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Lobby e politici per contrastare il Nutri-Score si appellano ai prodotti Dop. Ma sbagliano tutto

nutri-scorePubblichiamo un articolo apparso sul sito The Conversation nel maggio 2021 e firmato da quattro professori francesi che oltre che essere gli ideatori del Nutri-Score portano avanti da anni questo progetto all’interno dell’UE.

Il Nutri-Score (n.d.r. chiamato in Italia anche etichetta a semaforo) è un logo informativo nutrizionale a cinque colori proposto nel 2014 da ricercatori accademici indipendenti specializzati in alimentazione e salute pubblica. L’intento era creare un sistema per aiutare i consumatori a giudicare, in poco tempo, la qualità nutrizionale degli alimenti al momento dell’acquisto, guidandoli verso scelte alimentari più favorevoli alla salute. Da allora, il Nutri-Score è stato oggetto di numerosi attacchi da parte delle lobby dell’industria alimentare .

Adesso il logo è ufficialmente adottato da diversi paesi europei, ma gli oppositori sono molto attivi e sono affiancati dalla maggior parte delle grandi multinazionali che continuano a osteggiarlo. Da un lato c’è la Commissione Europea che ha programmato la strategia Farm to Fork per il 2022, il cui obiettivo è “rendere i sistemi alimentari equi, sani e rispettosi dell’ambiente”, dall’altro ci sono gli oppositori del Nutri-Score che cercano di evitare l’adozione ufficiale e obbligatoria dell’etichetta a semaforo.

Negli ultimi mesi abbiamo osservato in Italia e Spagna, e più recentemente anche in alcuni settori francesi nuove azioni intraprese da lobby anti-Nutri-Score. La novità è che settori economici e politici che fino ad ora non si erano manifestati se non raramente, stanno ora unendo le forze. Questo aspetto riguarda soprattutto l’ambiente della produzione agricola che sfrutta l’immagine dei “cibi tradizionali”.

salvini nutri-score
Sa diverso tempo in Italia e Spagna si moltiplicano gli attacchi al Nutri-Score

Per quattro anni, grandi gruppi di pressione agroalimentari hanno sviluppato tutte le strategie possibili per cercare di bloccare o, almeno, ritardare l’applicazione del Nutri-Score. Lo hanno prima condannato dichiarandolo stigmatizzante, riduttivo, semplicistico, falso, incompleto… Hanno poi proposto alternative per competere. Hanno sollevato la questione della politica, in occasione delle votazioni parlamentari. Hanno anche negato o messo in dubbio i risultati di studi scientifici che dimostrano l’efficacia di Nutri-Score, e soprattutto la superiorità rispetto ad altri formati grafici esistenti. I vari attori della società (scienziati, operatori sanitari, associazioni di consumatori e pazienti, ecc.) si sono poi riuniti per ricordare alle persone il valore di questo logo e chiederne la realizzazione.

Il Nutri-Score è stato finalmente adottato in Francia, con decreto interministeriale, nell’ottobre 2017, oltre che in Belgio, Germania, Lussemburgo, Spagna, Paesi Bassi e Svizzera (la sua esposizione è su base volontaria, perché a causa delle normative europee, nessuno Stato membro può imporre l’etichettatura nutrizionale a livello nazionale). Sebbene nessuna azienda si sia espressa a favore nel 2017, oggi più di 600 imprese si sono impegnate a utilizzare l’etichetta.

Nutri-Score Francia
Il Nutri-Score è stato sviluppato in Francia da ricercatori indipendenti ed è sostenuto dalle istituzioni pubbliche

Nonostante questo sviluppo favorevole, la maggior parte dei gruppi alimentari internazionali (Coca-Cola, Mars, Ferrero, Mondelēz, Lactalis, Unilever, Kraft, ecc.) e molti marchi nazionali continuano ad opporsi. A loro si aggiungono altri attori, mobilitati dal timore che il Nutri-Score possa diventare obbligatorio a livello europeo. Un movimento rafforzato dall’atteggiamento di politici, che usano il patriottismo alimentare a fini elettorali.

I settori della produzione agricola che si oppongono alla generalizzazione del Nutri-Score (in Italia Coldiretti e Confagricoltura n.d.r e alcuni partiti politici) lo fanno perché ritengono che i loro prodotti non siano ben classificati e quindi ritengono il logo penalizzante.

