Le persone lavorano nei campi di tè giappone asia cina agricoltura coltivare coltivazioni

Mentre l’Europa si piega ai trattori, e acconsente a significativi dietrofront rispetto ai programmi enunciati nel Green Deal, il Giappone prosegue nel suo programma denominato Midori, lanciato nel 2021, evoluzione del precedente Measures for Achievement of Decarbonisation and Resilience with Innovation (MeADRI). Il termine indica il verde dei germogli, ma anche i boschi e più in generale le piante, e descrive così un programma che ha lo scopo di tenere insieme la sicurezza alimentare con quella del pianeta. Senza trascurare le legittime richieste degli agricoltori tradizionali, e coinvolgendoli nel rinnovamento.

Gli obbiettivi del Midori

Gli obbiettivi non sono molto diversi da quelli che si era data l’Europa e, in alcuni punti, sono anche più ambiziosi. Vediamoli:

  • Entro il 2050 ci dovrà essere un dimezzamento dei pesticidi, sostituiti via via dalla lotta biologica integrata ai parassiti, e una diminuzione del 30% dei fertilizzanti chimici, sostituiti da quelli ottenuti da prodotti agricoli e comunque locali.
  • Ciò che non si può evitare di usare sarà distribuito con metodi di precisione che sfruttano i droni e altri sistemi che impediscano la dispersione massiva nell’ambiente di sostanze inquinanti. Lo stesso approccio sarà utilizzato per ridurre in misura significativa lo spreco di acqua.
  • I mangimi per l’agricoltura e l’acquacoltura dovranno essere biologici e senza proteine animali.
  • La quota di terreni coltivati con metodi biologici dovrà salire fino al 25% pari a circa un milione di ettari (contro gli attuali 25.000 circa).
  • Per quell’anno le emissioni di CO2 associate ai combustibili fossili usati in agricoltura, acquacoltura e gestione del patrimonio boschivo dovranno essere azzerare. L’energia dovrà provenire dal compost, dal solare, dall’idroelettrico e da tutte le fonti rinnovabili.
  • Prima di allora, entro il 2030, chi produce cibo dovrà aumentare del 30% la propria produttività. Lo spreco sarà ridotto grazie anche a metodi di raccolta automatizzati quali i robot a controllo da remoto, che saranno incaricati anche di compiti quali l’eliminazione meccanica delle erbe infestanti, e a un riutilizzo razionale degli scarti.
  • Sempre entro il 2030, l’origine sostenibile dei prodotti importati dovrà essere certa.
  • Inoltre, dovrà essere quasi raddoppiato (+90%) il numero di alberi piantati di qualità superiore.
  • Le acquacolture dovranno essere alimentate con piantine create ad hoc al 100%.

    Operatore spruzza pesticida su piante in campo aperto
    Gli agrofarmaci necessari saranno distribuiti con metodi di precisione che impediscano la dispersione nell’ambiente

L’operazione culturale

Ma come mai la Midori non solo non sta suscitando il caos che si vede per le strade d’Europa, Italia compresa e, al contrario, sta coinvolgendo tutta la popolazione in uno sforzo senza precedenti? Le risposte sono diverse, ma originano tutte dall’operazione culturale che regge tutto il programma, e che gli ideatori del Midori hanno compreso essere indispensabile, assegnandole un ruolo cruciale.

Fino da subito, infatti, le autorità hanno pubblicizzato il piano non solo come cambiamento necessario per adeguare un sistema ormai obsoleto, oltreché intollerabilmente inquinante, ma anche anche positivo per la salute umana. Argomenti che, in Europa, non si sentono quasi più, rimpiazzati stabilmente da discussioni che vertono solo su argomenti economici di breve respiro.

Lo sforzo educativo

Inoltre, si è subito pensato all’aspetto educativo, cioè a spiegare fino dalle scuole le motivazioni della nuova strategia, avendo cura di prospettare ai più giovani una formazione adeguata affinché inserirsi in un modo del lavoro cambiato, che richiede professionalità specifiche, e che genererà migliaia di nuovi posti di lavoro, per chi si sarà formato. Parallelamente, si sono organizzati incontri pubblici con la popolazione, per discutere i diversi aspetti e i cambiamenti, e si sono prodotti video e altri materiali informativi, in modo che le novità fossero recepite anche attraverso mezzi quali i social media.

