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Plastica vs ecologia: cosa sta cambiando nel mondo del packaging e dei materiali a contatto con gli alimenti

plastica bottiglie inquinamentoChi fa la raccolta differenziata non può fare a meno di notare che il sacco della plastica si riempie sempre molto in fretta. Basta pensare che ogni anno in Italia beviamo 11,5 miliardi di litri di minerale in bottiglie di plastica! Poi ci sono i flaconi di detersivo e di shampoo, le vaschette per l’ortofrutta, i vasetti di yogurt e i contenitori delle uova, oltre ai sacchetti della pasta e dei surgelati. I materiali plastici, ricavati dal petrolio, sono economici, versatili, leggeri e resistenti… così resistenti che non sappiamo più come liberarcene: il risultato è che frammenti di plastica grandi e piccoli si trovano in tutti gli oceani, nei fiumi e nei laghi, e, secondo il rapporto di Legambiente “Beach Litter 2018″, nel 96% delle spiagge monitorate si trovano bottiglie di plastica per bevande.

Nei supermercati viene dato sempre più spazio alle confezioni piccole e ai piatti pronti monodose, come insalate, zuppe o macedonie, vendute spesso insieme a un set di posate (di plastica!). E i consumatori apprezzano, tanto che le vendite dei piatti pronti sono in aumento, come pure quelle dell’ortofrutta confezionata.

Esistono, è vero, punti vendita che propongono prodotti sfusi, privi di imballaggio, come avviene nella catena Negozio leggero, ma questa scelta rimane appannaggio di una minoranza di consumatori, molto motivati. Per contro va detto che in molti casi gli imballaggi sono necessari per garantire igiene e freschezza e non possiamo farne a meno. È indispensabile però adottare strategie in grado di ridurre la quantità di plastica in circolazione. Azioni che, oltre a limitare l’inquinamento degli oceani, ci permetterebbero di “risparmiare” una risorsa non rinnovabile qual è il petrolio, di ridurre le emissioni di gas serra e di abbattere le spese per la gestione dei rifiuti.

Già da alcuni anni i sacchetti “pesanti” per trasportare le merci devono essere prodotti in materiale compostabile, e dal 1° gennaio 2018 anche quelli leggeri, per i prodotti alimentari sfusi (reparti pescheria, macelleria, panetteria e ortofrutta). Lo scorso ottobre il Parlamento europeo ha approvato una nuova direttiva sulla plastica monouso con l’intento di innescare una vera e propria inversione di tendenza.
Il primo obiettivo è la sostituzione della plastica con materiali biodegradabili in tutti gli oggetti monouso per cui siano disponibili materiali alternativi: piatti, posate e bastoncini cotonati, ma anche i contenitori per cibo in polistirolo, come quelli dei fast-food. Viene anche sancita la necessità di potenziare la raccolta delle bottiglie di plastica (in Pet), gli oggetti che si trovano più frequentemente sulle spiagge: entro il 2029, gli Stati membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande.

plastica
Frammenti di plastica grandi e piccoli si trovano in tutti gli oceani, nei fiumi e nei laghi

La strada da percorrere porta inesorabilmente verso un utilizzo sempre più ridotto della plastica a favore di materiali compostabili, più facilmente riciclabili oppure, ancora meglio, riciclati, perché il materiale da riciclare non manca.

“Nel 2017 – dice Antonio Protopapa, direttore ricerca e sviluppo del Corepla (Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) – in Italia sono state raccolte più di un milione di tonnellate di plastica da imballaggi: 17,7 chili a testa, con un aumento medio nazionale del 12% rispetto alla quantità raccolta nel 2016. E per il 2018 si stima un ulteriore aumento del 12%. Nel complesso, il 44% circa degli imballaggi plastici immessi al consumo viene riciclato, quindi si recupera la materia; il 39% invece è destinato al recupero energetico, cioè bruciato per produrre energia elettrica e acqua calda, oppure utilizzato come combustibile nell’ambito di particolari processi industriali.”

