Home / Etichette & Prodotti / Nutri-Score ed etichetta a semaforo: i dubbi da sfatare sollevati da chi rifiuta la nuova proposta

Nutri-Score ed etichetta a semaforo: i dubbi da sfatare sollevati da chi rifiuta la nuova proposta

Corn flakes Nutri-ScoreIl Nutri-Score, che in Italia viene chiamato anche etichetta a semaforo, aiuta i consumatori a confrontare facilmente cibi e bevande della stessa categoria. Si tratta di un’etichetta che elabora il valore nutrizionale del prodotto (basata sulla quantità di calorie, sale, zucchero, grassi, proteine…), trasformandolo in un grafico che assomiglia ad  un semaforo a cinque colori.  All’interno di ogni casella colorata ci sono cinque lettere: la ‘A’, verde intenso, viene assegnata ai prodotti con la migliore qualità nutrizionale, poi si progredisce alla lettera ‘B’ (verde chiaro), ‘C’ (giallo), ‘D’ (arancione) e infine la lettera ‘E’ rossa assegnata  agli alimenti da assumere con attenzione, avendo una qualità nutrizionale non proprio ottimale. Poiché diverse notizie errate sul Nutri-Score si stanno diffondendo in Italia dove le industrie, i politici e le lobby continuano a criticare questo modello che si va sempre più diffondendo in Europa, il Beuc (organizzazione europea che raggruppa 46 organizzazioni di consumatori), ha focalizzato l’attenzione su alcuni punti per chiarire concetti importanti.

Con il Nutri-Score il cibo spazzatura diventa salutare
Questa tesi è supportata spesso da chi è contrario all’etichetta a semaforo facendo  due esempi. Il primo riguarda le bibite analcoliche a zero calorie dolcificate con sostituti dello zucchero che ottengono una “B”, il secondo esempio interessa le patatine surgelate classificate  nella prima fascia “A”. Per le bevande a zero calorie, il Nutri-Score riflette il contenuto di zuccheri e calorie che è molto basso, quindi le bibite meritano un punteggio migliore rispetto alla classica lattina    zuccherata, ma non certo superiore a quello dell’acqua, l’unica bevanda classificata con la lettera “A”.

nutri-score pasta al pomodoro
L’etichetta a semaforo non loda o demonizza gli alimenti. Semplicemente “traduce” le informazioni nutrizionali

E le patatine? Il Nutri-Score non le premia, si limita a elaborare la tabella nutrizionale posizionata sull’etichetta, senza considerare come saranno cucinate o preparate. Ecco perché le patatine surgelate (che sono patate sbucciate e tagliate) ottengono una ‘A’. Ma il valore nutritivo delle patatine varia poi in relazione al modo in cui vengono cucinate (forno o friggitrice), al tipo di olio e alla quantità di sale. Ecco perché né la tabella nutrizionale né il Nutri-Score, possono tenere conto di questi parametri. A riprova di ciò basta vedere come sono valutate le patatine fritte confezionate il cui giudizio spazia dal verde chiaro (lettera ‘B’), al rosso (lettera ‘E’) in relazione ai diversi fattori elencati.

Il Nutri-Score classifica gli alimenti come buoni e cattivi
L’etichetta a semaforo non loda o demonizza gli alimenti. Semplicemente ‘traduce’ le informazioni nutrizionali – riportate sul retro della confezione – in un’unica formula che rende più facile per i consumatori scegliere cosa acquistare. Per questo motivo non dovrebbe sorprendere che alcuni salumi e formaggi ottengono un punteggio ‘D’ o ‘E’ a causa dell’elevato contenuto di sale e grassi. Lo stesso vale per il salmone affumicato, penalizzato rispetto al pesce fresco perché contiene più sale e più grasso. Queste informazioni però fanno già parte della tabella nutrizionale posta sul retro della confezione, l’etichetta semaforo non aggiunge nulla, ma converte semplicemente i numeri in una forma grafica più a misura di consumatore.

