Un documento firmato dall’ideatore del Nutri-Score e Yuka ricostruisce le tattiche di lobbying contro le etichette nutrizionali. Come l’Italia ha fermato l’Europa con un’etichetta che nessuno usa.
C’è un paradosso che riassume dieci anni di politica alimentare italiana. Il NutrInform Battery, l’etichetta a batterie voluta dal governo per contrastare il Nutri-Score, esiste ufficialmente: decreto interministeriale di fine 2020 firmato da quattro ministeri, pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, logo registrato, manuale d’uso, applicazione per smartphone e pagina dedicata sul sito del Ministero della Salute. Sugli scaffali italiani, invece, non esiste. Non “è poco diffusa”: non si trova. Nemmeno Ferrero, l’azienda che più di ogni altra ne ha sostenuto la causa, la riporta sulla stragrande maggioranza dei propri prodotti.
Un consumatore italiano può fare la spesa per mesi senza vedere una sola batteria. Eppure quel logo, in cinque anni, ha ottenuto il risultato politico più consistente dell’intera vicenda europea: ha congelato l’etichetta nutrizionale armonizzata dell’Unione, attesa per la fine del 2022 e mai presentata.
Un documento pubblicato all’inizio di settembre da Yuka e firmato a tre mani da Julie Chapon, cofondatrice dell’app, da Serge Hercberg, che dirigeva l’EREN e presiedeva il Programma nazionale nutrizione salute francese negli anni in cui il Nutri-Score nasceva, e da Mathilde Touvier, che gli è succeduta in entrambi i ruoli, mette in fila sette tattiche di lobbying con oltre cento note a piè di pagina. Una di queste tattiche — “trasformare lo Stato in uno strumento di lobbying” — è quasi interamente italiana.
Chi parla di nutrizione in Italia
Il documento parte da un’osservazione sulla composizione del dibattito pubblico italiano. Quando i giornali italiani discutono di etichettatura nutrizionale, gli interlocutori più citati non sono medici, ricercatori o autorità sanitarie: sono due organizzazioni economiche. Coldiretti, la principale organizzazione sindacale degli agricoltori, e Federalimentare, la federazione dell’industria alimentare.

Il registro di quel dibattito, di conseguenza, non è sanitario. L’etichetta nutrizionale europea è presentata come un’operazione di Bruxelles contro la dieta mediterranea e il Made in Italy — un frame che sposta la discussione dalla salute pubblica all’identità nazionale, terreno su cui nessun dato epidemiologico può vincere. Il quotidiano francese Mediapart, citato tra le fonti, l’ha chiamato “gastro-nazionalismo”.
Ferrero, il motore della coalizione
Nella difesa del territorio c’è un’azienda che occupa una posizione particolare, e il documento non gira intorno al punto: la Ferrero, produttrice della Nutella, che il Nutri-Score classifica E. Un esperto intervistato in uno degli studi citati descrive Ferrero come il vero motore della coalizione anti-Nutri-Score, costruita insieme a Federalimentare e Coldiretti.
L’alleanza ha lasciato una traccia documentale precisa: un dossier diffuso a Bruxelles per contestare l’idea stessa di attribuire un punteggio sintetico agli alimenti, redatto dall’istituto di ricerca Nomisma e finanziato da Ferrero. È lo schema classico della “contro-scienza” su commissione descritto anche dalla serie del Lancet del 2025 sugli ultra processati: non serve dimostrare che l’etichetta è dannosa, serve produrre abbastanza materiale citabile da rendere la questione “controversa”.
Settembre 2020: l’Italia arriva a Bruxelles con un no
Nel 2020 la Commissione europea annuncia l’intenzione di introdurre un’etichetta nutrizionale unica e obbligatoria per tutta l’Unione. Il Nutri-Score, già adottato da diversi Paesi, è il candidato naturale. A settembre l’Italia, con altri sei Paesi, presenta ai ministri europei dell’Agricoltura un documento contrario alle etichette a semaforo. La Ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova sostiene la necessità di un sistema che risparmi i prodotti a denominazione d’origine protetta e l’olio d’oliva. Ma un no, a Bruxelles, non basta: serve un’alternativa da mettere sul tavolo.

