Mentre le lobby agricole cavalcano la paura del grano canadese e del glifosato, il Ministero della Salute e il MASAF smentiscono problemi di contaminazione per la pasta
Il tema del glifosato nel grano duro importato torna periodicamente nel dibattito, spesso associato alle partite provenienti dal Canada o altri Paesi extra UE. L’argomento merita attenzione, perché le pratiche agronomiche non sono identiche in tutto il mondo e in alcuni Paesi l’uso del glifosato prima della raccolta è regolato in modo diverso rispetto all’Italia e all’Unione europea. Ma una cosa è discutere di modelli agricoli, reciprocità delle regole e concorrenza; un’altra è sostenere che il grano duro importato usato per produrre la pasta italiana sia contaminato o pericoloso. Questa tesi è farlocca.
I dati ufficiali escludono contaminazioni
Due anni fa il MASAF ha reso noti i risultati di un programma straordinario di controlli sul grano duro importato. Erano state controllate 19 motonavi e 11 operatori, con il prelievo di 21 campioni, per un quantitativo di circa 420 mila tonnellate di grano duro destinato ai silos dei pastifici italiani (ne abbiamo parlato qui). L’esito fu molto rassicurante e non emerse un problema sanitario legato alla presenza di glifosato o di altri residui fuori norma.
Un mese fa è stata pubblicata la relazione annuale del Ministero della Salute sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti riferita ai controlli del 2024. Questo rapporto non è la prosecuzione del piano straordinario sulle motonavi: è il monitoraggio nazionale sui residui di pesticidi negli alimenti. Anche in questo rapporto però il dato è rassicurante. Alla voce “grano duro in granella” risultano 124 campioni: 92 senza residui, 32 con residui entro i limiti di legge e nessuno oltre i limiti massimi.
Nel rapporto del Ministero della Salute c’è anche una voce “cereali” con 225 campioni controllati e 14 non conformità. Ma questa categoria comprende diversi prodotti, non solo grano duro; anzi scorrendo le tabelle, le situazioni critiche sono associate al riso e ad altre granaglie.

Il glifosato nel grano duro dov’è?
Nei dati ufficiali non emerge presenza di residui oltre i limiti di legge, e la presenza di tracce infinitesimali e conformi alla norma non costituisce un pericolo sanitario. Questo non significa che sia impossibile trovare una traccia di glifosato, né negare che la sostanza sia oggetto di un dibattito scientifico, ambientale e normativo. Significa però che i controlli pubblici non documentano un problema pr il grano duro importato.
C’è poi un aspetto spesso dimenticato. È plausibile pensare che i grandi pastifici acquirenti di grano duro da Paesi extra UE non controllino la materia prima? Aziende come Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo e altri marchi nazionali lavorano su volumi enormi e sono soggette a controlli pubblici, audit, certificazioni e verifiche interne. Un lotto fuori specifica creerebbe oltre ai problemi legali un danno commerciale enorme.
Questo non significa dare una cambiale in bianco all’industria. I controlli sono necessari e devono essere frequenti. Ma il dibattito dovrebbe partire dai dati, non dagli slogan. Oggi i dati ufficiali dicono che il grano duro controllato rispetta i limiti di legge e che l’allarme sul glifosato nella pasta non trova conferma nei risultati disponibili.
Grano canadese = glifosato?
Negli ultimi anni si è consolidata una vulgata molto semplice: grano extra UE, soprattutto canadese, uguale glifosato nella pasta. Questa convinzione nasce dal fatto che in Canada l’uso del glifosato prima della raccolta è consentito mentre in Italia dal 2016 è vietato l’uso in pre-raccolta “al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”. La confusione è voluta e nasce anche dai comunicati e dalle campagne delle lobby e delle organizzazioni agricole come Coldiretti, che hanno insistito molto sul tema del “grano canadese trattato con glifosato” per denunciare la concorrenza sleale e chiedere regole uguali per tutti.
Ma una cosa è dire che in Canada una pratica agronomica è ammessa e in Italia no. Un’altra è sostenere che il grano duro importato usato per la pasta sia contaminato o pericoloso. Per passare dalla prima affermazione alla seconda servono dati analitici. E i dati ufficiali del ministero non hanno mai confermato questa conclusione. Il glifosato è diventato un simbolo del sospetto verso il grano estero, ma un simbolo non è una prova.
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Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato per 7 anni con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24