Il Nutri-Score minaccia la Dieta mediterranea
Non è vero! La Dieta mediterranea tradizionale è ricca di frutta, noci, verdura, legumi e cereali mentre è povera di carni rosse e carni lavorate come pure di latticini. L’altra caratteristica è di avere l’olio d’oliva come principale fonte di grassi. Tutto questo risulta in linea con i principi dell’etichetta semaforo, che tiene conto dei nutrienti da limitare (calorie, grassi saturi, zuccheri e sale) e di quelli da favorire (fibre, proteine, frutta a guscio, frutta e verdura). Con il Nutri-Score, l’olio d’oliva si presenta come una fonte di grasso buono (‘C’) rispetto al burro (‘E‘) e altri oli vegetali ricchi di grassi saturi come l’olio di palma (‘E’). Visto che in Europa una persona adulta su due è in sovrappeso o obeso, bisogna spingere le persone verso prodotti alimentari più salubri e il Nutri-Score cerca di svolgere un ruolo importante in questa direzione, aiutando i consumatori a confrontare il valore nutrizionale degli alimenti e a compiere scelte di acquisto più corrette. Deve essere però chiaro che l’etichetta a semaforo non sostituisce le raccomandazioni dietetiche necessarie per seguire un’alimentazione sana.

nutri-score
Ogni casella colorata è abbinata a cinque lettere: la A verde intenso, viene assegnata ai prodotti con la migliore qualità nutrizionale, la E rossa che raggruppa gli  alimenti da assumere con attenzione

Il Nutri-Score non tiene conto delle quantità ma si riferisce sempre a 100 g di prodotto
Per evitare ai consumatori di fare complessi calcoli nel tentativo di confrontare prodotti simili, l’etichetta a semaforo è sempre riferita a 100 g o 100 ml. Le porzioni non sono staste prese in considerazione perché ogni azienda alimentare le stabilisce liberamente. Diverse ricerche hanno dimostrato che il Nutri-Score aiuta le persone ad acquistare meno prodotti alimentari classificati con  le lettere ‘D’ o ‘E’. Se il punteggio venisse calcolato sulle quantità di ingredienti presenti in una singola porzione, si arriverebbe al paradosso che 15 g di caramelle, oppure di maionese o di crema spalmabile al cioccolato meriterebbero quasi sempre un buon risultato. Non esistono infatti porzioni standard,  ogni azienda fissa le sue in assoluta autonomia.

Le bibite dietetiche a zero calorie sono più salutari dell’olio d’oliva
Un’altra critica nei confronti dell’etichetta a semaforo riguarda il confronto fra una bibita dietetica che usa dolcificanti e l’olio d’oliva. La bibita merita un buon punteggio e viene classificata con la lettera ‘B’, mentre l’olio di oliva viene etichettato con la lettera ‘C’. Questo confronto non ha molto senso perché se devo condire l’insalata non prendo certo in considerazione le bibite zuccherate e poi bisogna spiegare bene alle persone che il Nutri-Score è utile quando si confrontano prodotti della stessa categoria. Un confronto corretto sarebbe quello fra i vari tipi di oli basato sul contenuto di acidi grassi saturi e insaturi.  Ecco allora che il burro insieme all’olio di cocco e di palma sono penalizzati con la lettera ‘E’, mentre l’olio di oliva, di noci e di colza ottengono la lettera ‘C’). Un altro esempio interessante riguarda i cereali per la prima colazione (vedi  foto sotto). Il Nutri-Score spazia dal colore verde al rosso e in questo modo diventa più facile scegliere l’opzione più sana.

nutri-score
Il Nutri-Score dei cereali per la colazione spazia dal colore verde al rosso.In questo modo è  più facile scegliere  l’opzione più sana

© Riproduzione riservata

Il Fatto Alimentare da 12 anni pubblica notizie su: prodotti, etichette, pubblicità ingannevoli, sicurezza alimentare... e dà ai lettori l'accesso completamente gratuito a tutti i contenuti. Sul sito non accettiamo pubblicità mascherate da articoli e selezioniamo le aziende inserzioniste. Per andare avanti con questa politica di trasparenza e mantenere la nostra indipendenza sostieni il sito. Dona ora!

Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

Asparagi: è ancora ignoto l’elemento che dalla pianta trasferisce il caratteristico odore alle urine

Gli asparagi, un genere che comprende 150 specie, tra le quali c’è l’Asparago officinalis L., …

23 Commenti

  1. Buongiorno, è da anni che se ne parla e che Lei Dott. La Pira è favorevole al nutri-score che rimane uno strumento superficiale e impreciso nelle mani del consumatore. E lo dimostra proprio le considerazioni dell’articolo con vari esempi, il burro tanto più se chiarificato o ghee non è nocivo e neppure burro di cocco nonostante i tanti grassi sauri. Valutare in base al nutri-score è fortemente limitante per tanti prodotti validi e nutrienti a favore di altri con valori nutrizionali più favorevoli ma con ingredienti non consigliabili. Meglio valutare gli ingredienti.

  2. Riccardo Doroni

    Spero che questa cosa di confrontare prodotti simili venga spiegata / recepita bene. Ad esempio una pizza coop con caciocavallo e friarielli ha una B, le uova sempre coop viviverde hanno una D…

  3. Massimo Piselli

    Eh già perchè le patatine surgelate non si friggono, si consumano tal quali, normalmente si leccano a mo di ghiacciolo…
    Nel voler difendere questa sciagurata etichetta, ne evidenzia la gravi lacune.

    • Se si leggono i valori nutrizionali riportati sulla confezione di patate surgelate sbucciate si scopre che le calorie sono davvero poche. Se poi vengono cotte al forno il valore nutritivo risulterà ben diverso rispetto a quelle fritte nell’olio. Il semaforo non inventa nulla

  4. Io ripeto sono favorevole a Nutrì Score per i cibi contrassegnati 3 e 4 dalla classificazione NOVA altrimenti lo trovo troppo fuorviante il consumatore.

  5. Repetita iuvant..
    La semplicità del Nutri-Score si complica e serve un manualetto d’istruzioni:
    – serve solo per paragonare prodotti della stessa categoria
    – non è riferito alle porzioni medie consumate, ma solo a 100 g
    – cornice nera per prodotti ultratrasformati
    – non considera la qualità biologica ed il contenuto di residui chimici e pesticidi
    – è indicativo di un solo alimento e non del pasto intero che consumiamo solitamente
    -… … …
    Definirlo semplicistico non è scorretto, ma se completato con le dovute istruzioni d’uso potrebbe anche essere utile.

  6. Dott. La Pira, ma si possono fare degli esempi di queste lobby del settore alimentare che si oppongono a questo sistema di etichettatura? Qualche nome o altro.

  7. Capito. Però se mi permette un appunto da produttore animale, lasciando da parte i nostri politici, che risponderanno al fischio del padrone, quando arriverà. Non credo sia corretto definire lobby le aziende alimentari nostrane, tantomeno le aziende agricole. Piuttosto parliamo di categorie, che giustamente avranno le loro ragioni per provare ad opporsi a questo nuovo sistema di etichettatura, di cui credo si sentirà sempre più parlare in futuro, anche tra i non addetti al settore. Cordialmente.

  8. Della Nuntrinform battery penso quel che pensano tutti gli addetti ai lavori che non operano presso le aziende che producono con troppi grassi, troppo sale e troppi zuccheri: non è fatta bene (molto sintetico: https://ilfattoalimentare.it/nutrinform-battery-etichetta.html, un po’ più articolato https://ilfattoalimentare.it/nutrinform-battery-sistema-calcolo-etichette.html).
    E’ una foglia di fico per rispondere formalmente a un obbligo senza adempiere sostanzialmente all’obbligo.

    In ogni caso qualsiasi etichetta che miri a semplificare è per forza semplicistica.
    Invece di inventarsi etichette a semaforo, a palline, a stelline e a batteria (considerando i consumatori delle scimmiette a cui bisogna spiegare le cose con un disegnino e scaricando sulle imprese i costi) quel che serve è una seria educazione alimentare fin dalle scuole, che aiuterebbe ben di più i consumatori a scegliere bene e a stare in salute, solo che sarebbe un costo pubblico e, insegnando a mangiare sano, danneggerebbe ugualmente chi produce cibo spazzatura, tra i quali molti campioni dell’agroalimentare nazionale.
    Finché più che la salute pubblica si vuole tutelare chi produce dolci e bombite zuccherate (che non andrebbero mangiate e bevute che eccezionalmente), la mortadella, la salama da sugo, il burro, il grana e il vino (che andrebbero mangiati e bevuti con molta moderazione), non se ne esce.

