Oltre al maxi richiamo di cornetti surgelati, nel fine settimana il Ministero della Salute ha segnalato i richiami di altri due prodotti: si tratta di un carpaccio di salmone e un formaggio di pecora, entrambi per presenza di Listeria monocytogenes.
Il richiamo del carpaccio di salmone
Come accennato, il Ministero ha pubblicato il richiamo da parte del produttore di un lotto di carpaccio di salmone (Salmo salar) a marchio Carthago. Il prodotto interessato è venduto in confezioni skin da 100 grammi, con il numero di lotto 261663441 e la data di scadenza 30/06/2026.
L’azienda Carthago Srl ha prodotto il carpaccio di salmone richiamato. Lo stabilimento di produzione si trova in via del Commercio 2, a Cavignasco, nella città metropolitana di Milano (marchio di identificazione IT B3T2X CE).
Il richiamo del formaggio di pecora
Il Ministero della Salute ha diffuso anche il richiamo da parte dell’operatore di formaggio di pecora della Val Camastra a marchio I Sapori del Parco. Il prodotto in questione è venduto in forme intere da 3 kg circa e porzionato in fette da 600 grammi circa, con il lotto di produzione 17/04/2026 e le date di scadenza 27/04/2027 (forme intere) e 08/11/2026 (prodotto porzionato).
L’azienda Videtta Vincenzo ha prodotto il formaggio di pecora richiamato. Lo stabilimento di produzione si trova in contrada Parco snc, ad Abriola, in provincia di Potenza (marchio di identificazione CE IT 17 105).
A scopo precauzionale, si raccomanda di non consumare i prodotti con i numeri di lotto sopra indicati. Le consumatrici e i consumatori eventualmente in possesso dei prodotti richiamati possono restituirli al punto vendita d’acquisto.
Dal primo gennaio 2026 Il Fatto Alimentare ha segnalato 123 richiami e ritiri, per un totale di 320 prodotti di aziende e marchi differenti. Clicca qui per vedere tutti gli avvisi di richiamo, i ritiri e le revoche.
© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos (copertina), Ministero della Salute
Giornalista professionista, redattrice de Il Fatto Alimentare. Biologa, con un master in Alimentazione e dietetica applicata. Scrive principalmente di alimentazione, etichette, sostenibilità e sicurezza alimentare. Gestisce i richiami alimentari e il ‘servizio alert’.







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salve. mi sembra di non leggere in etichetta se il latte è crudo o pastorizzato, peraltro dato obbligatorio. grazie
È obbligatoria l’indicazione in etichetta solo quando un formaggio è prodotto con latte crudo. L’indicazione invece non è obbligatoria per i formaggi sottoposti a un trattamento termico (come la pastorizzazione). Quindi, se è indicato soltanto “latte”, si tratta di latte pastorizzato.
Come si forma questo Listeria monocytogenes praticamente un po’ in vari alimenti più o meno processati?
Grazie, sempre una garanzia il vostro
Contributo
Listeria monocytogenes è un batterio presente nell’ambiente, soprattutto nel suolo, nell’acqua e nella vegetazione, che può contaminare gli alimenti durante la produzione, la lavorazione o la preparazione. La sua particolarità è che, se riesce a contaminare un alimento pronto al consumo, può continuare a moltiplicarsi anche alle temperature del frigorifero, a differenza di molti altri batteri. Per questo è uno dei microrganismi più controllati dall’industria alimentare e dalle autorità sanitarie.
…a proposito di salmone. Qualche giorno fa è uscita (ma molto sotto traccia) la notizia che negli allevamenti di salmone scozzesi si fa un uso massiccio di formaldeide come disinfettante, e pure in quelli certificati biologici…Visto che da quei luuoghi il Belpaese si approvvigiona di questi prodotti ittici, sarebbe il caso di approfondire.
la notizia è purtroppo vera. Un’inchiesta di Animal Equality UK, (https://animalequality.org.uk/news/2026/03/18/40-increase-in-formaldehyde-use-and-243-increase-in-environmental-breaches-on-scottish-salmon-farms/) basata su dati ufficiali dell’Agenzia scozzese per la protezione dell’ambiente (SEPA), ha confermato l’uso massiccio di formaldeide (formalina) come disinfettante negli allevamenti scozzesi. Il problema tocca anche il biologico: l’ente britannico Soil Association concede deroghe all’uso di questa sostanza per curare i pesci e frenare le morie causate dalle malattie nei recinti intensivi.
Dal punto di vista della sicurezza alimentare non c’è un rischio diretto: la sostanza si usa nelle prime fasi di vita del pesce in acqua dolce, si degrada rapidamente e non si accumula nelle carni.
Il problema è però enorme sul piano ambientale (tonnellate di biocidi vengono riversate nei loch scozzesi, danneggiando gli ecosistemi locali) e della trasparenza: dimostra come anche i disciplinari “bio” debbano ricorrere alla chimica pesante per far reggere un modello di acquacoltura strutturalmente problematico. È un tema di trasparenza cruciale per il mercato italiano, su cui continueremo a vigilare.