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Mentre le lobby agricole cavalcano la paura del grano canadese e del glifosato, il Ministero della Salute e il MASAF smentiscono problemi di contaminazione per la pasta

Il tema del glifosato nel grano duro importato torna periodicamente nel dibattito, spesso associato alle partite provenienti dal Canada o altri Paesi extra UE. L’argomento merita attenzione, perché le pratiche agronomiche non sono identiche in tutto il mondo e in alcuni Paesi l’uso del glifosato prima della raccolta è regolato in modo diverso rispetto all’Italia e all’Unione europea. Ma una cosa è discutere di modelli agricoli, reciprocità delle regole e concorrenza; un’altra è sostenere che il grano duro importato usato per produrre la pasta italiana sia contaminato o pericoloso. Questa tesi è farlocca.

I dati ufficiali escludono contaminazioni

Due anni fa il MASAF ha reso noti i risultati di un programma straordinario di controlli sul grano duro importato. Erano state controllate 19 motonavi e 11 operatori, con il prelievo di 21 campioni, per un quantitativo di circa 420 mila tonnellate di grano duro destinato ai silos dei pastifici italiani (ne abbiamo parlato qui). L’esito fu molto rassicurante e non emerse un problema sanitario legato alla presenza di glifosato o di altri residui fuori norma.

Un mese fa è stata pubblicata la relazione annuale del Ministero della Salute sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti riferita ai controlli del 2024. Questo rapporto non è la prosecuzione del piano straordinario sulle motonavi: è il monitoraggio nazionale sui residui di pesticidi negli alimenti. Anche in questo rapporto però il dato è rassicurante. Alla voce “grano duro in granella” risultano 124 campioni: 92 senza residui, 32 con residui entro i limiti di legge e nessuno oltre i limiti massimi.

Nel rapporto del Ministero della Salute c’è anche una voce “cereali” con 225 campioni controllati e 14 non conformità. Ma questa categoria comprende diversi prodotti, non  solo grano duro; anzi scorrendo le tabelle, le situazioni critiche sono associate al riso e ad altre granaglie.

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Le non conformità più critichenei controlli sui cereali riguardano soprattutto il riso e altre granaglie, non il grano duro

Il glifosato nel grano duro dov’è?

Nei dati ufficiali non emerge presenza di residui oltre i limiti di legge, e la presenza di tracce infinitesimali e conformi alla norma non costituisce un pericolo sanitario. Questo non significa che sia impossibile trovare una traccia di glifosato, né negare che la sostanza sia oggetto di un dibattito scientifico, ambientale e normativo. Significa però che i controlli pubblici non documentano un problema pr il grano duro importato.

C’è poi un aspetto spesso dimenticato. È plausibile pensare che i grandi pastifici acquirenti di grano duro da Paesi extra UE non controllino la materia prima? Aziende come Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo e altri marchi nazionali lavorano su volumi enormi e  sono soggette a controlli pubblici, audit, certificazioni e verifiche interne. Un lotto fuori specifica creerebbe oltre ai problemi legali un danno commerciale enorme.

Questo non significa dare una cambiale in bianco all’industria. I controlli sono necessari e devono essere frequenti. Ma il dibattito dovrebbe partire dai dati, non dagli slogan. Oggi i dati ufficiali dicono che il grano duro controllato rispetta i limiti di legge e che l’allarme sul glifosato nella pasta non trova conferma nei risultati disponibili.

Grano canadese = glifosato?

Negli ultimi anni si è consolidata una vulgata molto semplice: grano extra UE, soprattutto canadese, uguale glifosato nella pasta. Questa convinzione nasce dal fatto che in Canada l’uso del glifosato prima della raccolta è consentito mentre in Italia dal 2016 è vietato l’uso in pre-raccolta “al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”. La confusione è voluta e nasce anche dai comunicati e dalle campagne delle lobby e delle organizzazioni agricole come Coldiretti, che hanno insistito molto sul tema del “grano canadese trattato con glifosato” per denunciare la concorrenza sleale e chiedere regole uguali per tutti.

Ma una cosa è dire che in Canada una pratica agronomica è ammessa e in Italia no. Un’altra è sostenere che il grano duro importato usato per la pasta sia contaminato o pericoloso. Per passare dalla prima affermazione alla seconda servono dati analitici. E i dati ufficiali del ministero non hanno mai confermato questa conclusione. Il glifosato è diventato un simbolo del sospetto verso il grano estero, ma un simbolo non è una prova.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos

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Il Perbenista
Il Perbenista
24 Giugno 2026 11:28

Mettere in luce che ci sono eccellenze anche al di fuori del Made in Italy è molto pericoloso.