    È più importante mantenere le tonnellate di mortadella e di salama da sugo (magari da maiali provenienti da allevamenti industriali, alimentati con mangimi OGM e mai usciti dal box) o salvaguardare salute e benessere dei cittadini, cominciando con il contrastare l’obesità infantile?
    Abbiamo il 20,4% dei bambini delle elementari in sovrappeso, il 9,4% obeso e il 2,4% gravemente obeso: più di un terzo dei futuri adulti è già condannato al diabete e alle malattie cardiovascolari.

    Bisogna decidere da che parte stare, se dalla parte dell’industria – e quindi è sufficiente continuare a dire “L’importante è mangiare un po’ di tutto”, così tutti son contenti, al più inventandosi pittogrammi poco comprensibili- o dalla parte dei consumatori (e della spesa pubblica in sanità, che è fuori controllo per malattie cardiache, tumori, diabete e altro legato a sovrappeso, obesità e diete sbagliate), nel qual caso bisogna proprio cambiare paradigma.

    L’industria è terribilmente retriva: ha ostacolato in tutte la maniere la sugar tax (che, non a caso, non è ancora entrata in vigore), ha brigato per arrivare a cinque proroghe dell’etichetta ambientale, è contraria al Nutri-Score, vuole “meno stato e più mercato”.

    Tutti si riempiono la bocca di “dieta mediterranea”, ma dieta mediterranea vuol dire fare moto, mangiare ogni giorno cereali integrali, legumi, verdura, frutta e olio d’oliva, occasionalmente pesce e pollo, raramente carne e formaggi, quasi mai dolci.
    Dieta mediterranea non è pizza, pasta bianca, prosciutto, mortadella, crema al cioccolato e merendine.

    • Questa è la definizione dell’etichetta NUTRISCORE:
      Si tratta di un’etichetta che elabora il valore nutrizionale del prodotto (basata sulla quantità di calorie, sale, zucchero, grassi, proteine…), trasformandolo in un grafico che assomiglia ad un semaforo a cinque colori.

      Ma come viene definito il VALORE NUTRIZIONALE? Sulla quantità di calorie (kcal), sale, zucchero, grassi, proteine e direi fibra.
      Definito in questo modo il valore nutrizionale è, quantomeno, poco informativo dato che il valore va sempre confrontato con le raccomandazioni nutrizionali stabilite dalle autorità nazionali. Termini quali quantità, tanto, poco, bilanciato DEVONO essere sempre quantificate numericamente altrimenti si entra nel cosiddetto ambiente discrezionale (fuzzy) dove vale tutto ed il suo contrario. Se queste quantità saranno da cambiare, mutatis mutandis, sarà poi il “metodo scientifico” a stabilirne la validità e non la SCIENZA DOGMATICA.

      Si dirà che il sistema NUTRISCORE si basa su di un algoritmo e questo è indubbiamente un criterio quantitativo e misurabile. Ma la validità di questo algoritmo è tutta da stabilire e l’esempio seguente chiarirà quanto voglio dire.

      L’articolo riporta (https://ilfattoalimentare.it/lobby-politici-nutri-score-dop.html):
      “Nessun olio è classificato ‘A’ o ‘B’, perché si tratta di prodotti composti al 100% da grassi. Anche in questo caso il posizionamento nel Nutri-Score è coerente con le raccomandazioni di salute e con il modello della Dieta mediterranea, che invita i consumatori a privilegiare l’olio d’oliva nella scelta dei grassi, in particolare nei paesi dove fa parte della cultura culinaria.”

      La PORZIONE di un olio o di un grasso è, secondo i LARN IV revisione, di circa 10 g.

      Secondo il FoP (Front of Pack) inglese, che tiene conto delle porzioni (pertanto si può facilmente raccomandare l’unità di consumo anche se, attualmente, questa è una variabile dipendente dal produttore) tutti gli oli (oli di colza e di noci, arachide, mais, oliva, etc) hanno un bel semaforo verde.

      Con il sistema inglese, FoP, quando cominciano a cambiare di colore i vari semafori degli oli ?
      olio di noci (circa 12.5 g, arancione), olio di colza (circa 12.6 g, arancione), olio di oliva (circa 12.9 g, arancione), olio di palma (circa 12.2 g, arancione), olio di cocco (circa 9.1 g, arancione).