Tra i settori interessati ci sono quelli dei salumi e dei formaggi, che sono in parte classificati con la lettere ‘D’ ed ‘E’ per l’alto contenuto di acidi grassi saturi e sale, oltre che per l’elevata densità calorica. Solo alcuni formaggi e alcune carni poco grasse e meno salate sono classificate ‘C’, o addirittura ‘B’ per i prosciutti cotti a ridotto contenuto di sale.

Traditional italian antipasto o
Tra i settori più attivi nella campagna contro il Nutri-Score ci sono quelli dei salumi e dei formaggi

Non si tratta, tuttavia, di un giudizio intenzionale: la classificazione viene effettuata con totale trasparenza e obiettività sulla base della composizione riportata sull’etichetta. Il punteggio del Nutri-Score riassume solo le informazioni dell’etichetta nutrizionale obbligatoria presente sulle confezioni, che spesso risulta difficile da decodificare. L’etichetta a semaforo non fa altro che fornire informazioni semplificate sulla composizione nutrizionale complessiva degli alimenti. Spiega ai consumatori che alcuni prodotti possono far parte di una dieta equilibrata, ma solo se consumati in quantità moderate e con frequenza limitata. In questo, il Nutri-Score è pienamente coerente con le raccomandazioni nutrizionali per salumi e formaggi che spingono a limitarne il consumo.

In Spagna e in Italia, i settori agricoli e molti politici continuano a screditare il Nutri-Score, accusandolo di opporsi alla Dieta mediterranea, solo perché classifica con le lettere ‘D’ o ‘E’ salumi e formaggi presentati come i pilastri della cucina mediterranea. Ma questo non è vero. La Dieta mediterranea è caratterizzata da un elevato consumo di frutta, verdura, legumi e cereali integrali, un consumo moderato di pesce e latticini (compresi i formaggi), poca carne rossa e salumi, e grassi principalmente apportati da olio d’oliva.

Il punteggio assegnato dall’etichetta a semaforo premia tutti gli alimenti a basso contenuto di grassi, zucchero o sale e ricchi di fibre, frutta e verdura, legumi e frutta secca a guscio. In altre parole, gli elementi principali della Dieta mediterranea. Inoltre, classifica l’olio d’oliva nella migliore categoria possibile per i grassi, la ‘C’. Questo elimina automaticamente un argomento utilizzato dagli oppositori (soprattutto in Spagna e in Italia) che ritengono il Nutri-Score penalizzante per l’olio di oliva. Si tratta però della migliore classificazione possibile per un grasso, rispetto ad altri oli vegetali classificati con la lettera ‘D’ o ‘E’ (hanno la lettera ‘C’ anche gli oli di colza e di noci).

L’olio extravergine di oliva ottiene il miglior punteggio possibile nella categoria dei grassi alimentari

Nessun olio è classificato ‘A’ o ‘B’, perché si tratta di prodotti composti al 100% da grassi. Anche in questo caso il posizionamento nel Nutri-Score è coerente con le raccomandazioni di salute e con il modello della Dieta mediterranea, che invita i consumatori a privilegiare l’olio d’oliva nella scelta dei grassi, in particolare nei paesi dove fa parte della cultura culinaria.

‘Cibo tradizionale’ non fa necessariamente rima con ‘qualità nutrizionale’. A poco a poco, le lobby agricole hanno ampliato la loro strategia evidenziando che il ​​punteggio Nutri-Score penalizzerebbe i cosiddetti cibi tradizionali considerati parte di un patrimonio culinario nazionale o regionale. Il tentativo di contrapporre l’etichetta a semaforo a un modello alimentare tradizionale è un palese tentativo di disinformazione. Si tratta  purtroppo di false argomentazioni riprese da personalità politiche che le sfruttano per rafforzare il ‘patriottismo alimentare’. In questo modo, i lobbisti cercano di confondere il pubblico, sottolineando che verrebbero così penalizzati salumi e formaggi che fanno parte del panorama culinario e gastronomico di una regione. La stessa cosa succederebbe ad alcuni  alimenti con etichette di qualità collegate a cibi tradizionali (Denominazione di origine protetta, Indicazione geografica protetta, Specialità tradizionale garantita…).