Fine 2020: il decreto prima delle prove
Arriva pochi mesi dopo. L’Italia presenta il NutrInform Battery, l’etichetta nutrizionale ufficiale italiana prima della pubblicazione degli studi che avrebbero dovuto dimostrarne l’efficacia. La sequenza — decreto, poi validazione scientifica — è l’inversione esatta di quella seguita dal Nutri-Score, nato dal Rapporto Hercberg del 2013 e da anni di letteratura peer-reviewed.
Vale la pena guardare come funziona quella batteria: indica la percentuale del fabbisogno giornaliero apportata da una porzione, e la dimensione della porzione la decide il produttore. È il presupposto che rende il sistema strutturalmente inoffensivo per chi lo applica. Quando poi la porzione di riferimento è quella di un prodotto molto energetico, la batteria restituisce numeri che nessun consumatore sa posizionare su una scala — mentre una lettera colorata la colloca da sola.
Ma il dato più eloquente è un altro, e riguarda l’adozione. Un’etichetta su base volontaria vive solo se chi l’ha voluta la usa. Qui non è accaduto: la batteria non c’è e anche Ferrero la utilizza solo per una manciata di prodotti. Il che significa che il sistema non ha mai avuto la possibilità di essere testato sul campo — e che il confronto con il Nutri-Score, in Italia, non si è mai svolto sugli scaffali. Si è svolto soltanto a Bruxelles, dove la sola esistenza formale del decreto bastava a sostenere la tesi dell’alternativa disponibile.
Il risultato va letto su due piani. In Europa: la proposta di etichetta nutrizionale europea, attesa per la fine del 2022, non è mai stata presentata; il dossier è in stallo, rinviato a data da destinarsi. In Italia: al consumatore non è arrivato né il semaforo, che il governo ha combattuto, né la batteria, che il governo ha istituito. Zero informazione sintetica, su entrambi i fronti.

L’intervento dell’Agcm contro il Nutri-Score
Il 5 novembre 2021 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato apre sei procedimenti nello stesso giorno: cinque contro distributori — tra cui Carrefour — che riportavano il Nutri-Score sui prodotti importati dalla Francia e venduti in Italia, e uno contro Yuka, arrivata in Italia l’anno prima. L’esito, nell’estate 2022, è un pareggio con impegni. Yuka si è impegnata a rendere più chiaro il criterio con cui ordina e propone le alternative al consumatore (provvedimento n. 30237 del 12 luglio 2022). Niente multa. Carrefour, GS e Interdis si sono impegnate a non utilizzare l’etichetta Nutri-Score sui prodotti confezionati in Italia e su DOP, IGP e PAT italiane (provvedimento n. 30240): l’insegna, però, ha potuto continuare a metterlo sulle referenze prodotte in Francia.
Nella decisione l’Antitrust ha anche osservato che un divieto imposto all’etichetta sarebbe stato in contrasto con i principi comunitari. L’Antitrust non ha vietato il Nutri-Score in quanto tale — non ne aveva il potere, e lo ha detto — ma ha ottenuto per via negoziata l’effetto che il divieto non avrebbe potuto produrre. Carrefour e gli altri hanno firmato un impegno volontario. Non potendo proibire, l’Autorità ha ottenuto per impegno volontario ciò che il divieto non avrebbe potuto produrre.
Visto che l’impegno vale solo per chi lo sottoscrive e solo per i prodotti che quel distributore immette sul mercato italiano adesso sugli scaffali si trovano regolarmente articoli importati da altri Paesi con il Nutri-Score in etichetta: gelato proteico Yulti da Esselunga, dolci Nestlé, patatine Lay’s e Cheetos da Action. L’etichetta che il governo italiano ha combattuto per anni a Bruxelles è regolarmente visibile sugli scaffali italiani, perché entra con le confezioni prodotte altrove.
