ….vista la siccita’ dilagante.

Aristide Stradi

Gianluca
Gianluca
23 Febbraio 2024 15:47

Mi dispiace tantissimo

Angela De Cesare
Angela De Cesare
11 Marzo 2024 18:34

E’ veramente un atteggiamento vergognoso. Io non ho figli e sono anche discretamente anziana (77 anni) potrei dire che in fondo come finirà il nostro pianeta quando non ci sarò più potrebbe lasciarmi indifferente, ma non è così . Provo vergogna per i poliitici schiavi delle multinazionali. Auguro loro di finire la loro vita rimpiangendo quello che non hanno fatto quando era in loro potere.

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