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La carne fa male alla salute? Domande e risposte dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro sulle carni rosse e lavorate

  1. Quali tipi di tumori sono collegati o associati al consumo di carni lavorate?
prosciutto crudo
Circa 34.000 decessi di cancro per diete ricche di carni lavorate

Il gruppo di lavoro dalla Iarc ha concluso che mangiare carne lavorata provoca il cancro del colon-retto. Anche un’associazione con il cancro dello stomaco è stato valutato, ma l’evidenza non è conclusiva.

  1. Quanti casi di tumori possono essere attribuiti ogni anno al consumo di carni lavorate e carni rosse?

Secondo le più recenti stime del progetto Global Burden of Disease, un’organizzazione di ricerca accademica indipendente, ogni anno in tutto il mondo sono attribuibili circa 34.000 decessi di cancro per diete ricche di carni lavorate. Mentre non è ancora stato stabilito che mangiare carne rossa causi il cancro. Tuttavia, se le associazioni riportate si dimostrassero realistiche, il progetto Global Burden of Disease ha stimato che le diete ricche di carne rossa potrebbero essere responsabili ogni anno in tutto il mondo di 50.000 decessi per cancro. Questi numeri contrastano con il milione circa di morti ogni anno a livello mondiale per cancro causato dal fumo di tabacco, 600.000 l’anno per il consumo di alcol, e più di 200.000 l’anno a causa dell’inquinamento atmosferico.

  1. Si può quantificare il rischio di mangiare carne rossa e carni lavorate?

Il consumo di carni lavorate negli studi esaminati, è stato associato a un piccolo aumento del rischio di cancro. In questi studi, il rischio generalmente aumentata in base alla quantità di carne consumata. L’analisi dei dati provenienti da 10 studi stima che ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata mangiata ogni giorno aumenta il rischio di cancro del colon-retto di circa il 18%. Il rischio di cancro correlato al consumo di carne rossa è più difficile da stimare perché la prova che provochi il cancro non è ancora certa. Tuttavia, se l’associazione tra carne rossa e cancro colon-retto fosse dimostrata, i dati degli stessi studi suggeriscono che il rischio di questo tumore potrebbe aumentare del 17% per ogni porzione da 100 grammi di carne rossa mangiata al giorno.

  1. Il rischio è più elevato nei bambini, negli anziani, nelle donne, o nell’uomo? Ci sono persone più a rischio?

I dati disponibili non hanno permesso di concludere se i rischi si differenziano in base a diversi gruppi di persone.

  1. Le persone che hanno avuto il cancro del colon dovrebbero smettere di mangiare carne rossa?

I dati disponibili non hanno consentito conclusioni sui rischi per le persone che hanno già avuto il cancro.

  1. Devo smettere di mangiare carne?

Mangiare carne ha dei benefici riconosciuti per la salute. Molte raccomandazioni sanitarie nazionali raccomandano alle persone di limitare l’assunzione di carni lavorate e carni rosse, alimenti che sono collegati a un aumento dei rischi di morte per malattie cardiache, diabete e altre malattie.

  1. Quanta carne è consigliato mangiare?
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È meglio limitare l’assunzione di carni lavorate e carni rosse

Il rischio aumenta con la quantità di carne consumata, ma i dati disponibili per la valutazione non hanno permesso di valutare se esiste un livello di sicurezza.

  1. Perché le carni rosse e le carni lavorate aumentano il rischio di cancro?

La carne è costituita da più componenti, come il ferro eme, e può anche contenere sostanze chimiche che si formano durante la lavorazione o la cottura. Ad esempio, prodotti chimici cancerogeni che si formano durante la lavorazione delle carni sono i composti N-nitroso e gli idrocarburi policiclici aromatici. Anche la cottura della carne rossa o le carni lavorate producono delle ammine aromatiche eterocicliche nonché altri prodotti chimici compresi gli idrocarburi policiclici aromatici, che si ritrovano anche in altri alimenti e nell’inquinamento atmosferico. Alcune di queste sostanze chimiche sono noti o sospetti cancerogeni, ma nonostante questa conoscenza, non è ancora chiaro come carni rosse e carni lavorate aumentino il rischio di cancro.

  1. Si può confrontare il rischio di mangiare carne rossa con il rischio di mangiare carne lavorata?

Rischi simili sono stati stimati per le tipiche porzioni, che sono più piccole per le carni lavorate che per le porzioni di carne rossa. Tuttavia, il consumo di carne rossa non è stata stabilita come causa di cancro.