Si tratta di marchi che garantiscono l’origine di un prodotto alimentare e il fatto che sia stato trasformato e confezionato in una determinata area geografica, secondo una procedura riconosciuta in linea con regole scritte nei disciplinari, o che abbia qualità sensoriali e condizioni di produzione superiori ad altri prodotti simili. Tutto ciò è utile all’acquirente ma non riguarda il concetto di ‘qualità nutrizionale’. I prodotti con un’etichetta Dop, Igp, Stg o biologici restano comunque salumi o formaggi ricchi di acidi grassi, sale e calorie e quindi vengono penalizzati dal Nutri-Score. Questi alimenti devono essere inquadrati come gli altri e ricevere un giudizio nutrizionale secondo i criteri del Nutri-Score e non possono essere esentati dall’esporre il punteggio che, anzi, aiuta a completare le informazioni sulla qualità del prodotto.

coldiretti etichette a semaforo
In Italia il ministero dell’Agricoltura si è allineato alle posizioni di Federalimentare, Coldiretti e Confagricoltura

La strumentalizzazione politica del Nutri-Score. Accanto a questo lavoro di lobbying svolto da industriali e vari settori agricoli, ci sono le pressioni da parte di personalità politiche che sia muove su diversi livelli. Troviamo il ‘classico’ lobbying svolto dai ministri dell’Agricoltura che, per la vicinanza agli attori economici, tendono spesso ad allinearsi con le loro posizioni. Così, il ministro dell’Agricoltura italiano, riprende nella sua comunicazione gli elementi del linguaggio utilizzati da Federalimentare (l’associazione che rappresenta l’industria agroalimentare italiana, tra cui il potente gruppo Ferrero) e dalle associazioni agricole Coldiretti e Confagricoltura, importanti membri del COPA-COGECA, la lobby degli agricoltori europei. Si parla di rischi per l’export italiano, di problemi di concorrenza all’interno dell’Unione Europea, di difesa dei prodotti tradizionali (prosciutto, parmigiano, gorgonzola…) che sono ingiustamente penalizzati dal Nutri-Score riportando fake news sul cibo mediterraneo.

La difesa del prodotto Made in Italy è un argomento largamente utilizzato anche dai partiti populisti (come la Lega) e di estrema destra (come Fratelli d’Italia). Questi partiti fanno appello al patriottismo culinario, all’orgoglio alimentare nazionale, alla difesa dei valori tradizionali italiani e alimentano teorie cospirative sul ruolo dell’Europa e della Francia… In nessun momento, nelle loro argomentazioni, si evoca la salute di consumatori e, in particolare, le grandi sfide di salute pubblica che l’Italia deve affrontare. Di fronte a queste affermazioni inesatte, eminenti scienziati italiani come Paolo Vineis, Elio Riboli, Walter Ricciardi, Mauro Serafini, Silvio Garattini si sono mobilitati per denunciare la strumentalizzazione del punteggio Nutri-Score.

Simili argomentazioni si ritrovano anche nei discorsi dei politici spagnoli che denunciano il Nutri-Score in maniera demagogica (per le stesse ragioni elettorali), cercando di presentarsi come i difensori dei prodotti locali e degli interessi economici delle regioni dove sono eletti. Come i suoi omologhi in Italia, il partito di estrema destra spagnolo Vox fa della battaglia contro il Nutri-Score una parte della sua strategia. Le argomentazioni demagogiche sono riprese anche dai movimenti conservatori, in particolare dal Partido Popular (PP) e dal partito liberale Ciudadanos.

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Recentemente anche in Francia alcune figure politiche si sono posizionate come difensori di prodotti delle Regioni in cui si sono candidati

Allo stesso modo, in Francia, dove il Nutri-Score è stato ufficialmente adottato dal 2017, abbiamo visto recentemente figure politiche posizionarsi, con l’avvicinarsi delle elezioni regionali, come difensori dei prodotti della regione in cui sono candidati e dove le filiere locali ritengono (erroneamente) che i loro prodotti siano scarsamente classificati. Non si esita a chiedere al ministro dell’Agricoltura di proporre di eliminare i ‘loro’ formaggi locali dal sistema Nutri-Score, o addirittura di esentare l’etichetta a semaforo da tutti i prodotti a denominazione di origine, che non sono coerenti con una politica di sanità pubblica.

