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L’agricoltura biologica inquina più di quella convenzionale? No, non è vero. La risposta di Roberto Pinton di AssoBio

agricoltura biologica bio verdura fagioliniDopo la pubblicazione dell’articolo “All’agricoltura biologica solo le briciole dei finanziamenti europei e italiani”, abbiamo ricevuto alcuni commenti in cui si accusa l’agricoltura biologica di essere più inquinante di quella tradizionale. Di seguito pubblichiamo uno di questi commenti, con la risposta a seguire di Roberto Pinton, segretario di AssoBio.

Andate ad informarvi veramente! Il bio inquina tanto quanto il convenzionale, anzi in termini di unità raccolto di più! Inoltre ancora si parla di sintesi e naturale come se le cose naturali non facessero male, beh mi dispiace dirvelo ma non è così la molecola di sintesi e quella naturale è uguale! Ebbene sì il rame utilizzato dal bio fa male alla salute e inquina (l’UE vuole abbassare l’utilizzo massimo ma gli agricoltori bio stanno protestando, come mai?) E lo zolfo utilizzato (ovviamente Naturale) deriva dagli scarti della lavorazione del petrolio però è Naturale.” Tommaso

Risponde Roberto Pinton, segretario di AssoBio

Mi occupo di produzioni biologiche e sostenibili da una quarantina d’anni, nel corso dei quali ho già avuto modo di ascoltare i molti luoghi comuni che il lettore è riuscito a concentrare in così poche righe. Non potrò avere la sua stessa sintesi.

agricoltura campi fiume acqua
Ogni anno l’ISPRA pubblica il “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque”

Il bio inquina quanto il convenzionale? Ogni anno l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), che insieme alle 21 Agenzie  Regionali (ARPA) e Provinciali (APPA) per la protezione dell’ambiente fa parte del Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), pubblica il “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque”, che il lettore può agevolmente scaricare online gratuitamente. Si tratta di una pubblicazione estremamente istruttiva.

L’ultima edizione indica che “Il monitoraggio evidenzia una presenza diffusa di pesticidi nelle acque, con un aumento delle sostanze trovate e delle aree interessate. Nel 2016, in particolare, ci sono pesticidi nel 67,0% dei punti delle acque superficiali e nel 33,5% di quelle sotterranee. Sempre più evidente è la presenza dimiscele, con un numero medio di circa5 sostanze e un massimo di55 sostanze in un singolo campione”. Vi si legge che “in alcune Regioni la presenza dei pesticidi è molto più diffusa del dato nazionale, arrivando a interessare oltre il 90% dei punti delle acque superficiali in Friuli Venezia Giulia, provincia di Bolzano, Piemonte e Veneto, e più dell’80% dei punti in Emilia Romagna e Toscana. Supera il 70% in Lombardia e provincia di Trento. Nelle acque sotterrane la presenza di pesticidi è particolarmente elevata in Friuli 81%, in Piemonte 66% e in Sicilia 60%”.

Nell’ultima campagna di rilevazione sono state trovate 259 sostanze e gli erbicidi (che come il lettore certamente non ignora, non sono utilizzati in agricoltura biologica) sono tradizionalmente le sostanze più rinvenute, anche se “Rispetto al passato è aumentata notevolmente la presenza di fungicidi e insetticidi”, frase che, purtroppo, è un tragico “taglia e incolla” che troviamo in ogni edizione del Rapporto. “Nelle acque superficiali, 371 punti di monitoraggio (23,9% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti ambientali. Le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono: gli erbicidi glifosate e il suo metabolita AMPA, metolaclor e il metabolita metolaclor-esa e quinclorac” informa il Rapporto. Nessuna di queste sostanze è autorizzata per l’uso in agricoltura biologica.

inquinamento acqua
Tutte e 30 le sostanze più trovate nelle acque superficiali o sotterranee non sono utilizzate in agricoltura biologica

Per quanto riguarda le acque sotterranee, “260 punti (l’8,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti. Le sostanze più rinvenute sopra il limite sono: gli erbicidi atrazina desetil desisopropil, glifosate e AMPA, bentazone e 2,6-diclorobenzammide, l’insetticida imidacloprid, i fungicidi triadimenol, oxadixil e metalaxil”,anch’essi, manco a dirlo, vietati nella produzione biologica. “Per alcune sostanze la frequenza di ritrovamento, la diffusione e il superamento dei limiti, pongono un problema, in alcuni casi di dimensione nazionale” ammonisce il Rapporto, che rileva anche: “La presenza di miscele di sostanze nelle acque è uno degli aspetti più critici evidenziato dal monitoraggio.

