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Ceci n’est pas une steak: la campagna contro l’uso dei nomi di prodotti a base di carne per i surrogati vegetali

cece n'est pas un steakL’hanno chiamata Ceci n’est pas une steak, Questa non è una bistecca, l’efficace campagna pubblicitaria che riprende i quadri surrealisti di René Magritte. Ma Copa Cogeca, l’unione delle associazioni europee degli agricoltori, allevatori e delle loro cooperative, non sta affatto scherzando, anzi. Sta prendendo molto seriamente la questione della denominazione delle cosiddette “false carni”, i prodotti a base vegetale che stanno avendo un successo planetario con crescite a due cifre quasi ovunque. L’intento è molto chiaro e riprende analoghe campagne già lanciate negli Stati Uniti e altrove: impedire che questi alimenti vengano chiamati con gli stessi nomi degli omologhi di origine animale (soprattutto nel caso degli hamburger) perché, appunto, non sono carne, ma surrogati.

Come si legge nel manifesto, uscito su Agricoltura.it, allevatori e agricoltori non sono contrari alle fake meat di per sé, visto che loro sono anche produttori di ingredienti come piselli e soia necessari  per realizzare gli hamburger vegetali, e comprendono che una parte di persone desidera consumare meno carne. Ma “se da un lato accogliamo con favore i prodotti a base di piante che utilizzano denominazioni e caratteristiche proprie, il nostro parere cambia nei confronti delle imitazioni che utilizzano denominazioni di prodotti a base di carne. Ci aspettiamo un marketing equo e coerente, che rispetti sia i consumatori che il lavoro svolto da generazioni di agricoltori e macellai in tutta Europa!” scrivono, spiegando che “la commercializzazione di questi finti prodotti lattiero-caseari o a base di carne può chiaramente indurre i consumatori europei a pensare erroneamente che queste imitazioni siano sostituti “uguali” agli originali”. E ancora: “se da un lato le “salsicce vegane” e gli “hamburger vegetariani” possono garantire un importante apporto proteico, dall’altro questi non hanno affatto lo stesso valore nutrizionale rispetto alle loro controparti di carne, e semplicemente non contengono carne. Anche se i consumatori sanno che non c’è carne in un “hamburger vegano”, sono indotti a credere che si tratti di un esatto equivalente nutrizionale”.

June 25, 2019 Sunnyvale / CA / USA - Beyond Meat Burger packages available for purchase in a Safeway store in San Francisco bay area
È stata lanciata una campagna contro l’uso di nomi di prodotti a base di carne per surrogati vegetali (©Sundry Photography – stock.adobe.com)

Nella parte seguente sottolineano ancora come l’autorizzazione a queste denominazioni aprirebbe la strada ad altre “truffe” e come sia in particolare il patrimonio culinario italiano a essere minacciato, con la sua tradizione di salsicce, prosciutti e quant’altro. La conclusione è che “per queste ragioni, la filiera zootecnica europea esorta gli eurodeputati a difendere l’emendamento 165 iniziale, come adottato nella relazione della Comagri sul regolamento Ocm nell’aprile del 2019 e a non accettare alcun compromesso al riguardo”.

Va ricordato che questo genere di campagne ha avuto fortune alterne – in alcuni casi, come per le bevande vegetali, hanno avuto successo, in altre no – e che in molti hanno già fatto notare come i consumatori sappiano benissimo di cosa si tratta e non confondono le polpette vegetali con quelle di carne. Ma la questione è arrivata a un punto cruciale. Già nell’aprile del 2019 come citato nel manifesto, l’Europa aveva stabilito che un prodotto vegetale non potesse avere la denominazione di uno a base di carne. Ma in seguito sono stati presi orientamenti diversi, e ora è giunto il momento di decidere: la votazione finale, con il Parlamento in seduta plenaria, è prevista per il 20 ottobre.

Quello delle carni vegetali è un business che fa gola a molti e spaventa altri: a livello mondiale vale già 4,6 miliardi di dollari, è in crescita costante e per il 39% è europeo. Accanto alle prime start up ormai diventate multinazionali, come Beyond Meat e Impossible Foods, oggi sono le grandi multinazionali come Nestlè, Kellog’s e Unilever a proporre i propri prodotti vegetali, nonché le catene di fast food come McDonald’s e Burger King. In Italia, Findus ha da poco lanciato Green Cuisine, una linea di hamburger, salsicce e polpette a base di piselli, già presente da alcuni mesi in Regno Unito e Irlanda, con l’obiettivo di raggiungere i 100 milioni di euro di fatturato entro il 2022. Se dovremo chiamarli in altro modo si capirà presto.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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5 Commenti

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    Il mondo veg dovrebbe seriamente riflettere su questo importante aspetto formale , se uno è convinto che per stare bene non sia necessario mangiare carne e allegati perchè dovrebbe essere necessario questo furbesco artificio di sostituzione?
    Penso che sia soprattutto una strategia dei produttori per stuzzicare la curiosità di clienti indecisi.

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      Dipende. Se di parla di “latte di soia” o “burger vegetale” non mi sembra una furbata ma semplicemente il nome più sensato per chiamare l’alimento. Con la normativa attuale bisogna dire “bevanda a base di soia” ma di fatto è un succedaneo del latte e nessuno è mai stato confuso sulla sua effettiva natura.

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    Credo che si arriverà a vietare l’uso della parola carne e simili. Detto questo, una delle regole della pubblicità è: bene o male ma parlate di me. Credo che questa pubblicità paradossalmente aumenterà la curiosità verso questi prodotti…
    Per quanto mi riguarda, sono interessato per la questione dell:’inquinamento degli allevamenti e le proverò sicuramente

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      se il problema è l’inquinamento considera che basta “pagare” il costo dell’inquinamento, c’è un mercato di certificati o più semplicemente di regolamentazioni.
      Quindi tra un hamburger 85% bovino aberdeen a 19€ al kg e un acquaburger (primo ingrediente acqua) a 123€ CENTOVENTRI EURO al kg direi che forse forse non ne vale la pena neanche lontanamente…..
      Lo stesso hamburger nel negozio vegano costa 207€ al kg…….

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      Anche in un hamburger 100% bovino l’acqua è il primo ingrediente 😉

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