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Lettera: Il Nutri-Score? È un sistema immediato, capace di “contrastare l’impulsività degli acquisti”

nutri-score pasta al pomodoroRiceviamo e pubblichiamo questa lettera sull’etichetta a semaforo Nutri-Score.

Le scrivo in merito ai numerosi commenti che purtroppo leggo a sfavore dell’adozione in Italia del Nutri-Score. Mi rammarica molto sapere che da noi questo sistema di etichettatura non verrà adottato*, perché penso che stiamo perdendo ancora una volta tempo nella battaglia contro la dilagante epidemia di obesità. La nuova etichettatura, infatti, avrebbe offerto ad alcuni consumatori l’opportunità di sviluppare una maggiore consapevolezza rispetto alle proprie scelte. Con questo, non intendo naturalmente dire che si tratta di uno strumento perfetto: il Nutri-Score ha sicuramente dei limiti. Comunque, se anche si trattasse di una soluzione perfetta, sarebbe sbagliato pensare che, riempendo il carrello esclusivamente con prodotti che espongono il ‘semaforo verde’, una persona possa garantirsi una dieta sana (che sappiamo essere invece la somma di tanti fattori).

Come futura professionista, però, sono ferita dalla lettura di una miriade di commenti e di rimandi a studi che dimostrano quanto poco i commentatori siano informati sul Nutri-Score di cui parlano. Che cosa vuole dire “un sano olio di oliva” o accanirsi perché i prodotti Dop verrebbero penalizzati? Perché si dovrebbe pensare che io, che ho studiato su testi scientifici e ho sostenuto esami incentrati su queste tematiche, mi debba far ingannare da persone incompetenti in materia, abili solo a pescare dati parziali, senza saperne leggere il significato scientifico? Che cosa vuol dire fare la lista di tutti gli ingredienti di un alimento riportando dati sulla carcinogenesi, quando l’etichetta a semaforo sarebbe un sistema che, in maniera immediata, è in grado di contrastare l’impulsività di un acquisto? Mi scuso per lo sfogo, ma non riesco a comprendere il clima imperante di discredito verso il mondo scientifico e accademico, in nome di non so quale ideale. Un clima nel quale non si riconosce l’impegno intellettivo ed economico che si richiede per costruire una professionalità.

Silvia Brogioni, laureata in Scienze della nutrizione
*A meno che la Commissione europea non lo imponga come etichetta unica e obbligatoria per tutta l’Ue

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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5 Commenti

  1. Avatar
    Massimo Piselli

    Cara dottoressa, non discuto la sua competenza in tema di scienze della nutrizione, tuttavia le consiglio di approfondire e/o di apprendere competenze commerciali.
    Il settore agroalimentare italiano, quest’anno esporterà per oltre 50 miliardi.
    Questa etichettatura sarebbe nefasta per il ns export, proprio ove la conoscenza delle ns eccellenze alimentari è tutta da consolidare, per non parlare dell’Italian sounding.
    Ad esempio le sembra corretto paragonare un wurstel ad uno prosciutto crudo dop ?

  2. Avatar

    Chi ha impulsività negli acquisti ha problemi di ben altro tipo. Ad esempio è troppo succube del marketing e molto probabilmente non ha l’abitudine di leggere le liste ingredienti, le origini, tipologie di allevamento/agricoltura, ecc. E forse non sa nemmeno giudicare da solo la qualità.

  3. Avatar

    Gentile dottoressa Brogioni, lei parla di “clima imperante di discredito verso il mondo scientifico e accademico”. Ma qui si tratta semmai dell’esatto contrario Invece di attuare, ad esempio, una seria politica di educazione alimentare “scientifica” nelle scuole si pretende di risolvere tutto con un semaforino a 5 colori che dovrebbe orientare il consumatore! Ma per favore! Mio nonno contadino a tempo pieno, quando andava a comprare una formetta di formaggio pecorino da un pastore, era in grado, annusandolo, di capire se lo stava imbrogliando. All’epoca l’imbroglio, al massimo poteva consistere nell’aggiunta di latte di mucca! Oggi, per scegliere un prodotto, prima abbiamo, giustamente, preteso etichette trasparenti e dettagliate con ingredienti e tabelle nutrizionali, ora vorremmo semplificare tutto con una bandierina SI/NO/NON SO.

  4. Avatar

    Scientificamente parlando, riferire il giudizio nutrizionale sintetico ai teorici 100g è improprio e non significativo, perché è la quantità assunta di ogni sostanza che può far bene o male (veleni compresi), non la sua composizione nutrizionale indicativa.

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