Rispetto al passato è aumentato il numero medio di sostanze nei campioni, e sono state trovate fino a un massimo di 55 sostanze diverse contemporaneamente. La tossicità di una miscela è sempre più alta di quella dei singoli componenti. La valutazione di rischio deve, pertanto, tenere conto che l’uomo e gli altri organismi sono spesso soggetti all’esposizione simultanea a diverse sostanze, mentre lo schema di valutazione usato nell’autorizzazione dei pesticidi, basato sulle singole sostanze, non è sufficientemente cautelativo” e fa presente che“La presenza di pesticidi nell’ambiente, oltre a rappresentare un rischio per gli ecosistemi, pone problemi anche per l’uomo.

L’uomo può assimilare sostanze chimiche pericolose attraverso gli alimenti e l’acqua, ma anche attraverso le vie respiratorie e la pelle. L’esposizione per via orale dipende dalla presenza di residui della sostanza nel cibo e nell’acqua potabile e dalle quantità di cibo e  acqua consumata”.

sostanze acqua italia rapporto 2018Il breve elenco degli antiparassitari autorizzati in agricoltura biologica si può trovare nell’allegato II del regolamento CE n.889/2008 (che il lettore, se è interessato, può agevolmente consultare).
Tra i prodotti ammessi (cera d’api, oli vegetali, estratti di piante, ecc.) si trovano i composti del rame (idrossido di rame, ossicloruro di rame, ossido di rame, poltiglia bordolese e solfato di rame tribasico).

Il rame in agricoltura. Tra i detrattori dell’agricoltura biologica si annovera con regolarità e assiduità chi propugna l’introduzione degli OGM per risolvere una volta per tutte la sciagura della fame nel mondo, per dare competitività alla nostra agricoltura e per non perdere il treno della scienza lanciato ad alta velocità; più occasionalmente si aggregano la farmacologa e senatrice a vita Elena Cattaneo – che tuttavia, consapevole della sua impreparazione sulle tematiche agricole, rifiuta la partecipazione a confronti diretti vis a vis e si concede solo a ripetitivi interventi sulla stampa – e alfieri assortiti dei fitofarmaci.

Contando sulla sostanziale ignoranza in materia di chimica che è diffusa tra i non addetti ai lavori, da qualche tempo quest’armata ha cominciato ad accusare l’agricoltura biologica della nefandezza di utilizzare i composti del rame, dipinti come la sostanza più nociva del nostro universo.

Svelerò un segreto al lettore: va da sé che dipende dalle quantità, ma di per sé il rame non è nocivo. Anzi, è indispensabile per il nostro organismo, al punto che il regolamento UE n.1169/2011 indica come “valore nutrizionale di riferimento” (l’indicazione che ha preso il posto della precedente RDA, Recommended Daily Allowance o dose giornaliera raccomandata)  1 mg di rame al giorno.
Il reg. UE n. 432/2012 addirittura autorizza l’uso di claim nutrizionali per gli alimenti che contengano una dose significativa di rame: “Il rame contribuisce al mantenimento di tessuti connettivi normali”, “Il rame contribuisce al normale metabolismo energetico”, “Il rame contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso”,  “Il rame contribuisce al normale trasporto di ferro nell’organismo”, “Il rame contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario”,  “Il rame contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo”.

Per chi ci tenesse proprio, sono benedetti anche i claim “Il rame contribuisce alla normale pigmentazione dei capelli”e “Il rame contribuisce alla normale pigmentazione della pelle”.
In sostanza, non è giustificato nessun allarme sanitario connesso all’uso del rame che, al contrario, è indispensabile per il nostro organismo, alla pari del ferro, del calcio, del magnesio, del fosforo eccetera.