  1. Quali sono le raccomandazioni dell’OMS per prevenire il rischio di cancro associato a mangiare carne rossa e carni lavorate?

La Iarc è un’organizzazione di ricerca che valuta le prove disponibili sulle cause del cancro, ma non fa raccomandazioni per la salute. I governi nazionali e l’OMS sono responsabili dello sviluppo linee guida nutrizionali. Questa valutazione della Iarc rafforza una raccomandazione del 2002 dell’OMS: le persone che mangiano carne dovrebbero moderare il consumo di quella lavorata per ridurre il rischio di cancro del colon-retto. Altre linee guida alimentari consigliano anche limitare il consumo di carne rossa o di carni lavorate, ma questi si concentrano principalmente sulla riduzione del consumo di grassi e sodio, che sono fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e l’obesità. Gli individui che sono preoccupati per il cancro potrebbero considerare di ridurre il consumo di carne rossa o carne lavorata fino a che le saranno pubblicate linee guida aggiornate in cui siano stati sviluppati gli aspetti riguardanti specificamente al cancro.

  Redazione Il Fatto Alimentare

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15 Commenti

  1. Avatar

    Letto tutto, sono sfinito, non ce la faccio nemmeno a commentare…:)

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    ” i dati degli stessi studi suggeriscono che il rischio di questo tumore potrebbe aumentare del 17% per ogni porzione da 100 grammi di carne rossa mangiata al giorno”
    Ma questo significa che se in un giorno mangio 200gr di carne, il rischio di tumore al colon retto aumenta del 34%? Considerando che a 200gr ci si arriva facilmente anche limitando le porzioni (basta infatti consumare 100gr di manzo a pranzo e 100gr di maiale a cena che sono porzioni veramente piccole) parlare di 34% non mi sembra affatto parlare di un PICCOLO aumento del rischio.
    La cosa che poi mi infastidisce è che non ci sono ancora risultati sul consumo di verdure associate a queste carni. In generale le verdure sono in grado di contrastare l’aumento dell’acidità del sangue causato dalle proteine animali e di pulire il colon dalle sostanze chimiche che si porta dietro la carne rossa cotta. Peccato però che le stesse verdure siano in grado di irritare il colon (come le melanzane ed i peperoni).

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      Ma la piantiamo di dire che la carne porta acidità nel sangue? Ma dove le leggete queste notizie, su Novella 2000?
      Nel sangue circola un po’ di urea che si forma anche dalle proteine vegetali e che in un individuo sano viene drenata dal rene.
      Non dico tanto, ma anche su wikipedia, che non è certo un testo scientifico non si trovano queste informazioni; ma perché prima di commentare non fate una ricerca?
      A parte che la stessa OMS ha già ridimensionato questa notizia, dopo i titoloni dei nostri poco scientifici comunicatori quotidiani, e in ogni caso il consumo medio degli italiani è ben al di sotto delle soglie indicate nel sommario pubblicato da Lancet (perché il documento vero non sarà redatto che a 2016 inoltrato – e anche questa la dice lunga sui fatti!).
      In ogni caso bastava leggere più a fondo il testo in inglese per non incorrere in inutili e scellerati allarmismi (a parte che c’era anche scritto che la carne apporta fondamentali sostanze nutritive…), dove si parla di carne trasformate cotte a elevata temperatura (alla brace, barbecue, affumicate direttamente su legna) e della presenza di conservanti come i nitrati e i nitriti. I quali ultimi sono già ampiamente ridotti dalle leggi vigenti (i nitrati non si possono usare nei prodotti cotti) e… pure contenuti in abbondanza in molte sostanze vegetali…

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    Fa un effetto strano leggere questo articolo mentre incombe ai lati la pubblicità della carne in scatola Montana

    • Roberto La Pira

      Ridimensionare i consumi di carne e salumi per chi è abituato a mangiarne troppa. Questo è il messaggio.

