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Mutti in Germania: da dove arriva il pomodoro? Il dubbio di un lettore, la risposta dell’azienda e di Roberto Pinton

I consumatori sono sempre più attenti ai loro acquisti e ormai sanno leggere molto bene le etichette. A volte però queste possono essere poco chiare e potrebbero far sorgere qualche perplessità. Un lettore chiede chiarimenti alla Mutti. A seguire il commento di Roberto Pinton, esperto di produzioni biologiche.

Buongiorno, vivo in Germania e compro sempre la passata Mutti biologica, ma solo oggi mi sono accorto di un dettaglio: sull’etichetta è riportato IT-BIO-007 ma subito dopo “EU-Landwirtschaft”, ovvero “agricoltura EU”. Perché non è scritto IT invece di EU? La cosa che mi lascia perplesso è la scritta sul fronte “100% pomodoro italiano”… Come da foto (sotto). È possibile avere chiarezza al riguardo? Sandro.

muttiDi seguito la risposta di Mutti.

Siamo felici di poter rassicurare Sandro e tutti i lettori de Il Fatto Alimentare sulla provenienza 100% italiana del nostro pomodoro. Le materie prime che utilizziamo arrivano infatti da Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto e, per le specialità tipiche del Sud Italia, da Puglia, Molise, Basilicata e Campania. Qui il link alla norma internazionale ISO 22005 che lo certifica.

In riferimento all’etichetta, sopra la scritta “Agricoltura Europea” c’è il codice IT – BIO – 007 : IT sta per Italia, appunto, come Paese d’origine. Per questa parte dell’etichetta seguiamo le indicazioni che derivano dalla normativa europea sul BIO che prevedono in ogni caso il riferimento all’agricoltura europea. Per saperne di più sul nostro impegno per una qualità superiore è possibile visitare il sito.

Il parere di Roberto Pinton, esperto di produzioni biologiche.

L’art.24 del reg. CE 834/2007 prevede che l’indicazione del luogo in cui sono state coltivate le materie prime agricole di cui il prodotto è composto abbia una delle forme seguenti:
—    «Agricoltura UE» quando la materia prima agricola è stata coltivata nell’UE,
—    «Agricoltura non UE» quando la materia prima agricola è stata coltivata in paesi terzi,
—    «Agricoltura UE/non UE» quando parte della materia prima agricola è stata coltivata nella Comunità e una parte di essa è stata coltivata in un paese terzo. L’azienda ha la facoltà di sostituire o integrare l’indicazione «UE» o «non UE» con l’indicazione di un Paese quando tutte le materie prime agricole di cui il prodotto è composto vi siano state coltivate.

È quindi del tutto corretto sia sostituire «Agricoltura UE» con «Agricoltura Italia» sotto al logo europeo che mantenere  «Agricoltura UE», integrando con l’indicazione “100% Italienische BIO tomaten”. Volendo sottilizzare, è invece impreciso attribuire al prefisso IT nella sigla IT – BIO 007 la funzione di indicare l’Italia come Paese d’origine: l’indicazione è quella richiesta dall’art.58 del reg. CE n.889/2008 per identificare lo Stato che ha autorizzato l’organismo di controllo (che, nello specifico, è Bioagricert), ma ciò non incide sull’assoluta regolarità dell’etichetta.

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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31 Commenti

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    Buongiorno, consultando vari siti, salvo che la normativa non sia recentemente cambiata, ho letto questa spiegazione circa l’etichettatura BIO che non mi sembra confermino quanto asserisce Mutti.
    AGRICOLTURA UE, quando le materie prime hanno origine in due o più paesi dell’Unione Europea.
    AGRICOLTURA NON UE, quando le materie prime hanno origine in paesi non appartenenti all’Unione Europea.
    AGRICOLTURA UE/NON UE, quando le materie prime sono di provenienza europea e non europea in proporzioni e quantità variabili.
    Quando tutti gli ingredienti o le materie prime derivano da un solo paese possiamo trovare la dicitura riferita ad un unico paese, per esempio AGRICOLTURA ITALIA.

