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Pizza o Happy Meal? La nuova pubblicità di McDonald’s scredita la pizza in favore del fast food. Un pasto da evitare dicono i nutrizionisti

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Di fronte all’indecisione dei genitori, il cameriere chiede al bambino: «Tu che pizza vuoi?». «Un Happy Meal»

La polemica sulla pubblicità di McDonald’s che invita a preferire un Happy Meal alla pizza continua. Nelle scorse ore Il Fatto Alimentare ha richiesto la censura dello spot all’Agcom e all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (vedi articolo) e la storia è finita sulle prime pagine di molte testate.

La scena si svolge in una pizzeria cupa. Al tavolo siedono padre, madre e figlio. Tutti hanno il menù in mano, quando arriva il cameriere per prendere le ordinazioni. Di fronte all’indecisione dei genitori, il dipendente chiede al bambino, di non più di sei anni: «Tu che pizza vuoi?». «Un Happy Meal», è la risposta. «Tuo figlio non ha dubbi», dice a quel punto una voce fuori campo, mentre l’ambiente cambia: da una pizzeria si passa a un negozio McDonald’s, dove il giovane cliente – assieme ai suoi genitori – recupera il sorriso. Il merito, secondo lo spot, va al menù del del colosso del fast food, che comprende un piatto, un contorno, una bibita e un dessert. «Sempre a quattro euro», afferma lo speaker, per rimarcare il prezzo quasi dimezzato rispetto a una buona margherita mangiata a Milano. Della confezione fa parte anche un piccolo gadget, ulteriore strumento di persuasione nei confronti dei bambini. Una scelta commerciale, quella di abbinare il cibo a un regalo, che tutti i nutrizionisti condannano.

 

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Nello spot il bambino recupera il sorriso solo davanti al suo Happy Meal

Di fatto l’ultimo spot di McDonald’s, tra i principali sponsor di Expo 2015, è un esempio di pubblicità comparativa che pone a confronto – sul piano del gusto – la pizza e il menù più consumato dai bambini all’interno del fast food. Ma la questione non è così banale come emerge dal messaggio pubblicitario. L’Happy Meal permette di scegliere un piatto (hamburger, McToast o quattro pezzi di McNuggets), un contorno (carotine o patatine), una bibita (Coca-Cola, Coca-Cola Zero, Fanta, Sprite, tè alla pesca o al limone, acqua naturale o frizzante, succo biologico alla pesca) e un dessert (snack al Parmigiano, frutta o yogurt biologico). Variabile, di conseguenza, è il suo apporto calorico.

Prendendo come riferimento i valori tratti dal sito ufficiale di McDonald’s, si nota che in un pasto si possono assumere 254 chilocalorie (scegliendo il McNuggets, le carote, l’acqua e i kiwi) o 733 (componendo il menù con il toast, le patatine, la Coca-Cola e il Parmigiano). Quello che balza all’occhio è che il  McToast (257 chilocalorie)  supera l’apporto energetico garantito dal  menù composto assemblando i piatti più salutari.

 

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Una margherita da 300 grammi apporta poco meno di 800 chilocalorie, ma si presenta come un alimento completo

I contenuti del messaggio diffuso dalla catena di fast food – come già accaduto in altre occasioni (leggi articolo) – appaiono discutibili. Una margherita da 300 grammi apporta poco meno di 800 chilocalorie, ma si presenta come un alimento completo, costituito principalmente da carboidrati (70%), cui occorre aggiungere una piccola quota di proteine (20%), acidi grassi (10%) e micronutrienti quali le vitamine A e C, il ferro e il calcio. Diverso è il profilo dell’Happy Meal, che nella sua composizione più “junk” garantisce un apporto energetico identico, in un menù dal punto di vista nutrizionale meno corretto. Quanto alla formulazione “healthy” con meno calorie, più frutta e verdura c’è da chiedersi  quanti siano i bambini a sceglierlo.

McDonald’s non fornisce dati di vendita ufficiali. A rigor di logica, però, è facile pensare che un piccolo cliente desideri addentare un hamburger e dissetarsi con una Coca-Cola e non consumare quattro pezzi di pollo, bere acqua e mangiare delle carotine di contorno.

 

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Le carotine servite come contorno nell’Happy Meal al posto delle patatine fritte

«Per un bambino – dichiara Andrea Vania, responsabile del centro di dietologia e nutrizione pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma – è meglio mangiare una margherita che un Happy Meal.  La pizza è un alimento più equilibrato. I piccoli, poi, tendono a scegliere quasi sempre la margherita e quasi mai la consumano per intero. Metà assicura all’incirca 400 chilocalorie: pari a circa il 30% del fabbisogno energetico quotidiano, se consideriamo un cliente di sei anni, quanti ne dovrebbe avere il bambino che compare nel video. Il messaggio della pubblicità è troppo aggressivo». Discutibile nei contenuti, la campagna di social marketing ha comunque raggiunto l’obiettivo della casa madre. Ovvero: mettere in discussione la salubrità della pizza, candidata a diventare patrimonio dell’Unesco, rispetto all’Happy Meal.