Tra i detrattori dell’agricoltura biologica si annovera spesso chi propugna l’introduzione degli OGM

Ma, soprattutto, va tenuto presente:

a)    A differenza dei pesticidi sviluppati negli ultimi decenni, i sali di rame usati in agricoltura per il loro effetto fungicida non hanno effetto sistemico (non entrano, cioè, nel ciclo linfatico della pianta: radici, fusto, foglie e frutto), ma agiscono solo per contatto: rimangono sulla buccia e basta il normale risciacquo con acqua (aggiungo: non serve a niente aggiungere bicarbonato né tantomeno sapone), che tutti a casa effettuiamo prima di consumare gli ortofrutticoli, e i sali di rame sono eliminati.
Questo solo per inquadrare correttamente gli aspetti sulla sicurezza dei frutti delle coltivazioni per la cui difesa si sia fatto ricorso ai sali di rame: non c’è nemmeno il minimo motivo di preoccupazione.
Mentre i pesticidi sistemici pervadono i tessuti della pianta (e strofinare con cura o sbucciare il frutto sono solo un esercizio ginnico: non servono a eliminarli), quelli che agiscono per contatto se ne vanno con un semplice risciacquo con l’acqua del sindaco.

b)   L’idea falsa che si tende a far passare è che i sali di rame siano un’esclusiva della produzione biologica. Così non è affatto: sono utilizzati (nel limite di 6 kg di rame per ettaro ogni anno) in tutte le aziende orticole, frutticole e viticole italiane che aderiscono ai protocolli di difesa integrata e senza preoccuparsi più di tanto di limiti nelle altre aziende.

La differenza sta nel fatto che, oltre a utilizzare il rame,le aziende convenzionali utilizzano anche tutti i diserbanti, gli anticrittogamici e gli insetticidi che ritengono opportuno.
I protocolli di difesa integrata (la cui produzione viene presentata come a uso ridotto di sostanze chimiche di sintesi) prevedono l’utilizzo di Glifosate, Acetamiprid, Amectotradina, Amisulbrom, Azoxystrobin, Benalaxil e Benalaxil M, Bentiavalicarb, Bupirimate, Carfentrazone, Ciclossidim, Cimoxanil, Clofentezine,Clorantraniliprole, Clorpirifos etil, Clorpirifos metil, Cyazofamid, Cyflufenamide, Diflufenican, Dimetomorph, Emamectina, Dithianon, Etoxazole, Ezitiazox, Famoxadone, Fenamidone, Fenbuconazolo, Fenpyrazamine, Flazasulfuron, Fosetil Al, Folpet, Fosfonato di sodio, Fosfonato di potassio, Fluazinam, Fluopicolide, Fludioxonil, Indoxacarb, Iprovalicarb, Mancozeb, Mandipropamide, Meptyl Dinocap, Metossifenozide, Metrafenone,Metalaxil e Metalaxil M, Metiram, Pendimetalin, Propineb, Pyraflufen-ethyl, Pyraclostrobin,Pyridaben, Pyriproxyfen, Quinoxyfen, Spirotetramat, Spiroxamina, Tebufenozide, Tebufenpirad, Tetraconazolo, Thiamethoxam, Trifloxystrobin, Valifenalate, Zoxamidee probabilmente ho dimenticato qualche sostanza.

paesaggio vigneti Toscana
Oltre a utilizzare il rame,le aziende convenzionali utilizzano anche tutti i diserbanti, gli anticrittogamici e gli insetticidi che ritengono opportuno

È singolare che, di fronte a questa sfilza di molecole di sintesi (mi sono limitato a elencare quelle utilizzate in viticoltura) del tutto ammesse in agricoltura convenzionale, alcune delle quali sono oggetto delle preoccupazioni dell’ISPRA sopra richiamate e sono etichettate con avvertenze quali  “Sospettato di provocare il cancro”, “Sospettato di nuocere alla fertilità”, “Sospettato di nuocere al feto”, “Può provocare danni agli organi in caso di esposizione prolungata o ripetuta”, “Può essere letale in caso di ingestione e di penetrazione nelle vie respiratorie”,  “Provoca irritazione cutanea”, “Può provocare una reazione allergica della pelle”, “Provoca gravi lesioni oculari”, “Può provocare sonnolenza o vertigini”, “Altamente tossico  per gli organismi acquatici”, “Molto tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata”, si sollevi l’allarme per i sali di rame, quasi che a essi si dovesse il dissesto ambientale del Paese e del Pianeta. Si tratta di un trucchetto da dilettanti, troppo facile da scoprire.