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    È proprio vero…. Oggi I consumatori leggono e sono sempre più attenti alle etichette del prodotto che comprano, e fanno benissimo. A mio parere però mi aspetto, a maggior ragione da un azienda che produce Bio sempre maggiore chiarezza e semplificazione. Personalmente se il prodotto che acquisto non è produzione made in Italy neanche lo guardo. Certo se ho l opportunità di acquistarlo anche Bio e sempre meglio. Una volta le nostre zie e nonne, almeno qui al sud, preparavano la salsa di pomodoro in casa con pazienza e amore. Sarebbe servita come provvista per l inverno..Prelevavano i pomodori dalla località dove vivevano, sterilizzavano con sapienza e cura i barattoli in cui successivamente l avrebbero depositata e tramandavano questa bella tradizione come bagaglio culinario per le successive generazioni. Certo, oggi i tempi veloci e stretti sul lavoro, impongono alle donne ritmi inconciliabili con tutto ciò per cui si preferisce acquistare velocemente un prodotto dal supermercato, ma questa pausa forzata di oltre un anno a causa della pandemia ha imposto a tutti ritmi lenti e per ciò che mi riguarda non è stata poi così male, tutt altro…Mi ha permesso di vivere con più calma e amore tutto il resto.. Ogni volta che mi svegliavo e guardavo nei miei occhi i miei gatti è come se mi dicessero.. Impara da noi, spreca energie solo se è realmente necessario, rilassati stiracchiati e prenditi tutto il tempo che vuoi, sei con noi, e se sei stressata da mascherine, disinfettanti e dovute distanze mantieni la calma e il sangue freddo, accarezzaci, e le nostre fusa ti calmeranno.. Lezione appresa e superata magistralmente..

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    Davide Scolari

    A mio parere l’azienda ha risposto alla domanda del consumatore in maniera frettolosa dicendo semplicemente di essere certificata ISO22005 per il controllo di filiera . L’indicazione IT BIO 007 non riguarda il fatto che la filiera sia italiana ma semplicemente che l’azienda che ha immesso il prodotto al consumo (Mutti) è assoggettata al controllo per le finalità del regolamento biologico all’ organismo di controllo identificato da quel codice (si tratta di Bioagricert). Il regolamento impone di indicare, nel caso di prodotto di un’azienda italiana, l’origine delle materie prime agricole con le indicazioni UE, oppure Non UE, oppure UE/Non UE; ma un’azienda italiana può anche indicare in etichetta origine Italiana se le materie prime agricole sono tutte di origine italiana. Non è sbagliato scrivere UE visto che l’Italia ne fa parte ma un prodotto 100% italiano potrebbe utilizzare il claim agricoltura italiana.

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      approvare etichette (perché tutte le etichette sono validate dalle società che certificano il biologico) con la scritta “AGRICOLTURA UE ” invece che ITALIA è una pessima abitudine che sottintende una più veloce ed economica attività di controllo sulle materie prime utilizzate da parte di chi deve garantire la conformità al Reg 834/07.
      È un malcostume che è bene stigmatizzare.

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    It bio 007 sta per: organismo di controllo biologico italiano con codice 007, credo suolo e salute. La scritta agricoltura ue , va riportata quando il prodotto è di origine ue e l azienda non può garantire che il 100% sia italiano.

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      Esattoooo

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      Claudia Battistini

      Lo garantisce con la scritta sul fronte: 100% pomodoro italiano. Scritta che, se non fosse vera- e la tracciabilità obbligatoria per legge per il comparto bio è in grado di dimostrarlo – darebbe luogo a truffa. Diciamo che, considerando che il pomodoro sia italiano, potrebbero rafforzare questa informazione in etichetta.