      Il limite di tutto questo sistema (sia FoP che NUTRISCORE) è che, se sommiamo le porzioni di alimenti che hanno il semaforo VERDE, non è detto che la combinazione ottenga un bel colore VERDE!

      Con il sistema NUTRISCORE gli oli di noci e di colza ricevono una C, l’extravergine di oliva ed il palma ricevono una D e l’olio di cocco riceve una E (dati di composizioni del CREA), come indicato nell’articolo ed il confronto è fatto su 100 g di prodotto. (On line potrete trovare tutti i calcolatori Nutriscore che desiderate!)

      Qual’è il limite nella comunicazione “semplice ed immediata” che questi 2 sistemi PROVANO ad attuare:

      a) Dal punto di vista nutrizionale l’attuale sistema di classificazione, fra le altre cose, obbliga solo di riportare in etichetta oltre ai grassi totali anche la quantità di grassi saturi e questo, per il CONSUMATORE COMUNE, non ha un grande significato immediato, poi ricordiamo che nutrizionalmente NON tutti i grassi saturi hanno pari peso ed importanza nel bene e nel male! [Ad esempio consultate: A stearic acid-rich diet improves thrombogenic and atherogenic risk factor profiles in healthy males Eur. J. Clin. Nutr. . 2001 Feb;55(2):88-96 doi: 10.1038/sj.ejcn.1601122. e Grundy SM: Influence of stearic acid on cholesterol metabolism relative to other long-chain fatty acids. Am J Clin Nutr. 1994, 60: 986S-990S.) Tuttavia, vale la regola dettata dall’esperienza (rule of thumb) meno ce ne sono e meglio è: regola molto qualitativa!

      b) Sia il NUTRISCORE che il FoP riportano il contenuto di grassi saturi negli alimenti, tuttavia il sistema FoP aggiunge una indicazione utilissima per il CONSUMATORE COMUNE: “stai attento che ti consiglio di utilizzare come “porzione”….questa quantità. È questa l’indicazione che assume una importanza cruciale nella comunicazione. Questo è stigmatizzato negli utilissimi opuscoli LARN (Società Italiana di Nutrizione Umana-SINU, 2014).

      c) Purtroppo nessuno dei due metodi di comunicazione tiene conto che nel giudicare la “bontà” o il “valore” nutrizionale, in questo caso degli oli, si DEVONO prendere il considerazione altri parametri quali:

      • il rapporto fra gli acidi grassi omega 6/ omega 3 ( come specificato dai LARN IV edizione), oppure
      • la Quota prevalente di acidi grassi (acido linoleico+acido linolenico)/Acido oleico che dovrebbe attestarsi attorno a circa 0.6 (E. Turchetto, comunicazione personale e J.P. Helme, Rev. Fran. Corps Gras, 3, 107, 1986), oppure
      • la quota di acido linolenico (18:3, n-3) oppure
      • le quantità raccomandate di acidi grassi a lunga catena della serie n-3 (omega 3): Acido Linoleico/(EPA+DHA) che dovrebbe essere attorno al valore 4,
      • oppure i rapporti Polinsaturi/saturi= 1/1
      • oppure i rapporti Polinsaturi/saturi/monoinsaturi= 1:1:2

      Questo per dire che la comunicazione del Valore Nutrizionale di un alimento non è proprio così immediata. Pensate solo che quando un consumatore normale entra in un negozio di alimentari scoprirà che il suo sguardo ed il suo pensiero e le sue azioni saranno guidate dal un colore quanto più possibile vicino al verde e verrà distolto assolutamente dal rosso.

      Ma come ho cominciato a dimostrarvi in precedenza le considerazioni più scientificamente appropriate (e parlo del metodo e non della fede incondizionata così popolare ultimamente, sopratutto a livello della cosidetta scienza) sono una cosa ben più complessa e sono frutto di un processo educativo.

      Ora per restare su NUTRISCORE, la lista degli oli e dei grassi è stato scritto:
      “L’etichetta a semaforo non loda o demonizza gli alimenti. Semplicemente ‘traduce’ le informazioni nutrizionali – riportate sul retro della confezione – in un’unica formula” (https://ilfattoalimentare.it/nutri-score-etichetta-semaforo-dubbi.html).

      Lodevole ma assolutamente poco accurato.

