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Il biologico? Una realtà «bella e possibile». Cosa si è dimenticata di dire Elena Cattaneo

agricoltura biologica bio verduraIn questi giorni è in discussione al Senato, dopo essere stata approvata alla Camera, la prima legge quadro italiana sull’agricoltura biologica per la quale si registra un accordo da parte di quasi tutte le forze politiche. La norma considera la produzione biologica un’attività di interesse nazionale con funzione sociale e ambientale, in quanto settore economico basato prioritariamente sulla qualità dei prodotti, sulla sicurezza alimentare, sul benessere degli animali, sullo sviluppo rurale, sulla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e sulla salvaguardia della biodiversità, che concorre alla tutela della salute e al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’intensità delle emissioni di gas a effetto serra.

Una voce contraria è quella di Elena Cattaneo, senatrice a vita, che nei giorni scorsi ha risposto a un’intervista su Il sole 24 ore, in cui definisce il biologico una favola “bella ma impossibile” e rilancia la lettera che il 9 gennaio scorso è stata indirizzata a tutti i senatori della Repubblica e che della legge chiede il ritiro, firmata da oltre 400 tra Agronomi, ricercatori e docenti universitari. Elena Cattaneo è una farmacologa e biologa, che ha condotto numerose campagne contro il biologico che considera un inganno per i consumatori affascinati dalla “favola” del “naturale=buono” e costretti a pagare “prezzi fino al 100% superiori”.

Il testo sulla produzione agricola con metodo biologico (leggi qui) presentato nel marzo 2017 scorso dalla deputata Pd, Maria Chiara Gadda, è stato approvato a dicembre 2018 dalla Camera e ora è al vaglio del Senato. Tra i punti più significativi, c’è l’introduzione di un piano nazionale delle sementi biologiche.

A sostegno dalla ricerca e della promozione per l’agricoltura biologica, si sono schierati diversi scienziati che hanno pubblicato un contributo sul tema e che in questi giorni di discussione in parlamento, stanno cercando adesioni per sostenere il dibattito scientifico (ad oggi sono 470 firmatari – le adesioni si comunicano a paolo.barberi@santannapisa.it).
“In merito al disegno di legge attualmente in discussione – si legge nel comunicato – e alle critiche espresse in diverse occasione dai detrattori dell’agricoltura biologica (senatrice Cattaneo in testa), non condividendo molte di queste dichiarazioni, abbiamo deciso, come “Gruppo di docenti per la Libertà della Scienza”, di riprendere e affrontare alcuni temi controversi per un approfondimento scientifico. Con questo nostro contributo intendiamo ribadire la validità dell’agricoltura biologica, senza togliere nulla ad altri modelli di agricoltura che si sforzino nella ricerca di sistemi di gestione e pratiche più sostenibili. Intendiamo ribadire anche l’importanza di discutere di questi temi – di cruciale importanza per il futuro non solo dei sistemi agro-alimentari ma dell’intera umanità – con serietà, evitando posizioni ideologiche di parte e approcci pseudo-scientifici.”

Fresh organic vegetables

Per approfondire la proposta di legge e le caratteristiche dell’agricoltura biologica abbiamo chiesto a Roberto Pinton, segretario di AssoBio, di rispondere alla nota di Elena Cattaneo.

Come sarebbe bello se l’uomo (o la donna) di scienza che, pur di non scontentare l’intervistatore, fosse giunto alla determinazione di rispondere su argomenti estranei alle sue competenze, chiedesse un po’ di tempo e lo dedicasse a un rapido excursus di quanto la scienza esprime sul tema o di cosa sta accadendo intorno a sé…
A basarsi su propri appunti polverosi (o su quelli premurosamente forniti da occasionali conoscenti) non sempre si fa un affare: c’è il rischio di inciampare in svarioni e papere, come accade a Elena Cattaneo nei suoi interventi a ripetizione sulla produzione biologica.

Il testo di legge in materia di agricoltura biologica ora all’esame del Senato è stato approvato dalla Camera a larga maggioranza dopo aver acquisito il parere favorevole di tutte le otto commissioni parlamentari competenti, e ha ricevuto il plauso di numerose organizzazioni (tra loro anche l’ANCI, l’associazione dei Comuni italiani). Elena Cattaneo ritiene che sia la maggioranza dei deputati che chi ha espresso apprezzamento sia stato preso da un abbaglio, “sposando irragionevolmente una narrazione bucolica ed elitaria” diffusa dalla potente lobby del biologico.

