Etichetta Nutri-Score A verde su una confezione di salmone affumicato

In Francia è conosciuto da quasi tutta la popolazione e sostenuto da numerose ricerche. Ma nel nostro Paese il Nutri-Score continua a scontrarsi con resistenze politiche e industriali.

Mentre in Italia il dibattito sull’etichettatura alimentare sembra congelato in una difesa ideologica di “interessi nazionali” e lobby, i dati che arrivano dalla Francia e dal resto d’Europa raccontano una storia molto diversa. Una storia fatta di salute pubblica, trasparenza e numeri che funzionano.

La realtà oltre il confine

Oltralpe, la situazione sanitaria non è molto diversa dalla nostra con livelli complessivi simili di eccesso ponderale, ma una quota di obesità differente: in Francia il 47% della popolazione è in sovrappeso, di cui il 17% soffre di obesità, mentre in Italia le persone in eccesso ponderale sono circa il 43%, di cui il 10% con obesità. In queste condizioni, l’alimentazione è un fattore determinante, ma esiste una solida evidenza scientifica che associa ciò che mangiamo e all’insorgenza di tumori, malattie cardiovascolari e metaboliche come il diabete di tipo 2.

Per rispondere a questa emergenza, dal 2001 la Francia pubblica un Piano nazionale quinquennale per la nutrizione e la salute con l’obiettivo di promuovere un’alimentazione sana, sostenibile e accessibile, la cui ultima edizione (PNNS 5 2026-2030) è stata presentata l’8 aprile di quest’anno. All’interno di questa strategia nazionale si inserisce il Nutri-Score, uno strumento sviluppato da ricercatori e ricercatrici indipendenti specializzati in alimentazione e salute pubblica, con lo scopo di aiutare la popolazione a fare scelte più consapevoli.

I numeri del Nutri-Score

Contrariamente alla narrazione delle lobby agroalimentari e dalla politica italiana (soprattutto di area centro-destra), il Nutri-Score non è un esperimento o un’etichetta creata con il solo scopo di penalizzare il made in Italy e favorire gli alimenti ultra processati, ma uno strumento di salute pubblica sostenuta, secondo Santé Publique France, da oltre 150 pubblicazioni scientifiche internazionali che ne documentano l’efficacia nel guidare le scelte di consumatori e consumatrici e nel migliorare la qualità nutrizionale dei prodotti. Oltralpe il 99% della popolazione lo conosce e il 68% lo usa spesso o qualche volta per orientare i propri acquisti: dati che non sorprendono se consideriamo che 1.500 aziende lo usano volontariamente e che il 62% del mercato alimentare francese (per volume di vendite) è già coperto dal logo (l’obiettivo per il quinquennio è raggiungere il 75%).

Persona tiene confezione di polpette vegetali Garden Gourmet con Nutri-Score A sopra piastra a induzione
In totale, sette Paesi europei hanno adottato il Nutri-Score su base volontaria: Francia, Belgio, Svizzera, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Lussemburgo

Il Nutri-Score inoltre ha già varcato i confini francesi: altri sei Paesi – Belgio, Svizzera, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Lussemburgo – lo hanno adottato su base volontaria. Lo aveva fatto anche il Portogallo, dove il governo socialista aveva introdotto il Nutri-Score nel 2024, ma il successivo esecutivo di centro-destra, in linea con le posizioni critiche espresse da diversi governi conservatori europei, ne ha messo in discussione la legittimità, bloccandone di fatto l’attuazione (ne avevamo parlato in questo articolo).

Per un po’ è sembrato anche che fosse in pole position per diventare l’etichetta nutrizionale ufficiale europea, ma per le pressioni delle lobby agroalimentari (tra cui Copa-Cogeca, Coldiretti e Federalimentare) e per l’opposizione di diversi Stati membri, tra cui in particolare l’Italia, il processo di adozione si è arenato (ne abbiamo parlato in questo articolo).

Il “fantasma” italiano del Nutrinform Battery

Mentre il Nutri-Score si diffonde e continua ad evolversi con le nuove conoscenze scientifiche (l’ultima revisione, definita tra il 2022 e il 2023, è entrata in vigore nel marzo 2025), l’Italia ha provato a rispondere con l’etichetta NutrInform Battery. Il problema? Il NutrInform ha avuto un’adozione molto limitata da parte delle aziende (una manciata di marchi e nemmeno su tutti loro prodotti) e non ha alcuna trazione a livello internazionale, oltre a essere un sistema complesso e difficile da leggere per consumatrici e consumatori.

Plum Cake Kinder con Nutrinform Battery
Ferrero ha messo il NutrInform Battery su alcune merendine Kinder

Eppure lo hanno proposto e sostenuto il governo e tutti i partiti – sotto la spinta delle lobby industriali – con un unico obiettivo: ostacolare il Nutri-Score. Si preferisce mantenere il consumatore nel dubbio piuttosto che informarlo con un’etichetta semplice e immediata che permetta di identificare subito i prodotti di migliore qualità nutrizionale, in molti casi anche più economici, come dimostra una recente indagine condotta in Francia da Santé Publique France.

Trasparenza per chi ha meno potere d’acquisto

Il Nutri-Score non è un attacco alla dieta mediterranea o ai prodotti tipici italiani, ma un aiuto concreto, specialmente per le famiglie con minor potere d’acquisto, che spesso hanno meno tempo e strumenti per decifrare le complicate tabelle nutrizionali sul retro delle confezioni.

Il logo sulla parte anteriore della confezione trasforma i dati tecnici in informazioni accessibili. È gratuito per le aziende, è basato sulla scienza e aiuta a vivere meglio. Se è adottato in sette paesi europei e utilizzato da due terzi dei francesi, perché l’Italia continua a fare le barricate per difendere il silenzio informativo?

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Il Fatto Alimentare

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