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NaturaSì, richiamati crostini ai cereali e semi bio: presenza di sesamo con ossido di etilene

NaturaSì ha segnalato il richiamo da parte del produttore di un lotto di crostini “Petits Pains Grillés” ai cereali e semi bio a marchio Le Moulin du Pivert per l’“impiego di semi di sesamo non conformi alla regolamentazione europea per la presenza di ossido di etilene”. Il prodotto interessato è venduto in confezioni da 225 grammi con il numero di lotto 2380 e il termine minimo di conservazione 25/08/2021.

La catena di negozi biologici raccomanda di non consumare il prodotto con il numero di lotto e il termine minimo di conservazione coinvolti dal richiamo. I crostini interessati possono essere riportati al punto vendita NaturaSì di riferimento, dove saranno sostituiti o rimborsati.

A oltre sette mesi dai primi richiami in Italia, continuano le segnalazioni di prodotti con semi di sesamo provenienti dall’India contaminati con ossido di etilene, seppur a un ritmo inferiore, man mano che le aziende fanno analizzare la materia prima, per tutelare i consumatori. Nel frattempo sono stati interessati anche zenzero e psyllium.

Dalla fine di ottobre 2020 sono stati ritirati e/o richiamati oltre 200 prodotti tra semi di sesamo, mix di semi, cereali e legumi, olio, piatti pronti, prodotti da forno, salse, snack dolci e salati, sia convenzionali che biologici, anche destinati a catering e ristorazione. Interessati anche alcuni integratori alimentari. Per la lista completa dei prodotti richiamati a causa del sesamo con ossido di etilene clicca qui.

Dal 1° gennaio 2021, Il Fatto Alimentare ha segnalato 91 richiami, per un totale di 136 prodotti. Per vedere tutte le notifiche clicca qui.

© Riproduzione riservata Foto: NaturaSì

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Roberto La Pira

  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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2 Commenti

  1. Avatar

    Ma circola ancora sesamo contaminato? Il primo allarme è di dieci mesi fa! Le ditte che usano semi di sesamo dovrebbero ormai essere a regime per le le analisi di qualità del prodotto …

  2. Avatar
    Roberto Pinton

    Si tratta con tutta evidenza di partite di sesamo importate nel primo autunno scorso.

    Come già ricordato su queste pagine, quando si è scoperta la criticità, con il reg.1540/2020 la UE ha disposto che dal 26 ottobre 2020 per poter essere immessi in libera pratica tutti i carichi di sesamo dall’India dovessero essere scortati da analisi ufficiali a cura dell’autorità sanitaria indiana, e che per ulteriore misura di sicurezza almeno metà dei carichi presentati a un punto d’ingresso europeo fosse sottoposta a nuove analisi.

    Le partite che non venivano sottoposte alle analisi ufficiali in dogana venivano analizzate dagli importatori, scottati dalle precedenti esperienze, quindi dalla fine di ottobre dell’anno scorso sesamo non a norma non è potuto essere immesso sul mercato europeo.

    La UE sta monitorando con attenzione la questione, tant’è che ha già emanato linee guida che entreranno in vigore il 1° luglio, in base alle quali le autorità doganali e gli organismi di controllo dovranno verificare sistematicamente certificato di ispezione, documenti di dichiarazione doganale, documenti di trasporto, verificando la tracciabilità (nomi, indirizzi e certificazioni valide di ciascun operatore coinvolto, dall’agricoltore/i all’esportatore e tutti gli operatori intermedi, compresi commercianti e subappaltatori), rapporto di campionamento che accompagna il certificato di ispezione.

    Dovrà inoltre essere prelevato almeno un campione rappresentativo da ciascuna partita al punto di ingresso, seguendo i metodi descritti nel regolamento (UE) n. 691/2013 sui metodi di campionamento da utilizzare per il controllo ufficiale dei mangimi e nella direttiva 2002/63/CE della Commissione che stabilisce metodi comunitari di campionamento per il controllo ufficiale dei pesticidi residui nei e sui prodotti di origine vegetale e animale.

    La limitata presenza di sesamo nei panetti di cui tratta l’articolo e, soprattutto, la volatilità dell’ossido di etilene fan sì che il prodotto non comporti il minimo rischio sanitari. Il richiamo rimane tuttavia un atto dovuto in quanto l’azienda ha accertato (molto tardi) la non conformità dell’ingrediente.
    Non si tratta di nocività del prodotto (si può escludere), ma di conformità.

    Detto questo, non posso che ritenere che Le Moulin du Pivert abbia gestito coi piedi la situazione.
    Buona prassi pretendeva che, una volta emersa la criticità connessa al sesamo, l’azienda sospendesse la produzione (come han fatto tutte le imprese italiane) fino a quando non avesse accertato la conformità dell’ingrediente.