Una società che cambia

Si è poi pensato anche all’aspetto demografico e socioeconomico. Le campagne, in Giappone come in tutto il mondo, tendono a spopolarsi, a favore delle grandi metropoli, e le comunità rurali sono costituite da persone sempre più anziane, dove il ricambio generazionale è troppo lento. Rispetto a venti anni fa, la presenza di allevatori e coltivatori è dimezzata e questo si ripercuote sulla produzione. In un paese che conta oltre 124 milioni di persone, l’autosufficienza alimentare (sulla base delle calorie) è del 38% (dato del 2022), ed è quindi troppo bassa. Con il Midori, si punta a raggiungere il 45% entro il 2030.

La ricerca e l’innovazione nel Midori

Uno degli aspetti cruciali del programma è la ricerca: il Giappone vuole valorizzare le specie locali, studiando in modo specifico quelle più resilienti agli eventi atmosferici estremi, e cercandone anche di nuove, mai utilizzate per l’alimentazione umana o animale. Inoltre, intende intensificare gli sforzi per ridurre gli sprechi, ottimizzando le filiere produttive, reimmettendo nei sistemi produttivi tutto ciò che è possibile riutilizzare e, quando possibile, trasformare in nuove fonti alimentare (upcycling).

Per rendere tutto il sistema più efficiente, ricorrerà estesamente all’Intelligenza Artificiale, alla robotica e ai Big Data, nonché ai sistemi di realtà virtuale, per simulare gli interventi e programmarli al meglio.

La Dieta giapponese e i consumatori

Ricercatrice in una risaia con una pianta di riso in mano
Il governo rilancerà la Dieta giapponese, una delle più sane al mondo, in chiave sostenibile e moderna

Infine, per avvicinare ulteriormente i cittadini, il governo rilancerà la Dieta giapponese, una delle più sane al mondo, interpretata in chiave sostenibile e moderna per quanto riguarda la produzione del cibo e la riduzione degli sprechi. I cittadini potranno seguire l’adozione delle nuove tecniche di riduzione della CO2 emessa direttamente sui prodotti, perché le etichette recheranno un punteggio in tre stelle che certificherà i miglioramenti.

Sussidi: sì, ma a certe condizioni

Uno dei provvedimenti che marca maggiormente la distanza rispetto all’Europa è poi quello relativo ai sussidi: entro il 2027, si potrà accedere a essi solo in cambio di miglioramenti ambientali. Già dal prossimo mese di aprile, chi ne richiede uno dovrà dimostrare di impiegare una quantità appropriata (cioè: il minimo indispensabile) di fertilizzanti e pesticidi, e di aver ridotto il consumo di carburanti fossili e la produzione di rifiuti (che devono essere gestiti in modo corretto), adottando anche alcune misure volte a tutelare la biodiversità.

Fantascienza, rispetto a ciò che sta accadendo in Italia e in Europa

L’aspetto amaramente paradossale, emerso anche in un meeting tenutosi di recente al CREA di Roma, in occasione del Forum Italia-Giappone 2023, organizzato dalla Japan Italy Economic Federation (JIEF), è che la strategia Midori, lanciata nel 2021, si ispira apertamente a quella From Farm to Fork europea, a sua volta annunciata nel 2020. Quest’ultima sta naufragando ogni giorno di più, a causa delle imminenti elezioni e di una classe politica che, nel suo insieme, non riesce a proporre una visione per gli anni futuri, ma sembra unicamente preoccupata di non perdere i voti degli agricoltori, fin qui generosamente sostenuti (per qualcuno, drogando un mercato che si sarebbe dovuto adeguare da decenni). In nome di qualche seggio in più, l’Europa sta deludendo milioni di cittadini che avevano creduto nella svolta verde e nel ruolo di leader che il vecchio continente si stava ritagliando.