Che tra chi ha benedetto il testo approvato si annoverino Coldiretti e Agrinsieme (il coordinamento che rappresenta le aziende e le cooperative di Cia, Confagricoltura, Copagri, Alleanza delle cooperative agroalimentari), il che sta dire la totalità del settore agricolo nazionale, che chiede al Senato di accelerare l’iter di approvazione, a nulla sembra contare per Elena Cattaneo, convinta com’è di essere il legittimo rappresentante di un intero settore produttivo che, da parte sua, ignora di averle conferito tale mandato.

agricoltura campi fiume acqua
Ci sono pesticidi nel 67,0% dei punti di campionamento delle acque superficiali e nel 33,5% di quelle sotterranee

Se avesse consultato il Rapporto nazionale Pesticidi nelle acque che l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) redige sulla base delle informazioni fornite da 21 Agenzie Regionali (ARPA) e Provinciali (APPA) per la protezione dell’ambiente, saprebbe che ci sono pesticidi nel 67,0% dei punti di campionamento delle acque superficiali e nel 33,5% di quelle sotterranee (con anche 55 sostanze diverse in un singolo campione): “In alcune Regioni la presenza dei pesticidi è molto più diffusa del dato nazionale, arrivando a interessare oltre il 90% punti delle acque superficiali in Friuli Venezia Giulia, provincia di Bolzano, Piemonte e Veneto, e più dell’80% dei punti in Emilia Romagna e Toscana. Supera il 70% in Lombardia e provincia di Trento”.
Saprebbe che il 23.9% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali e l’8,3% delle acque sotterranee presentano concentrazioni superiori ai limiti ambientali.
Saprebbe anche che le sostanze più rinvenute sono i diserbanti, ma anche che “rispetto al passato è aumentata significativamente la presenza di fungicidi e insetticidi, soprattutto nelle acque sotterranee“, una frase che preoccupa per essere un “taglia e incolla” presente in ogni edizione del rapporto.
Alle acque superficiali e profonde nessuno deve aver spiegato la pur affascinante tesi che l’attuale agricoltura convenzionale costituisca il metodo che inquina meno.

Se avesse gettato un’occhiata anche distratta a quanto prodotto dalla FAO (non un’organizzazione di luddisti, proprio l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) in occasione del 2015 anno internazionale del suolo, saprebbe che circa metà dei suoli europei ha un basso contenuto di sostanza organica, principalmente nella nostra Europa del sud, e che circa 80% dei suoli italiani ha un contenuto di carbonio organico inferiore al 2%, con una grande percentuale con valori inferiori a 1%.
Saprebbe che il declino della materia organica si traduce in un suolo degradato e che senza sostanza organica non esiste suolo, ma solo sedimento non consolidato.

Se avesse buttato un occhio sui dati ISTAT saprebbe che nel 2016 in Italia sono state vendute 125mila tonnellate di prodotti fitosanitari, per una spesa da parte degli agricoltori pari a 950 milioni (oltre a 1,57 miliardi in fertilizzanti, stante la perdita di fertilità organica dei suoli).
Nel 2006 la spesa per fertilizzanti era stata di 694 milioni e quella per pesticidi di circa 1 miliardo: in dieci anni la spesa per i primi è aumentata di oltre il 50%, quella per i secondi del 45%.
Il nostro Paese è fra i maggiori consumatori di pesticidi a livello europeo: dall’ultimo report dell’Agenzia europea per l’ambiente risulta che il consumo di principi attivi nella UE è mediamente di 3,8 chili per ettaro, ma in Italia sale a 5,7; se tra il biennio 2011-13 e quello 2014-15 la vendita di pesticidi nei Paesi europei è scesa di oltre il 50%, da noi è aumentata del 7,9%.

agricoltura biologica
Contiene residui di pesticidi il 63.9% dei campioni di frutta prelevati sul mercato italiano

Se, pur da senatrice, avesse consultato l’elaborazione dell’Ufficio studi della Camera dei deputati, avrebbe cognizione che il settore biologico, che copre il 15.4% della superficie agricola italiana, ha ricevuto solo il 2,9% delle risorse destinate all’agricoltura, tra fondi europei e nazionali e potrebbe chiedersi se non si tratti di uno squilibrio da correggere.

