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Diritti dei lavoratori, la pagella dei supermercati secondo Oxfam. Il secondo rapporto Al Giusto Prezzo

Nel 2018, Oxfam ha lanciato Al Giusto Prezzo, una campagna che ha l’obiettivo di evidenziare e affrontare le cause strutturali delle violazioni dei diritti umani e dei lavoratori nella filiere agro-alimentari. In campo ci sono pochi grandi attori, come i supermercati, legati al mondo della trasformazione e della distribuzione, con un forte potere negoziale che si riversa su piccoli produttori, operai agricoli e braccianti. In Italia, le condizioni lavorative, talvolta drammatiche, di migliaia di stagionali non hanno subito grandi miglioramenti e le attività di controllo dell’Ispettorato nazionale del lavoro nel corso del 2018 hanno scoperto 5.114 lavoratori irregolari su 7.160 ispezioni.

Con la campagna, Oxfam chiede alle istituzioni e alle cinque catene più influenti della grande distribuzione italiana – Coop, Conad, Esselunga, Gruppo Selex ed Eurospin – di adottare politiche e pratiche commerciali che tutelino i diritti umani. Controllando più del 75% di tutto il cibo e delle bevande consumate in Italia, i supermercati sono i primi acquirenti di prodotti agricoli e, quindi, attori chiave per poter accedere al mercato. Per queste ragioni hanno un peso importante nella negoziazione con i produttori e finiscono per influenzare il prezzo di acquisto, la qualità o i tempi di consegna dei prodotti.

Shelves with variety grocery products in the supermarket
I supermercati hanno un grosso potere negoziale nei confronti dei produttori e possono influenzare, anche indirettamente, il rispetto dei diritti dei lavoratori

L’obiettivo delle catene di supermercati è acquistare prodotti alle migliori condizioni per mantenere prezzi bassi tutto l’anno. Per questo cercano di massimizzare la quantità e la qualità al minor costo possibile. Il loro potere negoziale può obbligare i fornitori, e in particolare i piccoli produttori, a ridurre il più possibile i costi di produzione. La conseguenza di questa politica è che agricoltori, pescatori e braccianti che hanno lavorato duramente per produrre quel cibo anche con forti privazioni o violazioni dei diritti, ricevono una quota sempre più bassa del prezzo pagato dal consumatore finale.

Ciò non significa che i supermercati siano direttamente responsabili degli abusi e delle violazioni dei diritti che si verificano nelle filiere, ma che le pratiche commerciali adottate possono contribuire a mantenere in vita una certa situazione. Secondo i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, i supermercati, come tutte le aziende, devono valutare le conseguenze (dirette o indirette) delle proprie attività e di quelle collegate alla filiera sui diritti dei lavoratori.

Il secondo rapporto Al Giusto Prezzo di Oxfam Italia propone la pagella aggiornata delle varie insegne, evidenziando alcuni importanti segnali di avanzamento sui quattro temi: trasparenza, diritti dei produttori di piccola scala, diritti dei lavoratori agricoli e diritti delle donne.  Nonostante i miglioramenti di alcune catene nelle politiche per i diritti umani, molto resta ancora da fare, soprattutto per quanto riguarda le lavoratrici. I punteggi, espressi in percentuali, sono attribuiti sulla base delle informazioni pubbliche disponibili e sulla valutazione delle misure adottate per garantire il rispetto dei diritti umani e del lavoro.

La pagella delle cinque maggiori catene di supermercati italiani sulla base del rispetto dei diritti umani e dei lavoratori nelle filiere di approvvigionamento alimentare

Come nella prima edizione, a guidare la classifica generale è Coop, con un punteggio totale del 40% e un miglioramento del +13% rispetto alla precedente valutazione. La catena di cooperative, inoltre, resta la migliore in assoluto anche in ciascuna categoria, ottenendo i punteggi migliori per trasparenza (46%), diritti dei lavoratori (54%) e dei piccoli lavoratori (42%). Coop è risultata la migliore anche per il tema diritti delle donne, seppur con un misero 14%.

Rispetto alla prima edizione, Esselunga si porta in seconda posizione con un punteggio totale del 38% (+18%), scavalcando Conad che si ferma in terza al 25% (+14%). I miglioramenti più grandi riguardano  Selex, con un +23%, grazie alla pubblicazione delle politiche sui diritti umani nelle filiere e la creazione di un progetto di produzione agricola etica. Nonostante gli impegni Selex resta in quarta posizione con un punteggio globale del 23%: nella precedente valutazione era in fondo alla classifica con zero punti.

