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Il cibo in televisione: lettera di due chimici sulla divulgazione scientifica nel programma DiMartedì su La7

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Giovanni Flores conduce il programma DiMartedì su La7

Il cibo e l’alimentazione sono argomenti ormai di casa nei talk show televisivi. Ne parla regolarmente Giovanni Floris nel programma DiMartedì su La7, e anche Massimo Giannini a Ballarò propone temi come l’acqua, l’olio di palma, il fast-food. Non meno agguerrita è la programmazione di Gianluigi Paragone su La7 con La gabbia, per non parlare di certe infelici uscite de Le Iene. Il problema di questi programmi è di avere uno staff preparato per realizzare servizi e inchieste su temi politici ed economico-sociali ma debole quando si tratta di affrontare tematiche alimentari o scientifiche. Per questo motivo si notano dei problema a livello di comunicazione perché gli argomenti vengono trattati talvolta in modo allarmistico, focalizzando aspetti poco importanti e intervistando persone non sempre all’altezza. Anche la scelta degli ospiti in studio spesso risulta incomprensibile, per cui nel dibattito sono coinvolte persone poco preparate o esperti in altri campi. Ci sono cuochi che dibattono di antibiotici, opinion leader che commentano tossinfezioni alimentari, inventori di diete che propinano consigli improbabili, nutrizionisti che di secondo mestiere fanno i consulenti delle aziende… Il risultato è un’audience elevata in virtù dei toni sopra le righe ma a livello di comunicazione questi programmi creano allarmismo ingiustificato e confusione invece che chiarimento.

Di seguito pubblichiamo la lettera dei due chimici che hanno evidenziato alcune delle imprecisioni diffuse ultimamente.

Gli alimenti ricchi di fibre
Come disse Paracelso, “è la dose che fa il veleno”

Abbiamo avuto modo di seguire le ultime puntate della trasmissione DiMartedì su La7 e, in particolare, le parti dedicate alla cosiddetta tutela del consumatore. Riteniamo opportuno soffermarci su alcuni punti:

Secondo la nutrizionista, dottoressa Debora Rasio, l’acido di una bibita gasata corroderebbe i bicchieri di plastica. Questa affermazione è priva di qualsiasi veridicità: quel tipo di plastica (sostanzialmente, polistirene) non può subire corrosione da parte degli acidi. A riprova di ciò, acidi ben più forti e concentrati, quale per esempio l’acido solforico (quello delle batterie delle auto) o l’acido muriatico, vengono venduti in recipienti di plastica in quanto assolutamente inerti nei loro confronti. In altre parole, non si sciolgono, non li corrodono, non rilasciano alcunché.

Nel servizio sugli Omega-3, in cui viene chiesto il parere del “medico biochimico”, dottor Eugenio Luigi Iori, si afferma che gli acidi grassi presenti negli integratori non dovrebbero sciogliere la plastica dei bicchieri ma, siccome questo accade, se ne deduce che essi contengano qualche sostanza ignota in grado di farlo; si aggiunge poi che, se questa sostanza è in grado di sciogliere “addirittura” la plastica, deve certamente essere particolarmente nociva per il nostro organismo. Ebbene, tutti (o quasi tutti, a quanto pare) conoscono la massima che risale addirittura ai tempi degli alchimisti medievali: “similia similibus solvuntur” (il simile scioglie il simile). In altre parole, gli acidi grassi citati nel servizio sono dei composti cosiddetti “apolari”. La plastica del bicchiere è polistirene (quella che volgarmente viene chiamata “polistirolo”) ed è anch’esso un materiale apolare; quindi, è chimicamente ovvio che quegli acidi grassi sciolgano il polistirene. Invece, considerato che il nostro organismo è caratterizzato da una polarità diversa, possiamo tranquillizzarci perché quei grassi non ci “scioglieranno”. Allarmarsi per questo fenomeno sarebbe come se si puntasse il dito contro l’acqua (sostanza polare) che scioglie lo zucchero (altra sostanza polare), o contro l’olio di oliva (miscela apolare) che scioglie la vitamina A (sostanza apolare)! La richiesta di chiarezza alle autorità competenti a cui il dottor Iori aspira è semplicemente legata alle sue manifeste lacune nella chimica di base (e sottolineiamo la parola “base”!).

