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Origine della carne: perchè non è indicata in etichetta? Aldi supermercati risponde alla domanda di un lettore.

Un lettore ci ha scritto per un suo dubbio sull’origine della carne venduta da Aldi. Di seguito pubblichiamo la lettera con la risposta della catena di supermercati.

Salve scrivo nella speranza che possiate chiarire un mio dubbio. Qualche giorno fa ho acquistato presso la catena di supermercati Aldi delle confezioni di carne macinata (bovino, suino e miste) e ho notato che è specificato il luogo di lavorazione della carne ma non quella di origine e allevamento. Come mai? Non è obbligatorio specificare da dove la carne proviene, dove è stata allevata e dove è stata macellata? Vi invio anche delle foto dell’etichetta per maggiore chiarezza. Spero possiate aiutarmi, grazie e buon lavoro. Filippo

Origine della carneDi seguito la risposta della catena di discount Aldi.

Ringraziamo il vostro lettore per la domanda. Vi confermiamo che i due prodotti acquistati, per le loro caratteristiche, definite dal Regolamento 853/2004, rientrano nella categoria “Preparazioni di carne”, come si legge anche in etichetta. Non sono quindi soggette all’obbligo di indicazione di origine, previsto invece per le carni (tal quali ndr) come da regolamenti comunitari 1760/2000, 1825/2000 e 1337/2013.

Per i prodotti da voi citati viene utilizzata principalmente carne italiana. Per quanto riguarda il macinato misto e il macinato di bovino vengono lavorate anche carni provenienti dall’Unione Europea, come ad esempio carne di bovino della Francia.

Ci teniamo a informare il vostro lettore che tutte le carni della linea Il Podere di ALDI sono lavorate in Italia e provengono da filiere controllate. Nello specifico, la carne suina e avicola risponde alla dicitura “4 volte italiano: nato, allevato, macellato e confezionato in Italia”.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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18 Commenti

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    Tonino Riccardi

    Per legge ok. Ma volendo si può essere più “corretti”. Non è vietato

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    Se non c’è obbligo, va da sè che non c’è scorrettezza e quindi non si può essere “più corretti”. Piuttosto che cambino la normativa a monte.

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      più correttezza si può sempre! se uno vuole indicare la provenienza e non ha nulla da nascondere lo indica anche nel suo interesse, a meno che non sia suo interesse indicare che non’è carne italiana!.
      io se non è indicato che si tratta di carne italiana non la compro, e non la compro anche se è di provenienza estera.

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      È chiaramente scorretto, un abuso lessicale, chiedere “più correttezza” a chi è già stato pienamente corretto. Come si fa a essere più corretti quando si è già stati totalmente corretti?

      Peraltro trovo risibile pensare che “macellato in Italia” voglia dire automaticamente che la carne sia di qualità superiore…

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    Tonino Riccardi

    Sempre colpa degli altri. Nessuno impedisce di essere più corretti. Non ho mai visto nessuno arrestato perché invece che onesto è risultato…molto onesto

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      “rientrano nella categoria “Preparazioni di carne”, come si legge anche in etichetta. Non sono quindi soggette all’obbligo di indicazione di origine”. Punto. Concordo con Paoloblog. Tra l’altro l’indicazione di origine non è “a costo zero” per la ditta, perché è chiaro che è un appesantimento della “logistica” visto che se usa carni di origine diversa dovrebbe seguirne il percorso, mentre se può fare a meno dell’indicazione può mischiare senza problemi e perdite di tempo.
      Peraltro, come ovvio lei come consumatore se vede che non è indicata l’origine, può farsi chiaramente i suoi ragionamenti…

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      Talvolta è colpa degli altri. Io sono per la massima trasparenza e nel mio ambito lavorativo sono “famoso” per questo, ma resta il fatto che se non c’è obbligo, non si può chiedere “più correttezza”. La parole sono importati, diceva qualcuno, ed io aggiungo che hanno significati precisi e la correttezza qui non c’entra nulla. In ogni caso se si aggiungono informazioni non obbligatorie su un etichetta che ha le dimensioni che ha, poi le informazioni obbligatorie sarebbero meno leggibili e quello si che sarebbe un danno per il consumatore.

