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Nutri-Score: più di 800 scienziati, nutrizionisti e medici francesi si schierano a favore dell’etichetta a semaforo. L’Italia industriale dice no

loupe nutri-score - nutriscore - indice AIn Francia 813 medici, nutrizionisti, professionisti della sanità e scienziati hanno firmato a favore dell’etichetta a semaforo Nutri-Score rispondendo a un appello lanciato il 16 novembre 2021 sul giornale Le Monde. L’iniziativa è stata presa per arginare una virulenta offensiva contro l’etichetta a semaforo Nutri-Score, capeggiata da esponenti dell’industria dei formaggi e dei salumi che si considerano ‘penalizzate’ dalla valutazione.

Tutto ciò avviene anche se le adesioni al modello di etichetta a semaforo continuano e sono più di 500 le aziende alimentari che lo hanno adottato. In Europa ci sono già diversi Paesi – Belgio, Spagna, Germania, Lussemburgo, Svizzera, e Paesi Bassi – che hanno aderito. In Italia il problema apparentemente non esiste, visto che tutte le forze politiche, i ministri, le lobby agricole e industriali, gli organismi come il Crea e altre istituzioni che si occupano di nutrizione sono contrarie al Nutri-Score. Ciò nonostante la preoccupazione c’è perché la Commissione Europea ha intenzione di proporre nuove etichette alimentari con un logo nutrizionale entro la fine del 2022 e il Nutri-Score è sicuramente il modello favorito. Per questo motivo  da noi si infittiscono tavole rotonde, convegni e si inseguono prese di posizioni contro l’etichetta a semaforo, nel tentativo di ostacolarne l’adozione. La cosa bizzarra di questi incontri e di queste convention è che vengono invitati solo esponenti contrari al semaforo senza alcun confronto, forse perché al momento il fronte favorevole conta due nomi: Il Fatto Alimentare e Altroconsumo.

Il  Nutri-Score non inventa nulla, ma si limita a tradurre, in una forma grafica semplice la  composizione nutrizionale del prodotto già presente sulle etichette

Eppure il Nutri-Score non inventa nulla, ma si limita a tradurre, in una forma grafica semplice e di immediata comprensione la composizione nutrizionale del prodotto già presente sulle etichette. Il risultato di questa elaborazione è una penalizzazione quando si riscontra un elevata presenza di grassi saturi, di sale e un elevato apporto calorico. Il semaforo non fa altro che decodificare tabella nutrizionale già presente sulle etichette dei prodotti alimentari. I No Nutri-Score non si rassegnano a capire che certi prodotti, pur essendo colonne portanti del nostro patrimonio culinario, hanno una composizione nutrizionale sfavorevole, e per questo sono etichettati con i colori del semaforo arancione o rosso e classificati nel gruppo D o E. Questo giudizio non significa che non bisogna mangiarli, ma solo che devono essere consumati nell’ambito di una dieta equilibrata, in piccole quantità e non troppo di frequente.

In Italia gira la voce secondo cui in Francia ci siano dissensi sul Nutri-Score prendendo spunto dalla campagna lanciata dai produttori di Roquefort, seguita da quella di Rocamadour, Maroilles, altri formaggi e salumi. Il risentimento dei produttori si basa sull’immagine positiva di cui godono questi prodotti nella gastronomia francese, sulla loro presenza sul territorio e sulla  tradizione. Si tratta di proprietà degne di considerazione, che conferiscono a questi prodotti un’ottima immagine dal punto di vista della qualità organolettica e sensoriale, ma questo nulla ha a che vedere con la loro composizione nutrizionale che viene giudicata dall’etichetta a semaforo.

Anche i migliori formaggi e salumi DOP/IGP, se sono ricchi di acidi grassi, sale e calorie, non possono avere un giudizio nutrizionale positivo

I francesi detrattori del semaforo non accettano critiche o giudizi nei confronti del patrimonio culinario nazionale costituito da centinaia di prodotti Dop o Igp. Le denominazioni attestano però che questi alimenti provengono da una determinata area geografica, secondo un know-how riconosciuto e nel rispettano precisi disciplinari. Tutto ciò però non ha nulla a che vedere con la ‘qualità nutrizionale’. I contrari al semaforo non vogliono capire che se i migliori formaggi e salumi Dop/Igp sono ricchi di acidi grassi, sale e calorie, non possono avere un giudizio nutrizionale positivo. La qualità del prodotto e il giudizio nutrizionale sono due elementi separati.

Per quanto riguarda i malumori registrati in Francia dai produttori di Roquefort va precisato che dietro l’immagine positiva e simpatica di questi prodotti tradizionali ci sono multinazionali come Lactalis (n. 1 mondiale nei prodotti lattiero-caseari) che da sola possiede il 70% della produzione del Roquefort e di molti altri formaggi (oltre a ciò controlla la metà delle Dop francesi e commercializza anche creme da dessert, burro, crème fraiche, tutti prodotti classificati con i colori arancione e rosso e le lettere D ed E dal Nutri-Score).