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Il concetto diffuso è: naturale è buono, sintetico è cattivo

Anche gli interventi riguardo i detersivi che non contengono limone ma limonene sono assolutamente fuorvianti, per non dire completamente sbagliati: viene fatto passare il concetto secondo cui il limonene presente nel detersivo sia tossico in quanto derivante dalla lavorazione del petrolio e, come tale (di nuovo sbagliando!), pericoloso. Inoltre, si sottintende che, se il detersivo contenesse del vero estratto di limone, allora sarebbe più salubre. Questo è il tipico esempio di quella che può essere chiamata “ignoranza chimica”: purtroppo, la stragrande maggioranza delle persone è convinta che un dato composto chimico (come ad esempio proprio il limonene) se è di origine naturale è buono, se di origine sintetica è cattivo. Fortunatamente, gli atomi non hanno memoria, per cui tra una molecola di limonene estratta dal limone e una di limonene prodotta in laboratorio non c’è nessuna differenza! Vale solo la pena di ricordare che il limonene è presente in grandi quantità nella buccia degli agrumi che, converrà anche la dr.ssa Rasio, è naturale, proprio come tutto ciò che lei afferma essere salutare. Non suggeriamo alla dr.ssa Rasio di bere del limonene, nemmeno se estratto da naturalissimo limone di Sorrento.

Sempre in un servizio sui detersivi, il dottor Rossi Albertini fa passare il messaggio secondo cui ingerire “derivati del petrolio” possa creare problemi. A tal proposito, ci permettiamo di porgli una domanda: pensa che il fabbisogno mondiale di vitamina C sia tutto soddisfatto dall’estrazione dagli agrumi? Ebbene, resterà deluso nell’apprendere che buona parte della vitamina C presente negli integratori alimentari non ha origine “naturale” o “biologica” (altra parola abominevole per come viene utilizzata), così come migliaia e migliaia di altre sostanze che usiamo quotidianamente, spesso con grande beneficio.

La dottoressa Rasio sostiene che “ogni sostanza chimica che viene introdotta nel nostro organismo richieda un processo di detossificazione da parte del fegato”. Facciamo notare che il concetto di “sostanza chimica” intesa come il male assoluto è qualcosa di scientificamente illogico in quanto: a) non esistono sostanze che non siano chimiche; b) queste possono essere di origine sintetica oppure reperibili in natura, ma non esiste alcuna relazione tra la loro provenienza e la loro tossicità o salubrità. Riteniamo che sia persino inutile ricordare che un infuso di cicuta o un’insalata di digitale purpurea possano non risultare esattamente terapeutiche.

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Un calderone di concetti poco chiari utilizzati in maniera allarmistica

Viene citato il bicarbonato come sostanza consigliata per la pulizia domestica. Ancora una volta, ci permettiamo di evidenziare che il “caro e innocuo” bicarbonato è anch’esso di origine “chimica”, proprio quanto lo sono i “pericolosi” detersivi, con tanto di scheda di sicurezza che ne elenca i pericoli. Inoltre, l’aceto, tanto caro alla nutrizionista, contiene circa il 6% di acido acetico, una sostanza che è censita come corrosiva, infiammabile, ustionante per la cute e capace di creare gravi lesioni cutanee… Fortunatamente, come disse Paracelso, “è la dose che fa il veleno”.

La dottoressa ignora anche che il sapone di Marsiglia che si può comprare nei supermercati non è certo quello che facevano i nostri bisnonni mettendo a reagire (chimicamente!) l’olio di oliva con la cenere o la soda caustica (e sottolineiamo: caustica!). Un sapone di quel tipo o si usa tal qual quale – ma come tale è troppo aggressivo per la pelle – oppure se ne corregge il pH sino a portarlo al valore della pelle stessa. A tale valore, però, il sapone sarebbe un ricettacolo adattissimo alla proliferazione di batteri e funghi: ecco perché è necessario aggiungere delle sostanze che evitino questa proliferazione.