In ultima posizione resta Eurospin, che passa dallo 0% del rapporto precedente a un misero 2%, grazie ad alcuni miglioramenti sui diritti dei lavoratori e dei piccoli produttori. La catena di discount continua quindi a distinguersi per il ritardo sulle politiche di protezione dei lavoratori delle filiere e per l’adozione di pratiche commerciali molto discutibili come le aste al doppio ribasso per le forniture di generi di largo consumo per prodotti come la passata di pomodoro e i formaggi.

Per scaricare il rapporto completo di Oxfam Italia, con l’analisi di tutti i temi, clicca qui.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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4 Commenti

  1. Avatar

    ma che classifica è ? Vale ancora meno di una autocertificazione

  2. Avatar

    Tutto bene come principio, poi nella pratica vorrei sapere come fare. Mi soffermo su questa parte dell’articolo:

    Secondo i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, i supermercati, come tutte le aziende, devono valutare le conseguenze (dirette o indirette) delle proprie attività e di quelle collegate alla filiera sui diritti dei lavoratori.

    Mah, a scriverlo ci vuole poco… I supermercati non sono produttori. Una azienda tessile che produce direttamente può come dire avere un controllo, in particolare decidere il salario e le condizioni di lavoro. Ma per una azienda distributrice è una storia ben diversa. Al più può selezionare i fornitori, ma non è sempre possibile. Tra l’altro per selezionare deve giudicare: o meglio, deve affidarsi probabilmente ai giudizi dati da altri.
    E con questo vado al passaggio successivo. Quanto scritto dall’ONU dovrebbe riguardare soprattutto le autorità. Sono gli Stati che hanno l’onere di questi controlli anche perché solo loro possono giudicare su colpe e reati. Solo loro hanno il potere.
    Poi naturalmente ci sono sistemi più semplici. Ad esempio si possono escludere dai fornitori aziende e paesi che sono note per scarso rispetto dei diritti. Si, ma alla fine chi ci rimette di più è l’anello debole della catena. Non è che se a un lavoratore sfruttato gli togli… il lavoro, gli migliori le condizioni…
    Due righe anche su una cosa che pensavo in questi giorni. In Italia definiamo questi lavoratori “gli invisibili”. Poi vedi che in tv fanno continui servizi su di loro, li intervistano, del resto almeno quelli dei campi si vedono per forza, basta un tele. Se si organizza un controllo nascosto, a vedere quante ore lavorano si fa presto. Si potrebbe lavorare su infiltrazioni di persone. Per non parlare poi di quegli accampamenti di lavoratori stagionali. Non mi dite che sono invisibili! Sono alla luce del sole. Dietro quindi ci sta una discreta ipocrisia su cui non sono in grado di esprimere valutazioni precise, ma qualcosa non mi torna…

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    La GDO controlla in maniera discretamente efficace i prodotti dei fornitori tramite analisi di laboratorio , in parte pagati dai fornitori stessi e in parte dagli stessi distributori , per quello che riguarda i lavoratori dei fornitori ci si affida a protocolli abbastanza minuziosi e a controlli di agenzie incaricate ma ovviamente è molto più difficile avere la certezza della efficacia dei controlli per moltissime ragioni.
    Devo dire al pari del signor Osvaldo che non ho mai capito, nonostante la vicinanza all’argomento e il lungo tempo di contatto, perché ci si rapporti in modo così opaco e ipocrita con larghe fasce di lavoratori agricoli, da parte delle autorità operative e politiche e poi mediatiche.
    La ricerca esagerata di un qualche profitto seppur necessaria per le aziende e la contemporanea negazione di diritti universali dei lavoratori sembra avere una profonda radice culturale esacerbata attualmente dalla grande offerta di lavoratori che non possono rifiutare nulla e la forza appunto dei trasformatori e distributori che impongono con grande forza di persuasione prezzi concorrenziali.
    In questo insieme di interessi contrastanti lo STATO in quanto espressione di trasversali espressioni politiche sembra non avere forza e nemmeno volontà di imporre poche regole chiare che potrebbero regolarizzare le posizioni senza gravare sui costi complessivi.
    Insomma lo STATO lascia vivere questa illegalità probabilmente per avere in cambio una non-belligeranza in altri ambiti………..forse.

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    Adriana Pellegrini

    Poichè nel mio quartiere sono presenti alcuni supermercati con l’insegna DOC facente parte della Cooperativa Tirreno della Coop, vorrei sapere se anche i prodotti venduti in questi supermercati rientrano nei controlli effettuati o se tali controlli valgono solo per i prodotti a marchio COOP, alcuni dei quali sono venduti anche in questi punti vendita.