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Giusto prezzo per l’olio extravergine di oliva italiano è dignità per olivicoltori e frantoiani. Il parere di Teatro Naturale

Negli ultimi giorni abbiamo più volte trattato il tema dell’olio extravergine di oliva venduto sottocosto da parte delle catene di supermercati. Questa pratica danneggia agricoltori, consumatori e anche gli altri soggetti della filiera, tanto che è stata lanciata una petizione dalla dott.ssa Maria Lisa Clodoveo del Dipartimento interdisciplinare di medicina dell’Università di Bari su Change.org: “Stop all’olio extravergine di oliva come prodotto civetta dei supermercati”. Di seguito riportiamo l’editoriale di Colomba Mongiello pubblicato sul sito Teatro Naturale in cui si approfondisce il tema.

Felice anniversario olio extravergine di oliva. L’architrave della dieta mediterranea, l’evo, così come viene identificato nella sua carta di identità compie 60 anni e in questi giorni il COI celebra l’eccellenza dell’olio dando grande risalto alla scelta compiuta anni fa dall’Italia con un’etichetta che divenne poi universale nel panorama olivicolo mondiale. Ma non sarà una festa per l’oro verde prodotto in tutte le regioni italiane frutto di una cultura millenaria ricco di polifenoli e salute. Attaccato da una concorrenza al ribasso della Spagna che ha scelto di produrre quantità a basso prezzo, dalla peste degli ulivi che ha terrorizzato i produttori del Salento e reso spettrale il loro paesaggio, dalle campagne sottocosto della grande distribuzione che vende un prodotto che non copre neanche il costo della bottiglia senza olio, c’è da chiedersi quale sarà il futuro dell’olio extravergine di oliva italiano. Messo in sicurezza dalla legge “salvaolio” del 14 gennaio 2013 che ha previsto norme sulla commercializzazione e prevenzione contro le frodi, l’evo italiano non riesce ancora a essere riconosciuto sui mercati e dal consumatore come un prodotto di eccellenza, frutto della sapienza degli olivicoltori e della trasformazione dei frantoiani.

Lo scorso anno il crollo della produzione olearia italiana determinò l’arrivo di quantità enormi di olio comunitario ed extra UE. Quanto di questo prodotto è stato classificato in maniera corretta o blendizzato per diventare olio italiano ingannando i consumatori!! In Italia la produzione nazionale è insufficiente per coprire il consumo domestico: ci vorrebbe esattamente il doppio per i consumi interni e più del triplo per il mercato estero la cui richiesta di prodotto italiano è sempre in crescita. Quest’anno si è gridato al miracolo della produzione. Il clima ha favorito lo sviluppo dell’olivo: il caldo estivo e la bassa umidità, in particolare, hanno evitato gli attacchi della mosca olearia, e secondo i produttori la qualità dell’olio extravergine d’oliva è eccellente, soprattutto grazie agli interventi e alle spese sostenute dagli agricoltori nei mesi estivi per l’irrigazione dei campi, e l’anticipo della raccolta del prodotto fatto dai produttori.

Nonostante l’entusiasmo ci attestiamo sempre su 300/350 mila tonnellate nelle annate migliori. Nello specifico, la produzione italiana di quest’anno è stimata a intorno alle 330 mila tonnellate di olio, quasi il doppio rispetto ai minimi delle 175 mila tonnellate del 2018, ma ancora lontana dalle 428 mila tonnellate del 2017, una delle migliori annate del decennio, inferiore solo al 2015. Nonostante la Xylella la Puglia si conferma la regione guida nella ripresa della produzione di olio grazie soprattutto al recupero dei territori olivicoli delle province di Bari, nella Bat e Foggia, zone falcidiate dalla gelata nel febbraio 2018.

olio scaffaleMa non sono i numeri della produzione a fare ricca una filiera ma soprattutto la sua qualità che coinvolge oltre 400 mila aziende agricole specializzate e che può contare sul maggior numero di olio extravergine a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp) con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, un enorme scrigno di biodiversità del mondo che nelle regioni vocate rappresenta il 10% del Pil agricolo. Su questo terreno l’Italia compete con la Spagna che stima per quest’anno una produzione di 1,35 milioni di tonnellate di olio d’oliva e Grecia che, in linea con l’incremento italiano, dovrebbe passare da 185 mila a 300 mila tonnellate.