Alternative al punteggio Nutri-Score.Per bloccare o almeno ritardare l’adozione dell’etichettatura nutrizionale, i lobbisti hanno cercato a lungo di offrire ‘alternative’. Questi tentativi sono iniziati ancor prima dell’apertura della revisione del regolamento sull’informazione dei consumatori nel 2008. L’obiettivo era anticipare l’istituzione di un sistema potenzialmente problematico…

Già nel 2005 produttori, distributori e loro rappresentanti (Food and Drink Europe, all’epoca denominata CIIA) proponevano un modello di etichettatura volontaria ispirata alla GDA (valori giornalieri di riferimento), ribattezzata “Reference Intakes” (Assunzioni di riferimento) nel 2014. Sebbene questo sistema fornisca informazioni sul contenuto di nutrienti degli alimenti, è complesso e non consente confronti diretti tra i prodotti. Inoltre, utilizza come riferimento le porzioni fissate dai produttori stessi. Non solo questa incomprensibile etichettatura è stata rifiutata dai consumatori, ma molti studi scientifici ne hanno dimostrato l’inutilità.

evolved nutrition label etichette a semaforo
Sei grandi multinazionali avevano cercato di proporre un’etichettatura nutrizionale alternativa al Nutri-Score, la Evolved Nutrition Label

Allo stesso modo, a marzo 2017, sei grandi multinazionali alimentari (Coca-Cola, PepsiCo, Nestlé, Mars, Unilever, Mondelēz) hanno collaborato per offrire il proprio modello di logo nutrizionale (‘Etichetta nutrizionale evoluta’). Il sistema è basato su un sistema di porzionatura, indica le quantità e l’apporto giornaliero di energia e nutrienti. Sotto la pressione delle associazioni dei consumatori e grazie al lavoro scientifico che ha dimostrato l’inefficacia del logo e i suoi effetti controproducenti, i ‘Big 6’ hanno ritirato il proprio sistema nel novembre 2018.

Più recentemente, è stato il governo italiano a proporre come alternativa il sistema NutrInform Battery. Il logo fornisce informazioni relative ad ogni sostanza nutritiva, e la rappresentazione grafica è molto simile al logo di GDA/RI.  Sebbene rifiutato dalle associazioni dei consumatori e dalle strutture sanitarie pubbliche, questo logo è sostenuto in Italia da lobby rappresentative sia dell’industria alimentare (Federalimentare), sia del settore agricolo (Coldiretti e Confagricoltura) e da vari politici, tra cui il ministro dell’Agricoltura. Diverse lobby spagnole, in particolare politici e organizzazioni agricole, sostengono anche loro questo sistema che lascia anche la possibilità per i prodotti con denominazione di origine di non esporre il logo…

Tutti gli studi indipendenti mostrano però che i sistemi alternativi indicati sono più difficili da comprendere e interpretare per i consumatori. Inoltre, non consentono confronti tra alimenti e quindi non hanno un impatto positivo sul comportamento di acquisto dei consumatori. Al contrario, il Nutri-Score è stato oggetto di oltre 45 studi scientifici pubblicati su riviste internazionali peer-reviewed, che dimostrano l’efficacia, la rilevanza e l’utilità per i consumatori e per la salute pubblica. È anche il logo che si è comportato meglio rispetto ad altri esistenti o supportati da gruppi di pressione.

etichetta batteria nutrinform battery esempio
L’Italia ha approvato l’etichettatura NutrInform Battery, molto simile al sistema GDA/RI

Strategie per impedire l’adozione di un’etichetta obbligatoria. Le strategie delle lobby sono sempre le stesse: mettere in dubbio il Nutri-Score attraverso dichiarazioni false, mantenere la confusione, negare i dati scientifici che turbano, proporre alternative a loro vantaggio… Mirano a bloccare il processo decisionale dell’attuazione di un’etichetta nutrizionale armonizzata e obbligatoria in tutta Europa e, soprattutto, ad impedire la scelta del sistema di calcolo del Nutri-Score.