Né il Nutri-Score, né il NutrInform
E la strategia ha funzionato al rovescio rispetto alle dichiarazioni. La situazione attuale è che il Nutri-Score non è stato smontato scientificamente ed è adottato volontariamente in mezza Europa e Yuka continua ad avere milioni di utenti. Ciò che è stato ottenuto è che il consumatore italiano sui prodotti alimentari non trova né il semaforo né la batteria. La difesa del Made in Italy, alla prova dei fatti, si è tradotta nell’assenza di etichette chiare.

Le petizione raggiunge 97.000 firme
Intanto in Francia la mobilitazione dei cittadini continua a crescere: la petizione lanciata dagli scienziati Serge Hercberg, Mathilde Touvier, Emmanuelle Kesse e Chantal Julia sul sito dell’Assemblée Nationale “Pour rendre obligatoire l’affichage du Nutri-Score sur les emballages des aliments en France” ha raggiunto, al momento in cui scriviamo, 97.000 firme. La petizione è sostenuta dall’Accademia nazionale di medicina francese, da 45 società scientifiche, organizzazioni professionali e comitati di esperti — che rappresentano decine di migliaia di professionisti sanitari nei campi della nutrizione, dietetica, sanità pubblica, oncologia, cardiologia, endocrinologia, gastroenterologia e medicina generale — oltre che da 33 associazioni di consumatori, pazienti e ONG.
Anche i consumatori e i cittadini italiani possono fare la loro parte per contrastare l’azione delle potenti lobby che si oppongono al Nutri-Score: più la petizione raccoglierà firme, più peserà sul futuro iter legislativo francese ed europeo.
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Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato per 7 anni con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24



Quello che avviene nelle segrete stanze solo i partecipanti lo possono sapere esattamente…ma…I demeriti del NutrInform Battery, come la sua complessità ( furbescamente malintesa ) e la mancanza di un sistema di colori intuitivo ( che non può esistere perchè è compito della dieta nel suo insieme ), non si traducono automaticamente in meriti per il Nutri-Score, che è criticato per la sua valutazione basata su 100 grammi di prodotto, fuorviante per moltissimi alimenti e dimenticanze importanti.
Entrambi i sistemi hanno punti di forza e debolezza, e la scelta tra i due dipende dalle preferenze dei consumatori, forse in futuro ma il concetto di preferenze è troppo vago e interpretabile…….
Ci sono oltre cento lavori e studi scientifici che indicano il Nutri Score come il miglior sistema e solo uno a favore del Nutrinform battery. C’è bisogno di andare avanti
Diciamo allora pure che il tanto “apprezzato ” nutriscore viene usato da un manipolo di aziende anche in Francia ed è basato su degli assunti poco corretti.. insomma facile parlare di lobby in Italia come se nel resto di Europa siano tutti irreprensibili
Parlare di “manipolo di aziende” o di assunti errati si scontra con una letteratura scientifica ormai imponente: l’efficacia del Nutri-Score nell’orientare verso scelte alimentari più sane è stata dimostrata da decine di studi indipendenti e validate a livello internazionale. Nessun sistema è perfetto o immune da correttivi, e la pressione delle lobby — agroalimentari e commerciali — esiste a ogni latitudine, non certo solo in Italia.
Il punto centrale, tuttavia, riguarda la salute pubblica: il Nutri-Score è stato concepito per offrire un’informazione immediata, utile soprattutto a chi non ha il tempo o le competenze per interpretare tabelle nutrizionali complesse. In Francia, dove la risposta del mercato è stata massiccia, i prodotti che lo riportano in etichetta coprono il 60% dei volumi di vendita.
