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Sacchetti di plastica -20%. Lo rivela un’indagine di Assobioplastiche sul modo di fare la spesa degli italiani

Da quando il 1 gennaio 2012 è entrata concretamente in vigore la norma che vieta il commercio dei sacchetti di plastica in polietilene non riciclabili, l’uso delle shopper tradizionali è diminuito del 20% circa. È uno dei dati emersi dal sondaggio commissionato da Assobioplastiche all’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione (IPSO), sul tipo di borsa o contenitore che usano gli italiani quando vanno a fare la spesa sia nei  piccoli negozi, che nei supermercati e nei mercati rionali.

 

Lo studio, effettuato su un campione di 800 famiglie, ha evidenziato che 6 italiani su 10 portano con sé le sporte per imbustare la spesa. Al supermercato si è ancora più virtuosi, considerando che l’80% degli intervistati dichiara di portare da casa i sacchetti, o di lasciarli direttamente in auto. Le borse più utilizzate sono di vari materiali: stoffa, nylon, juta, ma anche plastica rigida e bioplastica.

 

Sembra che gli italiani vedano di buon occhio il nuovo regolamento, e lo mettano già in pratica. Non solo per ridurre l’impiego di plastica, ma perché il “riutilizzo” è un comportamento virtuoso e sempre più necessario, sia per l’ambiente che per le tasche dei consumatori. Infatti i nuovi sacchetti in bioplastica (ottenuti da mais, patate…) costano mediamente un 30-40% in più rispetto ai vecchi in polietilene (secondo Coldiretti 30 euro l’anno in più).

 

Un nota dolente proviene dai piccoli esercizi e dalle bancarelle di ambulanti che, secondo i dati racolti alcuni mesi fa, nel 90% dei casi, non utilizzano sacchetti di materiale riciclabile. Quanto tempo ci vorrà per esaurire, come prevede la legge, le scorte dei vecchi sacchetti di plastica? Sicuramente i commercianti non sono preoccupati visto che le prime sanzioni partiranno a gennaio del 2014!

 

Un altro problema emerso è che solo il 13% degli italiani è in grado di distinguere un sacchetto compostabile da quelli che non lo sono. La difficoltà è accentuata dalla diffusione dei cosiddetti falsi-bio (shopper in polietilene addittivato), che dopo qualche mese si spezzettano in frammenti, ma non sono biodegradabili (nè compostabili) anche se spesso presentano loghi o scritte che richiamano la natura e l’ecologia, traendo in inganno.

 

Per rendersi conto di quanto sia nocivo l’impiego della plastica, e quindi anche dei sacchetti, è utile leggere questo report sulla presenza di microparticelle di questo materiale nel Mediterraneo, considerato uno dei primi inquinanti di mari, laghi e fiumi.

 

Valeria Nardi

Foto: Photos.com

 

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  Valeria Nardi

Valeria Nardi
Giornalista

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2 Commenti

  1. Avatar

    Trovo l’argomento trattato decisamente interessante. Peccato sia appena accennato il problema dei falsi-bio e dei marchi che pur non dicendo il falso traggono in inganno in merito alla reale biodegradabilità del sacchetto.
    Ritengo che il ritorno alla storica "sporta" sia inoltre dovuto alla vulnerabilità dei nuovi sacchetti, poco adatti al traporto di prodotti venduti confezioni a "spigoli vivi".

  2. Valeria

    Gentile Alessandro,
    ha ragione, in questo articolo non si approfondisce il tema dei falsi-bio, ma solo perchè era già stato trattato in un articolo precedente. Di seguito le segnalo il link http://www.ilfattoalimentare.it/sacchetti-plastica-italia-due-anni-dl.html