In questo confronto fra la salute pubblica e interessi economici, 400 scienziati europei e 30 associazioni in rappresentanza di centinaia di esperti (nel gennaio 2022 diventati rispettivamente 1000 scienziati e 42 società scientifiche) hanno deciso di unire le forze per ricordare alla gente che solo i dati scientifici dovrebbero guidare le decisioni politiche nel campo della salute pubblica. Tutto ciò per ricordare che la scelta di un logo nutrizionale efficace per l’Europa deve rispondere solo a questa esigenza e non essere dettata dagli interessi di alcuni operatori economici o degli Stati membri che li difendono.

Autori:

  • Chantal Julia ha ricevuto finanziamenti dalla Sorbona Paris Nord University e Assistance Publique Hôpitaux de Paris (stipendio). Ha beneficiato del finanziamento di progetti dal ministero della Salute, dall’Istituto Nazionale del Cancro e da Santé Publique France in merito a progetti di ricerca relativi a Nutri-score.
  • Mathilde Touvier ha ricevuto finanziamenti dall’Istituto nazionale della salute e la ricerca medica, Inserm (stipendio), e,per quanto riguarda progetti di ricerca su Nutri-Score: dalla Fondazione per la ricerca medica, FRM (ARF201809007046) e dall’Istituto nazionale del cancro, INCa (n. 2017- 1-PL SHS-01-INSERM ADR 5-1).
  •  Pilar Galan e Serge Hercberg non lavorano, consultano, detengono azioni o ricevono finanziamenti da qualsiasi azienda o organizzazione che potrebbe trarre vantaggio da questo articolo e non hanno rivelato affiliazioni rilevanti oltre al loro incarico accademico.

© Riproduzione riservata Foto: depositphotos.com, fotolia.com

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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26 Commenti

  1. Non sono un politico, tantomeno di destra e sono contrario al nutriscore; Non appartengo a nessuna lobby, sono un pensionato ex gestore di negozio alimentare e sono contrario al nutriscore. Credo invece che questo semaforo sia sostenuto dalle lobbies del cibo finto, dei prodotti light, delle preparazioni dietetiche che vendono aria, acqua e chiacchere ai prezzi del cibo vero. Lo ha ammesso la stessa Mathilde Touvier nella vostra intervista: “Un primo effetto positivo diretto potrebbe essere un incentivo per i produttori a riformulare i propri prodotti riducendo zuccheri, grassi, ecc.” Ecco: riformulare è la parola magica per ottenere la A e tutti saremo felici e contenti!

    • Riformulare un prodotto non necessariamente vuol dire aggiungere additivi. In genere i prodotti riformulati sono nutrizionalmente più validi e riducono gli additivi o conservanti. Altra cosa sono i prodotti light che sostituiscono lo zucchero con dolcificanti, ma in questo caso non si tratta di riformulazione ma di nuovo prodotto light.

  2. https://www.msn.com/it-it/money/storie-principali/italia-e-francia-insieme-per-cambiare-le-etichette-ue-del-cibo/ar-AARc0mi?li=AAaxHVJ&ocid=spartandhp&page=9
    ———–Il trattato del Quirinale dedica una specifica sezione alla difesa dell’agricoltura e delle produzioni alimentari.
    «Ad unire Italia e Francia- sostiene la Coldiretti – è la lotta all’agropirateria internazionale che colpisce i prodotti simbolo del made in Italy dal parmigiano al prosecco, dal provolone al pecorino romano, dal salame alla mortadella ma anche quelli della Francia come Champagne, Beaujolais, Bordeaux, Cognac e tra i formaggi il Brie e il Camembert».—————

    Senza giocare a rimpiattino quindi, signor La Pira, lei può assicurarci che questa è una notizia falsa?………

    https://www.governo.it/sites/governo.it/files/Trattato_del_Quirinale.pdf
    articolo 8
    ————-Le Parti s‘impegnano a
    sostenere, proteggere e promuovere, sia nell’Unione Europea che nei Paesi terzi, a livello bilaterale, plurilaterale e
    multilaterale, le denominazioni d’origine e le indicazioni geografiche registrate nell’Unione Europea.————
    Siamo sicuri che non sono somiglianti?

    Voi sostenete che non siete contro una dieta mediterranea ma dovrete accettare il detto che le spiegazioni sono scarse.

    Alla fine ci ritroveremo in una specie di disfida di Barletta, i vostri pupilli li abbiamo già conosciuti, spero ci farete conoscere anche i contendenti prima della fine dell’anno lasciandoli esprimere con le loro stesse parole e non riportate parzialmente…..