Il Giappone, invece, si vuole intestate il Green Deal asiatico, rafforzando il proprio sistema, contribuendo a mitigare il clima e diventando un modello anche per i paesi vicini. E, forse, per l’Europa dei prossimi anni. Anni in cui quest’ultima si accorgerà dei gravi errori fatti in occasione delle elezioni del 2024, e cercherà di recuperare il terreno perso, ispirandosi a paesi che, nel frattempo, avranno fatto grandi passi in avanti.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos.com

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luigiR
luigiR
22 Febbraio 2024 13:30

secondo me, in Europa si sarebbe dovuto sostenere economicamente il cambiamento verso il green deal del settore primario, per poterlo portare a compimento entro il 2030. temo le prossime elezioni ci allontaneranno ancor più da questi obiettivi.

sandro passerini
sandro passerini
Reply to  luigiR
22 Febbraio 2024 18:35

Esatto LuigiR…il Green Deal europeo ha più ambizioni e minor tempo per essere applicate con molti disagi….

gianni
gianni
22 Febbraio 2024 22:16

Siamo solo in ritardo…………la situazione però è molto diversa, i giapponesi sono tanti e piazzati su un piccolo territorio, fatto sta che devono importare più della metà del cibo che consumano, al contrario noi siamo in sostanziale parità tra import ed export anche se con picchi di carenza su alcuni articoli importanti.
E molto diverso il fatto che i coltivatori giapponesi èrano molto protetti politicamente e fiscalmente, qui invece ci si lamenta di essere vasi di terracotta in mezzo a vasi di acciaio ma si riceve in cambio, dai politici, libertà di pesticidi e briciole fiscali, tutt’altra roba.
Spero che a loro vada meglio.

Fabio M
Fabio M
23 Febbraio 2024 17:18

In Giappone si è discusso con cittadini e imprese, in Europa è tutto imposto dall’alto.

Geraldo Parodi
Geraldo Parodi
23 Febbraio 2024 17:30

Seguire gli esempi
Eliminare le sudditanze
Più semplice di così

Giampietro
Giampietro
23 Febbraio 2024 18:32

Noi agricoltori, almeno noi italiani, non abbiamo chiesto l’abolizione del green deal, ma che i prodotti importati rispettino gli stessi standard chiesti a noi. Ma per non penalizzare gli importatori, la finanza ecc. insomma i poteri forti, hanno girato la frittata e vorrebbero accontentarci con il contentino della sospensione di un anno della riduzione dei fitofarmaci per un anno.

Giovanni
Giovanni
10 Marzo 2024 18:49

Chiedo alla brava e gentile autrice dell’articolo di informarci riguardo i principi della dieta giapponese. Con della gente così ben organizzata non ci resta che imparare.
Anche da noi sarebbe il caso che tanti principi come educazione civica, igiene, alimentazione, musica, amore per il bello ecc. venissero insegnati già dai primi anni di scuola. Ma i nostri politici, per lo più imposti dai partiti e non scelti come un tempo dagli elettori, approvano leggi che mantengano il popolo nell’ignoranza.
Così abbiamo una fortissima incidenza di persone obese, che non sanno che differenza c’è tra gli amidi e le proteine, tra i virus e i batteri, non curanti dell’igiene e dei buoni rapporti con il prossimo. Alla mercé di quelli che gridano più forte degli altri……

Augusto
Augusto
Reply to  Giovanni
12 Marzo 2024 13:47

Il problema è che l’Europa vuole usare il green deal non per le popolazioni europee ma esclusivamente per avvantaggiare le multinazionali alimentari a discapito degli piccoli agricoltori, quelli che ci hanno assicurato fino ad ora una qualità di cibo decente. E’ per questo che le proteste degli agricoltori hanno trovato simpatie in tutte le popolazioni europee

Simonetta Anniballi
Simonetta Anniballi
13 Marzo 2024 12:19

Da tantissimi anni noi consumatori troviamo sul mercato prodotti esteri ( esempio arance dal Sudafrica, con relativo contributo all’inquinamento per il loro trasporto) quando c’è un’ottima produzione italiana. Abbiamo visto troppe volte gli agricoltori costretti a distruggere i raccolti. Ancora una volta la politica si è presa gioco di loro e di noi consumatori.