I dati epidemiologici e di comprensione parla chiaro:
“L’analisi dei differenziali ha evidenziato che Nutri-Score è particolarmente adatto a sottopopolazioni a rischio dal punto di vista nutrizionale, come i giovani adulti o le persone con scarse capacità di lettura e di calcolo. Uno studio condotto in Francia su oltre 14.000 persone ha dimostrato che la probabilità di classificare correttamente i prodotti utilizzando Nutri-Score, rispetto a una situazione di controllo in cui non era disponibile alcuna etichetta, era particolarmente elevata nei partecipanti provenienti da contesti socio-economici inferiori e in quelli con livelli inferiori di conoscenze nutrizionali.” Ducrot P, Mejean C, Julia C, Kesse-Guyot E, Touvier M, Fezeu LK, Hercberg S & Péneau S. Objective Understanding of Front-of-Package Nutrition Labels among Nutritionally At-Risk Individuals. Nutrients. 2015 Aug; 7(8):7106-25
Si vede che lei non frequenta i supermercati francesi. Faccia un salto e vedrà che il manipolo di aziende sono una realtà molto ramificata sul territorio e i prodotti etichettati sono davvero tanti . In Italia i prodotti etichettati con il Nutrinform battery probabilmente si contano sulle dita di due mani.
Concordo con Gianni sul Nutriscore, in particolare “la sua valutazione basata su 100 grammi di prodotto, fuorviante per moltissimi alimenti”.
Sono stato questa estate in vacanza in Francia.
Facendo la spesa nei supermercati, effettivamente appena prendi in mano un prodotto con il nutriscore arancione o rosso è come se scottasse e lo riponi subito nello scaffale. Il semaforo, il colore, ti dà un messaggio immediato di pericolo e non stai tanto a vedere se ne mangerai 100 g o 1 g…
Che poi sia difficile leggere il NutrInform Battery, mi lascia basito.
Per me (e per tanti altri) è chiarissimo: se c’è scritto che una porzione ha tot grassi saturi e che rappresentano il 25% della razione quotidiana, capisci che se ne mangi 4 hai raggiunto la quota massima per quel giorno. Non credo serva una laurea in scienza della nutrizione per arrivarci.
Complimenti, perché riuscire a decodificare velocemente mentre si fa la spesa il Nutrinform battery è davvero molto molto difficile . C’è da chiedersi perché In Italia non lo usi pressoché nessuno, persino i promotori ne fanno un uso limitatissimo ad alcuni prodotti.
Ma se ci sono app come Macros dove inserire la calorie per 100g e poi mettendo il peso di quello che si mangia da i livelli di grassi, carboidrati, zuccheri e proteine! I 100g sono indicati su tutte le confezioni e rendono confrontabile qualsiasi alimenti, il semaforo consentirebbe di non mettere gli occhiali per leggere la tabella che casualmente é sempre scritta in piccolo. Non le piace il semaforo? Perché non propone di mettere la tabella dei macronutrienti bella in grande e a colori? Anche sugli affettati, il pane, i formaggi oltre che tutte le preparazioni pronte.
Il semaforo é immediato visto che la gente non legge e vuole “la pappa pronta” appunto.
Per andare avanti bisogna rispondere alle domande e soprattutto farsele queste domande…….
Uso Yuka da anni, preziosa alleata durante gli acquisti, molto dettagliata e esaustiva, permette anche di salvare i prodotti passati in rassegna. Grazie a Yuka ho riposto molti prodotti sugli scaffali dopo averne letto le valutazioni.
La raccomando.
Anche io mi trovo benissimo, e molti prodotti, che sono molto reclamizzati,o di nomi molto noti, in realtà si sono rivelati di qualità scarsa o con molti eccipienti e conservanti, edulcloranti,grassi saturi,etc. dannosi per la salute e come variante appaiono prodotti alternativi molto più affidabili sia in qualità organolettiche che nutrizionali. Veramente molto utile.
