Frutta assortita in una borsa riutilizzabile a rete su sfondo verde

Tra ottobre e novembre abbiamo fatto un tour tra i banchi dell’ortofrutta in cinque supermercati di Milano: Esselunga Sottocasa, Coop, Aldi, Iper la grande I e Carrefour. Abbiamo quindi diviso la frutta presente in tre categorie – frutta esotica, di stagione e non di stagione – per capire la provenienza, non solo della frutta esotica che, per definizione, non può essere nazionale (con delle eccezioni come le coltivazioni nel sud Italia di mango e avocado), ma anche di quella tipica del nostro Paese.

Dopo il nostro recente articolo “Perché i supermercati vendono frutta acerba. La risposta delle catene”, in cui abbiamo anche accennato la questione dalla presenza di frutta di importazione nelle catene della grande distribuzione, abbiamo cercato di approfondire questa tematica. 

Secondo i numeri della nostra limitata analisi, per il consumatore con uno sguardo attento e che predilige il prodotto di stagione la scelta risulta abbastanza ampia. Per chi invece ha voglia di fare un giro intorno al mondo pur rimanendo vicino casa, l’Esselunga Sottocasa e l’Iper Portello sono le due realtà che più possono regalare questa opportunità.

La frutta esotica

Se vogliamo concentrarci sulla logistica, l’ananas e la papaya mantengono una provenienza unica con una distanza da Milano rispettivamente di 9.400 chilometri per la Costa Rica e 9mila chilometri per il Brasile. Se invece parliamo di avocado e banane l’impatto è decisamente diverso. L’avocado arriva da ben quattro Paesi diversi che, in ordine di distanza da Milano, sono: Messico, poco meno di 9.700 chilometri; Perù, circa 10.200 chilometri; Cile, circa 12 mila chilometri, Sud Africa, più o meno 13 mila chilometri. La banana arriva da località diverse ma con una certa coerenza dall’America Centrale e dall’America del sud con delle distanze più o meno che si equivalgono: Rep. Dominicana 7.700 chilometri, Costa Rica 9.450 chilometri circa, Panama 9.300, Colombia, 9.100 Ecuador 9.940, Perù 10.280.

Donna etichetta un ananas dopo averlo pesato sulla bilancia del supermercato; concept: ortofrutta, frutta esotica
Nei supermercati di Milano, ananas e papaya arrivano da Costa Rica e Brasile

Il passion fruit proviene dalle Americhe: Messico, Perù e Brasile. Il mango arriva dall’America del Sud (Colombia e Cile) e dall’Africa (Zimbabwe). La noce di cocco proviene dall’India e dalla Costa d’Avorio. Poi ci sono i kiwi che arrivano quasi tutti dall’Italia, perché è questo il periodo di raccolta. Quando non ci sono arrivano dalla Nuova Zelanda. 

La frutta non di stagione

La presenza di frutta non di stagione in tutti e cinque i supermercati è bassa. All’Iper Portello, in termini di numero, sembra più alta ma in realtà in percentuale ai prodotti presenti è irrilevante: si tratta di otto referenze sulle 38 presenti nei banchi. I frutti non di stagione hanno una provenienza mista: i meloni da Brasile e Italia; le more dal Messico e dalla Spagna; le fragole dal Belgio e dall’Italia. I ribes con la loro provenienza solo italiana accomunano tutte e cinque le realtà.

All’Esselunga, su quattro prodotti non di stagione, il ribes è solo di provenienza italiana. All’Iper su sette, i meloni verdi, il ribes, le fragole, il lime e la pesca di Leonforte sono solo italiani. Al Carrefour su quattro referenze, sono due quelle di provenienza solo italiana: il melone verde e il ribes rosso. Alla Coop su tre, sono italiane le fragole. Da Aldi, su due prodotti non di stagione, le susine nere sono di provenienza solo italiana. 

La frutta di stagione

Sono incoraggianti i numeri della frutta di stagione, che mediamente oscilla intorno al 50% del totale della frutta presente, anche se non di sola provenienza italiana. All’Esselunga e all’Iper Coop poco meno della metà è importata. Da Carrefour e Coop poco meno di un terzo. Di solito le arance provengono da Spagna e Sud Africa; le clementine dalla Spagna; le pere da Argentina, Spagna, Belgio e Francia; i cachi dalla Spagna. Aldi ha un solo prodotto di stagione importato su nove, il pompelmo rosa da Cipro. In tutti e cinque i supermercati troviamo, tra la frutta di stagione, mele, uva, melagrana e fichi d’India solo di provenienza italiana.

Donna chiude un sacchetto di mele tra i banchi dell'ortofrutta del supermercato; concept: frutta, sacchetti
La frutta di stagione rappresenta mediamente il 50% del totale della frutta presente nei supermercati di Milano

Aldi non è solo la catena con il numero più basso di prodotti importati: su 19 prodotti, nove sono di stagione e di questi solo uno è di importazione. Mele, pere, arance, cachi, clementine, uva bianca e rossa, melagrana sono solo di provenienza italiana. Alla Coop su 18 prodotti, 12 sono di stagione, di cui sette di provenienza italiana – mele, uva bianca, clementine, pompelmo rosso, bergamotto, lamponi, kiwi rosso – e cinque di importazione 

Da Carrefour, su 29 prodotti, 16 sono di stagione, di cui 11 italiani: mele, pere, arance, uva red globe, uva bianca, prugne nere, pompelmo, melagrana, cedri, cachi e cachi Persimon. Di questi solo cinque sono importati. All’Esselunga Sottocasa, su 29 prodotti 13 sono di stagione, di cui sei importati e sette di sola provenienza italiana: mele, uva, castagne, fichi d’India, melagrana, mapo e susine october sun. All’Iper Portello, su 38 prodotti sono 15 i prodotti di stagione, di cui solo sei importati e nove solo italiani: susine october sun, prugne rosse, prugne nere, mele, uva, fichi d’India, melagrana, mapo e mirtilli.