    Quando frequentai, in un lontano passato ormai e per breve tempo, un corso serale di informatica avanzata ( coding ) ricordo che il prof. spesso mi diceva esaminando un lavoro ” patches needed “….quando ho capito cosa voleva dire ho lasciato perdere…..controllate bene se non siete nella stessa situazione alla luce di evidenti castronerie che appaiono quà e là, la scelta è tutta vostra , a noi il diritto di fare si o no con la testa, e fare domande sperando in risposte tecniche e non ideologiche o melodrammatiche.

  3. Massimo Piselli

    Veramente sono proprio le cosiddette multinazionali e relative lobby nord europee a spingere per questa etichettatura, per il semplice motivo che hanno tutto da guadagnare in termini di greenwashing e vendite.
    Con i loro prodotti ultraprocessati nelle categorie dei formaggi (ammesso che si possa definire cosi determinate lavorazioni…), i derivati del latte e nelle carni lavorate ed insaccati, possono facilmente variare gli ingredienti, non essendo sottoposti ad alcun disciplinare, e risultare vincenti nei confronti dei prodotti di qualità che invece non possono fare tali magheggi….
    Ricordo che le suddette multinazioni sono prevalentemente francesi. Sarà un caso che il famigerato Nutriscore arrivi proprio da li ??
    Sarebbe bene indagare su chi ha finanziato determinate ricerche e su eventuali consulenze di certi studiosi..
    A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca…

  4. Non appartengo a nessuna lobby, sono un pensionato ex gestore di negozio alimentare e sono contrario al nutriscore. Credo invece che questo semaforo sia sostenuto dalle lobbies del cibo finto, dei prodotti light, delle preparazioni dietetiche che vendono aria, acqua e chiacchere ai prezzi del cibo vero. Lo ha ammesso la stessa Mathilde Touvier nella vostra intervista: “Un primo effetto positivo diretto potrebbe essere un incentivo per i produttori a riformulare i propri prodotti riducendo zuccheri, grassi, ecc.” Ecco: riformulare è la parola magica per ottenere la A e tutti saremo felici e contenti!

    • Se certi prodotti venissero “riformulati”, con meno zuccheri, meno grassi, meno sale, ecc. e si meritassero la A sarebbe meglio per la salute di tutti.
      Dov’è il problema?

    • Verissimo: in televisione (ma non quella italiana) ho visto proprio di recente un esperto di nutrizione spiegare che razza di schifezza fosse un certo prodotto che esponeva una magnifica “A” tutta verde.

      Ma poi, perché non si è scelto il sistema inglese con quattro semafori: grassi, grassi saturi, sale e zuccheri?

    • massimo piselli

      Gentile Lorenzo, ” meno grassi, meno zuccheri, meno sale….” e le proteine ?
      Scherzi a parte, forse il segreto (non tanto) è moderare le quantità e di ampliare la varietà di ciò che mangiamo.

  5. https://www.governo.it/sites/governo.it/files/Trattato_del_Quirinale.pdf
    articolo 8
    ————-Le Parti s‘impegnano a
    sostenere, proteggere e promuovere, sia nell’Unione Europea che nei Paesi terzi, a livello bilaterale, plurilaterale e
    multilaterale, le denominazioni d’origine e le indicazioni geografiche registrate nell’Unione Europea.————

    È vero che quando si legge qualcosa scritto in politichese non si può essere sicuri di nulla perché non è detto che gli intenti saranno applicati e in che modo saranno applicati ma questo mi sembra un passaggio chiaro.

  6. Caro Roberto La Pira, lei da anni difende queste discusse etichette a semaforo che ritengo senza capo e coda. Personalmente, se dobbiamo adottare un etichetta reputo più veritiera quella nutri form battery, tuttavia, secondo il mio modestissimo parere le trovo soltanto come una guerra commerciale studiata dai francesi. Ennesima guerra ai prodotti Made in Italy.

  7. Per Lorenzo: quel che dice lei si può fare per le preparazioni industriali, i cibi pronti e ultraprocessati che sono COMUNQUE sconsigliati in una sana alimentazione, ma mi spiega come si “riformula” un prosciutto di San Daniele, un Parmigiano Reggiano, un Olio extra vergine di oliva?