In conclusione, si fa un calderone di concetti poco chiari e fuorvianti, utilizzati in maniera quasi terroristica. Immaginiamo che probabilmente ciò derivi da un bagaglio culturale quanto meno insufficiente e certamente inadeguato. Se, come chimici, non ci permettiamo di disquisire sul potere nutrizionale degli alimenti, gradiremmo che i nutrizionisti facciano i nutrizionisti, i biochimici facciano i biochimici, i biologi facciano i biologi e i fisici facciano i fisici. Evitino, dunque, di indossare l’abito dei tuttologi e, più in particolare, il camice dei chimici. Sarebbe il caso che, volendo svolgere un apprezzabilissimo servizio al cittadino, non ci si limiti a invitare esperti di altre tematiche che si improvvisano anche esperti di chimica, ma occorrerebbe l’opinione di un chimico vero e proprio. Inoltre, sarebbe opportuno dedicare una puntata a fare chiarezza sui tanti falsi luoghi comuni che gravitano intorno alla chimica di tutti i giorni, in primis sfatando il mito del “naturale”.

Dr Simone Bidali, Prof. Alberto Mariani

– Simone Bidali è laureato in chimica e dottore di ricerca in scienze chimiche. Lavora presso il Dipartimento di Chimica e Farmacia dell’Università di Sassari.

– Alberto Mariani è laureato in chimica e dottore di ricerca in scienze chimiche. È professore associato di chimica industriale e dei polimeri presso il Dipartimento di Chimica e Farmacia dell’Università di Sassari.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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27 Commenti

  1. Bravi ragazzi! Giuro che volevo fare una segnalazione analoga riguardo al programma di La7. è imbarazzante la “bassezza” della conoscenza della materia e delle argomentazioni in merito. Imbarazzante ad esempio anche l’intervento di un fisico del cnr sulla microbiologia delle insalate in busta con argomentazioni fuorvianti.
    Perché si fanno domande sulla chimica e tecnologia degli alimenti e imballaggi a biologi nutrizionisti e dietologi?

  2. Marchese domenico

    A tutti questi propinatori di scienze “bignamizzate” che tanto colpiscono la signora Peppina che guarda la televisione e crede ciecamente in tutto quello che viene detto, occorrerebbe la citazionei in un tribunale che attesti la loro ignoranza crassa, supina e resupina con l’obbligo di risarcire i telespettatori con una esemplare condanna che svuoti completamente il loro patrimonio
    Dr. Ch. Domenico Marchese Catania

  3. Giovanni Merone

    Senza considerare che l’esperto di riferimento per alimentazione e salute umana è il medico specialista in scienza dell’alimentatore

  4. maurizio andriollo

    From: andriollom
    Sent: Friday, May 06, 2016 1:23 PM
    To: programmi@la7.it
    Subject: problematiche sugli integratori di omega 3

    Egregi,
    a seguito del servizio a firma della Vs. collaboratrice Paola Baruffi,
    http://www.la7.it/dimartedi/video/quanto-sono-acidi-gli-acidi-grassi-04-05-2016-182867
    ho avuto la necessità di informare i miei clienti con il pdf allegato.
    Oltre al resto, è proprio il titolo che è inesatto:

    Il perchè è assolutamente noto !
    A disposizione
    Saluti
    QUESTA E’ LA MAIL INVIATA IL 6 MAGGIO E QUESTO E’ IL TESTO DEL PDF ALLEGATO:
    Roma, 5 maggio 2016 da: Andriollo Maurizio

    OGGETTO: integratori di Omega 3 che sciolgono i bicchieri di
    plastica/la cattiva informazione
    Faccio riferimento a quanto detto da presunti “esperti” durante la puntata di martedì scorso di un noto talk show televisivo.
    Il messaggio fuorviante che si voleva far passare (e purtroppo è passato), è che c’è troppa “chimica” negli integratori di Omega3.
    Sin dalla fase di ottenimento dell’olio dal pesce, non sapendo che non si può fare una spremuta e/o un centrifugato di sardine per ottenere l’omega3.
    Il massimo è stato raggiunto quando hanno preso 4 o 5 campioni di integratori in perle e hanno versato il loro contenuto in altrettanti bicchieri di plastica.
    Dopo un certo periodo di tempo non specificato, hanno annunciato con un certo orrore, che 4 erano stati “sciolti” (meglio sarebbe disgregati) dal liquido dell’integratore, ed uno no.

