Diversi alimenti in sacchetti di plastica sottovuoto; concept: packaging, bisfenolo A, BPA

L’Europa ha finalmente messo al bando il Bisfenolo A (BPA), sostanza impiegata nei materiali a contatto con alimenti da oltre un secolo: il 19 dicembre 2024 la Commissione europea ha adottato il Regolamento Europeo 2024/3190 che introduce il divieto di utilizzarlo in tutti i prodotti destinati a contenere alimenti e bevande. L’approvazione è avvenuta con il pieno consenso dei Paesi membri, del Parlamento europeo e infine del Consiglio.

Un passo significativo rispetto a una sostanza che, nel corso degli anni, non ha mai smesso di far parlare di sé, dando luogo a frequenti discussioni e divergenze di opinioni tra gli esperti: classificato come tossico per la riproduzione e per via delle sue proprietà di interferenza endocrina, il BPA è stato identificato come sostanza estremamente preoccupante (SVHC) nel 2016, ed EFSA, così come le istituzioni di tutto il mondo, non hanno mai cessato di valutarne i possibili effetti sull’organismo umano. 

Fino al più recente parere, datato 2023 e su cui si basa l’attuale legge, in cui la stessa Agenzia europea per la sicurezza alimentare si è spinta ad affermare che “il BPA negli alimenti rappresenta un rischio per la salute, costituendo motivo di preoccupazione per i consumatori di tutte le fasce d’età” abbassando la dose giornaliera tollerabile (TDI) di 20mila volte, fino a soli 0,2 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo. 

I primi divieti per il BPA

Ampiamente utilizzato dall’industria alimentare per produrre vernici e rivestimenti di imballaggi, attrezzature per la conservazione e il trasporto di alimenti su vasta scala, resine epossidiche in latte e lattine, coperchi metallici per barattoli e bottiglie di vetro, il BPA venne vietato per la prima volta in Europa nel 2011, per la produzione di biberon in plastica. Un bando successivamente esteso anche agli imballaggi realizzati per contenere alimenti destinati a neonati e bambini di età inferiore ai tre anni, nel 2018. Per comprenderne l’importanza basti pensare che la stessa industria alimentare ha stimato l’uso di resine epossidiche nell’80-90% delle lattine e un’indagine del 2015 ha calcolato che il numero di contenitori, coperchi e chiusure contenenti BPA si aggiri tra 135 e 220 miliardi di unità prodotte annualmente, solo considerando il mercato europeo.

Biberon pieno di latte su uno sfondo rosa
Il primo divieto d’uso per il BPA risale al 2011, quando è stato vietato nei biberon

Nonostante le evidenze della sua pericolosità e dei massicci livelli di esposizione della popolazione europea, arrivare a un bando totale non è stato semplice, complici le incertezze inerenti ai suoi reali effetti sull’organismo umano e sulla capacità di migrare da imballaggi e contenitori per alimenti. Negli anni passati diversi Stati Membri (Francia, Belgio, Danimarca, Svezia) si sono infatti mossi in maniera autonoma per limitarne l’esposizione, distaccandosi dalle decisioni prese a livello europeo e istituendo leggi nazionali a tutela della popolazione.

Il bando europeo

Ai sensi del Regolamento (UE) 2024/3190 della Commissione, l’uso di BPA e dei suoi sali è da ora vietato nella fabbricazione di materie plastiche a contatto con gli alimenti, vernici e rivestimenti, inchiostri, adesivi, resine, siliconi e gomme. Rimarranno tuttavia consentiti alcuni impieghi molto limitati per situazioni in cui, al momento, non esistono alternative tecnicamente possibili o per cui l’entità del rischio è trascurabile: è il caso delle membrane di separazione per la filtrazione di agenti patogeni e contaminanti, fondamentali per la produzione di un’ampia gamma di prodotti alimentari, e dei serbatoi impiegati nella trasformazione, conservazione e nel trasporto di prodotti alimentari tra cui vino, birre, oli, prodotti lattiero caseari e cereali in grani.

Divieto di impiego anche per il BPS, sostanza già classificata come tossica per la riproduzione a norma del Regolamento 1272/2008 sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio delle sostanze e delle miscele.

Banco frigo di un supermercato con insalate in busta
Per la maggior parte dei prodotti sarà consentito un periodo di eliminazione graduale di 18 mesi, per altri di 36

Quanto dovremo aspettare?