      L’altra affermazione relativa ai grassi: “Si tratta però della migliore classificazione possibile per un grasso, rispetto ad altri oli vegetali classificati con la lettera ‘D’ o ‘E’ (hanno la lettera ‘C’ anche gli oli di colza e di noci). (https://ilfattoalimentare.it/lobby-politici-nutri-score-dop.html) è la dimostrazione di quanto detto:

      Gli oli elencati in precedenza hanno tutti la lettera C? No!,
      Bene! Hanno lo stesso valore nutrizionale? No!
      Il cocco, l’oliva, l’olio di colza o quello di mais si possono comparare dal punto di vista nutrizionale? No!

      Il rapporto omega 6/omega 3 nell’olio di cocco (1600) o nell’extravergine di oliva (7.9) o nell’olio di colza (2.3) o di mais (83) dove si colloca nutrizionalmente parlando? [I valori possono oscillare a seconda della composizione acidica degli oli]

      Ma come, non hanno tutti la lettera E ma, come vedete, rispetto ai valori raccomandati dal Ministero della salute italiano o dall’EFSA o da qualsiasi altro ente internazionale i valori (e badate bene ho esaminato solo un parametro di valore nutrizionale) dove si collocano?

      Basta forse un colore a determinare una scelta?

      L’altro sistema, che certamente ha, come il NUTRISCORE, il notevole PREGIO di voler comunicare al consumatore comune una utile informazione nutrizionale, e parlo del FoP Inglese almeno ha un vantaggio NETTAMENTE SUPERIORE pur nella sua approssimazione comunicativa: almeno indica che il colore dell’alimento è anche funzione della QUANTITÀ CONSUMATA e che ogni eccesso dovrebbe essere attentamente valutato.

      Ecco che, come dimostrato in precedenza, il “semaforo” cambia colore in funzione della quantità. La parola chiave è la PORZIONE (quello che in Inglese viene definito serving size) e questo il nostro Ministero della Salute l’ha capito molto bene propri proponendo le porzioni!

      Notate che l’attuale sistema di etichettatura nutrizionale (reg. 1169/2011) effettivamente non comunica IMMEDIATAMENTE il valore nutrizionale di un alimento ma, certamente è un passo avanti.
      Per renderlo più efficace, come forma di comunicazione rapida, basterebbe integrarlo con il sistema semaforico?

      La risposta è SI, anche se sarà un’altra approssimazione. Infatti, una vera educazione alimentare richiede un lungo lavoro sia scolastico per la gioventù che informativo per il consumatore adulto ma, si sa che Roma non fu costruita in un giorno.

      Esistono dei sistemi per verificare se una determinata combinazione di alimenti è bilanciata rispetto alle indicazioni nutrizionali che ci vengono proposte a livello Italiano o Europeo?

      La risposta è SI, esiste l’Indice di Qualità Nutrizionale che attualmente è il miglio sistema per valutare una dieta, ma non ha ancora l’immediatezza da supermercato dei semafori. Questo sistema, nutrizionalmente corretto, soprattutto rispetto alle indicazioni delle autorità sanitarie nazionali ed internazionali, va studiato a livello comunicativo dato che traduce in maniera misurabile affermazioni quali: moderato, o poco o equilibrato nutrizionalmente, altre descrizioni qualitative che lasciano il tempo che trovano!

      In conclusione, affermazioni del tipo “Poiché diverse notizie errate sul Nutri-Score si stanno diffondendo in Italia dove le industrie, i politici e le lobby continuano a criticare questo modello che si va sempre più diffondendo in Europa…” sembrano più uno slogan legato alla fede che una serio tentativo di miglioramento della comunicazione in tema di nutrizione.

      E’ difficile essere più brevi PURTROPPO!

    • Nella nota mi sembra ci sia un piccolo errore dove dice che “Con il sistema Nutri-Score gli oli di noci e di colza ricevono una C, l’extravergine di oliva ed il palma ricevono una D e l’olio di cocco riceve una E”. L’olio extravergine di oliva con Nutri-Score riceve una “C” e non una “D”.

  9. Questo lunga esposizione non fa che ribadire che nutriscore può essere utile solo per i cibi 3 e 4 della classificazione NOVA e non per alimenti semplici.