Detto questo, l’UE non vuole abbassare l’utilizzo massimo, lo ha già abbassato, e dal 1 gennaio 2019 le aziende biologiche che lo utilizzano (perché non tutte le aziende biologiche vi ricorrono: per numerose produzioni i sali di rame non servono e quindi non si usano) dovranno provvedere alla difesa dalle malattie fungine con non più di 4 kg per ettaro all’anno.
Il limite varrà anche per le aziende non biologiche, cui però la riduzione non farà né caldo né freddo, dato che potranno continuare ad aggiungere al rame la sfilza considerevole di prodotti che ho elencato poche righe fa. La decisione della Commissione è conseguente a un parere dell’EFSA secondo il quale un utilizzo oltre i 4 kg per anno può essere tossico per la microfauna del suolo, problema che non si pone per quantità inferiori a tale dosaggio.

Nel suo report, la stessa EFSA ammette che il metodo utilizzato per valutare il rame non è stato concepito per valutare le sostanze minerali: i metodi sono quelli sviluppati per la valutazione delle sostanze di sintesi, che non sono presenti in natura.

Intanto, cautelativamente, la Commissione ha scelto di adottare la soglia dei 4 kg l’anno, considerata non pericolosa per l’ambiente, ma rinvia la determinazione definitiva a una prossima valutazione degli effetti sull’ambiente dei sali di rame (probabilmente tra 3-5 anni), che dovrebbe adottare una metodologia diversa che l’EFSA ha in corso di sviluppo.

Aggiornamento del 7 gennaio 2019: per rispondere ai numerosi commenti di quest’articolo abbiamo pubblicato un approfondimento qui

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23 Commenti

  1. ISPRA ricerca solo certe molecole nell’acqua. Non sono quelle derivate dai pesticidi biologici. Pertanto nell’indisponibilità di avere dati sulla contaminazione di quest’ultimi è opportuno lasciar perdere i dati ISPRA.

    Vediamo ora un prodotto ammesso in agricoltura biologica cosa riporta sulla scheda tecnica:
    Il Piretro.

    (http://www.cerrus.it/pdf_file/sds_prodotti/SDS_PiretroNatura.pdf).

    Vediamo le PRECAUZIONI ed i PERICOLI che sono ivi riportati.
    Indicazioni di pericolo:
    H410 MOLTO TOSSICO per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata.
    Informazioni supplementari sui pericoli:
    EUH401 Per evitare rischi per la salute umana e per l’ambiente, seguire le istruzioni per l’uso.

    Indicazioni di PRUDENZA:
    Generali: P102 Tenere fuori dalla portata dei bambini.
    Prevenzione: P270 Non mangiare, né bere, né fumare durante l’uso;
    P273 Non disperdere nell’ambiente.
    Reazione: P391 Raccogliere il materiale fuoriuscito.
    Conservazione: P401 Conservare lontano da alimenti o mangimi e da bevande.
    Smaltimento: P501 Smaltire il prodotto / recipiente in accordo alle norme vigenti sui rifiuti pericolosi.
    2.3 Altri PERICOLI
    Prescrizioni supplementari:
    Non CONTAMINARE L’ACQUA con il prodotto o il suo contenitore (allora nell’acqua qualcosa rimane..)

    Potremmo continuare così con altri esempi.

    Ma a chi conviene alimentare questa polemica sterile?
    A chi conviene dire bio è meglio del convenzionale?

    Ai soci di Assobio che sono anche aziende della Grande Distribuzione che vendono sia prodotti convenzionali che bio? Allora io consumatore sono avvelenato da questi venditori? Io consumatore comprando i prodotti convenzionali da questi venditori aumento il riscaldamento globale?
    C’è qualcosa che non torna.

  2. Sono quasi del tutto d’accordo con quanto scritto da Pinton. Alcune precisazioni.
    Per quanto riguarda il problema rame, l’allarme che anche io cito in riferimento all’agricoltura bio si riferisce all’inquinamento del terreno, non alla tossicità verso l’uomo.
    Più in generale, quello che segnalo è che non risultano studi che dimostrino una (talvolta vantata) superiorità del prodotto bio rispetto al prodotto di agricoltura convenzionale. La differenza invece c’è di sicuro a livello del rispetto verso l’ambiente, questo aspetto è indubbio e non è poco!!! Naturalmente poi ciascuno fa i conti anche con la sua capacità di spesa, ma non è negabile la differenza di impatto. In sostanza chi spende sul bio lo fa per l’ambiente, non per la propria salute.
    Infine, una nota sulla bio dinamica. Di sicuro è una agricoltura che rispetta la natura. Quello che rispetta un pò meno a mio parere è la correttezza scientifica. I principi di base ancora oggi usati (direi anzi quasi ‘esibiti’ con fierezza) sono privi di riscontri scientifici, un misto di tecniche frutto di mero fideismo e di filosofia dell’universo, direi molto new age. Sul tema c’è un articolo del noto divulgatore scientifico Bressanini, che riporta citazioni e convinzioni del fondatore (parliamo di inizio 900 se ricordo) che fanno ‘scompisciare’. Dopodiché ripeto, la biodinamica di certo non inquina i terreni.

