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Naturale, artigianale, di qualità… tutte le informazioni generiche che troviamo sulle confezioni

Facendo la spesa, e volendo acquistare un succo di mela, mi è caduto l’occhio su un “bollino” che diceva “100% di origine naturale*”, con un asterisco… Guardando bene, l’asterisco rimandava a una piccola scritta: “come tutti i succhi di frutta”. Mi è sembrata un’indicazione piuttosto discutibile, per almeno due motivi. Innanzitutto, perché riportare con enfasi una caratteristica, se appartiene a tutti i prodotti della stessa categoria?

In secondo luogo, non possiamo fare a meno di riflettere sul termine “naturale”: la situazione è confusa, ne abbiamo già parlato (leggi qui), perché la normativa definisce questo attributo solo nel caso dell’acqua minerale naturale e degli aromi naturali. In tutti gli altri casi sono dichiarazioni basate sul “senso comune”. In questo caso mi pare che si consideri naturale tutto ciò che non prevede aggiunte di ingredienti chimici artificiali. In realtà, questo prodotto è a base di succo di mela concentrato, poi reidratato, un procedimento che potremmo anche considerare “artificiale”.

Con lo stesso marchio, troviamo anche un prodotto denominato “Arancia rossa”, in cui il bollino “100% di origine naturale” non è accompagnato da nessun asterisco. Leggiamo gli ingredienti: acqua, succo di arance rosse da concentrato (20%), zucchero, acidificante: acido citrico, estratto di carota nera e di ribes nero, addensante: pectina (da agrumi); aromi naturali. Ora, se l’arancia rossa rappresenta solo il 20%, il ribes e la carota nera sono probabilmente aggiunti per ravvivare il colore, e la pectina per dare un po’ di “consistenza”. Non sono presenti ingredienti artificiali, la pectina è ricavata dagli agrumi e gli aromi, aggiunti per rimediare al fatto che la frutta qui rappresenta solo il 20%, sono aromi naturali. Resta da stabilire quanto siano “naturali” questi ingredienti e l’uso di succo concentrato: il prodotto pare molto diverso da una spremuta di arance rosse.

Il mondo degli asterischi è molto variegato: nel caso più comune il rimando alla nota chiarisce un’affermazione, o meglio definisce l’ambito in cui quella dichiarazione è valida, e questo è pensato non per dare un’informazione completa a chi fa la spesa, ma per rispettare la legge. Ogni claim di tipo nutrizionale, come quelli sul ridotto contenuto di grassi o di sale, deve fare riferimento a dei valori medi. È necessario quindi dichiarare rispetto a quale riferimento il contenuto è ridotto. Spesso ci si riferisce alla media dei prodotti in commercio, ma non sempre.

Le patatine tradizionali Pata “Metodo artigianale” riportano la scritta “–30% di grassi rispetto alla patatina fritta tradizionale Pata*” e l’asterisco rimanda a una nota, nella parte posteriore della confezione, dove si specifica il contenuto medio di grassi delle patatine fritte tradizionali Pata. Il valore è di 23 contro 33 g per 100 g di prodotto, ma l’informazione non è immediata e non ci dice niente sulla media del mercato. Senza considerare il fatto che non è chiaro cosa si intenda con “Metodo Artigianale”.

naturaleUn altro esempio interessante è lo yogurt Mio (Nestlé), prendiamo per esempio quello alla banana. Dopo il noto marchio, le scritte che spiccano sono “banana” e “100% Naturale”, con uno sguardo più attento si legge “Ingredienti* di origine 100% naturale – Con addizione di Vitamina D”. Accanto al termine “ingredienti”, anche qui c’è un piccolo asterisco e per risolvere il mistero andiamo a leggere l’elenco degli ingredienti. *Yogurt, purea di banana 11% (*purea di banana, *purea di banana da concentrato); *zucchero 7%; *amido di mais, *succhi concentrati (limone, zucca), *concentrato di minerali del latte, *aromi naturali; stabilizzante (*gomma di guar), vitamina D.

L’unico ingrediente che non riporta l’asterisco è la vitamina D, evidentemente di origine artificiale. Nel complesso si tratta di informazioni poco immediate, inoltre, dato che comprende diversi ingredienti che non si trovano nella cucina di casa (purea di banana da concentrato, succhi concentrati, concentrato di minerali del latte, aromi naturali…) si può dire che si tratta di un prodotto piuttosto diverso da ciò che otteniamo in modo “naturale”, schiacciando una banana e mescolandola con lo yogurt bianco. Dato che la banana è dolce di per sé, si potrebbe anche evitare di aggiungere zucchero, per non abituare i bambini ai sapori molto dolci.

Un altro bollino curioso è quello che riporta “100% ingredienti di qualità”, sulle patatine classiche Lay’s. Che cosa si intende? Di qualità rispetto a cosa?

