Guida alla spesa da Lidl: meglio leggere bene le etichette dei prodotti Milbona per evitare ingredienti di origine animale non immediatamente visibili.
Una lettrice ci segnala un latticino Milbona, marca della Lidl, che ha acquistato e che secondo lei presenta una criticità. Di seguito pubblichiamo la lettera giunta in redazione e la risposta della catena di supermercati.
La lettera
Cara Redazione, vi scrivo per segnalare un episodio che mi ha lasciato amareggiato e che credo meriti l’attenzione dei vostri lettori, in particolare di chi, come me, segue una dieta vegetariana o deve evitare certi ingredienti per motivi etici o religiosi.

Recentemente ho acquistato presso un punto vendita Lidl di Milano la “Crema spalmabile con formaggio alle erbe aromatiche” a marchio Milbona. Attirato dall’offerta in volantino e dal packaging verde con la dicitura “erbe aromatiche”, ho dato per scontato si trattasse di un comune formaggio fresco. Solo dopo averne consumato una parte, per scrupolo, ho deciso di leggere la lista degli ingredienti sul retro della confezione.
Con mio grande disappunto, tra i vari additivi e addensanti, ho trovato indicato: “gelatina alimentare (di suino)”. Mi chiedo come sia possibile che nel 2026, con la crescente attenzione verso il mercato vegetariano e le diverse esigenze alimentari (penso anche alle comunità musulmane o ebraiche che non consumano derivati del maiale), si continui a utilizzare gelatina di origine animale in un prodotto dove esistono alternative vegetali valide e poco costose, come l’agar-agar o la pectina.

Soprattutto, trovo frustrante che non vi sia alcun richiamo visibile sul fronte della confezione. Sebbene l’etichetta sia tecnicamente a norma di legge, l’uso di derivati della macellazione in un prodotto lattiero-caseario è controintuitivo e rappresenta una vera e propria “trappola” per chi cerca di fare scelte etiche consapevoli.
Spero che questa segnalazione possa servire ad altri consumatori a non commettere il mio stesso errore e, magari, a spronare la catena di distribuzione a rivedere la formulazione dei propri prodotti o la chiarezza delle confezioni.
La risposta di Lidl
Gentile Cliente, abbiamo letto con attenzione la Sua segnalazione riguardante la presenza di gelatina alimentare di origine suina nella crema spalmabile alle erbe a marchio Milbona e desideriamo fornire alcuni elementi di chiarimento volti a contestualizzare le scelte formulate e a ribadire la visione aziendale in materia di Alimentazione Consapevole. Lidl Italia opera nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia di etichettatura (Reg. UE 1169/2011). La presenza di gelatina animale è chiaramente indicata nella lista ingredienti, poiché assolve alla funzione tecnologica di addensante per garantire la struttura e la cremosità del prodotto. Tuttavia, consapevoli che la conformità normativa debba oggi integrarsi con le sensibilità etiche, religiose e salutistiche in costante evoluzione, specifichiamo che il nostro assortimento è stato strutturato per offrire soluzioni differenziate.
In particolare, è già disponibile una referenza simile a quella segnalata, formulata senza l’impiego di gelatina animale (referenza Milbona, Formaggio fresco spalmabile – erbe – 200g), che garantisce una scelta idonea anche a chi segue regimi vegetariani. Ci preme in ogni caso sottolineare come i riscontri provenienti dai nostri consumatori rappresentino un contributo fondamentale nel percorso di costante attenzione che guida le nostre scelte commerciali. In tal senso, confermiamo che la segnalazione è stata trasmessa al Reparto Acquisti affinché le istanze sollevate in merito alla formulazione del prodotto e alla chiarezza del packaging siano oggetto di un’attenta analisi interna.
Questo impegno riflette una visione di lungo periodo, che ci vede sempre più focalizzati nel fornire alternative che favoriscano un’alimentazione sana e sostenibile, una direzione già concretamente tracciata dalla nostra linea Vemondo, sviluppata proprio per garantire soluzioni 100% vegetali. Rimaniamo a disposizione qualora si necessitassero maggiori informazioni o chiarimenti. Ogni segnalazione è per noi sempre preziosa per monitorare la qualità dei nostri prodotti.
© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos, foto della lettrice.



Credo che chi consuma latticini potrebbe, secondo logica, consumare anche carne, visto come vengono trattati gli animali negli allevamenti che producono latte, quindi, tutto questo scandalizzarsi è un’ ipocrisia!