Ebbene se l’olio italiano è riconosciuto per le sue proprietà (polifenoli, acido oleico) da essere considerato un vero e proprio toccasana per la salute c’è da chiedersi perché mai è possibile trovare nella grande distribuzione olio a prezzi sottocosto che non coprono neanche i costi di produzione… Eppure la legge salvaolio all’art 11 ha regolamentato le vendite sottocosto: “La vendita dell’olio sottocosto è soggetta a comunicazione al comune dove è ubicato l’esercizio commerciale almeno venti giorni prima dell’inizio e può essere effettuata solo una volta nel corso dell’anno. È comunque vietata la vendita sottocosto effettuata da un esercizio commerciale che, da solo o congiuntamente a quelli dello stesso gruppo di cui fa parte, detiene una quota superiore al 10 per cento della superficie di vendita complessiva esistente nel territorio della provincia dove ha sede l’esercizio”. Norme che avevano superato anche la scure dell’antitrust e completamente disattese perché pochi sono i controlli nella rete della distribuzione e l’olio rappresenta insieme alla pasta il prodotto civetta per eccellenza nella gdo e venduto quasi sempre sottocosto.

olio extravergine sottocosto
Alcuni volantini con in evidenza il prezzo sottocosto dell’extravergine

Nei giorni scorsi la professoressa Maria Clodoveo dell’Università di Bari ha organizzato una raccolta firme per una petizione contro l’utilizzo dell’olio extravergine di oliva come prodotto civetta definito uno “uno strumento di ‘disinformazione’ per il consumatore medio che costituisce” un’aggressione per l’economia agroalimentare italiana. La petizione invoca una legge che vieti l’utilizzo dell’olio extravergine sui volantini allo scopo di influenzare il comportamento dei consumatori senza considerare le conseguenze e i danni arrecati alla filiera olivicola olearia nazionale. La petizione ha lanciato: #NOEVOOLOWCOST, un motto che sintetizza un concetto semplice: l’olio extravergine a bassa qualità e a basso prezzo non esiste: o non è olio italiano o semplicemente non è olio extravergine. Ma il consumatore può fare la differenza? Certo se ha la giusta e corretta informazione e non viene confuso dal prezzo, se riesce a riconoscere un prodotto che non è solo gusto e sapienza ma anche salute e benessere e come tale deve avere il giusto prezzo. Il tentativo coraggioso del presidente pugliese di Megamark, Giovanni Pomarico va in questa direzione. Pomarico ha annunciato con un comunicato volantino apparso su tutte le testate pugliesi una campagna di sostegno all’olio extravergine italiano e pugliese, partendo dalla sospensione nei supermercati DOK e FAMILA della promozione dell’olio comunitario. Il tentativo di Pomarico è di sensibilizzare non solo i consumatori ma anche altre catene di supermercati a seguirlo in questa iniziativa coraggiosa prima nel suo genere.

di Colomba Mongiello

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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13 Commenti

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    Nello Colantuono

    Sì ma quindi a quali aziende affidarsi?

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      Non è un discorso di azienda, quanto di attenzione al prodotto… Bisogna leggere attentamente sul retro del prodotto, sono un piccolo produttore di olio.
      Quest’anno è stata un annata eccellente, ma le spese x curare un uliveto rimangono uguali alle altre annate… Facendo 2 conti direttamente al produttore un litro di olio viene a costare intorno ai 3.5 euro,come si fa a vendere un olio EVO a 2.90 euro?
      Ciò è irrazionale…e purtroppo accade a causa delle disumane quantità di olio provenienti a prezzi ridicoli dall’estero, ma quantità nella maggior parte dei casi non vuol dire qualità, quindi attenzione alle etichette..
      Un olio EVO italiano deve essere lavorato in Italia, estratto da olive italiane al 100% e con un livello di acidità davvero basso massimo 1 grado.. vicino a 0.5 sarebbe il top… Quando nelle etichette tutto ciò non è precisato vuol dire poca trasparenza ed in molti casi poca e bassa qualità…

