Il Ministero della Salute ha segnalato il richiamo precauzionale da parte del produttore di 60 lotti di caciocavallo fresco e due lotti di caciotta fresca, entrambi a latte crudo, dell’Azienda Agricola Renzini Sila. Il motivo indicato sull’avviso di richiamo è la presenza di Escherichia coli STEC/VTEC rilevata nel latte di massa prelevato in data 20/07/2026. I prodotti interessati sono i seguenti:
- Caciocavallo fresco, venduto forme intere da 1,5 kg, appartenenti ai lotti numero 24/04/2026, 27/04/2026, 28/04/2026, 30/04/2026, 04/05/2026, 05/05/2026, 06/05/2026, 07/05/2026, 10/05/2026, 11/05/2026, 12/05/2026, 13/05/2026, 14/05/2026, 16/05/2026, 18/05/2026, 19/05/2026, 20/05/2026, 21/05/2026, 22/05/2026, 23/05/2026, 25/05/2026, 26/05/2026, 27/05/2026, 28/05/2026, 29/05/2026, 30/05/2026, 31/05/2026, 01/06/2026, 03/06/2026, 04/06/2026, 08/06/2026, 09/06/2026, 10/06/2026, 11/06/2026, 13/06/2026, 14/06/2026, 15/06/2026, 16/06/2026, 17/06/2026, 18/06/2026, 20/06/2026, 22/06/2026, 23/06/2026, 24/06/2026, 25/06/2026, 27/06/2026, 29/06/2026, 30/06/2026, 01/07/2026, 02/07/2026, 03/07/2026, 06/07/2026, 07/07/2026, 08/07/2026, 09/07/2026, 11/07/2026, 13/07/2026, 14/07/2026, 15/07/2026, e 16/07/2026 (corrispondenti alle date di produzione), con la data di scadenza a tre mesi;
- Caciotta fresca, venduta in forme da 900 grammi, appartenenti ai lotti numero 07/05/2026 e 10/05/2026 (corrispondenti alle date di produzione), con la data di scadenza a tre mesi.
L’Azienda Agricola Renzini ha prodotto il caciocavallo e le caciotte richiamate. Lo stabilimento di produzione si trova in località Canalicchi, a Bocchigliero, in provincia di Cosenza (marchio di identificazione 018CS0981C).
In via cautelativa, l’azienda raccomanda di non consumare i prodotti con i numeri di lotto sopra indicati. Le consumatrici e i consumatori eventualmente in possesso dei prodotti richiamati possono restituirli al punto vendita d’acquisto.
Dal primo gennaio 2026 Il Fatto Alimentare ha segnalato 149 richiami e ritiri, per un totale di 379 prodotti di aziende e marchi differenti. Clicca qui per vedere tutti gli avvisi di richiamo, i ritiri e le revoche.
© Riproduzione riservata. Foto: Fotolia (copertina), Ministero della Salute
Giornalista professionista, redattrice de Il Fatto Alimentare. Biologa, con un master in Alimentazione e dietetica applicata. Scrive principalmente di alimentazione, etichette, sostenibilità e sicurezza alimentare. Gestisce i richiami alimentari e il ‘servizio alert’.






Trovo che il vostro servizio sia molto utile e molto importante visto che la maggior parte dei richiami avviene per prodotti che fanno male alla salute delle persone
Sono molto grato per il servizio che state fornendo.
Grazie
Brava
Meno male che ci siete altrimenti chi ce le dice queste cose
Grazie di esistere
Il Coli Stec è stato trovato nel latte o anche nel formaggio?. La lavorazione di questi due formaggi, se fatta bene, dovrebbe eliminare del tutto questo batterio.
Nel latte.
Ma non dovrebbero specificare se il latte in questione era crudo, oppure trattato termicamente?
È specificato sulle etichette. Se guarda le foto dei prodotti c’è scritto “latte di vacca crudo”
Sono formaggi freschi. Di conseguenza prima che il batterio venga eliminato ci vogliono almeno 12 mesi di stagionatura. È la soglia indicata dalle linee guida sanitarie in cui il processo di stagionatura prolungata, unito a controlli analitici finali, viene considerato sicuro ed efficace.
Chiedo, ma chi quei lotti li avesse già consumati (da aprile) cosa dovrebbe verificare per se stesso data la segnalazione del produttore? E se avesse già riscontrato conseguenze come difendersi e chi e come riconosce il danno?
Se il prodotto è già stato consumato e non sono comparsi sintomi, non c’è nulla di particolare da fare. Se invece, nei giorni successivi al consumo, sono comparsi sintomi compatibili con un’infezione da STEC (come diarrea, soprattutto se con sangue, forti dolori addominali o vomito), è opportuno contattare il proprio medico, segnalando anche il possibile consumo del prodotto richiamato. Nei casi più gravi può essere necessario rivolgersi al pronto soccorso.
Buon lavoro. Continui così
Perchè non sottolineare che questo formaggio è stato prodotto con LATTE CRUDO?…
Nel titolo abbiamo scelto di evidenziare il numero molto elevato di lotti coinvolti, perché lo spazio è limitato e bisogna fare delle scelte. Non era possibile inserire tutti gli elementi rilevanti nello stesso titolo.
Perché non vietate il latte crudo?
Lei son riferisce alla vendita di latte fresco crudo? Per quanto riguarda l’uso caseario il discorso è diverso perchè diversi formaggi stagionati preparati cn latte crudo non presentano problemi di sorta.
In qualità di Revisore di Sostenibilità, con lunga esperienza in aziende di trasformazione latte, mi corre l’obbligo di precisare quanto segue, relativamente al ritiro precauzionale del caciocavallo della ditta Renzini.
No comment per quanto riguarda il latte fresco e il formaggio fresco.
Per quanto riguarda il caciocavallo c’è una palese incongruenza del provvedimento cautelativo. Esso per fatto tecnico (filatura a 90°) NON PUÒ CONTENERE Escherichia coli).
Il fatto che il germe sia stato riscontrato nel latte crudo, per quanto concerne il caciocavallo , la sua lavorazione a 90 gradi esclude la possibile presenza. Né può essere presunta.
Quindi , il ricorso è da presentare con relazione tecnica dell’esperto.
A Presto
Dr Pasquale Gravante
Caserta
Ed oggi leggo che è morto a 13 anni Mattia Maestri, il bambino di Coredo, in Val di Non, che dal 2017 viveva in uno stato vegetativo permanente dopo avere mangiato un formaggio a latte crudo contaminato da Escherichia coli.
Da ricordare la battaglia portata avanti dal padre per evitare altre morti evitabili che invece accadono ancora.
State fornendo un ottimo servizio.
Leggendo i vari commenti mi pare di capire che il formaggio, se non ha almeno 12 mesi di stagionatura, può essere pericoloso!? Chiedo questo perché pre prevenire il colesterolo mangio solo formaggi freschi.
Grazie e saluti