L’altro elemento volutamente ignorato dai No Nutri-Score è che il semaforo serve a confrontare prodotti omogenei fra loro. Se pendiamo per esempio dieci vasetti di yogurt, nove confezioni di cereali per la prima colazione, otto tipi di biscotti, dieci tipi di formaggi o salumi e confrontiamo il colore attribuito a ogni prodotto dal semaforo si può facilmente scegliere quello che si confà di più alle esigenze. Solo chi non vuole capire il significato dell’etichetta a semaforo fa discorsi demagogici  confrontando  il colore verde che il Nutri Score attribuisce alla bibita light e l’arancione al formaggio grana o al prosciutto e parte da questa apparente contraddizione per bocciare il sistema.

Corn flakes Nutri-Score
Il Nutri-Score è pensato per confrontare tra loro prodotti della stessa categoria o da consumare nelle stesse occasioni, ad esempio a colazione

Deputati, senatori, politici e lobbisti contrari al Nutri-Score sono tutti schierati a difesa degli interessi economici dei settori produttivi, dimenticano i principali problemi di salute pubblica legati all’alimentazione come: obesità, cancro, malattie cardiovascolari, diabete, ecc.. Se in Italia è necessario limitare il consumo di alcuni alimenti, in accordo con le raccomandazioni presenti nelle linee guida per una sana alimentazione, bisogna introdurre anche le etichette a semaforo perché consentono di orientare le scelte, verso prodotti di qualità, locali, e più virtuosi da un punto di vista nutrizionale. Il Nutri-Score ha dimostrato di poter contribuire a ridurre il rischio alimentare modificando i comportamenti di acquisto. Siamo di fronte a uno scontro vivace tra la salute pubblica e interessi economici industriali. I promotori del Nutri-Score non sono arroccarti sulla proprie posizioni e  più volte hanno detto che sono disposti a fare correzioni sull’algoritmo basate su conoscenze scientifiche, mentre si oppongono a qualsiasi modifica per compiacere settori economici o gruppi politici e lobby perché alla fine ciò che deve prevalere sono gli interessi e la salute di consumatori informati.

Per consultare la lista degli oltre 800 firmatari a sostegno del Nutri-Score clicca qui.

© Riproduzione riservata Foto: depositphotos.com, fotolia.com

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Roberto La Pira

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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13 Commenti

  1. Avatar

    Il muro contro muro porta a nulla e non fa l’interesse di nessuno, in particolare dei consumatori.
    Se i promotori, gestori e sponsor del Nutri-Score ammettessero l’errore di fondo del principio valutativo del semaforo, riferito a 100g e non alla porzione media giornaliera, il sistema potrebbe essere accettabile ed accettato dai produttori. Con buona pace e buon fine per tutti.
    Il contenuto per 100g è già elencato nella tabella nutrizionale e non serve una semplificazione riduttiva.

    • Roberto La Pira

      Uno dei tanti pregi del Nutri-Score è proprio il riferimento a 100 g e non alle porzioni che vengono stabilite dai singoli produttori. Diverso sanerebbe se le porzioni fossero quantificate a livello europeo

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      Dr. La Pira, come può pensare che le porzioni potrebbero/dovrebbero essere stabilite dai produttori?
      Sicuramente sia a livello nazionale, sia a livello europeo e qualunque sarà il sistema di etichetta scelta, i parametri saranno stabiliti da un’autorità qualificata super partes e riconosciuta ufficialmente, non sicuramente dall’oste che produce il vino.

  2. Avatar

    Quello che io temo, è che in base al NutriScore il consumatore poco avveduto preferisca una combinazione industriale di robaccia chimica a un sano olio o burro, che saranno anche grassi, ma nelle dosi opportune non fanno che bene: e chi glielo spiega al consumatore che un condimento liquido prodotto in laboratorio non si può confrontare a un olio vegetale?

    Ma tanto per cominciare, non si faceva prima a imporre che la tabella nutrizionale fosse stampata sul fronte della confezione, in grande, e con una grafica piacevole?

    E secondo me il suo discorso ha un difetto fatale: lei presuppone che il consumatore sia informato o venga informato, che è esattamente quello che non si vuole e non si vuole fare.

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    Basandosi sul nutriscore uno sarebbe incentivato ad aumentare:
    bevande light: gli edulcoranti in quantità massicce fanno bene?
    alimenti light ultratrasformati (affettati light come prosciutto cotto light e tacchino-pollo arrosto light valutati C) fanno bene?
    bisogna anche considerare la qualità dei grassi e degli zuccheri (che sono in cima alla piramide alimentare, questo nessuno lo mette in discussione)
    un burro di qualità centrifugato valutato E è meglio o peggio di un burro sottoprodotto della lavorazione casearia valutato E?
    un grana padano con un ricchissimo contenuto di calcio si merita D?
    Fatto così è più marketing che salute e nutrizione: invece del semaforo, perchè non mettere “per una dieta sana ed equilibrata questo prodotto va consumato x volte alla settimana”?
    Le multinazionali che osteggiano il Nutriscore in realtà potrebbero far fronte facendo ricerca, migliorando prodotto e ingredienti e facendo marketing: sono le medie e piccole aziende del comparto che non hanno simili mezzi e che rischiano di gettare definitivamente la spugna, chiudendo o facendosi comprare dalle multinazionali. Va bene così, facciamoci del male.