 

Il tema è finito sul blog del giornalista gastronomico Luciano Pignataro, in home page su Repubblica Napoli e in prima pagina su Il Mattino dell’8 aprile. «Il fast food non seppellirà mai la pizza», era il titolo nel taglio basso del quotidiano napoletano. Dura anche la replica dell’Associazione Verace Pizza Napoletana: «Abbiamo già intrapreso una battaglia legale contro McDonald’s – afferma il vicepresidente Massimo Di Porzio. – Speculare sulla salute dei bambini è troppo e il colosso del fast food non lo fa nemmeno per la prima volta».

 

Fabio Di Todaro, Twitter: @fabioditodaro

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphotos.com

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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9 Commenti

  1. Premesso che non porterei mio figlio al Mc nemmeno gratis, questo articolo, come molti iltimamentedi questo sito che ritengo utile per le allerte e informazioni del caso, ultimamnente ha preso una piega faziosa e molto unilaterale e cieca nelle analisi su molti brand famosi, ovviamente il tutto si capisce anche in questo articolo dove si confronta un messaggio di un fast food con una pizza nei loro menu OPPOSTI ossia una configurazione JUNK vs una semplice pizza Margherita (senza bibita).

    RIPRENDO TESTUALMENTE: “Diverso è il profilo dell’Happy Meal, che nella sua composizione più “junk” garantisce un apporto energetico identico, in un menù dal punto di vista nutrizionale meno corretto. Quanto alla formulazione “healthy” con meno calorie, più frutta e verdura c’è da chiedersi quanti siano i bambini a sceglierlo.

    McDonald’s non fornisce dati di vendita ufficiali. A rigor di logica, però, è facile pensare che un piccolo cliente desideri addentare un hamburger e dissetarsi con una Coca-Cola e non consumare quattro pezzi di pollo, bere acqua e mangiare delle carotine di contorno”.

    Anche qui fate supposizioni su cosa un bambino preferisca mangiare, e sulle scelte OPPOSTE margherita? chi bambino prende una margherita semplice? perchè un bambino non debba prendere un dessert+patatine+coca cola in pizzeria? dimenticate un ruolo FONDAMENTALE cioè individuare il target e il responsabile di acquisto che come SAPPIAMO tutti bene gioca un ruolo fondamentale, cioè il genitore ha il portafogli e non si parla di acquisti di impulso alle casse del supermercato ma di entrata e programmazione in un locale/ristorante. Il genitore sceglie per un bambino, e paga, il bimbo può chiedere la luna ma se il genitore educa il figlio nel modo di mangiare e quindi controlla questi problemi che voi individuate non ci sono. Un bimbo di 5 anni non va solo al Mc e non guadagna i soldi per andare senza permesso dei genitori.

    • Roberto La Pira

      GP, perché McDonald’s non fornisce dati su quanti bambini scelgono Happy Meal salutistici? Forse la risposta a questa domanda chiarirebbe molte cose.

    • sono tenuti a farlo?

    • troppo “facile” dire che tutto spetta al genitore che tra i morsi della crisi e le lagne/desideri di un figlio potrebbe cedere alla “tentazione” di educare in modo meno sano e salutare.
      questa è la critica
      devo dire la verità, il suo commento sembra avere una piega faziosa …
      lei ha figli? , oltre al suo portafoglio , si preoccupa anche della loro educazione alimentare?
      oppure va bene che si possa aprire la strada all’obbesità , cosi tanto diffusa guarda un po in america
      non mi sembra una persona di poca cultura, eppure… o forse lei , il suo figlio non ce lo porta al McDonald e viene a “commentare faziosamente” …

  2. Ad un bambino frega pochissimo dell’hamburger, gli interessa il gadget…

  3. Per fortuna oggi si possono mangiare hamburger healthy in moltissimi posti. Dipende dai genitori non portare i bimbi da McDonalds e dare l’esempio.

  4. Egidio Pignatelli

    La risposta napoletana al vergognoso spot McDonalds non si è fatta attendere. 🙂
    https://www.youtube.com/watch?v=ZK8y-0BgCwc

  5. Premetto che gli hamburgher li preparo io a casa ai miei figli e sono molto più buoni croccanti ben caldi e con le verdure dentro. Aldilà di questo sono certo che portarli una volta al mese da Mc o simile nn sia uno sfacelo per la salute. L’importante è che l’alimentazione QUOTIDIANA nn sia junk! Quindi zero merendine zero dolcetti bacetti zero bevande gassate caramelle più frutta e verdura e magari ogni tanto una crostata fatta in casa o fette biscottate con marmellata.
    Detto questo il messaggio pubblicitario nn mi sembra corretto. Far passare la scelta di un bambino come GIUSTA quando sono i genitori che devono scegliere? Se un bambino sceglie un cibo che gli piace questa è la scelta GIUSTA anche per i genitori? I figli guidano i genitori? Nn credo…

  6. non ci sono neanche informazioni su quanti bambini scelgono la margherita…ricordo che quando ero piccolo non l’ho mai presa…sempre pizze “porcata” con wurstel e patatine, salsiccia e gorgonzola ecc ecc…mooolto meglio del Mc burger
    senza dimenticare che in molte pizzerie mettono lo strutto nella pasta…mooolto meglio del Mc burger