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    Buongiorno bisognerebbe far capire che un operaio trattorista consta 74 euro al giorno; che molire un quintale di oliva costa dalle 10 alle 25 euro a seconda del frantoio; che i prodotti naturali per proteggere la pianta dalla mosca olearia e dallo stress idrico costa 3-4 euro al kg che per ogni quintale di acqua ci vogliono 5 kg di prodotto. Che occorrono almeno 3-4 trattamenti; che essendo un prodotto naturale se durante la stagione che va generalmente da aprile a settembre piove bisogna ripetere il trattamento perche il prodotto, essendo naturale e nkn chimico si dilava; che anche i prodotti chimici per chi li usa, hanno un costo notevole; che un quintale di concime chimico compost da tutti gli elementi cui necessità terreno e pianta , per chi li usa costa 55 euro circa al quintale; chi decide di usare prodotti naturali costi si raddoppiano; che un operaio potatore costa anche 100 euro al giorno; che il gasolio agricolo costa circa 1 euro al litro; che la raccolta incide enormemente. Ho comprato uno scuotitore per la raccolta meccanizzata ho speso 30.000 euro che non ammortizzero’ mai e avevo già il trattore. Che gli attrezzi ( fresatrice, trinciatrice, macchina irroratrice trattori, scuotitore di vario genere sono soggetti a usura e rottura e quindi spese di riparazioni; che talvolta causa.le condizioni climatiche in alcuni anni non si produce nulla però sono state fatte quasi tutte le operazioni e quindi spese. Che le cisterne per lo stoccaggio costano. Una bottiglia con tappo la più classica costa oltre un euro; l’etichetta su bobina incide per 20- 25 centesimi di euro alla bottiglia Un buon olio italiano non dovrebbe costare meno di 10 -12 euro.

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      Francesco Sotgia

      Buongiorno Vito concordo con il tuo discorso che è pienamente imprenditoriale. Io mi occupo di un altro settore quello sughericolo ma i costi e le problematiche sono simili. Anche io posseggo un piccolo oliveto e sarei onorato nell’avere altre opportunità di confronto.

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      Mi scusi, comprendo il suo discorso, ma quello che scrive lei lo fa quando compra che sò del pomodoro, o un’auto o del caffè? Non credo

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    Il produttore diretto di EVO a cui mi rivolgo per acquistare un olio di oliveti locali e di sua proprietà (olio biologico di ottima qualità) mi ha raccontato che la raccolta di olive st’anno è stata molto magra a causa del fatto che gli ulivi per fiorire necessitano di tot giorni di freddo invernale, che l’anno scorso non c’è stato (zona Marche). Con questa giustificazione ha alzato tutti i prezzi dei suoi olii EVO. Voi invece scrivete che l’annata è stata buona…a chi devo dar retta?

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    Ma io non capisco. Si vuole OBBLIGARE il consumatore medio ad acquistare il carissimo olio evo italiano? Ma se oltretutto si dice che ce n’è poco e NON basta al consumo interno? Ripeto ancora una volta che l’olio evo comunitario, che sia di marca però come il DECECCO, SANGIORGIO, SAGRA, COSTA D’ORO, è buonissimo! E le offerte e/o il sottocosto durano non più di una settimana nei supermercati! Sono oli che costano 5/6 euro al litro normalmente. Quindi nemmeno poco. Arriviamo ai 3/4 euro SOLO durante periodi limitati, pur se ripetuti periodicamente Quindi come si fa a continuare a chiedersi come si fa a vendere un olio evo a 2 euro al litro? VOGLIAMO CAPIRLO che il prezzo normale dell’olio evo comunitario è 5/6 euro al litro? MAh… che discussioni sterili. Ci manca pure la petizione per danneggiare il consumatore amnate dell’olio evo comunitario MA DI MARCA. Poi passeremo a DEMONIZZARE pure la pasta fatta con grano americano che è pure meglio del poco grano italiano…. Ma sono le marche migliori come la DE CECCO che lo usano e quel che conta è la preparazione non l’origine. Torniamo all’AUTARCHIA? Comunque impossibile considerata l’impossibilità di soddisfare il mercato interno con la sola produzione italiana.
    NESSUNO chiede ai produttori di olio evo italiano di adeguarsi al SOTTOCOSTO. Tali produttori avranno di certo una clientela gourmet affezionata – ma limitata – DISPOSTA a pagare il giusto prezzo per un prodotto anch’esso limitato. Dov’è il problema? Il target di olio comunitario ed italiano è DIFFERENTE. Ed ognuno ha le sue esigenze e necessità. Finiamola con petizioni volte a demonizzare un sottocosto che per fortuna esiste e consente alle famiglie italiane di risparmiare un bel po’ di soldini. E non danneggia certo il poco olio italiano che sarò acquistato come sempre dai suoi fedeli e danarosi fans.