Massimiliano
Massimiliano
Reply to  Il Perbenista
25 Giugno 2026 08:52

pericoloso si, per chi sulle “eccellenze” (definizione ormai così abusata da essere venuta a noia) ci sta costruendo un business non proprio onesto: spingere i propri prodotti è doveroso, ma farlo cercando di sminuire quelli degli altri con falsità varie dimostra il livello di certi individui “istituzionali”, oltre ad essere un potenziale e pericolosissimo boomerang per i nostri prodotti.

Il Perbenista
Il Perbenista
Reply to  Massimiliano
27 Giugno 2026 18:18

…il mio commento era sarcastico..

Maridina
Maridina
Reply to  Il Perbenista
27 Giugno 2026 10:03

Più che eccellenze, abbiamo saputo che c’è rispetto delle regole nelle importazioni, poi se vero o no, vale anche x i grani nazionali..

Maurizio
24 Giugno 2026 20:05

40 anni che cerco il glifosate nel frumento nelle analisi che faccio in autocontrollo. Centinaia di analisi all’anno no 1 analisi nella vita. Mai trovato tracce che si avvicinassero al limite massimo stabilito dalla norma. Se poi si somma la cosa al fatto che mai ci sono stati ritiri dal mercato di pane, pasta, farina per glifosate alto ecco sfatato la favola dei trafficanti di grano. Una sola raccomandazione dott. la Pira: gli enti preposti al controllo non potranno mai controllare una quota elevata di prodotti alimentari. Sono in pochi soggetti e l’agroalimentare italiano è ampio! L’assenza di non conformità nei controlli a spot effettuati da nas ausl ecc nei molini e nei pastifici italiani dimostrano in maniera indiscutibile che l’autocontrollo che facciamo è efficace e da garanzie. Altro che trafficanti di grano. Sono Maurizio Monti past presidente di ANTIM (associazione nazionale tecnici industria molitoria)

Elisabetta Puccetti
Elisabetta Puccetti
Reply to  Maurizio
29 Giugno 2026 10:14

Da agronomo apprezzo molto che scriva glifosate. Trovo orribile che Glyphosate sia stato tradotto in glifosato. A parte la battuta, sono completamente d’accordo. Le aziende fanno centinaia di analisi per la ricerca di glifosate, e personalmente non ne ho mai trovato in quantità prossime ai limiti, anzi, normalmente è del tutto assente. Inoltre, le successive fasi di lavorazione eliminano gran parte dei residui e il glifosate non è eterno: è termolabile e non rimane nel terreno. Per cui non vi è pericolo di accumulo come ad esempio per i PFAS.
Per la presenza di tracce, chiederei conto agli enti addetti alla manutenzione delle strade di campagna, ai cui bordi in passato l’erba veniva sfalciata, mentre ora spesso è disseccata proprio con il glifosate.

graziella
graziella
25 Giugno 2026 11:29

Se il grano canadese viene trattato con glifosato prima della raccolta anche per favorirne l’essicatura,cosa che nel sud Italia fa il sole, domando:1) dove va a finire il glifosato? come fa a scomparire? rimane per forza anche se in tracce,data la grande quantità del grano,ma dobbiamo sommarlo poi a tutti gli altri prodotti agroalimentari che, sempre in tracce, lo contengono! e questo va detto dr La Pira! come va detto che la pasta la consumano molto i bambini che sono i più esposti(se vuole le spiegherò il perchè,tanto che ci sono regioni come la mia che promuovono il biologico nelle mense scolastiche).2)perchè non sostenere il nostro grano di qualità nettamente superiore,come molti altri prodotti?. Per fortuna ci sono anche iniziative come quella di FIMP, Filera Italia, Coldiretti per promuovere un’alimentazione il pIù sana possibile soprattutto nell’infanzia.
Perciò ,con stima ,le consiglio di usare con cautela la parola “farlocca”(magari si può usare un termine più appropriato) sull’argomento agroalimentare delicatissimo e complesso.
Certa di suo cortese riscontro ,porgo cordiali saluti
G.N.(Pediatra)

Tepi
Tepi
Reply to  graziella
27 Giugno 2026 14:22

“Se il grano canadese viene trattato con glifosato prima della raccolta anche per favorirne l’essicatura,cosa che nel sud Italia fa il sole, domando:1) dove va a finire il glifosato? come fa a scomparire? rimane per forza anche se in tracce,data la grande quantità del grano,ma dobbiamo sommarlo poi a tutti gli altri prodotti agroalimentari che, sempre in tracce, lo contengono! e questo va detto dr La Pira.”