    E hanno lasciato lo spettatore con il messaggio: chissà che ci mangiamo, speriamo che qualcuno controlli.

    Veramente una procedura superficiale, scientificamente insufficiente, con errori di interpretazione dei risultati, che mi fa scattare la domanda: cui prodest?
    Innanzi tutto i derivati omega3 di olio di pesce sono chimicamente di due tipi: etil-estere (semi-sintetici) e trigliceride.
    Il derivato etil-estere (il più comune) effettivamente può sciogliere la plastica del bicchiere (anche qui bisognerebbe conoscere il tipo polimero) per “normali” interazioni intra/intermolecolari.
    Il derivato trigliceride, per sua natura chimica intrinseca (vedi HLB – Hydrofilic-Lipofilic balance), non scioglie il bicchiere di plastica.
    Questo non significa che un prodotto sia più buono o più sicuro dell’altro:
    il modello BICCHIERE IN PLASTICA/PRODOTTO non ha nessuna attinenza con l’interazione del prodotto con le mucose gastriche e/o con organismo. Sarebbe come affermare l’estrema pericolosità del succo di limone che, effettivamente, è in grado di sciogliere il marmo.
    Sono altri i fattori (biodisponibilità e altro) che devono influenzare la scelta dell’integratore.
    Quindi, a tutti i miei clienti: state tranquilli e sappiate rispondere con fermezza e competenza alle false informative che la cattiva comunicazione ci propina ogni giorno.

  5. Domanda: uso degli integratori di omega-3 di provenienza più che certa e certificata ed estratti con un processo brevettato.
    In sostanza questi non sciolgono il bicchiere di plastica.
    Purtroppo penso che la verità sia altrove e cioè che il processo di estrazione degli acidi grassi dal pesce nel 99% è fatto “a solvente”; la mia personale e forse incompleta opinione mi spinge a pensare che i residui di tali solventi sciolgano il polistirene.
    Ho provato a lasciare i “miei” omega-3 per ore nel bicchiere e non succede nulla e posso assicurarvi che ne contengono di acidi grassi!
    Sinceramente non mi è molto chiaro questo concetto di “apolare” applicato a questo esempio: perché l’olio d’oliva non scioglie il bicchiere?
    Spero davvero in delucidazioni

    • Matteo,
      se negli acidi grassi del pesce che sciolgono il bicchiere ci fossero dei residui di solvente, basterebbe una semplice analisi per rilevarne la presenza (oltre al fatto che praticamente tutti i solventi organici sono sostanze con odori riconoscibilissimi e individuabili dal naso anche a bassissime concentrazioni).
      Molto più semplicemente, l’olio di oliva è composto principalmente da trigliceridi (cioè esteri formati principalmente da glicerolo + tre molecole di acido oleico) e quindi non è in grado di sciogliere il polistirene.
      Gli acidi grassi dell’olio di pesce delle capsule del servizio mandato in onda da DiMartedì dovrebbero essere degli esteri etilici (cioè acido grasso + etanolo), molecole che la FDA ha comunque riconosciuto come sicure.
      Evidentemente, gli integratori che usi tu non sono esteri etilici. Può anche darsi che siano trigliceridi e quindi non sciolgano il polistirene.

    • grazie della risposta! e grazie della lotta a sostegno della corretta informazione.
      Sono soddisfatto anche perché, da alcuni studi che ho letto dopo queste informazioni (spero di non essere smentito nuovamente!), che la forma trigliceride è molto meglio assorbita di quella estere etilico.

