Report Rai 3 puntata 15/05/2023 La battaglia delle etichette - Sigfrido Ranucci e Nutri-Score

Per un manciata di voti  (120 contro 117) l’Assemblea Nazionale francese ha respinto l’emendamento che avrebbe reso obbligatorio il sistema di etichettatura a semaforo Nutri-Score sui prodotti alimentari. Dietro questa “sconfitta per la Sanità Pubblica” – come l’hanno definita gli scienziati promotori – si cela la vittoria strategica delle lobby agroalimentari internazionali, le stesse che da anni combattono il sistema a semaforo per paura di veder penalizzati i loro prodotti di punta.

Il comunicato stampa diffuso dall’Équipe de Recherche en Épidémiologie Nutritionnelle (EREN), gli accademici ideatori del sistema, non lascia spazio a interpretazioni: la bocciatura del 2 dicembre è una “vittoria delle lobby” che hanno prevalso sull’evidenza scientifica e sul desiderio della stragrande maggioranza dei cittadini (il 94% dei francesi è favorevole all’obbligo).

Marchi italiani Nutri-Score
Alcuni marchi Italiani venduti in Francia hanno l’etichetta a semaforo

L’ombra italiana e il ruolo di Ferrero

Tra i grandi gruppi che si sono distinti per la ferma opposizione al Nutri-Score, il comunicato cita esplicitamente Ferrero (insieme a Lactalis, Coca-Cola, Mars e Unilever). L’azienda italiana, produttrice di snack e dolci ad alto contenuto di zuccheri e grassi – prodotti che, con il sistema Nutri-Score, inevitabilmente riceverebbero una valutazione D o E – è stata a lungo il simbolo della resistenza contro il semaforo sia in Francia sia a livello europeo.

Questa battaglia è spesso stata condotta in stretta sintonia con l’Italia, che ha proposto e difeso a livello UE sistemi alternativi incomprensibili e fallimentari come il Nutrinform Battery che pur essendo ufficiale non viene utilizzato da nessuno. La pressione congiunta di queste grandi aziende e del fronte politico italiano si è rivelata decisiva nel mantenere il Nutri-Score come una scelta volontaria.

Carrefour in Francia utilizza per i suoi prodotti l’etichetta a semaforo

Ignorati oltre 2.700 esperti

Il rifiuto della misura è avvenuto ignorando un enorme consenso scientifico e civile. Gli scienziati ricordano che oltre 150 studi in Europa attestano l’efficacia del Nutri-Score nel guidare i consumatori verso scelte alimentari più sane e nell’incentivare le aziende a riformulare i prodotti. L’appello per rendere la misura obbligatoria è stato sostenuto da oltre 2.700 scienziati e professionisti della salute, supportati da 57 società scientifiche e numerose associazioni di consumatori e pazienti. L’obbligatorietà avrebbe rappresentato un passo cruciale per la Sanità Pubblica, specialmente in un contesto dove sovrappeso e obesità colpiscono un adulto su due in Francia.

Nutri-Score scelto da 1.500 marchi

In Francia l’etichetta a semaforo è adottata volontariamente da circa 1.500 marchi compresi diversi italiani (il 60% del mercato). La situazione è peggiorata a marzo 2025, quando l’aggiornamento scientifico del Nutri-Score ha reso le regole più severe per zuccheri e sale: gruppi come Danone e Bjorg, che avevano aderito, hanno subito ritirato il semaforo dai loro prodotti, dimostrando che l’impegno volontario svanisce non appena il sistema diventa scomodo.

Il governo e l’Associazione Nazionale delle Industrie Alimentari (ANIA) hanno giustificato il rifiuto con il pretesto di una presunta incompatibilità con le norme europee sulla libera circolazione delle merci – un argomento che gli esperti definiscono “non ricevibile” e già smentito da precedenti legislativi francesi.

© Riproduzione riservata Foto: Il Fatto Alimentare

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Federico il Vecchio
Federico il Vecchio
9 Dicembre 2025 11:52

…fatevene una ragione. Le lobby comandano..E a guardare certe trasmissioni TV ci sono anche atteggiamenti critici delle autorità pubbliche. Il made in Italy è grande anche per questo.