    • Quante inesattezze…..
      1) Chi compra Bio dovrebbe avere la certezza che ‘mangia’ un prodotto senza tutta una serie di molecole di derivazione chimica tossiche e nocive per l’ambiente e per l’uomo. Visto l’egoismo che dilaga, chi compra Bio lo fa per la propria salute, l’ambiente viene sempre in secondo piano nelle scelte del consumatore medio.

      2) Il rame usato alle dosi in agricoltura è tossico, finisce negli alimenti, finisce nell’acqua dei pozzi, danneggia i reni, rende sterili i terreni uccidendo i microorganismi responsabili della umificazione dei terreni. Lo dice la scienza e la stessa comunità economica europea vuole ridurre l’uso del rame a livello generale e stà valutando anche un possibile divieto di uso nel Bio.

      3) Il biodinamico contiene una serie di cose che anche io definisco ‘stregoneria’ e che fanno ridere, MA, se si divertono loro a ‘dinamizzare’ il 502 con una macchina da film per bambini pensando che sia magico, a me ed all’ambiente non fanno nessun danno cosa che invece fanno i spruzzatori di Rame.

      Tolta la parte ‘folcloristica’ e priva di valenza scientifica, il biodinamico è semplicemente un’insieme di BUONE pratiche agrarie che rispetta i tempi della natura, che favorisce un’equilibrio NATURALE tra le varie forze in gioco dalla quale l’agricoltura BIO ha molto da imparare.

  3. La senatrice si chiama Cattaneo, non Cattenao

  4. La ringrazio di aver risposto al mio commento cosa molto rara, per questo è un sincero ringraziamento!
    Le faccio solo un paio di appunti:
    – parlare di un aspetto (inquinamento delle falde) non può dare un quadro totale della situazione! Ovviamente un argomento molto complesso che ha bisogno di più di un articolo/commento
    – dare come per certo che una sostanza di sintesi sia negativa/inquinante/tossica e al contrario che una naturale sia buona/giusta/sana non è corretto ed è uno stereotipo che bisognerebbe superare (es. Rotenone tra gli insetticidi, botulino). Inoltre elencare nomi scientifici per spaventare e basta sarebbe bello analizzarli singolarmente, perché si potrebbe anche dire che l’ossido di diidrogeno causa “possibili danni alle persone derivanti dal contatto con questa molecola, quali ad esempio la morte per inalazione, la sua presenza nelle piogge acide, il fatto di formare un liquido incolore, inodore e insapore, l’essere diffuso sulla superficie terrestre in fiumi, laghi e serbatoi, l’aver raggiunto l’Antartide, il contribuire all’effetto serra e all’erosione dei panorami naturali, alla possibilità di ustioni, alla capacità di danneggiare di impianti elettrici e di corrodere i metalli, sostanza in grado di produrre dipendenza e come conseguentemente l’astinenza da essa provochi la morte.” chiunque si spaventerebbe ma si sta parlando di acqua!
    -ultimo ciò che volevo dire è che esistono metodi di agricoltura a pesticidi quasi zero (naturali o di sintesi) che però sono osteggiati anche da chi fa biologico( parlo di varietà resistenti nate da incroci tra varietà della stessa specie, non OGM)
    Detto ciò la ringrazio di nuovo e le auguro buon lavoro e buon Natale!

  5. Tutto quello che lei dice sui pesticidi è vero, e non ci sono dubbi sulla preferenza del bio sul convenzionale (per l’ambiente) ma la sua posizione sul rame mi sembra altrettanto di parte come quella del commento che lei stesso critica, oltre che contraria all’evidenza scientifica.

