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La plastica riciclata è sicura per l’imballaggio alimentare? Occhi puntati sulle sostanze chimiche pericolose assorbite durante il riciclaggio

Colorful Plastic Polymer GranulesTrascorsi quasi 10 anni dalla pubblicazione del regolamento che stabilisce le norme per l’uso di plastica riciclata in ambito alimentare, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha adottato oltre 100 pareri scientifici positivi sulla sicurezza dei processi utilizzabili. Eppure la Commissione europea non ha compiuto alcun passo per autorizzarli ufficialmente, creando di fatto un ostacolo al compimento dell’economia circolare nel settore.

Nella strategia sulle materie plastiche del gennaio 2018, la Commissione aveva annunciato che avrebbe “concluso rapidamente la procedura di autorizzazione per oltre cento processi di riciclaggio” e infatti si sta preparando ad accelerarne l’approvazione. “La scadenza per l’adozione sarà la fine del 2018”, ha detto Anca Paduraru, portavoce della Commissione europea a Bruxelles.

Esistono ragioni per giustifcare questi enormi ritardi? Ebbene sì. Storicamente, materiali come il vetro, l’acciaio, l’alluminio e la carta sono riciclati per realizzare nuovi prodotti a uso alimentare; la contaminazione post-consumo non è mai stata una delle maggiori preoccupazioni in quanto, essendo generalmente impermeabili ai contaminanti, vengono facilmente puliti ad alte temperature.

Ma per la plastica la questione è ben diversa. Tanto che la normativa europea sull’impiego di plastica riciclata in materiali a contatto con alimenti (Regolamento CE 282/2008) prevede che possa provenire solo da processi di riciclo certificati.

plastica pollo imballaggio packaging carne piatti pronti
I requisiti per l’uso di plastica riciclata negli imballaggi alimentari è regolato da norme molto restrittive

Le condizioni imposte per l’approvazione di un processo di riciclaggio certificato sono molto restrittive:

  1. La qualità della plastica in ingresso deve essere caratterizzata e controllata;
  2. La plastica può provenire solo da materiali e oggetti che sono fabbricati a norma della legislazione comunitaria e già destinati in origine al contatto alimentare;
  3. La plastica riciclata deve provenire da un ciclo chiuso e controllato oppure deve essere dimostrato che il processo è in grado di ridurre a un livello accettabile qualsiasi tipo di contaminazione;
  4. La qualità della plastica riciclata deve essere caratterizzata e controllata;
  5. Devono essere stabilite condizioni di impiego della plastica riciclata.

Secondo diversi esponenti del settore, nonostante tutte queste precauzioni, la procedura di valutazione del rischio non può dare piena certezza che le materie plastiche riciclate siano sicure. Molti tipi di plastica assorbono infatti sostanze chimiche durante l’uso e la gestione dei rifiuti, che sono difficili da rimuovere durante il riciclaggio.

È importante ricordare che la valutazione del rischio dell’Efsa si concentra sull’avvio del processo di riciclaggio, non sul prodotto finito che ne esce. Quindi non esiste un’analisi completa delle sostanze chimiche presenti alla fine del riciclaggio; più semplicemente, non sappiamo quali e quante molecole indesiderate ci saranno ancora alla fine del processo e se e in quale misure migreranno nel cibo.

Plastic bottles and containers prepared for recycling
Il problema principale è il rischi che la plastica riciclata abbia assorbito e trattenuto sostanze chimiche tossiche che possono migrare nel cibo

Una volta approvati a livello UE, i materiali che escono da questi processi di riciclaggio saranno autorizzati nella produzione di contenitori di alimenti e bevande e dal punto di vista legale e le aziende di imballaggio alimentare potranno utilizzarli.

Alla luce dei suddetti rischi, secondo alcuni addetti ai lavori, le autorizzazioni rappresenterebbero un vero e proprio scudo per le aziende: nel caso in cui qualcosa vada storto, saranno protetti dalla legislazione contro potenziali contenziosi da parte di gruppi di consumatori.

Come sostiene Floriana Cimmarusti, segretaria generale di Safe Food Advocacy Europe (Safe), un’organizzazione indipendente senza scopo di lucro con sede a Bruxelles che ha parlato dei rischi di tossicità negli imballaggi in plastica riciclata, “il PET è l’unico tipo di plastica facile da pulire nelle fasi di riciclaggio, ed e quindi considerato sicuro. Tuttavia i rischi di contaminazione non potranno mai essere azzerati. Nella fase di gestione dei rifiuti molte tipologie di plastica possono assorbire sostanze chimiche provenienti da altre plastiche. Ed è una sfida non da poco creare sistemi di smistamento che mantengano nettamente separati articoli in plastica per alimenti da materie plastiche ad uso non alimentare”.

In un mondo ideale – prosegue Cimmarusti – un centro di ricerca indipendente dovrebbe condurre la valutazione del rischio. E i dati richiesti per questa valutazione dovrebbero essere raccolti da un’organizzazione indipendente, non dal settore che richiede l’approvazione del processo di riciclaggio.”

plastica
Potrebbero ritrovarsi nella plastica riciclata destinata al contatto con gli alimenti sostanze chimiche pericolose ora vietate, ma una volta permesse, dette “legacy”

Dal canto suo, l’Efsa riconosce che la plastica riciclata è una questione delicata per gli imballaggi alimentari e richiede un’attenzione particolare. “Dobbiamo garantire la sicurezza anche in caso di utilizzo di plastica riciclata – ha dichiarato Bernard Url, direttore esecutivo dell’agenzia di Parma. – Ci potrebbero essere problemi con i contaminanti che derivano da utilizzi precedenti della plastica, i cosiddetti prodotti chimici ‘legacy’, ovvero sostanze tossiche ora vietate ma che non lo erano in passato. C’è quindi la possibilità che, inserendo nel processo di riciclo vecchie materie plastiche, questi contaminanti  finiscano nei nuovi imballaggi

In Europa per quanto riguarda i materiali a contatto con gli alimenti ci sono standard molto più rigidi che altrove. Le regole potrebbero essere riconsiderate, ma naturalmente la sicurezza per il consumatore rimane un punto fermo” spiega Sarah Nelen, a capo dell’unità per la gestione dei rifiuti e dei materiali secondari presso la direzione dell’ambiente della Commissione europea (DG Ambiente). Nelen ha tuttavia riconosciuto che dovranno essere prese decisioni difficili sulle sostanze legacy: “Si tratta di un’eredità del passato con cui è necessario fare i conti”. Dovranno essere trovati dei compromessi? Verrà alzata la soglia di sicurezza per  alcune sostanze oggi limitate o vietate? Non ci è dato saperlo, ma eventuali modifiche della legge in vigore  potrebbero svelare le intenzioni della Commissione.

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  Luca Foltran

Luca Foltran
esperto sicurezza dei materiali

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