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    Ho letto volentieri il commento della passata Mutti che ha rilevato il consumatore . Credo che non guarderò più al risparmio , ma alla qualità visto che le indicazioni e la trasparenza di alcune etichette mi fanno riacquistare molta fiducia .
    Ringrazio ,il fatto alimentare , della semplice ,ma EFFICACE chiarezza e porgo cordiali saluti .
    Filippo P.

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    Non e’ che la risposta mi sia chiarissima …la materia prima italiana lavorata in Italia e’ IT e se e’ lavorata in Germania diventa UE ? o cos’altro ? Pinton, HELP !

    • Valeria Nardi

      Gentilissimo, abbiamo aggiornato il testo con il commento di Roberto Pinton

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      Claudio Coppola

      Buongiorno a tutti,mi chiamo Claudio ho lavorato a Parma per svariati mesi per il corriere di poste italiane vi posso assicurare che Mutti ha distese infinite di coltivazioni di pomodori;non avrebbe senso commerciale la coltivazione italiana se usassero pomodori non italiani. Spero di avervi tolto qualche dubbio sulla bontà del prodotto.
      Buona giornata a tutti

  7. Valeria Nardi

    No. L’indagine riguardava un’altra azienda. La Petti: qui trova l’approfondimento: https://ilfattoalimentare.it/maxi-sequestro-pomodoro.html

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    Francesca Deiana

    Mutti? Per me come come i pomodori Antonella di Casar non c’e’ n’e’. Provare per credere!! !! !

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    Mi spiegate una cosa io sono un soggetto allergico io adopero la petti e non mi fa male. Prima gli hanno fatto togliere dall’etichette l’indicazione “senza conservanti” per concorrenza sleale e io sono molto allergica ai conservanti. Ora perché non è tutto italiano ma non è perché non paga la tangente. Vorrei vedere le grandi ditte con griffe cosa c’è dentro.

    • Valeria Nardi

      Gentilissima, ogni prodotto deve rispettare, oltre alle norme sanitarie, anche il regolamento per quello che scrive in etichetta. Anche ditta Petti, che è indagata, dovrà dimostrare che le informazioni in etichetta corrispondevano al vero. Nessuno ha mai parlato di tangenti in questa vicenda, ma solo di controlli che hanno rilevato un’irregolarità e che i periti e la magistratura verificheranno.

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      roberto pinton

      Nella passata di pomodoro, così come nei pelati, la legge vieta l’uso di conservanti.
      È ammessa l’aggiunta soltanto di:
      a) sale alimentare;
      b) correttori di acidità previsti dal D.M. 27 febbraio 1996, n. 209 del Ministro della sanità;
      c) spezie, erbe, piante aromatiche e relativi estratti.
      E’ quindi assolutamente corretto che all’azienda (qualunque essa sia) sia stato imposto di non vantare come specifica una caratteristica che è invece comune a tutti i prodotti analoghi presenti sul mercato, sarebbe come scrivere “senza coloranti” nel latte di vacca o nell’acqua minerale, semplicemente non si fa.
      Il reg.1169/2011 all’articolo 7 (Pratiche leali d’informazione) precisa che le informazioni sugli alimenti non inducono in errore, “in particolare suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche, in particolare evidenziando in modo esplicito la presenza o l’assenza di determinati ingredienti e/o sostanze nutritive”.

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    Produco bio da 6 anni, Bioagricert mi impone di scrivere agricoltura Italia subito sotto IT-BIO-007 perché il mio pomodoro bio è solo italiano. Come vede dal codice O. D. C. siamo entrambi Bioagricert, ai posteri la deducibile sentenza.
    Il giornalismo però, non mi stanco mai di ripeterlo, dovrebbe già dare la sua risposta in termini di normative, specialmente se è quello specializzato in alimentare.
    Attenzione alla valanga di lotti fuori stagione del pomodoro fresco, ne sono pieni ora gli scaffali della gdo.
    Altro che leggenda metropolitana, Petti è stato scovato ma è tutt altro che l unico marchio famoso ad avere la coscienza sporca!
    Supplico il giornalismo a maggior critica verso pratiche sospette!