La situazione attuale è che la quantità di plastica raccolta attraverso la differenziata continua ad aumentare, ma il riciclaggio non è molto efficiente. I motivi sono diversi. Nel bidone di raccolta della plastica si trovano mescolati materiali diversi (ognuno caratterizzato da un numero) e in questo modo il materiale che si può ottenere con il riciclaggio non è di qualità elevata. Poi ci sono molti contenitori per alimenti costruiti con materiali diversi combinati fra loro – i cosiddetti poliaccoppiati – ottimi per garantire la conservazione del cibo, ma difficilmente riciclabili. Per quanto riguarda l’utilizzo che viene fatto del materiale riciclato, non bisogna dimenticare che le norme per la sicurezza dei materiali a contatto con gli alimenti sono molto restrittive e la plastica riciclata può andare a contatto con gli alimenti solo se risponde a particolari requisiti, perché durante il processo di riciclaggio ci potrebbero essere contaminazioni.

L’acqua minerale Sant’Anna è disponibile in una bottiglia (“biobottle”) completamente biodegradabile e compostabile

“Il Pet riciclato – spiega Protopapa – che si ricava dalle bottiglie di acqua minerale e bibite, è un materiale molto richiesto perché può essere utilizzato per produrre altri imballaggi da utilizzare nella filiera alimentare. Una tipica destinazione è quella delle vaschette con il coperchio, utilizzate nei reparti gastronomia. Il problema è che non tutte le bottiglie immesse sul mercato sono raccolte con la differenziata, ma anzi si stima che ne venga perso dal 30 al 50%. L’obiettivo della direttiva europea è di arrivare in pochi anni a un recupero del 90%, e per far questo è necessaria una maggior attenzione da parte dei consumatori. Si sta anche discutendo l’ipotesi di introdurre delle stazioni di raccolta che funzionino con un sistema di premio per chi conferisce bottiglie; oppure con l’introduzione del vuoto a rendere”.

“Per le altre plastiche provenienti dalla raccolta differenziata – continua Protopapa – quelle diverse dal Pet, i campi di utilizzo sono minori ed è necessario migliorarne la qualità perché oggi la domanda di plastica riciclata è inferiore alla quantità che sarebbe possibile produrre. Inoltre la qualità della raccolta differenziata degli imballaggi in plastica sta peggiorando perché la “frazione estranea”, data da materiali non plastici oppure da oggetti di plastica che non sono imballaggi (camere d’aria, scarpe da tennis ecc.) è molto elevata: dal 2014 al 2017 è più che raddoppiata mentre la raccolta aumentava del 20%.”

Alcuni colossi dell’alimentare hanno recentemente dichiarato l’intenzione di ridurre la plastica utilizzata negli imballi dei prodotti, fra queste Nestlé, che ha annunciato la creazione, a Losanna, di un centro di ricerca sul packaging sostenibile e Coca-cola. Vedremo nei prossimi anni se riusciranno a far fronte agli impegni presi.

cartone cinese takeawayAnche nel nostro Paese, diverse aziende alimentari e catene di supermercati si stanno muovendo nella direzione corretta: ridurre l’impiego di materiali prodotti a partire dal petrolio, aumentare l’utilizzo di bioplastica – materiali compostabili, ricavati da fonti vegetali rinnovabili – e quello di plastica riciclata. Oltre a questo è necessario fornire ai consumatori informazioni chiare sulle modalità di smaltimento.

Alla fiera Marca, che si è svolta in gennaio a Bologna, è stata presentata una busta in Mater-Bi, biodegradabile e compostabile, che sarà utilizzata per la mozzarella prodotta dalla Cooperativa Sociale “Le Terre di Don Peppe Diana – Libera Terra”, nella confezione destinata alla ristorazione (qui c’è il video). Questo sacchetto si potrà smaltire con l’umido. Il Mater-Bi, a base di amido di mais e oli vegetali, ideato da Novamont, è uno dei materiali compostabili più utilizzati per stoviglie monouso, buste e altre confezioni per alimenti. È di carta, invece, il sacchetto che contiene le verdure surgelate a marchio Paren; questa confezione ha vinto l’ADI Packaging Design Award, premio per il packaging conferito in occasione della fiera Marca.

