Tonno rosso Thunnus thynnus pesce d'acqua salata sott'acqua mare blu

Ogni anno, secondo le stime delle Nazioni Unite, nel mondo si pescano 26 milioni di tonnellate di pesce al di fuori delle zone di competenza o in aree interdette, pari a circa il 20% del totale del pescato, per un giro d’affari (illegale) di 23 miliardi di dollari.

La pesca illegale

Al di là del danno economico, assai rilevante, queste pratiche di pesca illegale sottopongono a un eccessivo sfruttamento (rispetto alle capacità di ripopolamento) un terzo delle specie, alcune delle quali sono sull’orlo dell’estinzione, o fortemente minacciate. Per esempio, si stima che il tonno rosso sia ormai ridotto al 2,6% del quantitativo globale storico, cioè presente nei mari quando la pesca era marginale. Lo stesso vale per gli squali e le razze, con gravi ripercussioni anche sulle tartarughe e sugli uccelli marini, vittime secondarie di una pesca illegale senza regole e controlli. Tuttavia, si spera che la situazione possa migliorare grazie all’intervento di due tipi di strumenti, che da qualche tempo usati in accoppiata, sono molto più efficaci rispetto al passato: le immagini satellitari e i sistemi di intelligenza artificiale (AI).

La situazione dall’alto

Come illustra la BBC in un articolo dedicato al tema, un esempio è la partnership tra Global Fishing Watch, organizzazione no profit internazionale che si occupa di monitorare le acque, Oceana, altra no profit internazionale specializzata in protezione degli ambienti marini, e Skywatch, società di immagini satellitari elaborate dall’AI di Google. Grazie al loro lavoro, oggi sono strettamente monitorate 65.000 imbarcazioni dedite alla pesca in tutto il mondo, dotate o meno di AIS (automatic identification system), cioè di un sistema GPS di identificazione e tracciamento.

In sintesi, l’AI analizza milioni di gigabyte di immagini satellitari delle imbarcazioni, e combina quelle relative alle posizioni con i dati dei radar e quelli degli avvistamenti, per identificare tutti quei natanti che si trovano dove non dovrebbero essere. Ma il sistema fa di più. Non tutte le imbarcazioni sono obbligate a montare un sistema AIS, e non tutte sono in mare per pescare (tra le altre, vi sono le petroliere, le navi mercantili, quelle da crociera e così via). Per distinguere i pescherecci dal resto, l’AI si basa anche su informazioni relative alla barca: per esempio, su quelle sulla lunghezza, sulla zona in cui essa si trova, sulla presenza di altri pescherecci, sulle condizioni e la temperatura del mare e su molto altro.

Peschereccio su mare calmo al crepuscolo vicino alla costa; concept: pesca illegale
La pesca illegale sottopone a un eccessivo sfruttamento un terzo delle specie

Alla fine, grazie all’integrazione di tutti i dati, il margine di errore è molto basso. E il quadro che ne emerge è sconfortante. Secondo le ultime rilevazioni, tre quarti dei pescherecci non sono tracciabili pubblicamente, soprattutto in alcune zone attorno all’Africa e nel Sud Est Asiatico. Anche per questo motivo, Global Fishing Watch sta cercando di affinare le sue capacità, per identificare anche le imbarcazioni più piccole nelle aree più remote.

La situazione da sotto

Oltre alle immagini satellitari, ci sono poi le indagini effettuate direttamente in acqua, attraverso opportuni rilevatori di suoni, che offrono il vantaggio di una maggiore tempestività. L’Università di Southampton, in Gran Bretagna, per esempio, in collaborazione con l’azienda RS Aqua (rsaqua.co.uk ) sta realizzando un robot dotato di un sistema di AI che riesce a distinguere il suono dei motori dei pescherecci da quelli di altri motori e dai suoni naturali del mare, e trasmette le informazioni raccolte in tempo reale, accorciando notevolmente i tempi di reazione delle autorità. Anche quando sarà operativo (non è ancora giunto, quel momento, soprattutto per gli ostacoli relativi alla durata delle batterie, ancora insoddisfacente), il robot non potrà controllare aree troppo vaste. Tuttavia, potrebbe rivelarsi utilissimo per monitorare da vicino le zone protette, spesso terreno di scorribande di pescatori di frodo proprio perché, essendo tutelate, sono ricche di pesce.

Si tratterebbe, comunque, di un impegno molto significativo, perché le aree protette nel mondo sono più di 15.000 ( ), pari all’8% del totale delle acque marine, la metà delle quali con divieto totale di pesca.

Anche se resta molto da fare, la vita dei pescatori di frodo è più difficile, e lo sarà sempre di più, grazie all’insieme dei metodi tradizionali di controllo, uniti a quelli più innovativi.

A questo, però, va sempre affiancata la responsabilità dei consumatori, che dovrebbero rifiutare di acquistare o mangiare pesce la cui provenienza non sia più che certificata.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos,

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giova
giova
4 Maggio 2024 15:21

Una bellissima notizia per noi e per i pesci, Che tra gli animali mi paiono quelli meno tutelati.
Ma è pure una notizia positiva per le quindici mila aree protette, che hanno dei costi sociali ed economici importanti.

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