Avesse letto i giornali di recente, saprebbe che, come risulta dal rapporto presentato a febbraio da Legambiente sui dati forniti da Arpa, Asl e Istituti Zooprofilattici Sperimentali, contiene residui di pesticidi il 63.9% dei campioni di frutta prelevati sul mercato italiano, il che li rende non idonei all’alimentazione dell’infanzia, mentre l’1,7% presenta dosaggi che li rende non idonei all’uso alimentare in genere, anche per un adulto in salute. Saprebbe che il 40.2% dei campioni presentava residui di più pesticidi diversi (il record va a un campione di peperoni con residui di 25 sostanze chimiche di sintesi).

Saprebbe anche che per il rapporto 2019 del think tank Institut du développement durable et des relations internationales (IDDRI) un’Europa agro-ecologica può soddisfare la domanda di cibo attraverso una dieta sana, rispondendo al contempo ai cambiamenti climatici, eliminando i pesticidi e salvaguardando la biodiversità, concentrandosi sulla trasformazione delle risorse naturali anziché sugli input esterni.

Non ignorerebbe nemmeno che il primo marzo l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha dato il via al decennio per il Ripristino dell’Ecosistema: gran parte della superficie agricola del pianeta mostra un calo della produttività con perdite di fertilità legate a erosione, impoverimento delle risorse e inquinamento, un degrado che mina le condizioni di vita di miliardi di persone e costa circa il 10% del PIL globale in termini di perdita di servizi ecosistemici.

frutta verdura cinque porzioni biologico
Il nostro Paese è fra i maggiori consumatori di pesticidi a livello europeo

Saprebbe che il rapporto Planetary Health Diet, curato dalla commissione Eat-Lancet, sollecita sforzi nazionali e internazionali per diffondere diete sane e ri-orientare le priorità dell’agricoltura: devono passare dalla produzione di gradi quantità di cibo alla produzione di cibo sano.

Sulle rese (“fino al 50% in meno”?), se avesse sfogliato i Proceedings della Royal Society si sarebbe potuta imbattere nella metanalisi “Diversification practices reduce organic to conventional yield gap” su un dataset di 115 studi con più di 1.000 osservazioni, le cui conclusioni sono che le rese produttive biologiche sono inferiori a quelle convenzionali del 19,2% (± 3,7%), ma che, grazie a consociazioni e rotazioni colturali, il divario di resa si riduce sensibilmente (9 ± 4% e 8 ± 3%).
Lo studio raccomanda adeguati investimenti nella ricerca agro-ecologica per migliorare ulteriormente i sistemi di gestione biologici per ridurre ancora, se non eliminare, il divario di resa per le diverse colture o regioni, gli stessi investimenti in ricerca che Elena Cattaneo si è fatta un punto d’onore di ostacolare, preferendo lo statu quo che vede le risorse destinate sostanzialmente solo all’agricoltura convenzionale, alcuni effetti negativi della quale vediamo sulla contaminazione di acque e derrate.

L’insigne farmacologa sostiene che chiunque scelga un approccio agro-ecologico è guidato non dalla ricerca scientifica, ma dall’ideologia, ma dal canto suo ignora bellamente o snobba la letteratura scientifica prodotta in materia di agricoltura biologica e si addossa l’onere di impedirne l’ulteriore sviluppo e avanzamento, un atteggiamento davvero curioso.

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50 Commenti

  1. galbo (alberto)

    mi sono reso conto che siamo due alberto in questa pagina….
    io ero alberto (minuscolo), divento galbo, così non ci si confonde.

    ezio, OGM è solo uno dei punti chiave del Bio, e volendo guardare anche uno dei più controversi ed “ideologici”
    Il termine OGM, come già detto in un post precedente racchiude un tale vasto campo di ricerca che ridurlo ad una sigla è veramente riduttivo.

    • Galbo/alberto, senza girare troppo attorno alla questione OGM e per non confondere ulteriormente le idee a chi non è informato, oggi la ricerca sugli organismi geneticamente modificati ha sostanzialmente due direzioni.
      Quella più vecchia e sperimentata sul campo, prevede la sostituzione di materiale genetico di una specie varietale con innesti estranei anche di origine e derivazione animale alla varietà modificata.
      L’ultima tendenza, meno problematica e critica e potenzialmente accettabile anche in ambito europeo, è la MUTAGENESI, cioè il taglia e ricuci di porzioni di catene senza innesti estranei all’interno della stessa specie, per migliorarne alcune caratteristiche ed accelerare l’evoluzione adattiva dei vegetali alle condizioni ambientali.
      Non so’ anticipare le tendenze, ne le prossime decisioni del mondo bio sulle nuove possibilità della Mutagenesi, ma so’ di sicuro che le ormai vecchie e sperimentate pratiche di manipolazione genetica, rappresentano una oggettiva e drammatica minaccia alla coesistenza con l’agricoltura biologica ed anche convenzionale senza contaminazioni crociate.
      Ecco perché la senatrice Cattaneo fa politica e non scienza sincera, quando disprezza e mistifica una parte pro domo sua e dei suoi rappresentati. E’ una questione drammatica di mors tua vita mea e non di serena collaborazione scientifica.