Fra le grandi aziende, Granarolo ha messo in atto diverse azioni per ridurre la plastica. “La nostra strategia – fa sapere Raffaele Bombardieri, responsabile sviluppo packaging di Granarolo – si gioca su quattro fronti: riduzione della plastica con la “sgrammatura” delle bottiglie, utilizzo di plastica da riciclo (RPET), utilizzo di monomateriali in sostituzione di multimateriali, e impiego di materiale plastico prodotto da acido polilattico (Pla), compostabile.”
Un esempio di questo processo è il contenitore del latte biologico, prodotto con un materiale speciale, con le caratteristiche del Tetrapack, che unisce cartone certificato Fsc e polietilene (per il rivestimento interno e per il tappo) ricavato da canna da zucchero. Si tratta quindi di un contenitore che non utilizza fonti fossili, completamente ricavato da materie prime rinnovabili. Attenzione però, perché il tappo, anche se ricavato dalla canna da zucchero non è compostabile e va eliminato con la plastica.

L’acqua minerale Sant’Anna è disponibile in una bottiglia (“biobottle”) a base di acido polilattico, completamente biodegradabile e compostabile, che deve essere eliminata con l’umido. Anche in questo caso però il tappo e il collarino vanno separati dalla bottiglia e gettati nel sacchetto della plastica perché sono in polietilene. Quest’acqua costa circa il doppio dell’equivalente confezionata nelle normali bottiglie di Pet: circa 1 €/litro (6 bottiglie da 0,75) contro 0,6 €/litro per la confezione da sei bottiglie da mezzo litro.
“La bioplastica – fa notare Protopapa – se mescolata con la raccolta differenziata della plastica, è un fattore estraneo che peggiora la qualità del materiale che si ottiene con il riciclaggio. Deve essere smaltita con l’umido e dove la raccolta dell’umido non è presente deve andare nella raccolta indifferenziata”. Per affrontare questi aspetti è stato da poco costituito il consorzio “Biorepack”, per la raccolta e il riciclo organico degli imballaggi in plastica compostabile.

NegozioLeggero esterno parigi
Esistono punti vendita che propongono prodotti sfusi, privi di imballaggio, come avviene nella catena Negozio leggero

Anche le catene di supermercati hanno iniziato a occuparsi del problema della plastica, e Coop è quella che ha messo in atto le azioni a maggior impatto. Da diversi anni su gran parte dei prodotti a marchio è indicato chiaramente come devono essere smaltiti gli imballaggi. La catena propone le ricariche per un gran numero di prodotti per l’igiene della casa o della persona: un sacchetto in materiale molto più leggero del flacone che permette di risparmiare plastica. Da alcuni anni inoltre sono disponibili stecchini cotonati, piatti e posate monouso compostabili, in Pla. Coop per prima ha aderito alla campagna di impegni per la riduzione della plastica lanciata su base volontaria dalla Commissione Europea. Nell’ambito di questa campagna la catena ha intrapreso un programma che nel complesso le permetterà di raggiungere nel 2025 un risparmio totale di plastica vergine di 6.400 tonnellate annue.

“Le bottiglie dell’acqua minerale a marchio – fa sapere Coop – sono state “sgrammate” per risparmiare plastica ed entro dicembre 2019 prevediamo di utilizzare come minimo il 30% di Pet riciclato. Attualmente parte dei flaconi utilizzati per i detersivi utilizzano plastica riciclata, altri no. Ci impegniamo all’implementazione entro gennaio 2025 per arrivare a usare 1000 tonnellate all’anno di plastica riciclata.”

Anche le vaschette per ortofrutta – contenitori che incidono molto sulla produzione di rifiuti di plastica delle famiglie – sono prodotte già adesso con una certa percentuale di plastica riciclata, oppure in cartoncino e sono stati introdotti sacchetti compostabili per i surgelati. “Rientrano nel progetto – fa sapere Coop – anche le cassette Cpr che servono a movimentare l’ortofrutta, la carne e il pesce, quelle riutilizzabili, con le sponde abbattibili. Ogni anno ne utilizziamo circa 600.000 e già oggi contengono il 40% di plastica riciclata, per arrivare al 60% del 2025.”

Insomma, per tenere sotto controllo il problema della plastica, possiamo fare la nostra parte scegliendo prodotti con imballaggi ridotti, possibilmente a basso impatto (magari riciclati, o compostabili), leggere le indicazioni per la raccolta differenziata e farla correttamente, evitando di disperdere preziose bottiglie.