Le mucche, le capre e le pecore da latte sono considerate solo degli oggetti, delle macchine che producono latte, senza nessuna pietà per le loro esigenze.
Un po’ generalizzante non crede? Affermare che ogni cosa mettiamo nel piatto sia frutto del male. Ringrazi che ci sono aziende che fanno il loro lavoro, altrimenti per avere un bicchiere di latte dovrebbe allevare una mucca. Non si nutrono milioni di persone con l’hobby dell’orto o le galline in giardino. Tornereste nel medio evo no al supermercato.
Per quanto sia d’accordo oggettivamente sulle condizioni degli allevamenti non condivido affatto questo tipo di atteggiamento assolutista da “o vegano o niente”, anzitutto perché dimostra poca pietà verso se stessi visto che la maggioranza passa da una fase vegetariana e soprattutto perché ignora le ragioni legittime che molti hanno per non fare il passo “definitivo”, non solo per ignoranza ma anche per condizioni di salute e genetiche che rendono molto più facili le carenze tipiche della dieta vegetale.
Ma soprattutto credo che sia cieco non vedere la causa legittima che questo consumatore porta avanti e che dovrebbe unirci tutti, ovvero l’ipocrisia dell’industria alimentare e zootecnica che attacca, delegittima e rende illegali etichette come “latte di soia” attraverso il proprio braccio di lobbisti con la scusa di difendere la chiarezza per il consumatore quando in realtà a loro non frega nulla del tema e al contrario cercano in ogni modo di inserire diciture farlocche e da greenwashing per ingannarci
Dimostrazione di quanto sia sempre più fondamentale saper leggere l’etichetta. E si quanto sia facile trarre in inganno il consumatore superficiale che si accontenta della scritta formaggio per dare per scontato che si tratta “solo” di formaggio. I regolamenti sugli alimenti sono talmente chiari che per aggirarli bastano paroline come “con”, “senza aggiunta”, ecc… per fa credere di mangiare una cosa piuttosto che un’altra che tanto in piccolino sulla lista degli ingredienti sta tutto scritto e non è colpa di nessuno se non ti prendi la briga di indossare gli occhiali e leggerli.
È sufficiente leggere. È scritto con caratteri enormi “Crema spalmabile con formaggio”. Con formaggio significa che dentro c’è formaggio e altra roba.
La linea vemondo (hummus) sa troppo di ultraprocessato. Aceto di vino, zucchero, olio di colza,… Quando basta purea di ceci, tahina, olio di oliva, limone e pepe.
Leggere sempre le etichette cioè la lista ingredienti. Mai affidarsi a quello che viene riportato a grandi caratteri in quanto puro marketing.
L’ unica vera scelta etica e consapevole è non consumare nessun derivato di origine animale perché implica sfruttamento in ogni forma!
Che stupidaggine: “meglio leggere bene le etichette dei prodotti Milbona per evitare ingredienti di origine animale non immediatamente visibili” e il latte che origine avrebbe? Dai sassi?
Stupidaggine? Il latte ha origine dai suini secondo Lei?
Se l’etichetta riporta i vari ingredienti credo non ci sia nulla di illecito . Io non mangio carne e acquisto leggendo le etichette .
Purtroppo non tutti hanno SEMPRE tempo di leggere ogni singolo ingrediente di ogni prodotto acquistato.
Ma questo è un problema di chi acquista
Secondo Lei non è contro intuitivo che un formaggio spalmabile contenga gelatina animale?
Non è un formaggio, è una crema spalmabile CON formaggio. Anche la Nutella è una crema spalmabile ALLA nocciola, quindi a rigore di logica bisognerebbe lamentarsi perché c’è dell’olio e dello zucchero che non sono certo frutta secca. Molti consumatori sono pigri e amano poi sfogarsi per pura frustrazione
Paragone interessante, se non fosse che la Nutella non viene venduta nel reparto ortofrutta spacciandosi per un cestino di nocciole. Se il prodotto si presenta graficamente e commercialmente come un latticino, è lecito aspettarsi che la struttura sia data dal latte e non dai residui di macellazione. Confondere la pretesa di trasparenza con la ‘pigrizia’ suggerisce che, forse, il consumatore fin troppo dinamico sia proprio quello che accetta tutto senza leggere.
Non essendo vegetariano non ci penso, so solo che è un addensante. Però sta a chi segue una certa dieta per sua scelta, che sia vegetariana, che sia vegana, che escluda derivati di certi tipi di carne o qualsiasi altra cosa, premurarsi di controllare quale siano gli ingredienti.