  2. Acquisto spesso prodotti biologici. Ho però scoperto di recente che alle farine biologiche viene consentito per legge un livello di aflatossine molto superiore rispetto alle farine non bio. Questo perché è impossibile ridurlo. Le spore non si possono evitare e senza fungicidi ecc. si moltiplicano a dismisura. Resterebbe da capire se siano più cancerogene le aflatossine o i pesticidi. C’è chi dice le prime….

    • Valeria Nardi

      Gentilissima Marina, Non è vero che per le farine biologiche sarebbe consentito un tenore di aflatossine molto superiore rispetto alle farine non bio. Non c’è nessuna norma del genere. Abbiamo pubblicato qui, a partire dal suo commento, una risposta approfondita: https://ilfattoalimentare.it/aflatossine-farine-biologiche-bufala.html

    • Gentile Marina sarebbe così gentile da rivelarci dove ha letto o sentito una notizia come quella che riferisce?
      Perché è un’asserzione molto specifica oltre che falsa e sarebbe importante conoscerne la fonte per svelarne anche le motivazioni ed eventuali conflitti d’interesse.

  3. Mi pare di capire che Il Fatto Alimentare, dalle risposte di La Pira nei commenti, abbracci la tesi del segretario di Assobio. Avrei preferito maggior cautela, perché Pinton è rappresentante di una categoria interessata, mentre la senatrice Cattaneo no. Ci sono molte omissioni nello scritto di Pinton.

    Ad esempio potrebbe non sottovalutare il fatto che il rame, fungicida utilizzato in agricoltura biologica, si accumula e inquina i terreni. E che il maggiore impiego di fitofarmaci in Italia rispetto all’Europa è dovuto al diverso indirizzo colturale, sbilanciato da noi nella frutticoltura e orticoltura, con grandissimo peso della vite. In viticoltura, ad esempio, l’impiego di rame rappresenta il 69% dei fitofarmaci impiegati, se aggiungiamo lo zolfo raggiungiamo l’80%. Parliamo dei pilastri dell’agricoltura biologica, da soli quasi 13 milioni di kg solo in viticoltura.

    Se è vero che il settore bio riceve una parte minoritaria degli aiuti comunitari è dovuto evidentemente alla marginalità di molte aziende bio. Ovviamente hanno diritto agli stessi contributi Pac come tutto il resto dell’agricoltura con in più un aiuto specifico. A parità di caratteristiche colturali un’azienda bio prende qualcosa in più rispetto ad una analoga convenzionale. Se in media è di meno è forse perché sono dichiarati bio anche molti terreni marginali, che sarebbero bio lo stesso, i prati e i pascoli ad esempio. Sono mie ipotesi, ma del resto le norme non precludono al bio di accedere agli stessi fondi del convenzionale, ed in più hanno un aiuto specifico.

    Riguardo all’erosione dei terreni francamente non vedo cosa c’entri l’agricoltura biologica, anzi. Uno dei metodi di controllo dell’erosione dei terreni declivi è la semina su sodo che in agricoltura biologica non si pratica perché è necessario interrare le infestanti anziché diserbarle chimicamente.

    Riguardo alle rese, vediamo le quantità divise per superficie in Italia. Non ho questi dati, ma citare studi e metanalisi è fuori luogo, basta l’Istat o non so quale istituto preposto. Assobio questi dati medi e complessivi per il nostro paese li avrà.

    E ancora, che c’entra il tenore di sostanza organica con l’agricoltura biologica? Non sa che l’azoto minerale può servire a salvarla, la sostanza organica, in un suolo? Mai saputo che un residuo colturale per raggiungere il rapporto C/N dell’humus stabile elimina carbonio per respirazione (libera CO2) a meno che abbia azoto a disposizione?
    E ancora, che una delle pratiche che conservano la s.o. è la semina su sodo o le minime lavorazioni, inattuabili nel biologico? Perché se dai aria alla terra la sostanza organica si degrada, no?
    E che non è vero che l’agricoltura convenzionale non utilizza concimi organici, ci sono zone dove gli allevamenti sono ben presenti. Inoltre ci sono i digestati degli impianti di biogas. E che se, come io penso, promuovere diete sane significa soprattutto ridurre la carne e preferire i vegetali, se questo avviene non ci saranno sufficienti concimi dalle deiezioni animali per tutta quella superficie bio e solo i concimi minerali potranno continuare a sostenere le coltivazioni (con il ruolo anche di favorire la stabilizzazione della sostanza organica nei suoli senza sprechi di carbonio, che se rilasciato è dannoso per il clima).