    • Questi alimenti non si possono riformulare ma si devono consumare con attenzione. L’olio extra vergine di oliva è il grasso che ha il miglior punteggio in assoluto ma questo non vuol dire che si possa usarne in quantità.

  8. Dipendente Food pack company

    Ci tengo a dare il mio contributo lavorando nel settore del food pack e osservando le grafiche dei ns clienti. Un esempio: lasagna al forno surgelato per mercato francese, livello Nutriscore? A!.
    Una bella A per la lasagna al forno con ragù di carne (grasso+proteine) e besciamella (formaggio, latte e burro).
    Alla fine il consumatore secondo me non farà più di tanto confronti ma comprerà ciò che costerà di meno, visto il periodo in cui non ci sono “molti larghi”.

  9. massimo piselli

    Invece di fare due articoli alla settimana sul Nutri Score, non sarebbe il caso di occuparvi dell’ondata di rincari dei prodotti alimentari che si stà per abbattere sui consumatori ?

  10. Brogioni Silvia

    Scusate ta tanto, ma non riesco a capire cosa avrebbe di così malefico l’etichetta a semaforo quando non è altro che una traduzione sintetica dell’etichetta nutrizionale che è apposta per legge dietro gli alimenti, e visto o che non viene notata dai più o che non viene compresa, allora si è pensato ad un sistema sintetico ed immediato per rendere quanto meno consapevole il consumatore nelle sue scelte. Per quanto riguarda I consumi degli Italiani io vedo nei carrelli della spesa tanti cereali che sono solo zucchero e grassi, yogurt alla frutta che di frutta hanno ben poco, merendine, biscotti, succhi di frutta idem come x gli yogurt e forse uno o 2 prodotti DOP! Oltre tutto il semaforo rosso, come in auto non indica divieto, ma fermati! E magari rifletti che forse è il caso di vedere se in quella stessa categoria di prodotti non ce n’è uno nutrizionalmente migliore e comunque non ne’ vieta il consumo per qualche astruso complotto, raccomanda solamente di consumare quel prodotto saltuariamente o come nel caso dell’olio con parsimonia. Alla grande industria alimentare non interessa riformulare prodotti per avere semafori verdi (si tradurrebbe in costi enormi), quei semafori preferisce proprio non apporli ed “educare” i consumatori con claim accattivanti (ora siamo nel.e fase “hig protein”).
    È giusto poi che ogni persona esprima le proprie perplessità in merito a ciò, chiedendo a chi ne ha le competenze, ritornando ad occuparsi ognuno delle proprie competenze, nel senso se ha me domani la macchina si guastasse potrei fare tutte le congetture del mondo, prendo e faccio venire un meccanico e mi fido della sua competenza, non chiamo il fruttivendolo dicendo che secondo me la lobby delle auto vuole che la cambi. Se gli esperti del settore (scienziati, medici, nutrizionisti) ritengono che Nutri Score sia un buon sistema (non ho detto il migliore ) perché magari non ascoltarli e per una volta tornare a fidersi delle persone invece di cercare ciò che si vuole sentire in Internet? Per lo meno chi lo fa abbia il buon senso di cercare sul portale di Pub Med, dell’OMS informazioni in merito alla salute

    • Il problema è molto semplice: il Nutriscore è un riassunto delle caratteristiche nutritive di un alimento, molto molto riassunto, ma c’è il forte rischio (e il fondato sospetto…) che alla fine verrà invece considerato (dal consumatore poco avveduto, cioè praticamente tutti) come un indicatore generale della qualità dell’alimento, una specie di pagella per cui “verde = è buono e fa bene: promosso / rosso = è cattivo e fa male: bocciato”.

      Per intendersi, una bottiglia di olio di silicone sintetico venduta per condire l’insalata avrebbe una bella “A” verde perché non contiene niente: né calorie, né grassi (men che meno grassi saturi) né carboidrati né zuccheri, e sarebbe l’unico “olio” ad avere una “A” (buoni oli vegetali non vanno oltre la “C”, se ricordo bene)

    • massimo piselli

      Come ho già avuto di scrivere, ognuno ha le proprie competenze, io ho discrete competenze commerciali e ritengo che questa etichettatura tenda a spaventare il consumatore, specialmente all’estero, facendogli preferire alimenti ultraprocessati a riformulati in favore di prodotti DOP e non solo di qualità.
      L’industria alimentare occupa quasi 200 mila persone, se anche il 5% di queste perdesse il posto di lavoro, sono 10 mila persone, le assumono i cosiddetti esperti ??
      Poi ci sarebbe da discutere chi sono veramente gli esperti, le loro collaborazioni, consulenze, etc. etc.