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      Tonino Riccardi

      Paoblog certo che nell’ambito dove opera lei hanno scuse pronte al massimo per liceali. Non si può sentire che più informazioni danneggiano la lettura del consumatore. Se lei produce merce con tartufo bianco d’alba che ci scrive sopra per ridurre l’impatto visivo del consumatore ? Prodotto con tartufo ? Qui mi arrabbio perché lei sta provando a prendermi in giro. Mi faccia il favore di scusarsi.

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    Tonino Riccardi, premesso che non lavoro in ambito alimentare, lei si arrabbi quanto vuole, ma di certo non si attenda delle scuse per aver corretto una sua affermazione inesatta, e mi riferisco alla richiesta di più correttezza che in questo ambito non c’entra nulla, dato che l’azienda ha operato nel rispetto delle normative vigenti.

    In seconda battuta le suggerisco di leggere bene quello che ho scritto ovvero non ho detto che “più informazioni danneggiano il consumatore”, ma che “informazioni poco leggibili sarebbero un danno per il consumatore.”

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      Tutti a rigirare la frittata. La ditta è PERFETTAMENTE in regola con le norme. Lo so. Ma se si aggiungono informazioni utili NON OBBLIGATORIE il consumatore può SCEGLIERE MEGLIO. O sbaglio ?

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    Scusa Paoblog ma questa volta non condivido questa considerazione. La considerazione sulla dimensione dell’etichetta mi sembra molto tirata e di certo per un’impresa modificare le dimensioni di un’etichetta non è un problema.
    Per Tonino Riccardi: quello a cui si riferisce lei fa riferimento all’etichettatura facoltativa, quindi non essendo cogenti il produttore ha tutto l’interesse (per questioni soprattutto di logistica) a non riportare queste informazioni.

    Saluti.

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    Personalmente, soprattutto per la carne, scelgo solo i prodotti dove viene chiaramente indicata l’origine, il luogo dell’allevamento e quello della macellazione… il consumatore può sempre scegliere e questo può influenzare la politica delle aziende. E poi, sono convinta che chi non ha nulla da nascondere, non ha problemi nel di chiarare l’origine.

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    E’importante sapere la provenienza della carne in quanto si possono ipotizzare delle caratteristiche.
    Per esempio la carne di suino italiano proviene da animali più maturi, è leggermente più marezzata e saporita oltre a contenere meno acqua e quindi rimane più morbida.
    la carne di bovino: numerose bisteccherie ti indicano la provenienza Argentina, Giappone, Nuova Zelanda, Irlanda ….ti specificano la razza ed il peso di macellazione e tu puoi scegliere la carne che ti gusta di più perche chiaramente ha caratteristiche diverse. In alcuni ristoranti al piatto è applicato un micro chip e puoi visionare attraverso un tablet da dove proviene la carne, come è stato allevato l’animale, quali sono le caratteristiche della carne e così via.
    L’importante è essere sicuri da dove proviene poi sarai tu a scegliere secondo i tuoi gusti

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    Massimiliano Pasquini

    Concordo con chi giustamente sostiene che l’azienda è corretta perché ha rispettato le indicazioni di legge. O si è nella legge o fuori legge, tertium non datur.
    Però è anche vero che una maggior TRASPARENZA (non correttezza) sarebbe auspicabile al di là delle complicazioni logistiche.
    È anche vero che il consumatore in assenza di informazione sulla provenienza, nel dubbio, può scegliere di non acquistare, proprio come farei io.

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    Il coltello dalla parte del manico lo ha SEMPRE l’acquirente. Se le informazioni per me sono esaustive e dissipano ogni mio dubbio, la compero, altrimenti se la tengono.

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    Anche gli affettati già confezionati in vaschette rientrano nella categoria “Preparazioni di carne”? Perché in molti prodotti di questo genere che ho visto al supermercato non è indicata la provenienza della carne, ma c’è un generico carne suina.

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    Una maggiore conoscenza e comprensione delle leggi renderebbe meno ansiosi i consumatori…

    Probabilmente chi si lamenta che in etichetta non ci siano indicazioni non richieste dalla legge è lo stesso che butta il giorno della scadenza prodotti “da consumarsi preferibilmente entro il” come se dovessero scoppiargli in faccia.

    Mauro

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