Ritengo perfetta questa osservazione, a cui va sommata la percentuale che il prossimo anno il nuovo raccolto assorbirà dal terreno come residuo dell’anno precedente oltre alla nuova irrorazione per seccarlo. E non se ne trova traccia? È un vero e proprio mistero della fede!! Comunque sia è ormai dimostrato dell’enorme tossicità di questo prodotto per chi lo usa, per il suolo, falde acquifere , corsi d’acqua ecc. Perciò, oltre che vietarne l’uso nel nostro paese, dovremmo sicuramente contrastare l’importazione di prodotti su cui è stato usato, se non altro per motivi etici. Questo nonostante il dogma che non se ne trovi traccia.

Tepi
Tepi
Reply to  Roberto La Pira
27 Giugno 2026 19:50

“Comunque sia è ormai dimostrato dell’enorme tossicità di questo prodotto per chi lo usa, per il suolo, falde acquifere , corsi d’acqua ecc. Perciò, oltre che vietarne l’uso nel nostro paese, dovremmo sicuramente contrastare l’importazione di prodotti su cui è stato usato, se non altro per motivi etici. Questo nonostante il dogma che non se ne trovi traccia.”

Questo ho scritto, perché per etica dobbiamo scoraggiarne/vietarne l’uso, in quanto ammesso che non sia un problema per il prodotto che importiamo, sicuramente suolo, corsi d’acqua, fiumi e mari alla lunga ne verranno impestati. Perciò anche se non lo facciamo entrare dalla porta ci entrerà dalle finestre.

Massimiliano
Massimiliano
Reply to  Tepi
29 Giugno 2026 09:13

Questo no. Lungi da me sostenere l’impiego di glifosato che è comunque un sospetto cancerogeno, ma secondo tutti gli studi, il glifosato persiste nel terreno da un minimo di 3-4 giorni fino a un massimo di circa 120-150 giorni in funzione di temperatura e umidità del suolo, i quali determinano la velocità con cui i microrganismi lo degradano.
Quindi, passato il periodo di riposo invernale, il terreno non ne presenterà traccia.
Tantopiù che con la rotazione delle colture, l’anno successivo comunque non ci sarà frumento su quel terreno, quindi non ci saranno ulteriori trattamenti.

Valeria Nardi
Reply to  Massimiliano
29 Giugno 2026 09:53

È vero che la degradazione del glifosato dipende dai microrganismi, ma è proprio per questo che l’inverno blocca tutto: sotto certe temperature l’attività microbica si azzera, ‘congelando’ la molecola fino alla primavera. Inoltre, anche quando il glifosato scompare, si trasforma in AMPA, un metabolita ancora più persistente che resta nel terreno per mesi. Infine, la rotazione delle colture non esclude nuovi trattamenti, poiché il glifosato viene usato come diserbante totale prima della semina di quasi ogni specie (dove impiegato). Il rischio di accumulo, purtroppo, resta reale.

roberto
roberto
25 Giugno 2026 14:04

Secondo la mia piccola opinione l’agricoltore Italiani, si auto distrugge,visto che la nostra peoduzione cerealicola non può competere con il resto del mondo.

Massimiliano
Massimiliano
Reply to  roberto
29 Giugno 2026 09:19

Non credo. Al massimo sarà tutta girata verso i prodotti ad alto margine di guadagno “made in Italy” che vendiamo all’estero, così da compensare i maggiori costi e poter anche mettere in etichetta “100% italiano”.
A soffrirci, al limite, saremo noi consumatori che, a meno di avere un portafogli bello ampio, dovremo progressivamente ridurre o rinunciare del tutto all’acquisto del troppo costoso prodotto nazionale, per prendere quello fatto con grani esteri…

Maurizio
Maurizio
26 Giugno 2026 21:43

Nel dubbio.. pasta di grano pugliese bio senza residui. Facciamo bene al nostro paese e al nostro corpo

Carla
Carla
Reply to  Maurizio
27 Giugno 2026 12:57

Il grano pugliese basta a tutti gli italiani? No. Il bio ancora meno. Le esportazioni su cui si basa una buona parte della produzione di pasta? Credo che non sia solo il residuo del glifosato, ma sommato ad altri residui , cosa succede? La pasta italiana è italiana perché prodotta in Italia. Non tutti grani italiani sono pregiati. Quindi si la pasta italiana deve essere prodotta con i migliori grani anche non EU.