Il punto non è la dieta del singolo, ma il rapporto di fiducia tra produttore e consumatore. Che io sia vegetariano o un onnivoro appassionato, ho il diritto di aspettarmi che un latticino sia fatto con il latte e non con scarti di macelleria usati come ‘scorciatoia’ tecnica. Delegare la correttezza commerciale alla sola pazienza di chi legge le scritte minuscole non è pragmatismo, è accettare un mercato che gioca a nascondino con i propri clienti.
Spero il signore sia sopravvissuto. Deve essere stato shockante leggere la presenza di gelatina nel formaggino alle erbette.
Sì sono sopravvissuto, ma è stato fastidioso. Non avevo mai trovato prima un formaggio di questo tipo con la gelatina animale. Ma immagino che lei non si soffermi su questo genere di dettagli. Preferisce la derisione. A ognuno il suo..
Le etichette vengono apposte nella lingua del paese di commercializzazione per essere lette, soprattutto da persone intolleranti/ allergiche a determinati alimenti e da persone con problemi decisamente insignificanti che non hanno il tempo di leggere quattro ingredienti in croce ma trovano il tempo di scrivere una mail chilometrica contestando il nulla visto che nessuna norma è stata violata.
Confondere il diritto all’informazione con una lamentela inutile spiega bene perché certe aziende continuino a proporre prodotti discutibili: sanno di poter contare su una platea che non solo accetta l’inganno visivo, ma ne diventa persino l’avvocato d’ufficio. La norma non è stata violata, certo; è la fiducia del consumatore a essere stata data per scontata. Ma se a lei sta bene così, buon appetito.
Scusi ma lei lo sa o non lo sa che l’ingrediente “gelatina” potrebbe essere indicato come tale e che l’aggiunta dell’origine “suino” è facoltativa? Quindi l’azienda sta “ingannando” il consumatore anche fornendo informazioni in più? Non giriamo la frittata utilizzando termini come inganno visivo che alludono alla violazione delle norme. L’etichetta è fatta per essere letta. Io non sono l’avvocato d’ufficio di nessuno ma uso il buon senso nel fare le mie valutazioni e le mie scelte, al contrario di lei che vuole per forza dare addosso all’azienda, anziché lavorare per far aprire gli occhi ai consumatori.
Quindi, secondo la sua visione, informare il consumatore che in un latticino c’è del maiale sarebbe un atto di generosità estrema dell’azienda, quasi un ‘optional’ di lusso? È una prospettiva interessante. Forse non si rende conto che stiamo dicendo la stessa cosa: l’etichetta va letta. La differenza è che io critico chi usa additivi da macello per correggere la consistenza di un formaggio, mentre lei sembra più impegnato a giustificare la strategia industriale. Per ‘aprire gli occhi’ ai consumatori bisogna prima smettere di chiuderli davanti alla qualità mediocre.
Nessuno ha parlato di violazione delle norme, ma di etica della comunicazione. Sapere che l’indicazione ‘suino’ è facoltativa non rende la scelta più nobile, ma solo più furba. Se un’azienda sente il bisogno di specificare l’origine solo in piccolo sul retro, è perché sa perfettamente che l’impatto visivo del packaging suggerisce un prodotto puramente caseario. Aprire gli occhi ai consumatori significa proprio questo: insegnare a distinguere tra ciò che è legalmente permesso e ciò che è qualitativamente discutibile.
Il formaggio è fatto di solo latte? E con quale strano additivo si forma la cagliata? Forse con caglio estratto dallo stomaco di maiale e vitello, o dalle radici di qualche arbusto?
Confondere il caglio (enzima indispensabile per la coagulazione) con la gelatina animale (addensante usato per ‘gonfiare’ prodotti economici) è un errore tecnico imbarazzante. Inoltre, la sua visione del formaggio è rimasta ferma a decenni fa: ignora che esistono eccellenze casearie secolari prodotte con caglio vegetale (estratto dal cardo o da altri arbusti) proprio per garantire purezza e qualità senza derivati della macellazione. C’è una differenza abissale tra un’arte millenaria che usa erbe per cagliare il latte e un’industria che usa la cotenna di maiale per dare struttura a una crema spalmabile. Ma capisco che per lei sia più facile difendere gli additivi che studiare i processi produttivi
Questo commento fazioso della Sig.ra Nardi (pardon, Dott.ssa Nardi), che definisce “discutibile” un prodotto che é semplicemente non allineato alla sua visione egocentrica del mondo delle aziende alimentari, é la dimostrazione di come il Fatto Alimentare sia ben lontano dall’essere quel sito “indipendente” che si proclama.