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      In effetti la pubblicità della CARNE MONTANA non appena si ha accesso all’articolo è veramente inquietante. Un paradosso. Capisco le logiche di mercato, il bisogno di fondi, ma veramente sembrerebbe proprio una sorta di presa per i fondelli

    • Valeria Nardi

      Senza dubbio la questione degli inserzionisti è delicata e va spiegata nella maniera più chiara possibile. Questa rivista si basa sulla pubblicità (così come i quotidiani, le riviste e la tv), ma lo fa dopo aver fatto firmare un contratto agli inserzionisti per cui non possono intervenire nella linea editoriale e devono rispettare la libertà e la
      professionalità della redazione. A riprova di questo il caso di Montana è esemplare: il contratto firmato mesi fa e i banner online adesso, non ci ha impedito di pubblicare le notizie riguardo la carne e la nuova catalogazione da parte dell’Iarc.
      Se lei ha qualche suggerimento in merito saremmo felici li condividesse con noi. Purtroppo al momento non ci sono alternative agli inserzionisti. Il
      servizio ai lettori è gratuito, dovremmo prevedere un abbonamento? Sovvenzioni dallo Stato non ci sono. Le donazioni dai privati, anche se molto apprezzate non sono sufficienti.
      Spero di aver chiarito al meglio la spinosa questione inserzionisti-banner, e non averla annoiata troppo.
      Spero inoltre che continui a seguirci e anche a migliorarci.

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    pensavo fosse rilevante non solo la quantità dell’alimento ma anche la sua qualità…

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    @Anna Maria

    A me fa un ottimo effetto vedere nella stessa pagina la pubblicità di una carne in scatola e un articolo che riepiloga la sussistenza di prove sufficienti per considerare la carne lavoorata di cancerogenicità nell’uomo; avrei provato un effetto strano se nella pagina ci fosse stata la pubblicità di una carne in scatola e un articolo che ridimensionava il contenuto del documento dello IARC…

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    So benissimo che la pubblicità è necessaria, ma suggerirei una maggiore selettività perché i prodotti pubblicizzati acquistano inevitabilmente una legittimazione come facenti parte di un’alimentazione sana e naturale. Basta leggere gli ingredienti della carne in scatola Montana per capire che in questo caso non può essere così. E’ lo stesso paradosso di McDonalds a Expo. In ogni modo ripeto l’aggettivo “incombente” per questa pubblicità. Naturalmente continuerò a seguirvi.

    • Roberto La Pira

      Il nostro sito ha sempre offerto un accesso gratuito a tutti i lettori pur non essendo mai stato in pareggio e le aziende virtuose biologiche, etiche e via dicendo non hanno mai sostenuto con convinzione la nostra scelta di fornire un’informazione indipendente, senza marchette e senza compromessi. Questa è la realtà che dobbiamo affrontare. Le donazioni coprono il 10% de bilancio ! Abbiamo già detto no a molti segmenti commerciali e questo ci toglie tutti gli sponsor importanti che investono molto in pubblicità. Fare altre selezioni vuol dire rischiare di chiudere.

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    Gentile Pinuccio, io direi che è il caso di piantarla di negare. Tutte le proteine di origine animale fanno aumentare l’acidità del sangue e, quando è in eccesso, innesca quella che viene chiamata ACIDOSI TESSITURALE. Quando dico in eccesso intendo che ci troviamo in una fase in cui gli organi emuntori non ce la fanno a ripulire il sangue ed il corpo riccorre alle ossa ed alle cartilagini per produrre sostanze alcalinizzanti che contrastino il fenomeno. Ovviamente questo fenomeno è naturale ed aumenta con l’aumentare dell’età ma, come al solito, l’alimentazione ha il suo ruolo di peggiorare o migliorare le cose. (A tale proposito la invito a cercare su wikipedia “INDICE PRAL”)
    Alcuni studi per esempio, hanno evidenziato che chi consuma regolamente (cioè tutti i giorni) formaggi e non integra la dieta con il corretto apporto di nutrienti alcalinizzanti (frutta e verdura) invece che rinforzare le ossa, le indebolisce. Anche gli studi oncologici hanno notato la diretta correlazione tra elevato indice di acidità del sangue, l’insorgenza di tumore e problemi legati alle ossa.
    Quindi visto che in questo articolo si parla di aumento del rischio di tumori, sarebbe interessante che gli studi approfondiscano anche l’aspetto legato all’effetto alcalinizzate degli alimenti vegetali che forse potrebbero diminuire (o forze no visto che viviamo in un mondo in cui gli stessi alimenti sono inquinati) in modo consistente la percentuale di rischio legata al consumo della carne in particolare e delle proteine animali in generale. Ovviamente non è solo la carne rossa ad avere un indice Pral positivo (acidità), anche le seppie ed i moscardini, solo per citarne alcuni, hanno un bel livello di acidità. E non tutte le verdure hanno effetti alcalinizzanti. I piselli per esempio anche una bassissima acidità, ma non sono alcalini.

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    Il succo è che fin quando non vi saranna abbastanza dati, è oppopportuno ridurre il consumo di carne. Io suggerisco di riportarlo ad 1 volta alla settimana.