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  Valeria Balboni

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10 Commenti

  1. “””””Il primo obiettivo è la sostituzione della plastica con materiali biodegradabili in tutti gli oggetti monouso per cui siano disponibili materiali alternativi: PIATTI, POSATE e bastoncini cotonati, ma anche i contenitori per cibo in polistirolo, come quelli dei fast-food “”””””” vada per i bastoncini cotonati….ma sarebbe interessante sapere dove sia scritto nella BOZZA di DIRETTIVA ,ancora da approvare, che piatti PIATTI e POSATE debbano essere trasformati in Biodegradabili

    • Gentile Karel Krpan,

      il testo della direttiva prevede che:

      A partire dai due anni successivi all’entrata in vigore della direttiva, dovrà essere vietata l’immissione in commercio dei prodotti in plastica oxodegradabile nochè dei seguenti prodotti in plastica monuso:

      Bastoncini cotonati, tranne i tamponi per uso medico;
      Posate (forchette, coltelli, cucchiai, bacchette);
      Piatti;
      Cannucce, tranne quelle per uso medico;
      Mescolatori per bevande;
      Contenitori per alimenti in polistirolo espanso, vale a dire recipienti come scatole, con o senza coperchio, usati per contenere cibo destinato al consumo immediato, in loco o da asporto, senza ulteriori preparazioni;
      Contenitori per bevande in polistirolo espanso;
      Tazze per bevande in polistirolo espanso.

      Non dice che debbano “diventare” biodegradabili semplicemente ne vieta la commercializzazione. Questa soluzione, da sola, non risolve il problema dell’inquinamento marino, perché in mare anche questi piatti non si bio-degradano. In ogni caso, per evitare il problema dei rifuti bisogna evitare di disperdere oggetti in plastica nell’ambiente e conferirli correttamente nella raccolta dei rifiuti.

    • Karel Krpan, nella bozza si parla di alternative prontamente disponibili e più sostenibili. E si parla di divieto per la plastica…morale se i piatti monouso fossero, per esempio, in polpa di cellulosa non sarebbero vietati. Cellulosa = materiale biodegradabile e compostabile.

  2. Margherita Castellani

    RITIRATI BASTONCINI ORECCHIE …GIUSTO MA IMPUGNATURA LECCA LECCA UGUALE O NO GRAZIE

    • Gentile Margherita,
      i bastoncini dei lecca lecca non sono stati inclusi perché non sono fra i rifiuti che si ritrovano più comunemente in mare. Vanno gettati nell’indifferenziata, perché non sono imballaggi.

  3. Il bidone dei rifiuti si riempie sempre troppo velocemente. Spesso sulle confezioni non c’è una chiara indicazione di come smaltirla o c’è un simbolo incomprensibile ai più.
    A volte anche delle prese in giro: si legge sul pacco di fette biscottate MB*: incarto non ancora riciclabile.
    Contemporaneamente si legge sulle fette biscottate Mis*: smaltimento carta.
    I produttori dovrebbero essere obbligati per legge a utilizzare meno imballo possibile e il più ecologico possibile e a scrivere su tutte le confezioni le indicazioni per lo smaltimento.
    Anche il rivestimento di una caramella o di un cioccolatino: carta, plastica? non si sa, non c’è scritto.
    Per non parlare dei pacchetti di sigarette che molti automobilisti buttano ai lati delle strade: carta + metallo + plastica inquinanti e deturpanti.

  4. Se io butto la bottiglia nel contenitore della plastica, come ci finisce in mare ?

    • Roberto La Pira

      Qualcuno evidentemente non fa così

    • omonimo Luigi, ma che tipo di domanda fai? al mondo non ci sei solo tu e non tutti, purtroppo, sono corretti come te nello smaltire correttamente la bottiglia di plastica. per esempio, nell’ambiente circostante la zona dove vivo, disgraziatamente, si possono vedere tanti rifiuti incivilmente abbandonati e questi, col tempo, sotto l’effetto degli eventi meteorologici, caldo, freddo, piogge, si frantumano in tanti piccoli pezzi, così da venir trascinati dalle acque piovane in flussi che portano prima o poi al mare (sempre che nel frattempo non sia intervenuto qualche incendio a trasformare le plastiche in pericolose ed inquinanti diossine). e da qui inizia la storia delle drammatiche cronache che conosciamo oggi…

  5. In effetti quello della corretta raccolta è un punto fondamentale: nemmeno gli oggetti in bioplastica si degradano naturalmente se sono abbandonati in spiaggia o ai bordi della strada. È necessaria più attenzione.