Alla larga!
È interessante notare come, una volta esauriti gli argomenti tecnici su gelatine e collagene, si passi subito al sarcasmo sui titoli e alle accuse di faziosità. Definire ‘egocentrismo’ la richiesta di coerenza tra l’immagine di un latticino e il suo contenuto è un ribaltamento della realtà quasi ammirevole. Se pretendere qualità e trasparenza significa essere ‘lontani dall’indipendenza’, allora preferisco di gran lunga questa distanza alla sua cieca vicinanza agli interessi industriali. Lei è libero di andare ‘alla larga’ verso lidi dove nessuno mette in dubbio ciò che mangia.
Che cosa ci sia di incoerente o ingannevole tra l’immagine del latticino in questione, ben mostrata sulla confezione, ed il suo contenuto, ben specificato in etichetta, lo sa solo lei!
E allora, dottoressa, di grazia, ci illumini e ci spieghi che cosa Lidl avrebbe dovuto mettere nella foto per far si che il prodotto soddisfacesse i suoi personali criteri di qualità e trasparenza.
Avrebbe forse dovuto inserire un porco nell’immagine, per accostare il latticino all’animale da cui si ricava la gelatina in esso contenuta?
Ci illumini, grazie!
Vedo che, non avendo più argomenti tecnici sulla qualità alimentare, ha scelto la strada del sarcasmo aggressivo e dell’attacco personale. Continuare a chiamarmi ‘Dottoressa’ con intento canzonatorio non sposta di un millimetro la realtà dei fatti: un latticino che si regge sulla gelatina animale resta un prodotto industrialmente povero.
Visto che insiste nel chiedermi “illuminazione”, la accontento volentieri: la trasparenza non si ottiene con le caricature (come il maiale che suggerisce lei), ma con la coerenza merceologica. Se un prodotto viene presentato come un formaggio fresco, il consumatore si aspetta un derivato del latte ottenuto tramite cagliata e non una struttura retta da collagene suino.
Difendere l’uso di scarti di macelleria in un vasetto di crema spalmabile come se fosse una necessità tecnica è indice di una visione molto limitata della produzione casearia. Se lei preferisce ignorare la differenza tra un prodotto di qualità che usa solo latte e caglio (anche vegetale) e un surrogato che usa addensanti da macello per risparmiare sui costi, è una sua scelta. Io continuerò a informare chi vuole mangiare bene, lei continui pure a difendere gli scarti di produzione. Buon appetito con la sua gelatina.
È affascinante come lei riduca la libertà di scelta e la correttezza informativa a un ‘problema insignificante’. Le norme sono il pavimento, non il soffitto: che un prodotto sia legale non significa che sia di qualità o che la sua comunicazione non sia volutamente ambigua. Se per lei scrivere una mail per chiedere chiarezza è una perdita di tempo, per molti è un atto di civiltà commerciale. Ma capisco che sia più comodo schierarsi con chi vende scarti di macelleria in un vasetto di formaggio piuttosto che con chi pretende trasparenza.
sapevate che le etichette alimentari nell’UE stanno cambiando e presto potrebbero non mostrare più se il DNA è stato modificato negli ingredienti di quel cibo?
I prodotti derivati da piante ottenute con nuove tecniche genomiche (o tecniche di evoluzione assistita, TEA) potrebbero non essere più etichettati come OGM, ma dipende dalla tipologia di modifica del DNA.
Un accordo tra Parlamento e Consiglio europeo stabilisce che i prodotti derivati da piante considerate comparabili a quelle naturali o convenzionali non saranno etichettate come OGM, semplicemente perché non distinguibili. Tuttavia, piante con modifiche genetiche più estese (per esempio inserzione di geni che danno resistenza a pesticidi) saranno ancora etichettate come OGM.
Lo sa che la maggior parte dei mangimi per gli animali da allevamento è composta da soia OGM importata da Nigeria, USA, Ucraina (almeno prima dell’invasione russa), Canada, Argentina ecc.? Eppure continuiamo a mangiare senza problemi carne, latte e uova provenienti da animali nutriti con questi mangimi.
Quindi, anche se fosse davvero così, non mi scandalizzerei più di tanto: dopotutto “siamo tutti ancora qui”, nonostante consumiamo ogni giorno prodotti che potrebbero contenerne tracce.
Sta all’acquirente leggere bene l’etichetta. E comunque, basta acquistare i prodotti a marchio Vemondo e si è sicuri.