La uso anch’io, ma se leggi sui gruppi Facebook viene parecchio demonizzata. Poi se entri nel discorso e chiedi dettagli su quello che non andrebbe nell’app non sanno dirtelo. Qualcuno si è impegnato parecchio per screditarla
certo, concettualmente è tutto corretto e condivisibile. Ma fate un salto in un supermercato qualsiasi e perdete un quarto d’ora ad osservare i consumatori fare acquisti. La stragrande maggioranza non guarda nemmeno l’etichetta ( e sarebbe già tanta tanta roba). Purtroppo per tanti motivi, primo fra tutti il prezzo,il consumatore spesso acquista attraverso scelte d’impulso, senza valutare i pro e i contro per scegliere in maniera più saggia ed equilibrata. Scegliere con attenzione si può fare facilmente, anche senza le lobby anti-nutriscore. Basta volerlo.
È esattamente per questo che una tabella di colori a semaforo di immediata visualizzazione è molto più incisiva di una serie di caratteri che si confondono.
L’Italia e’ una repubblica fondata sulla nutella: basta vedere la pubblicita’ in tv, la meta’ e’ monopolizzata dalla Ferrero !
Che bello non avere la TV!
Da un punto di vista medico mi sento di fare alcune osservazioni. La tabella dei Valori Nutrizionali, Il Nutri-Score e il Nutrinform Battery, svolgono ruoli differenti e complementari:
Tabella nutrizionale (Analitica e obbligatoria): Riporta in modo preciso i grammi esatti di ogni nutriente (calorie, grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale) riferiti a 100g/100ml. Permette al medico e al consumatore attento di distinguere la qualità dei nutrienti (es. grassi saturi vs insaturi).
Nutri-Score (Sintetico e volontario in UE): dando valori algebrici converte il profilo nutrizionale in un’unica etichetta cromatica con una lettera (da A verde a E rossa) basata sempre su 100g o 100ml: l’eccessiva sintesi rischia di appiattire le differenze tra nutrienti benefici (come l’olio d’oliva) e nutrienti sfavorevoli, risultando fuorviante se decontestualizzato.
NutrInform Battery (il sistema italiano): È valutativo/informativo, perché mostra l’impatto del singolo alimento sulla percentuale del fabbisogno giornaliero basato sulle porzioni effettive e non solo sui 100g. La contestualizzazione della porzione (superando in parte il limite dei 100g del Nutri-Score) rende la lettura molto più rigorosa ed esaustiva dal punto di vista clinico e nutrizionale
Nutri Score e Nutrinform non sostituiscono la Tabella Nutrizionale classica, ma vi si aggiungono .
L’ideale sarebbe una citazione tripartita che le comprendesse tutte. perché risponde all’intento informativo ed educazionale: Tabella nutrizionale: è analitica (fornisce tutti i dati numerici di base); NutrInform Battery : è valutativo/informativo, perché mostra l’impatto del singolo alimento sulla percentuale del fabbisogno giornaliero basato sulle porzioni effettive e non solo sui 100g: la contestualizzazione della porzione (superando in parte il limite dei 100g del Nutri-Score) rende la lettura molto più rigorosa ed esaustiva dal punto di vista clinico e nutrizionale; Nutri-Score: È puramente sintetico e orientato a un confronto rapido tra prodotti simili.
In sintesi: l’approccio analitico della tabella e la contestualizzazione della porzione, (superando in parte il limite dei 100g del Nutri-Score), rende la lettura molto più rigorosa ed esaustiva dal punto di vista clinico e nutrizionale, e il colpo d’occhio del Nutri Score conferma in modo riassuntivo e rapido entrambi.
