Continua ad allargarsi l’allerta alcaloidi per i lupini. Il Ministero della Salute, infatti, ha segnalato il richiamo da parte dell’operatore di alcuni lotti di lupini secchi a marchio Cibón per la presenza di alcaloidi chinolizidinici, segnalata dal fornitore. Gli alcaloidi chinolizidinici sono sostanze naturali prodotte da alcune piante, soprattutto dai lupini, che possono avere effetti tossici sul sistema nervoso. I prodotti interessati sono venduti in confezioni da 500 grammi con il numero di lotto 217/25 e il termine minimo di conservazione (TMC) 02/2027, da 1 kg con il numero di lotto 009/26 e il TMC 07/2027, e da 5 kg con il numero di lotto 266/25 e il TMC 03/2027.
L’azienda da Melandri Gaudenzio Srl ha confezionato i lupini richiamati. Lo stabilimento di produzione si trova in via Boncellino 120, a Bagnacavallo, in provincia di Ravenna.
L’azienda aveva già richiamato un altro lotto di lupini secchi in confezioni da 500 grammi per la presenza di alcaloidi (leggi qui il primo richiamo). In seguito, il Ministero e alcuni supermercati avevano segnalato anche quelli cotti e salati marchio Milani Remigio e C (leggi qui il secondo richiamo) e, più di recente, quelli secchi a marchio Del Prete e Lina (leggi qui il terzo richiamo).
A scopo precauzionale, l’azienda raccomanda di non consumare i lupini con i numeri di lotto e i termini minimi di conservazione sopra indicati. Le consumatrici e i consumatori eventualmente in possesso dei prodotti richiamati possono restituirli al punto vendita d’acquisto.
Dal primo gennaio 2026 Il Fatto Alimentare ha segnalato 53 richiami, per un totale di 141 prodotti di aziende e marchi differenti. Clicca qui per vedere tutti gli avvisi di richiamo, i ritiri e le revoche.
© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos (copertina), Ministero della Salute
Giornalista professionista, redattrice de Il Fatto Alimentare. Biologa, con un master in Alimentazione e dietetica applicata. Scrive principalmente di alimentazione, etichette, sostenibilità e sicurezza alimentare. Gestisce i richiami alimentari e il ‘servizio alert’.