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    Petti. Petti non Mutti!

  12. Avatar

    Aiutateci a capire cosa comprare

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    Io quando compro un prodotto italiano oltre alla scritta prodotto in Italia ci deve essere il tri colore e dubito quando vedo il simbolo EU dubito anche se arriva da più coltivazioni della nazione difficili da controllare

    • Valeria Nardi

      Gentilissimo, il tricolore non indica l’origine italiana della materia prima. Molte aziende di trasformazione italiana inseriscono il tricolore sulle confezioni.

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      Sono perfettamente d’accordo con Roberto e ciò che ha scritto perché anche io faccio lo stesso….Guardo se è prodotto in Italia e dubito fortemente se c è scritto UE..

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    Bisogna fare molta attenzione quando si va a fare la spesa purtroppo le indicazioni riportate sui prodotti il più delle volte sono illeggibili e scritte in un modo così incomprensibile e microscopiche che serve la lente di ingrandimento per riuscire a leggerle ….

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    Dopo lo Scoop di aprile 2021 sul pomodoro Petti, dopo aver avvisato l’IPERCOOP di Livorno(Porta a terra)che sugli scaffali veniva ancora venduto Petti con dicitura TOSCANO ITALIANO , il responsabile del reparto mi ha scritto che non lo avrebbe tolto dagli scaffali.
    Dopo una settimana dalla mia richiesta, sugli scaffali in bella mostra ho rivisto il famigerato PETTI, avrebbero potuto forse scrivere un cartello di non provenienza Italiana ma tutto è rimasto come se niente fosse accaduto. Non si può buttare via 4700 Tonnellate di pomodoro, a proposito qualcuno alla dogana non ha visto, non si è allertato? Bah.

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    che bello declinare il vecchio e ridicolo campanilismo italiano in ambito europeo. Chissà che cambierà mai per me tedesco se i pomodori sono coltivati in Romagna o in Andalusia….

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      forse perchè all’estero (e in spagna, tanto per dire) si possono usare ancora dei prodotti chimici per agricoltura che in italia sono vietati da anni e anni?

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      Se tutto il mondo ragionasse su mogli buoi ed alimenti dei paesi suoi….. sai che bella fine il Made in Italy!!!!
      Tra l’altro credevo che in Spagna la legislazione comunitaria sui pesticidi fosse la stessa che abbiamo in Italia

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    Quindi la legge non prevede un etichettatura che possa ricondurre allo stato dell’UE da cui proviene la materia prima.

    • Valeria Nardi

      L’azienda può sia sostituire «Agricoltura UE» con «Agricoltura Italia» sotto al logo europeo sia mantenere «Agricoltura UE» integrando con l’indicazione “100% prodotto italiano”. E se un’azienda produce con solo materie italiane avrà tutto l’interesse a inserire quest’informazione in etichetta.

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    Come spiegato dall’azienda e da Roberto Pinton: la normativa UE sul biologico prevede l’indicazione dell’origine delle materie prime intesa come luogo di coltivazione. Se le materie prime sono coltivate in UE, l’indicazione corretta è “Agricoltura UE”. Dato che l’Italia fa parte dell’UE, questa indicazione è corretta nel caso di materie prime coltivate in Italia. L’operatore può facoltativamente indicare un singolo paese di origine. Dato che in etichetta compare anche la scritta “pomodoro 100% italiano”, ci sono tutte le informazioni necessarie per identificare l’origine della materia prima. La sigla IT BIO 007 identifica l’organismo di controllo dell’operatore che ha compiuto l’ultima operazione sul prodotto, e non ha nulla a che vedere con l’origine delle materie prime. Quindi a meno che qualcuno non abbia prove che il pomodoro in oggetto non è stato coltivato in Italia, tutte le altre contestazioni e richieste, dalle bandierine ai richiami a inchieste in corso, lasciano il tempo che trovano.