Per la maggior parte dei prodotti sarà consentito un periodo di eliminazione graduale di 18 mesi perché il divieto rappresenta un significativo allontanamento dalla chimica convenzionale, sulla quale gli operatori hanno fatto affidamento per molti decenni. Per alcuni materiali e articoli specifici, tuttavia, questo tempo non è ritenuto sufficiente: il riferimento è a prodotti ortofrutticoli e ittici trasformati che pongono indubbiamente ulteriori sfide nella ricerca di alternative per poter essere adeguatamente conservati, a causa della loro stagionalità o dell’elevata aggressività nei confronti dei materiali con cui vengono posti a contatto. Al fine di evitare sprechi alimentari inutili, per queste specifiche tipologie di imballaggio, la Commissione europea ritiene sia necessario un periodo transitorio di 36 mesi.

Anche i produttori di apparecchiature professionali per la produzione alimentare quali stampi per dolciumi, sigilli, pompe, flange, calibri e vetri spia potranno godere di un periodo di 3 anni per adeguarsi alle disposizioni: si tratta infatti di applicazioni in cui gli attuali materiali non possono essere facilmente sostituiti escludendo l’impiego di BPA. Gli oggetti sostitutivi devono spesso essere progettati e prodotti tenendo conto della loro funzione e dell’interazione con altri componenti nell’ambito di un sistema globale di produzione o trasformazione alimentare, per evitare la necessità di sostituire l’intero sistema.

Mantenere elevati standard di sicurezza alimentare nell’Unione Europea e proteggere i cittadini è una delle massime priorità della Commissione. Il divieto odierno, che si basa su solidi pareri scientifici, proteggerà i nostri consumatori da sostanze chimiche nocive con cui possono entrare in contatto con i loro cibi e bevande”. ha affermato il Commissario per la Salute e il Benessere degli Animali Olivér Várhelyi in un comunicato stampa.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos

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Piero
Piero
13 Febbraio 2025 08:38

È una vergogna dare 3 anni per adeguarsi e intanto continuano ad avvelenarci con queste sostanze come altre e i politici se la prendono comoda, capace anche grazie alle lobby che intervengono per allungare i tempi e continuare ad avvelenare e anche inquinare il mondo. Così ricadute negative sul ns corpo, sulla sanità che ci deve curare e quindi lo Stato spende, oltre ad inquinare e ri-avvelenarci tramite i terreni, le falde acquifere che queste sostanze velenose ritornano, come i pfas, ad incidere sui ns corpi.

giova
giova
13 Febbraio 2025 09:21

Conforta vedere come, nel tempo, i sospetti si mostrino fondati. Ora, il prossimo obiettivo dev’essere l’obbligo di etichettatura sui contenitori per alimenti esonerati dal divieto (taniche per vino e olio, ecc.) e, in tempi ragionevoli, l’estensione del divieto alla produzione e al trasporto di contenitori industriali. Nel freattempo però, mi auspico una formazione specifica per il personale operante in quei settori al fine di applicare alcune modalità d’uso di questi materiali esonerati dalla legge, come ad esempio il tempo di contatto tra l’alimento e il contenitore, piuttosto che la temperatura esterna (forse il calore facilità la migrazione).
Mi permetto, da ignorante, a porre una domanda agli esperi/tecnici: è corretto ritenere il BPA una sostanza che, nell’uso prolungato, e magari decennale dell’imballaggio, esaurisce la sua capacità di migrare all’alimento? Una scatola Tupperware del 1990 ha esaurito il suo BPA? Grazie.

Carla Zanardi
Carla Zanardi
13 Febbraio 2025 17:38

Sarebbe utile, per noi consumatori, riconoscere gli imballaggi con BPA, sia tra i prodotti in vendita già confezionati, sia tra pellicole, sacchetti e simili che usiamo per riporre gli alimenti nel frigorifero, nel congelatore o semplicemente nella dispensa. E’ possibile? Grazie.

Valeria Nardi
Reply to  Carla Zanardi
14 Febbraio 2025 09:41

Purtroppo “a vista” non si possono riconoscere. Si possono scegliere quei prodotti che dichiarano “no BPA”

Liana
Liana
14 Febbraio 2025 07:47

Ho trovato dei sacchetti per congelare all’ Eurospin prodotti in Vietnam.
Potrebbero contenere bpa?

Valeria Nardi
Reply to  Liana
14 Febbraio 2025 09:46

Purtroppo l’uso di BPA non è collegato a un paese piuttosto che un altro. quindi l’origine del prodotto non ci può dare informazioni utili. Si possono scegliere invece i prodotti che sulla confezione dichiarano “senza BPA”

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