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I falsi miti sul peso. Realtà e credenze infondate nelle nuove Linee guida per una sana alimentazione del Crea

obesita grasso sovrappeso dieta 177115587Nel dicembre 2019, sono state finalmente pubblicate le nuove Linee guida per una sana alimentazione, il testo di riferimento sulla nutrizione degli italiani con consigli e raccomandazioni. Nel primo capitolo, dedicato al peso corporeo, gli esperti hanno raccolto otto false credenze molto diffuse. Eccole.

1) Non è vero che l’eccesso di peso derivi da un’ossatura particolarmente pesante o grande. Innanzi tutto, anatomicamente la struttura del tessuto osseo, che all’analisi istologica è un reticolo, è tale da consentire il massimo della robustezza con il minimo del peso e il massimo della flessibilità. Il peso delle ossa, infatti, rappresenta una proporzione abbastanza costante del nostro peso: circa il 15% nei maschi e il 12% nelle femmine.

2) Non è vero che dimagrire sia inutile perché tanto prima o poi si recupera tutto il peso perso. Ignorare o sottovalutare le conseguenze metaboliche dell’eccesso di peso è sbagliato, mentre provare ad affrontare il problema è comunque opportuno e consigliabile. È però vero che per risolvere in maniera permanente il problema è fondamentale cambiare le proprie abitudini alimentari e il proprio stile di vita, anche per evitare di ricadere negli stessi errori commessi in precedenza. È fin troppo ovvio che se al termine di una perdita di peso si ricominciano le abitudini precedenti, si riacquista in breve tempo il peso perso e forse qualcosa di più.

3) Non è vero che siccome l’obesità può essere geneticamente predeterminata non possiamo farci nulla. La genetica gioca sicuramente un ruolo, ma quando osserviamo che nella stessa famiglia i componenti sono tutti in eccesso ponderale è probabile che tutti siano esposti alle medesime cattive abitudini alimentari e di stile di vita.

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Non è vero che l’obesità può essere geneticamente determinata, e quindi non si può fare nulla

4) Non è vero che indossare panciere di gomma o tute di plastica aiuti a dimagrire, dato che tutt’al più si perde acqua, che viene peraltro recuperata in tempi brevissimi. La plastica, inoltre, farà aumentare la sensazione di calore, fino a limitare la quantità di attività fisica spontanea sopportabile, riducendo quindi proprio quel surplus di dispendio energetico che desideriamo conseguire. È vero che il sudore è il segno che si stanno bruciando calorie, ma non ne è la causa.

5) Non è vero che se svolgiamo un po’ di esercizio fisico possiamo o dobbiamo mangiare di più. Non esistono esercizi miracolosi e soprattutto non dobbiamo sopravvalutare il surplus di dispendio energetico che l’esercizio stesso riesce ad assicurare. Una buona attività fisica, più che per dimagrire, deve servire a conservare e tonificare la massa magra e a normalizzare i parametri ematici (glicemia, colesterolemia, ecc.).

6) Non è vero che siano le diete dimagranti ripetute nel tempo a provocare l’anoressia. È vero che possono verificarsi episodi di diete dimagranti a cui seguono eccessive focalizzazioni sulla magrezza, ma ci sono anche molti casi in cui i comportamenti tipici dell’anoressia si instaurano senza che siano state precedentemente effettuate diete dimagranti.

7) Non è vero che i disturbi alimentari siano scelte o atteggiamenti che possano essere corretti con la sola buona volontà. Chi ne soffre non è in grado di controllare questi fenomeni, che richiedono pertanto un intervento specialistico.

8) Non è vero che la magrezza sia l’unico sintomo dei disturbi alimentari che possono provocare effetti fisici differenti come nel caso della bulimia in cui non sempre si osservano magrezze eccessive. Le principali caratteristiche di tali disturbi sono la percezione distorta del proprio corpo, visto sempre come troppo grasso, e/o l’ossessione del cibo e del mangiare, con comportamenti disfunzionali che non sono necessariamente orientati a privazioni.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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4 Commenti

  1. Avatar

    Tutto abbastanza vero, ma contesto che non esita una ereditarietà della tipologia fisica e quindi una predisposizione genetica.
    Nella famiglia di mia madre c’erano tre tipologie fisiche differenti, una derivante dalla famiglia di mia nonna (con tendenza all’obesità) e ben due, molto diverse, derivanti da quella di mio nonno (entrambe con tendenza alla magrezza).
    Inoltre ho avuto amici grandi mangiatori ma naturalmente magri e amici che mangiavano poco e facevano esercizio fisico ma con la pancetta. Ogni persona ha un proprio metabolismo basale contro il quale si può fare ben poco.
    Inoltre personalmente ho sempre pesato molto, anche quando ero magra e mi si contavano le costole. Non so se dipende dal peso delle ossa o dalla conformazione fisica, ma così è. Da qualche parte il peso deve pur derivare.

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      Concordo con te Wanda, credo che certi decaloghi vengano stilati secondo studi da manuale e non conoscendo la genetica, la fisiologia e dati medici.

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    Grazie, ho trovato questo (tipo di) articolo molto interessante. Piccole pillole di saggezza per sfatare falsi miti e leggende e allo stesso tempo ottimi consigli.

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    e’ sempre la solita storia dell’allenatore della nazionale che risolve i problemi sempre e meglio di chi lavora e vive per chiarire i meccanismi biologici, anche in questo settore chiunque può dire la sua senza altro che l’esperienza personale o il sentito dire. i risultati espressi da questo articolo sono il frutto di rilevazioni accurate multiple e diffuse rielaborate scientificamente , altrimenti si finisce in mano ai soliti Dulcamara.