    Lei afferma che non entra nel circuito linfatico mentre sono disponibili online i dati della regione toscana con i residui di rame per campione negli olio toscani.
    % di residui assenti in oli da olivi non trattati con rame come ho potuto constatare personalmente.
    Ovviamente non si deve credere a me ma se esiste un limite ai residui di rame stabilito nei regolamenti evidentemente è perchè finisce nella frutta & verdura
    http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_1762_ulterioriallegati_ulterioreallegato_1_alleg.pdf

    Il rame è si indispensabile certo, ma in quantità infinitesimali non certo nelle dosi che vengono irrorate in agricoltura.
    Oltre a finire in dosi eccessive nei nostri alimenti, e nell’acqua del nostro pozzo, per poi danneggiarci i reni , l’eccesso di rame si accumula nel terreno uccidendo i microorganismi responsabili della umificazione del terreno.
    Il rame è quindi un’arma a doppio taglio, uccide le muffe, i microorganismi, riduce l’attività dei batteri sulla pianta ma fa la stessa cosa anche al terreno, e questo è un male non un bene perchè crea un’altra serie di problemi:

    1) Contribuisce a rendere i terreni sterili uccidendo i microorganismi responsabili della umificazione del terreno
    2) interferisce con la catena alimentare intossicando predatori utili presenti in tale terreno
    3) E’ persistente
    4) Rendendo poveri i terreni comporta un’altra grave conseguenza per i coltivatori Bio ovvero la necessità di maggiori integrazioni con fertilizzanti……..BIO ovviamente ma ………..

    Stallatico, cornunghia, scarti di pellami pongono dei seri quesiti. Facciamo l’esempio della pollina Bio che per regolamento deve provenire da piccoli allevamenti non intensivi: ogni lettore avrà la capacità di comprendere che il sacco da 25kg distribuito in tutta Italia in quantità industriale e certificato ‘consentito in agricoltura biologica’, non sia raccolto a mano in in decine di migliaia di piccoli pollai familiari e posso solo immaginare quanto siano ‘naturali’ ed in armonia con la natura tali deiezioni.

    Il rame in agricoltura non va santificato ma limitato ad usi veramente occasionali e gravi e se possibile sostituito da altre alternative meno dannose, ma purtroppo troppo costose in un’economia che pretende di pagare un kg di verdura bio meno di pochi spiccioli.

    • Sono d’accordo con tutto quanto esposto da Mario, però a quanto ne so il rame nel terreno tende ad essere immobilizzato e scarsamente lisciviato. Quindi l’effetto nocivo c’è sicuramente per la fertilità del suolo, mentre sarebbe minore o assente l’inquinamento di falde ed altri corpi idrici.
      Ho trovato questo articolo al riguardo
      http://www.crpv.it/doc/5228/Schiatti.pdf

      Le varietà resistenti, in viticoltura, probabilmente potrebbero essere una interessante soluzione, ma confesso di non avere approfondito la questione ed ignoro eventuali criticità.

      Del resto non è il mio mestiere, sono un agricoltore e vignaiolo amatoriale… però, per rispondere ad Osvaldo, sono forse uno dei pochi che ha più a cuore l’ambiente del portafoglio 🙂

  6. Osvaldo f vai a guardare le ricerche fatte sulle fragole biodinamiche dall.lstituto nazionale di ricerca INRAN e altre ricerche sul bio.

  7. Quando una sola parte del cervello pretende d’imporsi su tutto il sistema uomo, senza fare una sintesi ma solo analisi parziali, temporaneamente ed apparentemente valide, allora non ci sono limiti alle considerazioni che si possono portare a favore o sfavore di una tesi.
    Ma è solo l’insieme della conoscenza, coscienza, sensibilità ed intuizione, storia e memoria, che se allineate potranno avvicinarsi alla realtà delle cose ed alla proiezione verso tempi futuri.

  8. Trovo l’argomento estremamente interessante. È ovvio quanto l’agricoltura biologica sia un miglioramento rispetto a quella convenzionale. Però invece di osannare il solo biologico sarebbe bene riflettere sul passo ulteriore, sul miglioramento del biologico. Perché è vero che la maggior parte dei residui pericolosi attualmente deriva dall’agricoltura convenzionale, il che è ovvio in quanto come ribadite voi stessi essa è la padrona indiscussa dei nostri campi italiani. Ma traslare metà della produzione verso il biologico, magari puntando a una futura totale conversione, non può che portare a un costante aumento dei residui derivanti dalla produzione biologica a scapito degli altri residui. Tutto ciò è assolutamente auspicabile per il nostro ambiente. Ma è ancor più auspicabile lo slittamento del biologico verso sistemi di produzione agricola naturali ancora meno impattanti e più protettivi per il nostro ambiente. Solo nel nostro Paese (per non guardare al Mondo intero) vi è una varietà immensa di realtà in grado di produrre con rese talvolta pari a quelle convenzionali utilizzando metodi di coltivazione chiamati nei modi più vari, agricoltura sinergica, naturale, permacoltura per citarne alcuni. È chiaro che il discorso si fa ampio e i pro, i contro, tutte le sfumature di ogni caso sono da considerare. Però non sarebbe utile inserire anche le migliori realtà presenti sul territorio invece di soffermarsi sul buon (ma non eccellente) biologico. Certo se il paragone si ferma a biologico versus convenzionale, è chiaro che il biologico ne esca come la migliore soluzione all’agricoltura moderna. Spero in un vostro futuro approfondimento. In ogni caso grazie per il vostro lavoro, IlFattoAlimentare pubblica articoli illuminanti e stimolanti.