  10. Perché è più facile che crei delle false certezze false informazioni al consumatore anche attento rispetto al bene che potrebbe fare facciamo l’esempio dell’olio Che senso ha fare un nutri-score dell’olio l’olio è un elemento singolo e quindi è chiaro che non lo devi ingurgitare alla bottiglia ma ne userai una parte piccolissima.
    Una mozzarella, un prosciutto o il burro anche no.
    Lo ritengo più necessario il nutri score per quelle etichette che hanno tre o quattro righe di componenti ingredienti e conservanti lì sì che magari devi veramente scegliere qual è il meno peggio.

  11. Secondo me, un primo passo sarebbe applicare il Nutri-Score solo agli alimenti trasformati.

    Mi sembra assurdo applicarlo a materie prime come farina, olio, zucchero, burro, sale…

    Poi, su quelle trasformate, rimane sempre il discorso “porzione/100 g”…

  12. Gentile dr. La Pira, fra i suoi molti meriti innegabili, lei ha la prerogativa di indicare il dito che punta alla luna piuttosto che alla luna e pertanto risponde come ha fatto trascurando completamente quanto ho umilmente cercato di portare alla attenzione dei partecipanti rispetto a quelli che sono i limiti di questo sistema assieme ai suoi meriti. Evidentemente, data la sua risposta, sembra essere tempo perso.
    Quanto segue è tratto dal QR_scientifique_et_technique_V41 (nutri-score frequently asked questions – Santé publique Francehttps://www.santepubliquefrance.fr › content › file che è liberamente scaricabile.

    La tabella a pag. 28 riporta testualmente:
    “La tabella a punti generalmente utilizzata per calcolare il punteggio nutrizionale è la seguente: “ e si vada a vedere la tabella.

    Per l’olio extravergine di oliva (dalle tabelle riportate dal CREA, https://www.alimentinutrizione.it/tabelle-nutrizionali/009210, il calcolo del valore energetico da un valore pari a 3762 kJ/100 g (piccole oscillazioni attorno a questo valore, come ho detto nel corso della mia esposizione sono legati alla NATURALE variabilità della composizione degli oli. Inoltre, la medesima tabella riporta un contenuto di grassi saturi pari al 15.32 %.

    Ripercorra l’assegnazione del punteggio all’extra vergine di oliva utilizzando il documento base che ho indicato all’inizio. Come ho detto e ridetto le oscillazioni potrebbero essere ingenerate dalla naturali variabilità della composizione degli alimenti.

    Ad esempio: l’olio extravergine di oliva “Fruttato Giuseppe Fois (prodotto commerciale, https://www.destinationgusto.it/prodotto/olio-extravergine-di-oliva-fruttato-giuseppe-fois-accademia-olearia)” riporta un valore energetico pari a 3390 kJ/100g ed una quantità di acidi grassi pari a 15 g/100g

    I Punti assegnati per i nutrienti che hanno un impatto negativo sul punteggio nutrizionale (N) in base all’energia (> 3350 kJ/100 g) sono 10.

    “Il programma nazionale francese di salute alimentare (PNNS) raccomanda di privilegiare i grassi di origine vegetale e limitare i grassi animali (burro e panna). La classificazione ottenuta con il calcolo originale del punteggio FSA che mette tutti i grassi aggiunti nella categoria “arancia scura/E” non sembra coerente con le linee guida nutrizionali.

    Quindi, l’algoritmo del punteggio FSA deve essere ottimizzato per tenere meglio conto del contenuto di acidi grassi saturi . Il sito tabella dei punti per gli acidi grassi è calcolata in base al totale degli acidi grassi saturi/componente lipidico (in percentuale) con la tabella di assegnazione dei punti che inizia al 10% e aumenta a passi del 6%.”.

    A pag. 28, la colonna relativa ai grassi va quindi sostituita con quella a pag. 30 dove troviamo che per un rapporto /espresso in %) di acidi grassi saturi/totale grassi <16 il punteggio assegnato è di 1.

    Conseguentemente a pag. 28 si trova che per un totale di punti ≥ 11 il punteggio finale si ottiene sottraendo i punti positivi sa quelli negativi. Il totale che si ottiene è di 11 e pertanto, dalla tabella a pag. 31 il colore assegnato alla lettera D sarà quello arancione.