Gli esempi di questo tipo sono tanti. A volte, semplicemente, i claim sulle confezioni sono così numerosi da disorientare un po’ il consumatore, come accade per esempio per il burger vegetale Zerbinati sul quale si legge:

quinoa, broccoli e zucchine,
bontà 100% vegetale,
senza soia,
senza glutine,
con verdure fresche,
solo olio extravergine di oliva italiano,
senza conservanti, né glutammato,
non fritto,
ad alto contenuto di fibre,
fonte di proteine,
prodotto in Italia.

Queste sono solo alcune delle indicazioni che possiamo trovare sulle confezioni, informazioni che ci dovrebbero aiutare a scegliere, ma a volte sono fuorvianti o creano confusione piuttosto che chiarezza. Per aiutare chi fa la spesa, sarebbero invece necessarie alcune regole, come quelle suggerite da Altroconsumo con il manifesto “L’etichetta che vorrei” (leggi qui). Nel frattempo, piuttosto che lasciarci distrarre dai troppi claim, è importante leggere con attenzione la lista degli ingredienti e la tabella nutrizionale.

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5 Commenti

  1. Avatar

    Aricolo molto interessante.

    Sembra che per “metodo artigianale” si intenda un particolare processo produttivo:
    “[…] cotte due volte per esaltare il sapore e rendere il prodotto croccante e più leggero delle patatine tradizionali. Sono frutto di lunghe sperimentazioni e di un processo tecnologico innovativo che permette di avere un prodotto gustoso e con un ridotto contenuto di grassi.
    -30% di grassi rispetto alla patatina pata fritta tradizionale.”

    Fantastico il claim “di origine naturale”, come qualunque cosa che dopo essere stata trattata, trasformata, raffinata… all’origine ERA naturale.

    “100% Ingredienti di Qualità” la qualità è riferibile solo allle “patate selezionate” perchè poi gli ingredienti sono oli vegetali (mais e girasole in proporzioni variabili) di incerta provenienza, e sale.
    Si rimanda in etichetta a ciò che di nocivo è assente, ovvero nel caso delle patatine Lays: “- Senza coloranti artificiali – Senza conservanti – Senza esaltatori di sapidità aggiunti – Senza glutine”.
    Ma potremmo aggiungere “Senza Plutonio – Senza Uranio Impoverito – Senza Antrace” etc…

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      Esiste anche la qualità ORO, dove il prodotto rimane invariato ma il prezzo?

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      Battute d’effetto a parte, mi sembra evidente che “Senza Plutonio – Senza Uranio Impoverito – Senza Antrace” etc… (cit) e magari pure “Senza Arsenico” – aggiungo io – il produttore non senta il dovere di specificarlo, in quanto è SCONTATO che queste sostanze non possano trovarsi in un prodotto alimentare. Cosa invece non scontata per coloranti artificiali, conservanti, esaltatori di sapidità (ma anche addensanti, emulsionanti, antischiumogeni, e una miriade di altre schifezze chimiche, pur ammesse dalla legge).
      Quindi, che male c’è a evidenziare in etichetta la scelta di non voler aggiungere danno al danno, su un prodotto già malsano per sua natura?
      Se voglio concedermi ogni tanto lo sfizio di fare uno strappo alla mia alimentazione, generalmente attenta, sarò sicuramente orientata su un prodotto di questo tipo, piuttosto che su prodotti concorrenti, che IN AGGIUNTA all’essere industriali e fritti, contengono veleni come aromi artificiali (di bacon, di formaggio, e chi più ne ha più ne metta), esaltatori di gusto, e magari il tanto discusso olio di palma in aggiunta a quello di semi?

  2. Avatar

    Buongiorno, concordo con la confusione che possano creare certe scritte, furbescamente messe in evidenza per attirare il consumatore sprovveduto.
    Bizzarro è che le stesse scritte si ritrovino nel claim del vostro sponsor attuale, che cita “SIBon è una linea di qualità tutta italiana + dolce + profumata + naturale”.
    Riguardo alle vostre osservazioni sui burger Zerbinati non capisco, invece, quale sia il problema. Finalmente, anzi, un prodotto che dichiara con scritte evidenti ciò che un consumatore attento ed esigente, magari intollerante o allergico, vorrebbe sapere senza fare la fatica di dover prendere la lente di ingrandimento per spulciare la lista degli ingredienti (scritta non so perché con caratteri sempre più microscopici su ogni prodotto) prima di scoprire che, con gradita sorpresa, può acquistare il prodotto, in quanto coniuga tutte le caratteristiche salutistiche che va cercando (interamente vegetale, senza glutine e contemporaneamente senza soia, e nemmeno fritto). Cosa vi disturba in questa chiarezza?

    • Valeria Nardi

      Gentilissima, “Naturale” è un termine che non è normato. Nell’articolo abbiamo evidenziato alcuni casi in cui il suo utilizzo appare quantomeno ambiguo (“100% di origine naturale*”…“come tutti i succhi di frutta”). Nel caso del nostro sponsor l’uso di “+naturale” è spiegato in una pagina online: https://www.coopsole.it/brand/sibon/