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    Qui stiamo cercando una soluzione semplice a un problema che non è semplice affatto: mettere insieme una dieta sana ed equilibrata adatta alle proprie esigenze.

    Il NutriScore secondo me è pieno di difetti, è una estrema semplificazione, e quando si semplifica si perde sempre una parte dell’informazione, in questo caso una gran parte dell’informazione viene persa.

    Ma almeno il NutriScore ha il vantaggio di allertare rapidamente un consumatore poco avveduto (e direi anche poco vispo) che quella pizza surgelata, nonostante l’aria innocua, è in realtà una bomba calorica piena di grassi, sale e zuccheri.

    Poi, il consumatore avveduto continuerà a leggere gli ingredienti e la tabella notrizionale e deciderà che anche se il tal salume è grasso, salato e calorico, nella quantità adeguata e unito ai cibi appropriati va benissimo

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      Concordo, il problema è cercare una soluzione semplice ad un problema complesso e, nella fattispecie, non ci si riesce.

      Meglio nessuna soluzione che una cattiiva soluzione. C’è anche un proverbio in proposito: “Quando la toppa è peggio del buco”…

  5. Avatar

    “L’altro elemento volutamente ignorato dai No Nutri-Score è che il semaforo serve a confrontare prodotti omogenei fra loro. ” In effetti non sta scritto da nessuna parte nemmeno in piccolo nelle etichette.

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    Le industrie (anche italiane, ma soprattutto straniere) dei cibi ultratrasformati hanno adottato immediatamente e sostenuto con grande entusiasmo lobbistico il Nutriscore perché era perfetto per ottenere un semaforo verde da mettere in bella vista sui loro alimenti che da tempo erano in odore di nocività per la salute nonostante siano organoletticamenti pari o superiori alle preparazioni tradizionali, cito da un’altra discussione: “gruppo 4, alimenti ultra-trasformati, realizzati con additivi, ingredienti e tecniche non utilizzati abitualmente in cucina”.

    Proprio su questa testata era stato linkato un filmato di oltre un’ora (un po’ prolisso, in verità) che documentava il “greenwashing” attuato dall’industria per ottenere varie certificazioni salutistiche di pura facciata, il link originale https://www.arte.tv/it/videos/091150-000-A/l-invasione-del-cibo-spazzatura/ dà errore di non trovato ma si esiste ancora su youtube https://www.youtube.com/watch?v=OyM7B51qDCg

    Se stanno spingendo con tanta foga per l’adozione dell’etichetta “a semaforo” è perché sanno già come ottenere il “semaforo verde” grazie a prodotti con dozzine di additivi, addensanti, coloranti, conservanti, emulsionanti, stabilizzanti… tutti singolarmente non nocivi, per non parlare delle doizzine di “ausiliari tecnologici” spiegati nel filmato di cui parlo sopra, che la legge non richiede di espore in etichetta perché una volta usati nel processo industriale di produzione non sono più rilevabili.

    Il consumatore frettoloso e distratto (cioè il 90% di noi, che non vive nell’idilliaco Mulino Bianco ma in una casa in cui si ha poco tempo per tutto), che già adesso per la scelta si basa quasi esclusivamente sul nome e la foto di copertina del prodotto, vedendo in bella evidenza il disco verde del semaforino si riterrà totalmente esentato dal leggere tutti quei noiosi “ingredienti incomprensibili da professoroni” scriti in piccolo sul retro, perché “se gli hanno dato il semaforo verde allora è buono e sano, mi fido!”.

    • Roberto La Pira

      La situazione non proprio come lei la descrive le grosse multinazionali alimentari si sono schierate contro il Nutri-Score ne cito solo alcune: Coca-Cola, Mars, Ferrero, Mondelēz, Lactalis, Unilever, Kraft, ecc.)

  7. Avatar

    Io sono diabetico, obeso ed iperteso, quindi, dietro consiglio del medico specialista, ho assolutamente bisogno di conoscere i componenti del cibo (zuccheri, grassi, carboidrati, proteine, ecc.) e non mi basta un semaforo che mi calcola un bel niente. Ho bisogno di farli io i calcoli e nnon altri. Coloro che guardano il semaforo, secondo me, non guardano nemme ora i valori nutrizionali e comprano così a scatola chiusa, basta vedere quanta “cioccolata” famosa contenente olio di palma ingurgitano nella loro esistenza, per non parlare dei cioccolatini, sempre dello stesso produttore di cui sono inondati i supermercati. Quindi no al semaforo chenon informa per nulla.