  9. La senatrice Cattaneo non è credibile. Ne è agricoltore. La scienza agricola è assai complessa e per operare senza presidi chimici o con prodotti minerali ammessi è necessario conoscere bene i vari processi vitali. Un modello agricolo bio, anche il più semplice, li esalta e la biodiversità è in grado di mobilizzare le molecole inorganiche di un sale di rame in maniera eccellente. Lo spiega bene il Liebig nel suo primo testo fondamentale: “Trattato di chimica organica” Giessen 1840. Ora le metodiche biologiche avanzate sono figlie delle sue intuizioni e si fondano sulla capacità del mondo vivente di autoregolarsi sotto impulsi a debolissima energia. In pratica le piante si autoregolano attraverso trasmutazioni generate da preparati omeopatici. Questa sarà l’agricoltura del futuro. Vitalizzante e non distruttiva. E la Cattaneo se ne faccia una ragione visto che al massimo il suo livello scientifico sarebbe bastato per pulire il tavolo del Liebig. Che oltretutto fu un grande imprenditore .

    • Concordo totalmente, la Cattaneo è piuttosto famosa per le sue “sparate” mentre lo è molto meno per le sue scoperte e la sua attività di scienziato (qlcuno ancora si ostina a chiamarla così) praticamente nulla. Il biologico rende meno solo perchè non forza la produzione. È un sistema che rispetta i tempi della Natura, che tutto sono, fuorchè allineati alla corsa del consumo sfrenato che vige attualmente. Meno male che certe assurdità si perdono in una bolla di sapone e il bio, in barba a tutto e a tutti, dà soddisfazione ad un numero sempre maggiore di persone.
      Grazie Pinton

    • Giancarlo Curzel

      …”le metodiche biologiche avanzate sono figlie delle sue intuizioni [di Liebig] e si fondano sulla capacità del mondo vivente di autoregolarsi sotto impulsi a debolissima energia. In pratica le piante si autoregolano attraverso trasmutazioni generate da preparati omeopatici.” Unico commento possibile:QUACK!

  10. Attivare una campagna per il biologico , obbligatorio sotto Serra. Troppi incendi di rifiuti e troppe sostanze volatili che si depositano anche sulle coltivazioni biologiche che vengono inquinate a discapito del consumatore che le paga in più delle normali

  11. Bella la difesa del biologico
    sarebbe eccellente se non facesse passare l’idea che il bio non ha pesticidi (in realtà uso di prodotti fitosanitari….. ma pesticidi solletica meglio al sensibiltà popolare), per esempio indicando che anche nel bio si possono usare pesticidi….

    un solo esempio la deltametrina è ammessa nel bio ma il difensore se ne dimentica, sempre per rinfrescargli la memoria la deltametrina non è selettiva…… come la mettiamo con le tanto giustamente amate api?
    ricordo infine che ha un grande impatto nocivo sugli organismi acquatici!!!!

