Il dibattito. Dopo l’inchiesta sui prezzi di Esselunga, interviene Valentina Pizzi (Pizzi Osvaldo & C. S.p.A.)
Dopo aver pubblicato l’articolo “Mele o pepite d’oro? Da 1 a 6 €/kg: la follia dei prezzi da Esselunga” in molti ci hanno scritto commentando l’indagine di Fruitbook Magazine da Esselunga in cui si rivela una differenza del 500% fra una mela ‘base’ e una ‘top’. Oggi pubblichiamo la lettera di Valentina Pizzi, dirigente dell’azienda Pizzi Osvaldo & C. S.p.A., che commercializza frutta e verdura biologica, tramite la GDO, in Italia.
La lettera sui prezzi delle mele
Apprezzo da sempre i vostri articoli e il contenuto delle vostre analisi. Vorrei approfondire alcuni punti riguardo all’articolo recentemente da voi pubblicato: Mele: la folle forbice dei prezzi di Esselunga (da 0,98 a 5,80 €/kg), che ho letto con interesse e di cui condivido molte delle considerazioni espresse. Tuttavia, credo sia necessario evidenziare un punto fondamentale che troppo spesso sfugge a chi non vive quotidianamente il sistema agroalimentare.
Specialmente su un punto: il problema non è quando il cibo costa 6 €/kg. Il vero problema è quando viene venduto a meno di 1 €/kg. Una mela prodotta in altura, coltivata con criteri seri, controllata, certificata e poi venduta in un punto vendita con costi di gestione tra i più alti d’Italia – giustificati da un servizio eccellente – ha dietro di sé una filiera complessa e strutturata. Ma quanti conoscono davvero cosa significhi sostenere una filiera seria e controllata? E soprattutto, quanti sanno quanto costa?
Pensare che con 0,98 €/kg si riescano a coprire il costo del prodotto, la remunerazione del produttore, i controlli, le analisi, il rispetto dei disciplinari, il trasporto (rapido e refrigerato), il packaging, il marchio, il Club, lo sfrido, il calo peso, le numerose certificazioni richieste oggi per restare sul mercato, la logistica nelle piattaforme distributive, la velocità dal produttore al banco, le promozioni, i cataloghi, le nuove aperture – spesso ricaricate sui fornitori – e infine i costi di gestione di un supermercato altamente qualificato, significa non avere percezione della realtà economica della filiera.

In quel prezzo, il costo reale della mela semplicemente non c’è. È la mela a 0,98 €/kg che non dovrebbe essere sul mercato. Purtroppo però il mercato é composto da operatori con caratteristiche e obbiettivi diversi, spesso condizionato da dinamiche poco trasparenti, da operatori improvvisati e da altre catene che sfruttano la posizione di forza nei confronti di produttori già messi a dura prova (ndr. ne avevamo parlato in questo articolo: Frutta e verdura nei supermercati: il ricatto silenzioso della grande distribuzione).
Il consumatore – anche quello più attento – raramente ha piena consapevolezza di ciò che si cela dietro al prezzo di un prodotto fresco e di qualità. Ed è proprio su questa inconsapevolezza che si gioca una parte pericolosa della partita.
Forse la vera riflessione da fare non è perché un prodotto costi 6 euro al chilo, ma come sia possibile che venga venduto a meno di 1 euro senza che qualcuno, lungo la filiera, ne stia pagando il prezzo. Valentina Pizzi
© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Esselunga, Fotolia



Non sbagliavo quando sull’altro articolo ho commentato “Al di là dei prezzi più alti, mi chiedo se quelli più bassi siano remunerativi per i coltivatori”.
Ai coltivatori solo centesimi e fanno un lavoro massacrante la GDO fa strozzinaggio.un es in Puglia l’ uva alla fonte la pagano 0;50 per poi venderla nella GDO a 1,60 a 2 € parliamo della puglia la maggiore produzione trasporto quasi zero,e allora…
98 centesimi per le mele non è sottocosto ma per chi non ha ancora ben chiaro il cambio lire euro sono 2000 lire al kilo , parlare di sottocosto è malafede e di più è truffa! Dodicimila lore al kilo ( 6 euro) per le mele è si truffa e vergogna visto che le mele belle e lucenti sono trattate con almeno una ventina di volte con prodotti nocivi per la salute e nessuno ne parla! Siamo in mano a gente senza scrupoli che guarda solo ai soldi! Nessuna eccellenza ma danni alla salute ! Attenti perché le mele brutte e meno care sono spesso le più buone e naturali.
Quindi secondo lei il suo stipendio (ipotizzo) di 1.400 euro netti equivale a quello che sarebbe stato uno sipendio netto di 2.800.000 lire nel 1999?
