Oltre cento casi di salmonellosi in Europa riaccendono l’attenzione sui germogli, alimenti da anni associati a grossi focolai infettivi.
Un nuovo focolaio di salmonellosi legato al consumo di germogli di erba medica ha colpito diversi Paesi europei, causando 109 casi confermati, 18 ricoveri e almeno un decesso. Secondo un rapporto pubblicato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), all’origine dell’epidemia ci sarebbero semi di erba medica importati dall’India e distribuiti in Europa attraverso un operatore italiano.
Oltre cento casi in dieci Paesi europei
Tra gennaio e maggio 2026 le autorità sanitarie hanno confermato 109 casi di infezione da Salmonella Bovismorbificans ST377 (un sierotipo relativamente raro rispetto ai più noti S. Enteritidis e S. Typhimurium) in dieci Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo, oltre al Regno Unito. I Paesi più colpiti sono stati Finlandia (35 casi), Regno Unito (30), Paesi Bassi (17), Germania (6) e Irlanda (6). Il focolaio ha causato anche 18 ricoveri e un decesso in Finlandia.
In un primo momento i sospetti erano ricaduti su semi di erba medica, trifoglio, broccoli e ravanelli, come dimostra una notifica al Sistema di allerta rapido (RASFF) dello scorso aprile. Le indagini delle autorità sanitarie, tuttavia, hanno concentrato l’attenzione sui germogli di erba medica. Molti pazienti avevano riferito di averli consumati nei giorni precedenti l’insorgenza dei sintomi e il ceppo epidemico è stato isolato anche nell’acqua utilizzata durante la produzione dei germogli in due stabilimenti, uno nei Paesi Bassi e uno nell’Irlanda del Nord. Inoltre, in Finlandia le autorità hanno ricondotto numerosi casi a un produttore locale di germogli.
Il ruolo dell’Italia nella filiera
Le indagini hanno poi individuato un fornitore italiano che aveva importato dall’India due lotti di semi di erba medica nell’ottobre 2025 e li aveva successivamente distribuiti a diversi produttori europei di germogli. Secondo EFSA ed ECDC, però, le informazioni raccolte indicano che la contaminazione sarebbe avvenuta prima dell’arrivo dei semi in Europa, probabilmente durante la produzione o la lavorazione nel Paese di origine. L’Italia avrebbe quindi svolto il ruolo di importatore e distributore dei semi, e non ci sarebbero elementi che facciano pensare a una contaminazione avvenuta sul territorio nazionale. Nel nostro Paese, inoltre, le autorità non hanno segnalato casi di infezione riconducibili a questo focolaio.

Nei Paesi interessati le autorità hanno adottato diverse misure per contenere il focolaio, tra cui il ritiro dei lotti di semi coinvolti, il richiamo dei germogli prodotti con tali semi e la distruzione dei prodotti sospetti. Il Ministero della Salute italiano non ha pubblicato alcun richiamo rivolto a consumatori e consumatrici, ma dichiara di aver disposto il ritiro dei lotti di semi coinvolti nelle indagini. Secondo EFSA ed ECDC, dopo l’introduzione di queste misure il numero di nuovi casi si è ridotto e, al momento della pubblicazione del rapporto, le autorità non avevano segnalato ulteriori infezioni nel mese di giugno.
Non è il primo focolaio legato ai germogli
I germogli sono considerati da tempo un alimento particolarmente delicato dal punto di vista microbiologico. Durante la germinazione, infatti, il caldo e l’umidità favoriscono la moltiplicazione di eventuali batteri presenti sui semi. Inoltre sono consumati quasi sempre crudi, senza un trattamento termico in grado di eliminare i microrganismi patogeni.
L’ultimo grande focolaio registrato in Europa si è verificato tra il 2023 e il 2025, con 510 casi confermati di infezione riconducibili a sierotipi diversi di Salmonella (S. Adelaide, S. Enteritidis, S. Hvittingfoss, S. Kinondoni, S. Kisarawe, S. Newport, S. Typhimurium e S. Richmond). Anche in quel caso la filiera dei germogli aveva coinvolto un operatore italiano, ma le autorità non erano riuscite a stabilire con certezza dove fosse avvenuta la contaminazione. Nel nuovo rapporto, invece, le evidenze raccolte indicano con maggiore chiarezza un’origine extra-UE, riconducibile ai semi importati dall’India.
Nel 2011, invece, aveva fatto molto rumore l’epidemia di infezioni da Escherichia coli O104:H4 causata da germogli di fieno greco provenienti dall’Egitto, che aveva colpito Unione Europea e Stati Uniti. Solo in Europa, l’epidemia aveva causato 50 vittime, il ricovero di 4.174 persone, 864 delle quali hanno sviluppato un’insufficienza renale acuta..
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Giornalista professionista, redattrice de Il Fatto Alimentare. Biologa, con un master in Alimentazione e dietetica applicata. Scrive principalmente di alimentazione, etichette, sostenibilità e sicurezza alimentare. Gestisce i richiami alimentari e il ‘servizio alert’.