    • Ma in Francia non mi sembra che l’industria alimentare abbia registrato una flessione di questo tipo.

    • massimo piselli

      Abbiamo appena sorpassato la Francia come export alimentare.
      Gli effetti non sono immediati.
      Abbiamo molte più specialità alimentari della Francia, quindi molto più da perdere.
      Ed infine dovremmo adottare un provvedimento solo per i fatto che lo hanno fatto i francesi ??
      Singolare..

  11. Il commento del signor Donprohel potrebbe sembrare una provocazione ma esiste veramente un tipo di silicone spray per uso alimentare
    https://www.soltecno.com/prodotti/spray-tecnici/al-sil-silicone-spray-ad-uso-alimentare-detail
    guarda caso usato dall’industria alimentare………………

    Avete poi uno strano modo di scherzare ” l’industria non ha nessun interesse al nutriscore, anzi…”,

    Dunque per farla breve nessuno mi toglie dalla testa che queste indicazioni sintetiche vengano suggerite e caldeggiate dai negoziatori del ttip, ceta ecc. ( molto top secret ) dove le multinazionali del cibo vorranno avere garanzie sulla agibilità dei loro prodotti sul mercato senza che gli stati possano fare andare a monte gli affari e gli investimenti, proponendo anche tribunali terzi a giudicare le controversie.
    È vero che finora hanno goduto di vaste lacune legislative per fare impunemente quello che gli pare massimizzando i guadagni, ora avranno uno step in più ma potranno entrare in massa in un mercato dove le imitazioni la faranno da padrone anche grazie al vostro bell’oggetto.
    Il sistema industriale è molto attrezzato per le sofisticazioni, le spese saranno molto presto recuperate, cosa che non riusciranno a fare gli artigiani e le piccole aziende che però producono attualmente prodotti invidiati e imitati in tutto il mondo.
    Però concludendo tutte queste manovre e queste psicologie predittive =consumatori che si fermano, riflettono, ponderano anche se dai discorsi traspare la convinzione di avere a che fare con semianalfabeti funzionali= non mi interessano molto, mi annoiano anzi, rispondete se potete su alcuni strafalcioni evidenti fin da ora, non possiamo giudicare da uno notiziario openfoodfacts confusionario ed estremamente impreciso o da app altrettanto opache.
    Qui non siamo in parlamento e non si pone la “fiducia” si fanno chiacchiere per capire e una risposta breve e concisa vale più di mille inchieste.

  12. E io ripeto, ma se lo scopo è quello di fornire una informazione sufficientemente chiara, non fuorviante, e comprensibile anche a un consumatore mediamente infingardo e non particolarmente brillante, non era meglio il sistema inglese con quattro o cinque semafori per le varie categorie di nutrienti (sale, zucchero, grassi…)?

    Oltretutto c’era già da anni…

  13. Io credo che il Nutrinform Battery sia senz’altro superiore al Nutriscore nel fornire informazioni accurate e funzionali ad una corretta dieta giornaliera. Forse potrebbe essere aggiustato graficamente per renderlo più facilmente comprensibile

    • Il Nutrinform battery ha tre problemi essenziali:

      1) si riferisce a una “porzione”, concetto estremamente vago e spesso abusato: basta riferirsi a una “porzione” più piccola (magari anche irrealistica) per far apparire l’alimento migliore di quanto non sia

      2) non usa i colori per distinguere se di un certo nutriente ce n’è “poco” o “tanto”, e questo lo rende poco immediato (il sistema inglese da cui è copiato, usa il verde per “poco”, il giallo per “abbastanza” e il rosso per “molto”)

      3) mostra una batteria “carica”, che viene istintivamente associata a un concetto “positivo”, quando un nutriente è presente in forte quantità, il che invece è negativo per i nutrienti considerati.

      Sì, si potrebbero facilmente risolvere questi problemi, e allora si avrebbe il sistema inglese: non c’era bisogno di tutta questa cagnara, ma forse lo scopo non è affatto quello di informare correttamente il consumatore