Infatti. Al signore sfugge una cosa che si chiama “inflazione”…
Salve Roberto,
dal 2016 acquisto per le mie bimbe esclusivamente frutta biologica. Posso testimoniare che da quando ho optato per questa scelta in casa mia non entrano più mele “belle e lucenti”, tutt’altro, lo stesso vale per qualsiasi frutta e verdura di stagione e, molto probabilmente, la chiave è proprio la stagionalità. Anche all’interno del biologico certificato infatti, il costo di frutta e verdura fuori stagione deve poter coprire anche tecniche e trattamenti extra.
A 26 anni di distanza dovremmo aver dimenticato la lira, non è più possibile paragonarla agli euro attuali, oltretutto soltanto sull’alimentare: quanti milioni costerebbero ora una casa, un’automobile, un litro di benzina? Se avessimo gli stipendi del 1999 non potremmo più vivere dignitosamente, altro che prezzo delle mele! Tanti anni fa cantavano “…dammi 100 lire che in America voglio andar…”, e quindi vogliamo presentarci all’imbarco con 100 lire, ops, tradotto in euro: con 50 centesimi?
La GDO ha sempre i propri margini garantiti a discapito dell industria.
Certe promozioni civetta dovrebbero essere proibite tipo i sottoscosto i quali sono deleteri. Sottoscosto rispetto a cosa? Quale è il parametro? Servono solo ad attirare clienti e vi garantisco che mai la GDO ci rimette, mai.
Vi ringrazio per l’articolo e soprattutto per aver condiviso questa riflessione, parimenti ringrazio Valentina Pizzi per averla offerta.
Appaiono sempre deboli le ragioni che oppongo alle critiche che da anni ricevo all’interno della mia famiglia, da marito fratello e cognate, per il costo dei miei carrelli sempre sensibilmente superiore ai loro…
Grazie davvero
Tutto quello che ho letto sarebbe lecito, se non fosse che c’è un problema di fondo: qualsiasi prodotto della terra viene pagato, a chi lo coltiva e lo vende all’ingrosso, una miseria (il prezzo più basso che si immagini); la vera lotta a chi fa più profitto c’è tra trasportatori, distributori, immagazzinatori di frutta vari, cioè tutta la filiera di chi porta una mela al punto vendita. In genere chi fa il mediatore accumula prodotto nei magazzini, a volte distruggendolo per alzare il prezzo. Ma, come per quasi tutte le strane situazioni, nessuno controlla, a cominciare da chi si occupa di pubblica amministrazione
La signora Valentina Pizzi se la prende con le mele a 0,98 ma non spiega come viene offerto 1 kg di mele a 6 euro. Mi pare un atteggiamento davvero arrogante. Mi auguro che il mercato faccia giustizia , non so quanti consumatori compreranno queste mele d’oro pur avendo buone possibilità di spesa !!!!!
Grazie e complimenti a “Il fatto alimentare “.
Elvira
Quindi, da un lato si strozza il produttore dall’altro forse si lucra in maniera vergognosa?
Io mi pongo il problema dei prodotti in genere che costano troppo poco. Dalla frutta alla carne agli ortaggi e via dicendo. Spesso dietro c’è una scarsa attenzione nei confronti dei diritti dei lavoratori, degli animali e del consumatore. Detto questo mi pare che in ogni caso il costo di 6 € sia eccessivo
Davvero complicata la filiera della distribuzione. Non so se la GD tratti direttamente con il singolo produttore o, piuttosto con un grossista. E – correggetemi se sbaglio – già lì ci dovrebbe essere un’indicazione del prezzo finale. Poi però si arriva alla famosa forbice indicata: da dove vengono le mele vendute a 98 centesimi (circa 1850 delle vecchie lire, lira più lira meno per chi come me a tanti altri fa ancora il paragone con la liretta d’antan)? Giustamente si osserva: perché nessuno protesta? Ma, soprattutto, quale dovrebbe essere un prezzo giusto e conveniente per una mela (considerando le diverse tipologie: non tutte le mele sono uguali anche se dovrebbero togliere il medico di torno)?
Sono perfettamente d’accordo con la riflessione dell’operatrice della distribuzione.
Il punto, infatti, non è il prezzo alto della mela ma come si possa abbassare il prezzo sotto l’euro!!!
E i costi dietro al prodotto?
E il rispetto per chi lavora per quel prodotto o viene sottopagato o comunque non apprezzato? Sminuito, insomma…
Grazie per la valutazione affrontata.
E buon lavoro a tutti tutti!