La gente legge l’etichetta ma quelli che decodificano e comprendono la tabella nutrizionale sono ancora meno. Il semaforo trasforma in colori quello che c’è scritto nella tabella nutrizionale e permette molti di capire meglio cosa stanno acquistando confrontando gli stessi prodotti che sono uno a fianco dell’altro sullo scaffale. La batteria è una formula che a stento capiscono gli addetti ai lavori. Non ammetterne la complessità è semplicemente ridicolo
Mi rendo perfettamente conto della complessità del Nutrinform Battery: come medico devo dare priorità alla appropriatezza dell’informazione sul piano dei contenuti, spettando agli esperti di comunicazione il compito della efficacia informativa. Mi sembra di capire comunque che il vostro articolo sottolinei giustamente, nella conclusione, l’intempestività e la scorrettezza dei produttori nel rifiutare in ogni caso (Nutri Score o Nutrinform) una informazione responsabilizzante e cautelativa per il consumatore, che mi sembra la mancanza principale. Personalmente combinerei i colori del Nutri Score con la Tabella Nutrizionale: colorando in rosso i dati nocivi (ad es. se i grassi saturi o gli zuccheri sono eccessivi verranno scritti in rosso altrimenti in verde, e così per il sale ecc. ). In questo modo il colpo d’occhio veicola anche il dato preciso numerico, non è più decontestualizzato ed evita il rompicapo del Nutrinform Battery. Naturalmente posso sbagliarmi. Saluti.
Il Nutrinform battery (che non usa pressoché nessuno) è stata la mossa che Italia e altri Paesi hanno fatto per bloccare l’Etichetta a semaforo.
anche perché un miope deve togliersi gli occhiali per leggere le micro-informazioni mentre il colore é immediato, o no?
Ma è vero che la Coca Cola Zero per il nutriscore è un alimento “salubre” mentre prosciutto di Parma e parmigiano vanno consumati “con cautela”, che possono nuocere gravemente alla salute ?
Questa domanda è frutto della confusione che volutamente è stata creata intorno al Nutri Score. La regola fondamentale che è alla base dell’etichetta semaforo che il confronto varato fra prodotti della stessa merceologia non fra prosciutto e bibita zuccherata . Se non si dice questa cosa si possono fare congetture e gettare discredito sul semaforo come hanno fato per anni tutti compreso il Ministero di Lollobrigida. Quindi la sua domani ha poco senso, perché sullo scaffale delle bibite troverà le varie etichette a semaforo per poter scegliere e la stessa cosa vale per i prosciutti che, essendo un prodotto da consumare con moderazione avranno un’etichetta conseguente.
Esattamente Maurizzzio, il messaggio cromatico è immediato, indifferentemente dalla categoria merceologica, checchè ne dica il Dott. La Pira.
Rosso= fuoco= scotta= lo lascio sullo scaffale.
Verde= via libera
Ha ragione, il rosso è il fuoco. Ma basta spiegare alla gente che il rosso ha un significato confrontando le singole categorie fra di loro, biscotti, bibite e prosciutto. Il semaforo ha senso confrontando i biscotti “frollini” fra di loro e non i frollìni con i biscotti farciti con pezzetti di cioccolato. Le byte fra di loro ecc. Certo si tratta di una regola semplice e fondamentale per capire il Nutri Score. Una regola semplice da spiegare e da capire. Bisogna volerlo . Più facile dire che la Coca Cola Zero è gialla e il prosciutto crudo è rosso. Così il Nutri Score diventa una bufala, peccato che sia sostenuto da oltre cento ricerche scientifiche.Ma questo è un dettaglio vero?
Se allora “va spiegato” alla gente che non si deve fermare al colore ma applicarlo alle categorie merceologiche, si potrà anche spiegare come leggere il NutrInform Battery (che, tra l’altro, mi pare non disprezzasse il medico Giorgio Massa che ha scritto poco sopra).
Diciamo che per spiegare come funziona il Nutrinform battery ci vorrebbe una lezione universitaria e forse anche una verifica
Non c’è niente da spiegare alla gente. Vai nel comparto olio perché ti serve l’olio e se vedi una fila di rossi ed una fila di arancio scegli gli arancioni. Vai al comparto bibite perché vuoi comprare una bibita e fai lo stesso ragionamento. Il nutriscore non ti dice cosa devi comprare, sei tu che decidi di comprare una coca cola. Ti dice solo tra le coca cola quale è la meno peggio.