    • Ciao Matteo, per caso consumi gli omega3 ottenuti per distillazione?

    • per emanuele: sì.

  6. aggiungo che il polistirene “wikipedia” è:
    Chimicamente inerte rispetto a molti agenti corrosivi, è solubile nei solventi organici clorurati (ad esempio diclorometano e cloroformio), in trielina, in acetone e in alcuni solventi aromatici come benzene e toluene.

    Tutti questi solventi possono essere utilizzati nell’estrazione a basso costo degli omega-3. Sarà qui la verità?

    • i solventi devono essere eliminati dal prodotto a fine processo e sono facilmente eliminabili grazie al loro basso punto di ebollizione; nell’estrazione degli oli da seme ad esempio si utilizza l’esano che evapora a 69°C (residui inferiori a 1 ppm ovvero mg/kg).
      Lo scioglimento del bicchiere di plastica in polistirene è dovuto all’interazione con la forma etil-estere, non sufficientemente spiegabile con il solo concetto di molecola apolare (l’interazione con i polimeri è più complessa del semplice “il simile scioglie il simile”).

  7. Ale,
    una delle tante suddivisioni con cui si possono catalogare i polimeri è: 1) reticolati; 2) non reticolati.
    I polimeri non reticolati possono essere portati in soluzione da un appropriato solvente, quelli non reticolati non si solubilizzano in alcun solvente.
    Il polistirene è un polimero non reticolato, facilmente solubilizzabile in molti comuni solventi organici.
    Esistono comunque polimeri non reticolati che sono difficili da solubilizzare (come il kevlar).

  8. margherita caroli

    il problema è uno solo: oggi tutti parlano di tutto con grande sicurezza e sicumera, tanto chi se frega se poi si dicono fesserie? Si può sempre invocare una teoria innovativa ed alternativa fuori dalle imposizioni delle industrie alimentari che sono sì un problema, ma non di meno dei tanti guru improvvisati che parlano senza collegare il cervello. Vogliamo parlare di Matrix di ieri sera dove gli esperti di vegetarianismo erano una proprietaria di ristorante vegano, un non meglio identificato animalista ed un medico (forse) in collegamento? Questi hanno parlato a “schiovere” si dice a Napoli, mentre a Andrea Vania pediatra nutrizionista è stato dato proprio un tempo minimo. D’altra parte le idee scientifiche non possono discutere con l’ideologia.
    Che tristezza per la salute….

  9. sono contenta che sia stato sollevato questo problema relativo alla informazione parziale, scorretta e molto terroristica che la trasmissione “di martedì” sta portando avanti da qualche settimana. lavoro nell’ambito della nutrizione e alimentazione e sono rimasta veramente colpita negativamente sui messaggi che stanno offrendo al pubblico. forse un talk show che si è sempre occupato di tanti argomenti di politica ed attualità con tempi molto serrati, per rendere un vero servizio al cittadino su temi quotidiani come igiene, sicurezza e alimenti “buoni/cattivi”, non deve seguire la stessa tecnica. dovrebbe rivolgersi innanzi tutto a professionisti seri e più preparati e non mandare messaggi spot, veloci e limitatissimi che fanno passare solo informazioni inesatte. questi argomenti vanno trattati con maggiore attenzione e approfonditi da specialisti.

  10. se giornali e televisione sono le bocche della verità prepariamoci a generazioni future di ignoranti creduloni che fanno anche della salute una moda da seguire.

  11. Costante (chimico esperto pluridecennale di alimenti e chimica degli alimenti

    Se Flores, che dovrebbe essere un “GIORNALISTA” e come tale è ben pagato per fare informazione, sceglie tanti e tali “esperti, che potrebbero portare agli ignari consumatori notizie fuorvianti, vi figurate quante altre mezze verità ci propina con tutto il resto della sue trasmissioni?
    Cairo, titolare di La 7, dovrebbe migliorare il servizio. Se non lo fa vuol dire che è par suo. e a questo punto deontologicamente disastroso è l’informazione de La 7, senza controllo di giornalisti e di invitati, né verifica di professionalità e notizie tendenziose sparse a mani larghe. Cui prodet?
    Il Fatto Alimentare passi a CAIRO ed alla direzione di La7 l’articolo e tutti questi interventi, e vediamo se avranno il pudore di chiedere scusa, pubblicamente e con uguale rilievo!!!!