    • Buongiorno, il semaforo è un’etichetta che serve a orientare il consumatore, non è un rapporto analitico di un laboratorio. La lettera C è attribuita a tutti gli extra vergini. Le distinzioni che fa lei possono essere anche corrette ma mi sembrano troppo tecniche. La tabella nutrizionale di un olio non definisce tutti questi parametri e il semaforo è solo una decodifica. È un’impresa molto complessa aggiungere altri elementi, penso che anche lei se ne renda conto.

  13. Il giorno che toglieranno la A da tutti gli alimenti che vengono consumati in porzioni grandi, tra cui la pasta, sarò d’accordo, ma questi devono andare in bassa categoria tout-court, altrimenti fanno danno.

    • La sua osservazione non mi è chiara soprattutto quando utilizza “…in porzioni grandi…”. Nella pubblicazione “Standard quantitativi delle porzioni” (scaricabile qui: https://sinu.it › 20141111_LARN_Porzioni) potrà osservare che una PORZIONE di pasta (non cotta) è di 80 g. Quindi quando diciamo GRANDE cosa si intende? 100, 110, 120 g….?
      Quindi la sua osservazione contiene in se i germi di uno dei punti di debolezza del sistema NUTRISCORE: la mancanza di definizione di cosa sia GRANDE, MODERATO, GIUSTO!
      Il ministero della Salute, almeno in questo, ci fornisce un orientamento dato che nel documento indicato specifica il concetto di porzione (questo dovrà poi essere adattato al singolo individuo). Noti che gli spaghetti n. 5, nell’etichetta nutrizionale, specificano la porzione: 85 g, non molto distante da quanto indicato.
      Questo è uno dei punti di debolezza del sistema NUTRISCORE, il fatto che tutto viene espresso per 100 g e quindi la guida semaforica NUTRISCORE non considera minimamente che, ad esempio, 100 g di Parmigiano Reggiano (usando le tabelle della composizione alimentare del CREA) ricevono una NON INCORAGGIANTE: D (arancio).
      Il documento Standard quantitativi delle porzioni indica che una PORZIONE di formaggio stagionato è pari a 50 g (alcuni produttori indicano 60 g). Sia come sia, quando lo usiamo per “insaporire la pasta o un risotto” ne consumiamo forse 50 g ? Se fosse così sarebbe meglio ricorrere ad un esorcista!
      In alternativa, usando il sistema Inglese “FoP (Front of Pack)”, che usa 3 colori: rosso, arancio e verde e che utilizza il concetto di PORZIONE, 8.3 g di parmigiano reggiano sono classificati con 4 bei colori verdi per quanto riguarda GRASSI TOTALI, GRASSI SATURI, ZUCCHERI, SALE il tutto corredato con una dieta di riferimento che, guarda caso, è quella raccomandata da EFSA nel reg. 1169/2011. Consumando la PORZIONE RACCOMANDATA (50 g) avremmo: GRASSI TOTALI (arancio), GRASSI SATURI (rosso), ZUCCHERI (verde), SALE (arancio)
      Quindi, integrando l’attuale sistema di etichettatura nutrizionale, con delle semplici raccomandazioni sulle QUANTITÀ (Paracelso lo aveva capito che “la dose fa il veleno”) da consumare: LE PORZIONI, avremmo un sistema molto più INFORMATIVO per il consumatore che non il NUTRISCORE DA SOLO che risulta di nuovo una approssimazione che, naturalmente, non fa che esacerbare gli animi ed i dibattiti e gli integralismi non aggiungendo nulla di realmente utile al consumatore con una “normale” formazione alimentare.
      Anche questo sistema NON rappresenta una fonte completa ideale di informazioni nutrizionali (si sa che l’ottimo potrebbe essere nemico del bene, tuttavia…), soprattutto in termini di una alimentazione BILANCIATA: ci dovremmo sempre porre la domanda: “bilanciata rispetto a che cosa?” Il FoP almeno prende in considerazione la dieta EFSA. Esiste un sistema più informativo ma, andrebbe ottimizzato in termini di comunicazione: si chiama Indice di Qualità Nutrizionale.

  14. Sulla questione “patatine” ho dei dubbi. Ho cercato in molti supermercati patatine solo sbucciate, tagliate e congelate: non ne ho trovate, sono tutte precotte e quindi piene di grassi.