Ho scaricato da qualche anno l’applicazione YUKA.
Compro solo prodotti valutati da 65 in su… mi trovo benissimo, mangio più sano e la consiglio a tutti.
In via del tutto personale penso che il N. rappresenti lo sforzo del complesso scientifico-industriale di porre sullo stesso piano cibi naturali e cibi industriali trasformati e ultratrasformati ……paragoni arditi stante un grande quantità di studi alimentari sentinella ……..ma ognuno combatte le sue battaglie.
Il N. vuole sintetizzare in modo molto semplice, addirittura semplicistico, la qualità nutrizionale, ma non coglie tutto, valuta soprattutto alcuni fattori “medi” per 100 g o 100 ml, come calorie, zuccheri, grassi saturi, sale, fibre e proteine……eppure pretende di dare semaforo rosso o verde a qualcosa…..perchè il semaforo questo fa dentro e fuori la nostra mente.
Però non considera bene aspetti come: la porzione realmente consumata, il grado di trasformazione dell’alimento, il contesto della dieta complessiva, la frequenza di consumo, la presenza di micronutrienti specifici, la presenza di additivi sospetti ( Yuka in piccola parte rimedia ) eventuali differenze tra persone, età o bisogni particolari, stagionalità ed altro ancora…..talmente tanti parametri da sembrare troppi. E lo studio Nutrinet-Santè dovrebbe porre domande scomode…..
A chi usa app e robe simili per fare calcoli contrapporrei un diario alimentare e nutriform, se ci fosse, per valutare la dieta nel suo complesso, mi sembra una tattica molto migliore.
In questo punto risiede il nodo critico politico sollevato dall’articolo, punto di forza ma anche di debolezza.
Perchè è l’industria a sfruttare la situazione sia in caso di approvazione che di bocciatura politica, perchè nel nutriscore avrebbe comunque una porta aperta all’inganno.
Ah dimenticavo gli studi……ma per la maggior parte sono sondaggi, se devo credere alla lista che ho sotto gli occhi…..
Certo l’etichetta non può essere un’enciclopedia ma il semaforo fornisce un’indicazione utilissima certo non sostituisce il nutrizionista .
Sono un sostenitore del Nutri-Score. Nel 2020 sono stato relatore di una tesi che esaminava le diverse strategie adottate nei vari Paesi per l’etichettatura nutrizionale delle confezioni (FOP), nell’ambito previsto dall’articolo 35 del Regolamento UE n. 1169/2011.
È utile distinguere tra un singolo alimento, come burro, carne o pasta, e un prodotto preparato combinando più ingredienti, come le lasagne. In quest’ultimo caso, quantità e proporzioni degli ingredienti possono cambiare molto il profilo nutrizionale del prodotto. Il Nutri-Score aiuta il consumatore a cogliere queste differenze e a confrontare prodotti simili.
Purtroppo, come evidenzia l’articolo, la campagna di delegittimazione condotta dalle lobby sembra aver raggiunto il suo obiettivo: lasciare nel cassetto uno strumento di informazione utile ai consumatori. Intanto si continua a fare dell’Italian food una bandiera, sorvolando sulle caratteristiche nutrizionali di alcune preparazioni industriali.
La petizione è riservata ai cittadini francesi. Peccato
Bhe le critiche sollevate nei confronti del nutriscore sono ridicole. Il made in Italy solo specchietto per le allodole.Un semaforo rosso sul parmigiano non significa veleno ,significa attenzione alle quantità ,in fondo reale ricco di grassi sodio costa tanto ne basta poco.Significa dare al consumatore di diversificare e magari in una giornata non usare solo semafori rossi.Ma tutto ciò passa per comunicazione reale. e la comunicazioe vera non piace achi fà mercato .
Per non parlare dell’etichettatura sul benessere animale per avicoli, maiali, conigli, bovini, ecc. come avviene solo per le uova, in Italia..