Chiara
Chiara
Reply to  Federico il Vecchio
10 Dicembre 2025 09:20

Si ma in Francia sono più svegli e si occupano di tematiche quali salute, rispetto dell’ambiente ecc., contro questo non ci può fare nulla nemmeno il made in Italy

Anna
Anna
Reply to  Federico il Vecchio
11 Dicembre 2025 00:12

È proprio il contrario . Il made in italy è solo un grande bluff

Mirko
Mirko
10 Dicembre 2025 19:08

Il nutri score mi sembra una sciocchezza, dovrebbe venire guardata la qualità degli ingredienti piuttosto che la quantità di grassi, per dirne una. Un crudo di parma con tanto bordo resta molto meglio di una fesa di tacchino composta di provenienza incerta, eppure non credo il primo venga valutato meglio del secondo

Valeria Nardi
Reply to  Mirko
11 Dicembre 2025 10:24

Indagine sul Nutri-Score: i risultati confermano l’efficacia del sistema
https://ilfattoalimentare.it/indagine-sul-nutri-score.html

In questo articolo si spiegano bene alcuni vantaggi dell’etichetta nutri score: https://ilfattoalimentare.it/nutri-score-que-choisir-francia-favorisce-prodotti-tradizionali.html

Gli studi effettuati al riguardo mostrano proprio il contrario. dal report “L’analisi dei differenziali ha evidenziato che Nutri-Score è particolarmente adatto a sottopopolazioni a rischio dal punto di vista nutrizionale, come i giovani adulti o le persone con scarse capacità di lettura e di calcolo. Uno studio condotto in Francia su oltre 14.000 persone71 ha dimostrato che la probabilità di classificare correttamente i prodotti utilizzando Nutri-Score, rispetto a una situazione di controllo in cui non era disponibile alcuna etichetta, era particolarmente elevata nei partecipanti provenienti da contesti socio-economici inferiori e in quelli con livelli inferiori di conoscenze nutrizionali.” Ducrot P, Mejean C, Julia C, Kesse-Guyot E, Touvier M, Fezeu LK, Hercberg S & Péneau S. Objective Understanding of Front-of-Package Nutrition Labels among Nutritionally At-Risk Individuals. Nutrients. 2015 Aug; 7(8):7106-25
E l’applicazione del Nutri-score non impedisce di attuare anche politiche di educazione alimentare o altro.

Ezio
Ezio
Reply to  Valeria Nardi
17 Dicembre 2025 12:18

Leggo da anni che la Francia per prima, aveva “adottato” ufficilamente (per tutto quello che s’intende per adozione), il sistema Nutri-Score, mentre leggo oggi che l’Assemblea Nazionale l’ha respinto su pressioni dei produttori contrari e potenzialmente danneggiati.
Pro e contro il sistema di etichettatura evidenziata ce ne sono molti e ne abbiamo discusso a lungo, ma il rifiuto delle istituzioni nazionali ad imporre un obbligo ritengo non sia solamente per le inevitabili pressioni dei produttori, ma anche e soprattutto nella mancanza di trasparenza e carenza di indicazioni motivazionali sul giudizio colorato espresso, che era e rimane solamente un imperativo qualitativo e non quantitativo sulla scelta degli alimenti ritenuti più salutari… con tutti i limiti e le carenze informative, educative conseguenti del sistema.

paolo
paolo
Reply to  Mirko
14 Dicembre 2025 15:54

Il fatto è che anche il crudo di Parma (se è veramente un crudo di Parma, vista la megatruffa degli anni passati), non puoi mangiarne 500 grammi ed essere felice, perché l’alto contenuto di sale e grassi saturi alla lunga non è salutare per il tuo organismo.