  12. per fortuna ricorda al popolino le sofisticazioni e le frodi anche legali che avvengono alle ns spalle di consumatori
    poi ci sono sempre i precisini che guardano le pagliuzze quando per anni ci hanno rifiato pali
    nessuno è perfetto e a volte le provocazioni servono a far salire a galla altro

    • Quelle propinate dagli “esperti” di DiMartedì purtroppo non sono assolutamente pagliuzze.
      Nel corso delle ultime settimane hanno messo in luce tanti problemi legati alla sicurezza alimentare e all’igiene domestica, ma troppo spesso hanno dato messaggi del tutto errati. Questa è pura disinformazione.

  13. Fabio P. Ravenna

    La cosa pericolosa è che milioni di persone ancora credono che “la televisione dice la verità” e credetemi, non solo persone anziane. Lavoro in un supermercato e sentendo quotidianamente i commenti delle persone, capisco che la maggioranza crede a quello che sente in TV.

  14. appare evidente che contenitori televisivi di tale portata, quali quelli di Floris & C., da sempre dedicati alla politica ed ora, improvvisamente (oltretutto, constatando la pletora di identiche proposte), “svoltati” a trattare anche problemi che coinvolgono tutti in maniera più spicciola e quotidiana, ma di grande interesse, come l’alimentazione, abbiano deciso di impostare queste argomentazioni, come del resto altre, sotto forma di pillole. hanno perciò inteso comprimere in pochissimo tempo temi che sono in continua evoluzione e che, probabilmente, daranno, nel prossimo futuro, adito a mantenere contrastanti opinioni da parte dei tanti esperti. è altresì chiaro come sia presuntuoso voler stabilire dei quadri precisi e netti in poche battute, riguardo ad un certo ingrediente o a quell’alimento. tuttavia, quantunque sia controversa la faccenda, mi va di cogliere l’importanza di parlarne, perché, dal mio umile punto di vista, è molto meglio farlo in maniera approssimata, piuttosto che non parlarne affatto. il mio auspicio è quello di vedere finalmente in tv qualche programma che ne parli seriamente, prendendosi il tempo che occorre.

  15. Dobbiamo davvero preoccuparci molto dei grossi danni che l’informazione spicciola, a tendenza a dir poco terroristica, che ultimamente i programmi televisivi stanno creando su una platea di persone con scarsa cultura e preparazione sui concetti della Sicurezza alimentare.
    Forse molti non si rendono conto che siamo letteralmente INVASI da centinaia di programmi di cucina che propinano ricette a go-go per tutti i gusti (vegetariani, vegani, biologici ,ecc.) e comunque prevalentemente indirizzate ad un pubblico goloso, amante dei grassi e degli zuccheri. Avete visto come i GRANDI CUOCHI si presentano senza rispettare le norme igieniche ( copricapo, mani curate, assenza di monili, attrezzature adeguate) dando così il cattivo esempio alla massa ignorante ?
    Della Sicurezza e l’igiene alimentare alimentare, invece, si parla pochissimo, se non nei recenti brevi ( 2-3 minuti)
    e spesso inesatti spot di cui stiamo subendo l’assalto.
    Come è possibile in uno spazio di tempo così ridotto affrontare argomenti talmente complessi e tecnici senza l’ausilio di esperti ed un dibattito chiaro e con un adeguato contradditorio.
    Del resto sappiamo bene come la scuola non sia oggi in grado di fornire ai giovani un minimo di cultura sull’alimentazione e soprattutto sulla Sicurezza e igiene sia nelle pratiche di cucina che nell’utilizzo dei cibi freschi e trasformati.
    Finchè non vedremo crescere il livello generale della cultura sulla sicurezza e l’igiene la popolazione, non in grado di esprimere giudizi critici, sarà sempre in balia di informazioni dosate a pillole, spesso forvianti e manipolate ad hoc.
    Non sono ottimista per il futuro, purtroppo. E voi ?