    quindi riporto alcune informazioni sulla deltametrina stessa

    Tossicità acuta

    I segni di avvelenamento da Deltametrina prodotti nei topi sono diversi da quelli prodotti da altri piretroidi, una particolare caratteristica è data dalla presenza di convulsioni rotolanti.
    Il sito di azione si pensa essere centrale con piccole componenti periferiche.
    La sequenza dei sintomi è chiaramente definita: si passa dalla masticazione, alla salivazione, alle convulsioni rotolanti, a crisi energetiche, fino ad arrivare alla morte.
    La pressione sanguigna comincia a diminuire prontamente, ma lentamente; tende poi a normalizzarsi per poi precipitare bruscamente portando alla morte.
    Effetti di esposizioni acute per gli uomini comprendono: atassia (mancanza di coordinazione dei movimenti volontari), convulsioni dirette a fibrillazione muscolare e paralisi, dermatiti, edema, diarrea, dispnea (difficoltà di respirazione), emicrania, irritabilità, tremori, vomito e morte.
    Reazioni allergiche includono i seguenti effetti: anafilassi, broncospasmi, eosinofilia, febbre, ipersensibilità verso la polmonite, pallore, pollinosi, sudore e tachicardia.
    Molti studi hanno mostrato casi di avvelenamento cutaneo da Deltametrina dovuti ad inadeguate precauzioni prese durante la pratica agricola.
    L’ingestione orale causa dolore epigastrico, nausea, vomito e formazione di fascicoli (piccoli fasci di fibre) muscolari. Con dosi di 100-250 mg/kg viene indotto il coma in 15-20 minuti.

    Tossicità cronica

    Effetti sospetti di esposizioni croniche negli uomini includono: ipotensione, danno prenatale e shock.
    Lavoratori esposti a Deltametrina durante il proprio lavoro per oltre 7-8 anni manifestano reazioni cutanee provvisorie e irritazione delle mucose, cosa che può essere prevenuta con l’uso di guanti e maschere facciali.

    Ha bassa tossicità nei fenomeni riproduttivi, non è mutageno né teratogeno; non sono disponibili dati sulla cancerogenicità.
    Leggermente tossica per gli uccelli, molto tossica per gli organismi acquatici. In special modo è tossica per gli insetti acquatici erbivori con conseguente aumento della quantità di alghe. Tossica per le api.
    L’eliminazione del composto nei topi avviene entro 2-4 giorni dalla somministrazione.
    Il metabolismo della Deltametrina nei topi coinvolge una rapida scissione dell’estere e idrossilazione.
    Il tempo di dimezzamento della Deltametrina nel cervello dei topi è di 1-2 giorni, nel grasso corporeo è molto più persistente: 5 giorni.
    Sintomi fisici di avvelenamento da Deltametrina possono includere dermatiti da contatto e l’esposizione alla luce solare può peggiorare la situazione.
    Nel suolo si degrada in 1-2 settimane. Nell’acqua stagnante è rapidamente assorbita per la maggior parte dal sedimento, inoltre è metabolizzata dalle piante e in parte torna in aria per evaporazione. Dieci giorni dopo l’uso non si osservano residui di Deltametrina sulle piante.
    In base alla normativa 2092/91 il principio attivo può essere utilizzato anche in agricoltura biologica in trappole e/o distributori automatici.

    allora se informazione dev’essere facciamola completa
    vogliamo per esempio parlare del numero enorme di trattamenti che i biologici del vino in nord italia sono stati costretti a fare stante l’andamento meteorico di questa primavera?????
    l’impatto ambientale non si misura solo con le acque e i pesticidi contenute in esse, certo importante ma altrettanto certo non l’unico
    ci sarebbe molto da discutere, ovviamente, ma diventa difficile se si parte da preconcetti e la confutazione di tesi alternative alla propria poi è caratterizzta da una notevole visione di parte

  12. Mi risulta difficile credere che l’agricoltura del passato (diciamo anteguerra mondiale) inquinasse maggiormente di quella convenzionale attuale, come Tommaso vorrebbe farci credere.
    In pratica il disciplinare biologico e quello biodinamico ricalcano in tutto e per tutto i metodi ed i sistemi agricoli del passato, almeno per quanto riguarda i trattamenti chimici sul terreno e sulle colture, per cui parlare di causa d’inquinamento di questi metodi mi pare solamente pura astrazione fantasiosa.
    Le rese inferiori non sono la causa ma la conseguenza del minor impatto per unità di territorio coltivato e così ragionando al contrario, potremmo spingere il principio di massimo sfruttamento territoriale fino a rendere incolti tutti i terreni sfruttati e devitalizzati, come si sta facendo da parecchi anni.

  13. Mi sbaglio e non mi è chiaro, o nel corsivo si dice che lo zolfo deriva dagli SCARTI DELLA LAVORAZIONE DEL PETROLIO. Anche se è noto che gli idrocarburi derivanti dal petrolio subiscono una desolforazione, quanto zolfo ne verrebbe prodotto se questa dovesse essere davvero l’origine dello zolfo poi utilizzato in agricoltura? Non è molto più puro e facile da utilizzare quello derivante dalle miniere di zolfo?