Certamente, l’attenzione del singolo è fondamentale. Tuttavia, scaricare l’intera responsabilità etica sul consumatore è un ottimo modo per giustificare strategie di marketing opache. Se per essere sicuri di non mangiare maiale in un formaggio bisogna rifugiarsi in un brand dichiaratamente vegano (Vemondo), significa che il settore dei latticini ha un serio problema di trasparenza, non che gli acquirenti sono distratti.
Anche in quello light. Una volta ho fatto notare ad una persona mussulmana che pensava di mangiare un semplice formaggio. Certo che fare un formaggio light e usare come ingrediente aggiunto un grasso, per di più animale, non ha molto senso…
La gelatina animale non è un grasso ma una proteina. Avere idea di cosa si sta parlando…
La gelatina è composta di sole proteine (solitamente quelle del collagene) e non presenta alcun grasso.
È l’aggiunta più comune ai cosiddetti “alimenti proteici”.
Tornando al caso della spalmabile Milbona, come è stato giá fatto notare, è una crema spalmabile al formaggio e non un formaggio; anche le patatine al formaggio non sono formaggio, ma nessuno ha mai detto niente.
Quindi se domani trovasse del collagene di maiale in uno yogurt ‘proteico’ senza che sia chiaramente indicato nel nome, per lei sarebbe comunque un successo nutrizionale? Il punto non è la chimica delle proteine, ma l’identità merceologica. Le patatine ‘al gusto di’ non pretendono di essere altro; una crema spalmabile Milbona si posiziona come alternativa al formaggio fresco. Difendere l’uso di scarti di macellazione come ‘comune aggiunta’ è una scelta curiosa, ma ognuno decide quanto valore dare a ciò che mette nel piatto.
Confondere il collagene con le proteine nobili del latte è un salto logico acrobatico. La gelatina animale non viene aggiunta per ‘nobilitare’ il profilo proteico, ma come espediente tecnologico a basso costo per trattenere acqua in un prodotto che altrimenti non avrebbe consistenza. Paragonare una crema spalmabile venduta nel banco frigo alle patatine nel sacchetto è un argomento che si commenta da solo: se il suo standard di qualità per un latticino è lo stesso degli snack industriali, capisco perché non veda il problema.
Prime di affermare cialtronerie ed accusare ingiustamente i rivenditori ( LIDL in questo caso ) … SI DEVE LEGGERE PRIMA SEMPRE BENE LA LISTA INGREDIENTI CONTENUTA NEL PRODOTTO E POI … SI PARLI …
Dare dei ‘cialtroni’ ai consumatori che chiedono chiarezza è un esercizio di arroganza notevole. Il fatto che un ingrediente sia scritto in piccolo sul retro non giustifica l’uso di additivi estranei alla natura del prodotto (il formaggio si fa col caglio, non con la cotenna). Se per lei è normale dover fare l’ispettore sanitario ogni volta che mette un vasetto nel carrello, liberissimo, ma non pretenda che tutti accettino questo standard di bassa qualità in silenzio.
È commovente vedere tanta foga nel difendere una multinazionale da miliardi di euro, ma confonde la ‘cialtroneria’ con il sacrosanto diritto alla trasparenza. Se un prodotto viene presentato graficamente come un latticino e poi necessita di scarti di macellazione per stare in piedi, il problema non è di chi legge poco, ma di chi comunica in modo ambiguo. La lista ingredienti esiste per legge, l’etica commerciale dovrebbe esistere per rispetto.
Nella linea “Vemondo”, che acquisto spesso, c è però la tagliata che ha l’ albume d’ uovo.
Nella linea Vemondo c’è una piccola quota di prodotti vegetariani, che però sono chiaramente indicati come tali nella parte frontale della confezione con il logo della European Vegetarian Union e la scritta “Vegetarian”

Mi sembra che questa crema sia tutto meno che formaggio… evitate sempre le creme spalmabili.. di qualsiasi marchio esse siano. Saranno anche saporite ma non sono autentiche. Meglio prepararsele a casa , una bella robiola.. a cui si aggiungono erbette fresche, peperoncino.. non e’ difficile .. e poi.. troppa troppa plastica .
su tanti prodotti venduti da Lidl non è indicato ne il paese ne il produttore del prodotto stesso.
mi illudevo che in Italia fosse obbligatorio…
poi ogni tanto ci faccio la spesa anch’io, utilizzando 6 occhi però
ne avevamo parlato qui: https://ilfattoalimentare.it/perche-sul-latte-lidl-non-e-indicata-lorigine-la-catena-risponde.html
Se siete allergici a qualche ingrediente, andiamo a leggere il retro. Molto semplice.