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Dimensioni di frutta e verdura: perché il regolamento dei calibri è utile

Dopo aver parlato della normativa europea che regola delle dimensioni di frutta e verdura sul mercato, in molti ci hanno scritto per approfondire l’argomento. Di seguito pubblichiamo una riflessione si Roberto Pinton, esperto di produzioni biologiche.

I regolamenti che stabiliscono le norme di qualità dei prodotti ortofrutticoli non sono stati concepiti per promuovere lo spreco alimentare, ma come strumento per il mercato. Per le mele le norme di qualità (reg. UE 2019/428) prevedono un peso minimo di 70 g, mentre non c’è un peso massimo; il fatto che sul mercato siano proposte mele da 250 g non dipende assolutamente dai regolamenti, ma dalla politica commerciale del punto vendita, che, evidentemente, ritiene di meglio soddisfare così la domanda dei suoi clienti.

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Si tratta di norme necessarie per non costringere l’acquirente a frequenti viaggi l”estero

Per conoscere le caratteristiche delle arance che voglia acquistare, l’operatore dell’Italia settentrionale (per non dire della Germania o della Scandinavia) o effettua dispendiosi viaggi in Sicilia per assistere personalmente al carico di ogni autotreno e controllare le caratteristiche delle arance, o le ordina di categoria I calibro 2, sapendo già che riceverà prodotti con diametro da 84 a 96 mm che al massimo presentano lievi difetti che non ne pregiudicano l’aspetto generale, la qualità e la conservazione (per esempio un lieve difetto di forma, lievi difetti di colorazione, lievi difetti progressivi dell’epidermide che non colpiscano la polpa, rugginosità o danni provocati da parassiti, lievi difetti cicatrizzati dovuti a cause meccaniche).
Se invece le ordina di categoria EXTRA, sa che riceverà prodotti senza difetti (salvo lievissime alterazioni superficiali), se le ordina di II categoria sa che può aspettarsi difetti più pronunciati di forma o di colorazione, difetti progressivi dell’epidermide, ramaggiatura argentata, rugginosità o danni provocati da parassiti, alterazioni superficiali e cicatrizzate dell’epidermide, rugosità della scorza, lieve e parziale distacco della buccia.

Qualcuno ci scherza su, irridendo la UE perchè stabilisce addirittura la lunghezza delle banane (minimo 14 cm), ma si tratta di norme necessarie anche per non costringere l’acquirente a frequenti viaggi in Ecuador, Guatemala o Angola per vedere ogni volta che banane gli stanno caricando nelle stive o nei container: basta un’email per ordinare un carico di categoria EXTRA o I o II, sapendo già così cosa arriverà.

Mettiamola così: quando andiamo in cartoleria ad acquistare della carta, non partiamo da casa muniti di righello per misurare i fogli, ma semplicemente chiediamo una risma del formato A4, che è definito dallo standard internazionale ISO216 (ed è diverso dal formato Letter o dal B3): non facciamo tante storie e ci sembra un gesto “normale”, così com’è “normale” per gli operatori negoziare carichi di categoria I o EXTRA.

Roberto Pinton

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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7 Commenti

  1. Le motivazioni non mi convincono…

    E tutta la frutta “fuori calibro” che fine fa?

  2. Purea, confetture, succhi, altri prodotti trasformati (per esempio aceto di mele, sidro), se va male compost o biogas…

  3. In effetti si potrebbe obiettare che non sarebbe necessario l’intervento dell’Europa matrigna, ma noi, sovranamente, potremmo decidere che le banane devono essere almeno di 15 cm o che il calibro delle arance è diverso.
    Poi, però, le banane ci costerebbero di più perché gli esportatori dovrebbero lavorare in modo diverso per i diversi paesi europei e magari andremmo nei matti per esportare in Germania, perché i calibri sovrani teutonici non coincidono con i nostri.
    Però vuoi mettere la soddisfazione!

  4. Senza contare che meno “specifico” è il contratto di compravendita più difficile sarà contestare eventuali inadempienze, concordo che, come al solito, in Italia se n’è fatto una questione politica identitaria quando invece sono solo regole commerciali

  5. Buongiorno, la calibratura della frutta non tutela il consumatore ed è un ulteriore costo per il produttore, il quale per mantenere uno standard di calibro verso l’alto deve, consentitemi il termine, pompare di ormoni e prodotti fitosanitari a manetta. Dove sta scritto che un frutto con un calibro 1 è migliore di uno di calibro inferiore? Sono standard merceologici non per forza rappresentativi in toto della realtà.
    L’articolo, molto bello e interessante, a mio avviso giustifica un modello produttivo che genera spreco e penalizza chi produce, senza tutelare il consumatore. È un mio punto di vista ma la penso così. Saluti a tutti.

    • Il calibro non è un indice di qualità sensoriale, ma è un sistema di valutazione di tipo commerciale.La bontà della frutta, il livello di zuccheri, il grado di maturazione e le altre caratteristiche riferite alla qualità sensoriale non vengono considerate, anche se sono quelle più apprezzare dai consumatori

  6. Quindi Sig. La Pira non sarebbe opportuno inserire tra i parametri di qualità oltre a quelli dimensionali ed estetici (spesso ingannevoli) di ‘valutazione commerciale’ della frutta e degli ortaggi anche quelli organolettici — standardizzabili! — e fitosanitari? Perché discriminare le banane lunghe meno di 14cm o le mele che pesano meno di 70gr? È sufficiente dar loro un’altra definizione categoriale e gli operatori commerciali non saranno costretti a dispendiose trasferte per la verifica.

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