Giancarlo
Giancarlo
27 Giugno 2026 08:21

Gli studi scientifici ne indicano la potenziale correlazione con diverse patologie.Le principali malattie e condizioni a cui è associato includono:Linfoma non-Hodgkin: È il tumore per il quale esiste la più forte correlazione epidemiologica accertata, con una maggiore incidenza osservata negli operatori agricoli professionali esposti .Malattie neurodegenerative: La ricerca suggerisce che il pesticida potrebbe danneggiare il sistema nervoso, aumentando il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson.Disbiosi e infiammazione intestinale: Il glifosato altera la microflora batterica intestinale, riducendo i batteri benefici a favore di quelli patogeni, un fattore scatenante per malattie autoimmuni e disturbi metabolici .Disturbi endocrini: Viene studiato come potenziale interferente endocrino, con possibili ripercussioni sullo sviluppo in età prenatale.

Ezio
Ezio
Reply to  Roberto La Pira
30 Giugno 2026 13:01

E’ sempre la somma che fa il totale, dei residui a norma di legge ed anche dei vari potenziali intereferenti endocrini che assumiamo.
Perché 0,+0,+0,+0, ecc… tante volte, fa un’intossicazione intera e cumulata tutti giorni e tutti gli anni, partendo dall’infanzia.
Va bene che c’è il bio, ma lo compriamo in pochi perché costa molto e costa molto proprio perchè lo compriamo in pochi.
Com’è quella del cane che si morde la coda perché non l’hanno ancora informato bene su di chi è la coda?

Ezio
Ezio
Reply to  Roberto La Pira
1 Luglio 2026 12:25

Si per ogni alimento tipo la pasta, ma non per la somma quotidiana dei pasti, che fa sempre il totale, impossibile da calcolare, anche se prevedibile.

Mario Antognelli
Mario Antognelli
27 Giugno 2026 08:47

Ma dobbiamo fidarci del Ministero della Salute che è in mano, beh sapete chi governa, e fidarci delle lobby con Coldiretti che vogliono il Made in Italy facendolo passare per eccellenza e non sempre è vero, con un ministro dell’agricoltura che dice di bere vino perché l’acqua fa male….

Pinuccio
Pinuccio
Reply to  Mario Antognelli
27 Giugno 2026 13:59

Cosa centra? Le analisi non le fa mica Lollobrigida ma gli istituti e i laboratori autorizzati e accreditati. E i prelievi li fanno i funzionari delle diverse polizie che si occupano di alimentazione in Italia, secondo precise disposizioni di legge stabilite dai regolamenti europei

Luciano
Luciano
27 Giugno 2026 09:15

Non sono per niente soddisfatto del vostro articolo , fate una analisi sommaria della situazione sul grano importato, non ci sono dati citati , ma solo un generico non contaminati o contaminati dentro i limiti di legge , troppo poco per crederci

Pinuccio
Pinuccio
Reply to  Luciano
27 Giugno 2026 14:00

I dati li può andare a leggere anche lei: i rapporti sono pubblici!

Elisabetta Puccetti
Elisabetta Puccetti
Reply to  Luciano
29 Giugno 2026 10:09

Mi sembra piuttosto che a lei non piaccia ciò che non conforta le sue convinzioni.
L’articolo è molto chiaro: dai dati ufficiali, non risulta che il grano canadese sia contaminato.
Aggiungo che vedo moltissime analisi su grano, farine e prodotti da forno, in rarissimi casi sono state riscontrate positività, ben al di sotto dei limiti, ma la stragrande maggioranza delle analisi sono negative, ovvero il glifosate non si trova, e lo stesso vale per tantissime analisi multiresiduali. Inoltre i risultati sono assolutamente sovrapponibili sia per i prodotti italiani sia per quelli esteri (UE e non UE).

