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Iap contro il fattoquotidiano.it per pubblicità ingannevole e poco differenziata dagli articoli

Il presidente del Comitato di controllo dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria il 9 febbraio 2021, ha censurato sul sito ilfattoquotidiano.it le pubblicità “Ce l’ho fatta e non sono nata ricca: dice una mamma di Milano”, “Come prevenire un attacco di cuore. Fallo una volta al giorno” e “Queste due verdure distruggono il grasso della pancia di notte”. Le frasi violano gli articoli 7 (Identificazione della comunicazione commerciale) e 2 (Comunicazione commerciale ingannevole) del Codice di autodisciplina. I messaggi consistono in link pubblicitari che rinviano a specifiche pagine  inserite in una sezione denominata “Ti potrebbe interessare”, collocata al di sotto degli articoli presenti nella versione online del quotidiano. L’accusa è che la natura promozionale non risulta adeguatamente segnalata e si confonde con alcuni articoli presenti nelle medesime sezioni.

Sotto un’apparente veste informativa tali messaggi veicolano contenuti eminentemente pubblicitari, non immediatamente riconoscibili dal pubblico. Il testo ha le sembianze di richiami ad altri articoli giornalistici in qualche modo connessi a quello che si sta leggendo, e l’identificazione della loro natura promozionale non è sufficiente. Secondo il Comitato  di controllo la sola indicazione “Epeex by Mgid” e nemmeno l’indicazione dei siti sotto i contenuti promozionali (ad esempio “Profit Wizard”, e “Normalife”) sono sufficienti per fare capire chiaramente che si tratta di contenuti pubblicitari, generando quindi ambiguità per il lettore.

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La pubblicità sul sito de ilfattoquotidiano.it è stata censurata

Il Codice di Autodisciplina prevede che la pubblicità debba essere “sempre riconoscibile” per  assicurare la distinzione non solo formale, ma sostanziale tra informazione e promozione, così da essere facilmente riconoscibile dal pubblico. Sotto diverso profilo, i contenuti risultano tali da creare un forte appeal nei confronti degli utenti, veicolando tuttavia promesse palesemente ingannevoli, come, a mero titolo di esempio,  la promessa di ottenere una eclatante perdita di peso senza sforzi (“Come ho perso 23 kg in 8 settimane nonostante i miei problemi alla tiroide e il lavoro sedentario”, “Non devi essere un nutrizionista per dimagrire in modo efficace. Questo metodo è migliore, e puoi applicarlo senza visite e diete costose che portano via tempo e soldi” e “…già dopo una settimana i vestiti sono diventati più larghi e quando sono salita sulla bilancia ho scoperto di aver perso 9kg!”).

Le comunicazioni risultano pertanto volte a indurre a un abbassamento della soglia critica, potendo illudere i destinatari sulla facile soluzione di problemi che coinvolgono la salute.

© Riproduzione riservata. Foto: Stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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3 Commenti

  1. Avatar

    credo che in questa epoca storica – che vede persino delle visioni scientifiche diverse contrapporsi – questo principio (che la pubblicità debba essere “ sempre riconoscibile” per assicurare la distinzione non solo formale, ma sostanziale tra informazione e promozione, così da essere facilmente riconoscibile dal pubblico) sia quanto mai attuale; e non difficile da perseguire da chiunque …

  2. Avatar

    Non conosco che rapporto ci sia tra Il Fatto alimentare e Il Fatto quotidiano, ma apprezzo la trasparenza con cui Il fatto alimentare ha pubblicato la notizia inerente un problema riguardante quello che sembra il suo fratello maggiore. Sono certo che Il fatto quotidiano rimedierà da subito.

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