    Cosa di quello che ha detto la senatrice Cattaneo è svarione o papera?

  4. Chi capisce di agricoltura sa’ che per ogni terreno c’è la coltura migliore e che non si può stravolgere ne standardizzare l’equilibrio naturale dello stesso, ma solo correggerne temporaneamente alcuni parametri quasi marginali.
    L’intervento massiccio continuo ed esteso di trattamenti emendanti e correttivi rende quasi sterile lo strato superficiale coltivabile e ci vogliono diversi anni di riposo per poterlo rigenerare.
    Se questo è lo scopo e la gestione ormai assodata ed estesa della moderna agricoltura chimica industrializzata, ben venga l’alternativa biologica e biodinamica per invertire questa realtà, con il recupero di porzioni di territorio sicuramente piccoli ma non troppo marginali, vista la quota nazionale conquistata da molti piccoli pionieri e soprattutto giovani ben motivati ed informati.
    In agricoltura non ci sono alternative assolute, ma solo realtà molto diverse e specifiche da sfruttare al meglio delle possibilità, con coltivazioni da valorizzare e differenziare per la migliore resa non solamente quantitativa, ma preferibilmente qualitativa a valore aggiunto di un Made in Italy molto apprezzato in tutto il mondo.
    Quello che la nostra benemerita senatrice non dice, ma è chiaro quasi a tutti, è che il suo appoggio e promozione appassionata per la scelta OGM, è una seria minaccia per le nostre coltivazioni tradizionali più qualificanti, sia convenzionali che biologiche, per la sicura contaminazione in campo di quelle colture invasive, non interessanti ne convenienti per la realtà agricola italiana ed anche europea in generale.
    Chi sogna un Made in Italy OGM non compie solo svarioni e papere, ma una politica per noi molto dannosa.

    • ezio il suo giudizio lo esprime chiaramente quando inserisce “benemerita senatrice” nella discussione, rendendo quantomeno difficile inserire i suoi post nell’ambito di un dialogo costruttivo e a mente aperta.
      In ogni caso, non capisco “per la sicura contaminazione in campo di quelle colture invasive, non interessanti ne convenienti per la realtà agricola italiana ed anche europea in generale.” qual è quindi la preoccupazione? Se non sono interessanti nè convenienti perchè mai qualcuno dovrebbe coltivarle?

    • Infatti non si comprende oggettivamente proprio il perché alcuni, a partire dalla senatrice in oggetto, premano così tanto per poter iniziare le coltivazioni anche nei nostri territori.
      Se ci fosse possibilità di convivenza non ci sarebbero problemi, ma purtroppo questo non è proprio possibile, quindi chi invade e contamina non può a mio parere mettere a rischio e danneggiare le colture altrui.
      Ma questo gli agronomi lo sanno meglio di tutti e le cause di risarcimento negli USA ce lo dimostrano ampiamente.

    • sig. Ezio, può essere può preciso sulle cause di risarcimento USA? Si riferisce alle cause della Monsanto contro gli agricoltori che hanno riseminato semi OGM, o all’inverso di agricoltori “contaminati”? Da quello che ha scritto non ho compreso. Grazie.

    • Osvaldo, vedo che lei al contrario di altri commentatori è ben informato sulle conseguenze giudiziarie dell’impatto delle coltivazioni OGM negli USA.
      Diverse cause sia per risarcimento danni d’inquinamento diretto, sia di richiesta impropria di royalties della multinazionale proprietaria dei brevetti.
      Dopo il danno anche la beffa!
      Mentre ci sono moltissime cause di operatori ammalati di linfomi con nesso causale del diserbante impiegato nelle coltivazioni OGM.

  5. Ringrazio delle precisazioni e informazioni che ho girato al coltivatore che mi aveva riferito la notizia. Anche a lui era stata riferita ed era in buona fede. E’ così infatti che si diffondono le fake news. Ho preferito quindi chiedere maggiori chiarimenti prima di veicolarle io stessa. Spero di essere stata in questo modo utile anche ad altri che l’avessero sentita.