Pierpaolo
Pierpaolo
27 Giugno 2026 09:46

Non sarebbe un miglioramento della trasparenza se tutti i grandi produttori di pasta condividessero in un osservatorio pubblico i dati delle loro analisi, man mano che le effettuano?

Maridina
Maridina
27 Giugno 2026 10:00

Ho sufficiente fiducia nei controlli italiani ma chi controlla i controllori?
Abbiamo prove di controlli non corrotti? Purtroppo ogni giorno scopriamo falle nelle nostre istituzioni e questo ci rende increduli e sfiduciati.

Carla
Carla
27 Giugno 2026 10:43

Penso che i controlli a campione da parte degli enti deputati al controllo siano percentualmente molto bassi rispetto ai quantitativi importati quindi i loro esiti non possono dare dati reali sul fenomeno tanto meno tranquillizzanti

Vincenzo Gemelli
Vincenzo Gemelli
27 Giugno 2026 12:25

Non sono convinto..vorrei capire questi limiti di legge quanto sono stati innalzati negli anni per rientrare nella tolleranza.
Oltretutto se sommiamo tante tracce nei limiti di legge di vari prodotti…senza considerare infanti e bambini piccoli sui quali incidono anche piccole quantità residue.
E non dimentichiamo che stiamo parlando di un veleno, se quando viene irrorato nei campi l’agricoltore non indossa la maschera antigas muore a breve di tumore.
Quindi..un’articolo PRO GLIFOSATO sul FATTO ALIMENTARE per me è una cosa BRUTTISSIMA

Maria
Maria
27 Giugno 2026 14:57

Senatore Cappelli bio è sicura?

Giovanni
Giovanni
27 Giugno 2026 15:04

Sarà, ma io compro da sempre farine esclusivamente italiane e visto che mi trovo bene continuerò così.

Maurizio2
Maurizio2
27 Giugno 2026 15:45

Qui lo trovano nel 100% dei campioni (https://doi.org/10.1016/j.foodcont.2026.112141) con i campioni più contaminati provenienti dal Nord America.

In questo studio Statunitense del 2022 (https://doi.org/10.1016/j.envint.2022.107620) hanno scoperto che circa l’81% della popolazione generale statunitense di età pari o superiore a 6 anni era stata recentemente esposta al glifosato.

In quest’altro studio (https://doi.org/10.1016/j.foodres.2026.119108) si afferma che i limiti attuali potrebbero essere inadeguati a valutare gli effetti a lungo termine.

Se le analisi sull’importato sono ok, va benissimo. Però è giusto inquadrare la questione nella sua realtà: il Glifosato è l’erbicida più usato al mondo e in Europa ne è stata rinnovata l’autorizzazione fino al 2030. Se gli studi in corso rileveranno che non è pericoloso per la salute, meglio. Però mantenere alta la guardia (principio di precauzione) non è sbagliato. Se possibile vorrei consumare cereali con assenza di residui. Se non è possibile, pazienza.

Giorgio Massa
Giorgio Massa
27 Giugno 2026 16:11

Se può interessare, faccio presenti alcune circostanze:
1) Durante i processi di lavorazione del grano (pulitura, decorticazione e macinazione) la maggior parte dei residui di glifosato viene eliminata con gli scarti (pula, crusca) e rimane separata dalla farina.
2) Poiché il glifosato è idrosolubile e termolabile, durante la bollitura della pasta viene inattivato dal calore e migra comunque nell’acqua di cottura con la quale viene poi scartato.
3) Nella cottura in forno (pane, pizza etc.) anche se manca l’acqua comunque le temperature usuali di 180-250 gradi distruggono la maggior parte dei residui dll’erbicida. Saluti.

gianni
gianni
Reply to  Giorgio Massa
2 Luglio 2026 10:19

La pula e la crusca non sono scarti ma vengono rilavorati quindi qualcunaltro si becca una parte del glifosato.
Lo studio sulla cottura, unico nel suo genere ma evidentemente credibile è, caso strano, canadese.
Dice che con una cottura di 11 minuti si versa nell’acqua di cottura una percentuale del 50/60 di glifosato….nessuno cuoce la pasta 15 minuti………
Gli interferenti endocrin funzionano anche a basse concentrazioni………….

Paolo
Paolo
27 Giugno 2026 21:14

Per quanto riguarda il grano canadese è fuori dubbio che se non venisse irrorato per farlo maturare il clima del paese non riuscirebbe a portarlo a maturazione . Inoltre il glifosato è stato messo nella lista dei prodotti chimici che potrebbero portare gravi danni agli esseri umani. Non ha caso in Italia è vietato usarlo .