Leggo che per ogni argomento sono onnipresenti professori detentori del verbo, che formulano sentenze e hanno risposte per tutto; che formulino anche il prezzo “giusto” delle mele a questo punto. Presumo che chi produce mele, (non bulloni!), e frutta in generale, sa che nel raccolto ci sono diverse tipologie di prodotto che si differenziano per qualità , per calibro e per difetti. La frutta meno commerciale o in esubero poi finisce, (non meno buona),e per fortuna, ai produttori di succhi o per la trasformazione. Ci sono poi i fattori climatici , la disponibilità del raccolto, le primizie e la domanda del mercato, che in parte più o meno marcata partecipano alla determinazione dei prezzi della frutta, che sono sempre variabili. La scala prezzi è quindi indice di libertà e possibilità di scelta per chi vende e per chi compra. Come in tutti i mercati, in tutti i settori e in tutti i paesi dove vi sia libero mercato.
Grazie, credo che abbia fatto in poco spazio una bella sintesi della questione. Aggiungo una osservazione: quando si parla di costi e di guadagni, ricordiamoci anche le produzioni. Un ettaro di grano produce 5-6-7 T, un ettaro di mele siamo a 35-50, circa come le patate. Il produttore di mele e patate ha quindi più prodotto, quindi più chili, da vendere rispetto a quello di grano.
E’ vero, ma deve considerare che mentre sull’appezzamento a mele ha il raccolto di mele e basta ( su colture arboree non si fanno rotazioni), dopo il grano può avere un secondo raccolto (per esempio soia, girasole o altro).
Quello che lei scrive potrebbe essere corretto … potrebbe.
Lei parla di costi per i controlli, le analisi, il rispetto dei disciplinari, il trasporto (rapido e refrigerato), il packaging, il marchio, il Club, lo sfrido, il calo peso, le numerose certificazioni richieste oggi per restare sul mercato ma, anche prodotti con disciplinari molto più rigorosi e con prezzi decisamente più elevati, hanno avuto i loro belli scandali. Prosciutto di Parma,, olio extravergine adulterato, vini DOC e chi più ne ha, più ne metta. Non basta “scaricare” le responsabilità sui prezzi imposti dalla GDO (certo è un problema innegabile), ma le cause sono molteplici.
Lei parla di costi improponibili ma, molti piccoli negozi di frutta e verdura, offrono frutta con prezzi a 0,99 €. Al kg. Spesso si tratta di prodotti denominati “seconda scelta”, ovvero, fuori calibratura, con imperfezioni estetiche, “scarti” per la GDO ma, con sapori spesso, decisamente migliori. In questo caso non possiamo parlare di “potere di acquisto” …
Il vero problema è la mancanza di conoscenza e attenzione da parte del consumatore oggi, più dei fornitori, in “balia” delle scelte fatte dai supermercati e dalla grande distribuzione.
Tutte queste spiegazioni fatte a “Cicero pro domo sua” mi sembrano soltanto alibi per tenere alto il prezzo che, non trovo affatto giustificabile. Non c’è una parola di comprensione a favore dei contadini sottopagatissimi. Voto 4 a questa signora.
P.S. Nella mia città (Pozzuoli) non c’è Esselunga. Ci sono : CONAD, DECO’, DOK, FAMILA, FLOR DO CAFE’, MD, Il SOLE 365 e VIBIAN.
Potreste pubblicare indagini anche su questi altri supermercati ? Grazie
molto interessante il parere di una persona addetta ai lavori. i costi si alzano anche in conseguenza del cambiamento climatico, ad esempio per installare reti di protezione antigrandine ormai necessarie, ai costi assicurativi, alla corretta conservazione del prodotto; dai commenti vedo che la narrazione della verdura e frutta “normale”, piena di pesticidi e la biologica no, ha ancora tutta la sua potenza, sebbene la legislazione europea e quella italiana prevedano, da anni, soglie di residui bassissime e tempi di trattamento precisi con obbligo di analisi sia per i produttori che per le agenzie di controllo.
Siamo in balia del mercato! Pur documentandoci a dovere, non si riesce a capire tutte le dinamiche che stanno dietro ai prodotti dell’alimentazione e non solo.
Il mondo globalizzato è fatto di furbi ed è di difficile lettura e comprensione.
Ho vissuto abbastanza e ora sono molto sfiduciata.
Grazie per tutto quello che fate per noi consumatori!
buon lavoro!
E se nessuno comprasse queste pepite ?
E’ veramente una vergogna, per questa ragione non compro frutta e verdura nei supermercati.
In talleri equivarrebbe comunque ad una fortuna… Ma come si fa ad ancora a fare commenti usando come riferimento la lira?