Il nutriscore non ti dice la qualità intrinseca di un prodotto, ti dice QUANTO è sano mangiarne in una dieta equilibrata. Puoi fare la nutella con lo zucchero grezzo e l’olio di palma migliore del mondo, ma sempre zuccheri semplici e grassi saturi rimangono (ergo, non bisogna abusarne)

Mirko
Mirko
Reply to  paolo
18 Dicembre 2025 14:36

Perfettamente d’accordo con te, ed il punto è proprio questo. Penso che mettere un semplice semaforo rosso su una nutella bio significa semplicemente mettere commercialmente alla gogna molti produttori facendo di tutta l’erba un fascio, agli occhi dei consumatori più semplici (cioè la maggior parte).
Mi pare che le istituzioni abbiano la tendenza a trattare le persone come ignoranti da indirizzare nel verso giusto, ma qui si esula il perimetro del discorso sul semaforo.
Il mio faro è sempre che “il fine non giustifica i mezzi”, ed anche in questo caso non discuto l’obiettivo, ma il metodo.
Più corretto troverei almeno due semafori, uno sulla qualità del profilo nutrizionale, uno sulla qualità e composizione degli ingredienti; sarebbe di facilissima lettura per tutti, e farebbe più chiarezza sul perchè di una certa indicazione.
La nutella bio avrebbe rosso uno e verde l’altro, una merendina standard entrambi rossi, una scatola di lenticchie presumibilmente entrambi verdi.
E tutti contenti.

giova
giova
Reply to  Roberto La Pira
6 Gennaio 2026 10:53

Proposta interessante, ma non mettiamo “troppa carne al fuoco”, puntiamo sul Nutri-Score.
Ogni strumento ha dei limiti, persino l’idea di migliorare la qualità delle scelte alimentari delle persone con il Nutri-Score sappiamo quanto sia insufficiente in assenza totale di programmi di educazione alimentare. E in presenza di martellanti campagne pubblicitarie per cibi poco salutari.

giova
giova
Reply to  Mirko
6 Gennaio 2026 10:47

Roposta interessante ma che scatenerebbe la “guerra civile” tra i produttori delle varie tipologie di alimenti. Perché non accontentarci di un primo passo verso un supporto comunicativo di tipo nutrizionale come può essere il Nutri-Score?

Marci
Marci
10 Dicembre 2025 19:11

Possiamo evitare di acquistare i prodotti che si sottraggono a questo semaforo

Ezio
Ezio
Reply to  Marci
19 Dicembre 2025 12:45

Meglio sarebbe leggere l’elenco degli ingredienti e la tabella nutrizionale, con o senza Nutri-Score.

giova
giova
20 Dicembre 2025 14:30

Mi sono fatto un’idea positiva di questo approfondimento nutrizionale, sotto diversi aspetti.
Forse per le mie abitudini e le mie conoscenze inciderà poco, ma il Nutri-score ha le carte in regola per diventare un alleato negli acquisti di molti.
Per leggere e comprendere un’etichetta nutrizionale non basta il tempo di lettura, ma servono degli strumenti cognitivi che molti non dispongono.
Il Nutri-score è solido scientificamente (dietologia) e mi risulta anche uno strumento collaudato con i consumatori.
Certo, come tutti i cambiamenti bisogna mettere in conto un periodo di transizione, che può essere utile anche per un’affinatura ulteriore fatta dal comitato scientifico che l’ha realizzato.
Poco per volta ci si abituerà a comprare comunque una nutella col semaforo rosso, limitandone la porzione.
Penso alle tante persone che, per istruzione o per fretta o per scarsa/nulla conoscenza della lingua italiana, fanno acquisti casuali, inopportuni, sbagliati. E sappiamo quanto la dieta incida sulla propria salute e sul proprio benessere.
Riporto una mia esperienza: una signora, ai tempi cinquantenne, in Italia per lavoro da una diecina di anni, era convintissima che la nostra pasta contenesse le uova. E dato che il medico le aveva detto di ridurne il consumo lei non mangiava la pasta. La lettura dell’etichetta non la convinceva, perché per lei era impossibile che la pasta rimanesse dura dopo la cottura (all’estero usano il grano tenero effettivamente, ho pensato tra me e me).

giova
giova
6 Gennaio 2026 10:40

Una breve considerazione e un appunto.
1) Raramente si è trovato un consenso così ampio in scelte di sanità pubblica come questo: “L’appello per rendere la misura obbligatoria è stato sostenuto da oltre 2.700 scienziati e professionisti della salute, supportati da 57 società scientifiche e numerose associazioni di consumatori e pazienti.”.
2) Un marchio come Bjorg mi ha stupito: i prodotti che conosco sono ben curati sotto il profilo nutrizionale.

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