Roberto Pinton
Roberto Pinton
Reply to  Paolo
13 Luglio 2026 14:06

Non è corrtetto, in tutta la UE (non solo in Italia) ne è vietato l’impiego per il disseccamento allo scopo di controllare il momento del raccolto o di ottimizzare la trebbiatura, ma è autorizzato l’uso come diserbante.
Non a caso è il diserbante più utilizzato nel mondo, nella UE e in Italia, dove se ne consumano annualmente circa 4mila tonnellate; da noi il glifosate e il suo metabolita AMPA sono le sostanze più frequentemente individuate dall’ISPRA nelle analisi delle acque di falda superficiali e profonde e anche le sostanz che più frequentemente superano quelli che una volta si chiamavano limiti di legge e ora si chiamano standard di qualità ambientale per le acque (SQA) perchè suona meglio, è più tranquiliizante avere acque con contaminazione “fuori standard” che “oltre i limiti di legge”.

Per rimanere in Italia è solo dal 9 agosto 2016 che un decreto del ministero della Salute ne vieta l’uso come disseccante in pre-raccolta teso a ottimizzare raccolto e trebbiatura; domanda: se in precedenza non fosse stato utilizzato come disseccante, quantomeno nelle regioni settentrionali, che senso avrebbe avuto introdurre il divieto?

Più che sui residui nel grano duro nazionale o estero (sempre entro i limiti di legge), la preoccupazione maggiore sta per la contaminazione delle acque italiane superficiali e profonde (quasi sempre oltre i limiti), considerando che si tratta di una sostanza classificata con l’indicazione di pericolo H411 “Tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata” e le avvertenze SP 1 “Non contaminare l’acqua con il prodotto o il suo contenitore” e P273 “Non disperdere nell’ambiente”.
Veda https://ilfattoalimentare.it/glifosato-agricoltura-divieti.html.

Giuseppe
Giuseppe
28 Giugno 2026 18:41

Signori lettori, cittadini e consumatori. Non c’è niente da fare . OGGI è fondamentale più che mai il POTERE DELLA CONOSCENZA

raoul cugini
raoul cugini
6 Luglio 2026 15:13

Spett.le redazione ho letto come sempre con molto interesse il vostro redazionale sulla presenza o meno del glifosato nel grano importato dalle aziende che lo trasformano in pasta. Sono certo che tutto sia stato da voi controllato e confesso che l’equazione proposta dalla coldiretti ha contagiato anche il mio modo di acquistare. Vi domando però fino a che punto sono attendibili i dati forniti dal ministero. Non invento certo io che l’esecutivo attuale sia sempre molto vicino alle realtà industriali e sono vecchio abbastanza per ricordare il famigerato donat-cattin che durante il governo del pregiudicato craxi nel 1987 alzò due volte in un mese i limiti di legge per la presenza di atrazina nell’acqua potabile in val padana. Abitavo a Milano. Ovviamente si guardarono bene dal pubblicizzare l’intervento e per fortuna il TAR sospese l’ordinanza. Ciò non cancella il tentativo sulla pelle di tutti. Per questo applico il vecchio proverbio: “il gatto che si è scottato con l’acqua bollente teme anche quella fredda” e mi fido delle affermazioni governative un qualche punto percentuale meno di zero. Buon lavoro

Francesco
Francesco
14 Luglio 2026 10:57

.questa convinzione che il glifosato che c’e’ ne sia poco o tanto nella pasta che mangiamo penso’ che deve essere sempre oggetto di approfondita valutazione da parte delle autorita’ deputate ai controlli per dare informazioni il piu’ possibile attendili rispetto alle conseguenze che questa sostanza puo’ avere sulla salute dei consumatori.Come gia’ scritto sul fatto alimentare che lo IARC gia’ nel 2015 parlava di probabile cancerogenita’ del glifosato e l’EFSA al contrario parla di rischio improbaile di cancerogenita’ si crea della gran confusione ,ma dovendo scegliere preferisco fidarmi dello IARC.Poi se ci dobbiamo fidare di un ministro dell’agricoltura che dice che anche un eccesso di acqua puo’ portare alla morte ,paragonando l’alcool all’acqua se consumato in eccesso ,penso che non siamo messi molto bene .

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