Nessun avocado e mango italiani nei supermercati

Ciò che ci ha meravigliato è che, nonostante già da qualche anno ci siano coltivazioni di avocado e mango nel Sud Italia, in nessuno dei supermercati abbiamo trovato uno di questi prodotti con provenienza italiana. Secondo l’ultimo rapporto Ismea del dicembre 2023, viene evidenziato quanto la coltura di avocado italiana rappresenti una buona opportunità, considerato che una famiglia su quattro acquista almeno una volta all’anno l’avocado o il mango.

Nel contesto storico in cui viviamo, privilegiare non solo il prodotto stagionale ma anche quello italiano potrebbe avere un grande impatto sulla salvaguardia del pianeta e su altri, non meno importanti, aspetti come: la tutela della territorialità, la qualità e l’attenzione alle caratteristiche organolettiche.

Mani femminili tengono le due metà di un avocado; concept: frutta esotica
Gli avocado e i manghi si coltivano ormai anche in Sud Italia

Consumatori più consapevoli

Sicuramente una maggiore sensibilità da parte di noi consumatori sulla scelta, non solo di frutta stagionale ma con un’attenzione al prodotto locale o nazionale, darebbe una spinta in più al cambio di direzione che, oggi più che mai, si cerca di attuare nell’approvvigionamento del prodotto fresco. Scelta che porterebbe anche dei benefici dal punto di vista salutare e darebbe un contributo non indifferente alla sopravvivenza del prodotto del territorio. 

Porre maggiore attenzione alla provenienza della frutta che compriamo potrebbe essere uno dei primi passi per giungere a questi obiettivi. Le nostre influenze culturali potrebbero ingannarci, come quando vediamo i limoni o le arance e siamo portati a considerarli italiani per definizione. Nel nostro immaginario, infatti, gli agrumi arrivano dalla Sicilia, o comunque dal Sud dell’Italia, e forse in pochi siamo coscienti che spesso provengono dalla Spagna, se non addirittura dall’Argentina. Qui ci viene in aiuto la normativa perché la trasparenza sulla provenienza di un prodotto attraverso una corretta etichettatura per l’ortofrutta in Italia è obbligatoria. Nel caso della frutta confezionata, poi, la troviamo indicata sul contenitore stesso. Attenzione però perché tale obbligatorietà è valida per il frutto intero e non per quello venduto tagliato e confezionato in porzioni. 

Forse il punto è che oggi c’è troppa offerta, compriamo di fretta e, spesso, ponendo attenzione alle promozioni più che alla qualità o alla provenienza di un prodotto. Non dimentichiamo però la forza che noi consumatori potremmo avere nel modificare le dinamiche che regolano gli approvvigionamenti e quanto il nostro ruolo possa influire sulla composizione dei banchi di ortofrutta oggi e in futuro.

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Osvaldo F.
Osvaldo F.
5 Febbraio 2024 10:35

Articolo molto interessante, grazie! Una piccola nota: 8 su 38 non mi pare “irrilevante”, siamo al 20%

Juan
Juan
20 Febbraio 2024 10:42

Interessante. Mi chiedo quali siano esattamente i criteri per definire un tipo di frutta “di stagione”: le mele di certo non maturano in inverno, sono prodotti locali solo perché sono tenute nelle celle frigorifere.

Giovanni Pianetta
Giovanni Pianetta
20 Febbraio 2024 10:53

In italiano il melograno è L albero, mentre il frutto si chiama melagrana!

Valeria Nardi
Reply to  Giovanni Pianetta
20 Febbraio 2024 11:17

Corretto, grazie!

Alba Orefice
Alba Orefice
20 Febbraio 2024 12:18

Dovreste prendere in considerazione anche il discount Eurospin che secondo me nella sua categoria per parecchi prodotti è molto buono. Comunque grazie delle vostre preziose informazioni.

Roberto Farina
Roberto Farina
20 Febbraio 2024 15:07

Valutare la sostenibilità di un prodotto sulla base dei km percorsi è limitante. Molta frutta e verdura è prodotta anche vicino casa, ma in serre riscaldate e magari illuminate anche con luce artificiale, oppure conservata per mesi in celle frigorifere. Questo prodotto ha un contenuto di “insostenibilità” spesso più elevato dell’avocado cileno o della papaia del Costa Rica. Bisognerebbe che i produttori non si nascondessero dietro un semplice km zero ma che dichiarassero almeno le emissioni dirette legate a quel prodotto e che i consumatori si abituassero a leggere un po’ di più le etichette e accettassero che forse a Natale non è il caso di mangiarsi le fragole..

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