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      Condivido nella sostanza praticamente tutto. La questione è molto complessa e devo dire che lei mi ha risparmiato molta fatica affrontando diverse questioni.
      Aggiungo: CHI DOVREBBE STABILIRE IL GIUSTO PREZZO? (ci sono oli italiani che già ti spennano, vedi le 5 terre, ma molti altri lo vorrebbero fare). Come si fa a valutare la singola partita? Ognuna assaggiata prima dell’acquisto? Dalle mie parti c’è una valle e 2 versanti: a parità di tutto il resto, tra i 2 versanti fanno 2 euro di differenza a litro.
      Io ho il piccolo fornitore, pago 9-10 euro ma mi fido assolutamente. Quando vado nella grande distribuzione, anche lì mi fido di qualcuno, e tenendo conto che è roba che ingoio, lo saprò se mi merita spendere 2 o 4 o 6. Continuare o cambiare. O 10 (visto che avete citato marche, aggiungiamoci MONINI con cui si va tranquilli. Poi sarà mai possibile che il consumatore deve garantire un reddito per l’olio, poi per il pomodoro, e poi le uova, il pecorino, il caffè, l’ananas… Non è compito mio fare il sindacalista. Io m’informo e scelgo e se mi conviene come ovvio cerco di spendere meno. Anche perché a me chi garantisce lo stipendio? Non è che alla fine del mese si arriva larghi!
      Faccio inoltre presente che la produzuone estera usa sistemi di allevamento evidentemente più moderno che gli permettono costi molto minori.
      Ritengo che per i produttori italiani l’unica sia il rapporto diretto col cliente, persona o gruppi di acquisto che siano. Io ripeto l’olio per condire lo prendo da un amico coltivatore diretto.
      Un’ultima cosa. Attenzione a pensare di essere gli unici bravi, perché non è così. Non è che tanti oli esteri siano balordi. Chi bazzica il vino si ricorda anni fa dei concorsi dove italiani e francesi stravincevano. Ma il mondo si evolve ed un giorno in un concorso con assaggi alla cieca il primo fu un vino californiano…

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      Sono d’ accordo col Sig. Guy . I fornitori e produttori pratichino il prezzo che desiderano , i distributori anche , i consumatori leggono e scelgono . Qui non c’entrano le frodi , parliamo di introdurre norme illiberali . Sottolineo : ma io consumatore devo fare gli interessi di chi ??? Se il dettagliante mi viene incontro , mi favorisce con gli sconti , magari , come e’ gia’ stato detto , perche’ deve smaltire scorte eccessive , a chi farebbe del male ? Mi pare di aver capito che si voglia il prezzo sostenuto perche’ il prezzo basso … e’ diffamatorio !!!! Follia

    • Roberto La Pira

      Fino a pochi anni fa i panettoni prima di Natale si vendevano a 2 euro. Un vero affare per i consumatori, ma analizzando la situazione c’è sempre chi perde e il prodotto viene svilito e banalizzato oltre al fatto che le vendite sottocosto sono regolamentate ma i supermercati riescono regolarmente ad aggirare la norma.

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    Io non lo posso vendere olio d’oliva extravergine come si fa lo vogliono regalato

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    Buongiorno complimenti per l’informazione corretta purtroppo i comuni cittadini vengono ingannati da certi nomi e etichette varie e alla fine non si riconosce piu’ il prodotto giusto.

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