  16. Sono contento che qualcuno abbia scritto sulle trasmissioni televisive con soggetto “alimentazione”. Chi lavora nel settore come me si innervosisce sentendo e osservando tanta improvvisiazione da parte di queste trasmissioni. Senza parlare delle vere e proprie montature delle trasmissioni tipo striscia o le iene. Avevo scritto a suo tempo a Ballarò per una trasmissione sul Bio. Nessuna risposta ovvimente e nemmeno commenti.

  17. “S”parlare di alimentazione aumenta audience e share, che a loro volta determinano la quotazione di mercato degli spot pubblicitari, che a loro volta sono la prima fonte di finanziamento dei networks tv; la disinformazione paga in termini di fatturato, e i telespettatori sono la materia prima per il conseguimento di grandi profitti (Urbano Cairo docet). Dal 2010 al 2014 il tempo dedicato dai networks televisivi alla pubblicità è aumentato di 8 volte (111 milioni di secondi di spot). Dunque tutto fa brodo, la pubblicità è l’anima del commercio e l’allarmismo alimentare nei talk show, incrementando audience e share, aumenta notevolmente i profitti delle emittenti pubbliche e private e dei loro padroni.

  18. Buongiorno dottor La Pira. Ho preso quel dato da Repubblica.it: http://www.repubblica.it/economia/2015/10/07/news/boom_di_spot_pubblicitari_in_tv_155_milioni_di_secondi_8_volte_in_piu_del_2010-124542583/

    ma ho scritto un’inesattezza perché andavo a memoria; in realtà il tempo dedicato agli spot in quella fascia temporale è stato di 155 milioni di secondi e non di 111 milioni. Cordiali saluti.

    • Grande Marco, lucida analisi.

      Per lo stesso motivo siamo all’attacco vergognoso (difeso da nessuno !!) contro il grano e la pasta (difesi da nessuno !!) soffiando sul fuoco delle psicotiche ” intolleranze” al glutine, tipiche di una società opulenta ma sempre più ignorante.

      Calibrando slogan, luoghi comuni, falsi allarmismi ansiogeni hanno trovato un’altra gallina dalle uova d’oro, fingendo di tutelare “malati” (di quelli VERI = I CELIACI, nun je ne po’ fregà de meno, come si dice dalle mie parti, in quanto non moltissimi e spesso seguiti seriamente e rimborsati dalle ASL) vanno alla caccia del facile guadagno dei gonzi disposti a spendere 5 volte in più per un agglomerato di schifezze tenuto in piedi da leganti e addensanti, cosa che prodotti genuini a base di grano non permette di lucrare.

  19. grazie Fabrizio per il tuo apprezzamento, sono completamente d’accordo con te, ma la battaglia contro il Profitto (per antonomasia) è una battaglia persa in partenza. Nel mio piccolo mi sto battendo da anni contro il cinismo dei cosiddetti poteri forti, che strumentalizza i cittadini, sia come consumatori, che come telespettatori. Ho denunciato al Garante una grande azienda per avere mandato in onda per anni un vergognoso spot sul colesterolo; ma questa società, nonostante le multe dell’Antitrust a partire dal 2009, se ne frega delle multe che, paragonate ai profitti per i loro mistificatori spot, sono bazzecole. Ho lanciato una petizione per una seria riforma della pubblicità radiotelevisiva, ma hanno firmato soltanto i parenti e pochi amici; ho denunciato all’Agenzia del farmaco il fatto che ci sono principi attivi che vengono commercializzati come integratori (non deducibili) da alcune case farmaceutiche, e come farmaci (deducibili) da altre, e potrei continuare. Ma siccome chi scrive questo commento non è nessuno per i media (non è proprio così ma sarebbe troppo lungo spiegare), i miei tentativi sono vani, come le iniziative di tanti semplici cittadini che come te e me vorrebbero un mondo migliore, purtroppo è pura utopia.