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Negli USA sono tornate le cicale. Un’ottima occasione per cucinarle, ma attenzione alle allergie

Gli americani le mangiano in mille modi: nei tacos, in piatti della cucina orientale, in torte di rabarbaro, oppure ne fanno un pesto, le friggono o le ricoprono di cioccolato. E quest’anno avranno di che sbizzarrirsi, perché si sta verificando, in non meno di 15 stati, il fenomeno che avviene ogni 17 anni. Miliardi di giovani cicale della “nidiata X” (brood X) stanno emergendo dal terreno, pronte a prendere il volo e a farsi catturare da chi desidera trasformarle in una prelibatezza. 

Ma le cicale periodiche, diverse da quelle presenti in Italia (annuali), potrebbero anche scatenare reazioni allergiche. Per questo la Fda ha ricordato, per ora solo in un tweet, che chi ha una qualche forma di allergia ai crostacei dovrebbe astenersi dal mangiarle, perché potrebbe verificarsi una reazione crociata. Molto spesso, infatti, chi è allergico ai crostacei reagisce alla chitina, lo stesso polisaccaride presente nel guscio delle cicale.

Le cicale periodiche americane appartengono a due gruppi di Magicicada, suddivise in sette specie, che si distinguono in base al tempo che le ninfe trascorrono nascoste nel terreno: 13 o, appunto, 17 anni. Una volta terminato il periodo di permanenza sottoterra, i giovani individui, bianchi e senza ali, escono in superficie e si arrampicano sugli alberi. Qui fanno la muta, trasformandosi in insetti più grandi, neri, con le ali e gli occhi rossi. Ultimata la muta, cercano un esemplare di sesso opposto per l’accoppiamento (e i maschi, a tal fine emettono un suono del tutto simile a quello delle specie europee). Le femmine fecondate depongono poi le uova nei rami più teneri, e questo è l’unico momento in cui possono danneggiare i raccolti. Le uova si schiudono dopo qualche settimana, e le ninfe cadono dalle piante e si nascondono sotto terra, dove rimarranno altri 17 (o 13) anni, ricominciando il ciclo.

Questi insetti non sono particolarmente dannosi, anzi. Soprattutto quando sono giovani, sono relativamente indifesi: per questo la loro comparsa rappresenta una grande opportunità di trovare nuovo cibo per uccelli, tartarughe, piccoli mammiferi. Probabilmente è per questo motivo che l’evoluzione ha plasmato il loro ciclo vitale in periodi così lunghi: quando escono dalla terra, infatti, sono miliardi, e anche se moltissime muoiono, ne restano abbastanza per continuare la specie.

Dal punto di vista alimentare, appartengono alla cultura dei nativi americani da secoli. Negli ultimi anni però hanno iniziato a essere oggetto di curiosità e di numerose sperimentazioni, anche grazie alla grande diffusione, sui social, di messaggi e foto postati da ragazzi che si definiscono avventurosi esploratori di nuovi sapori. Sono nati siti, sono stati pubblicati libri di ricette come Cicada-licious: Cooking and Enjoying Periodical Cicadas, blog dedicati, e anche indicazioni di chef sulle modalità e le tempistiche di raccolta, conservazione e trattamento. Per esempio, si pensa che sia meglio cercare gli individui più giovani e teneri, levare le ali e cucinarle subito, lasciando allo chef o al cliente la scelta se tenere o meno il guscio. Oppure è possibile congelarle, evitando di conservarle per più di qualche ora a temperatura ambiente. Se ne trovano quindi molte versioni fusion, nelle quali le cicale entrano a far parte di ricette di vari Paesi, rielaborate in versione a stelle e strisce. 

Il consumo è permesso, ma mancano studi e normative chiare, necessari soprattutto se il consumo dovesse diventare di massa. Se da una parte, come molti altri insetti, il profilo nutrizionale è più che buono (alcune specie arrivano al 70% di proteine peso su peso), dall’altra si teme appunto per le possibili reazioni allergiche, o per eventuali tossicità derivanti da ciò che le cicale, raccolte nei terreni, potrebbero aver accumulato negli anni come i pesticidi. Per il momento è solo raccomandata attenzione, ma con ogni probabilità nei prossimi anni il quadro normativo-sanitario diventerà più chiaro e definito.

© Riproduzione riservata Foto: depositphotos.com, Twitter

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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4 Commenti

  1. Avatar

    Che ciclo vitale.

    dormono 17 anni, si accoppiano, muoiono.

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      Simone Raineri

      Non dormono, ma si nutrono, si muovono, crescono e mutano attraverso gli stadi ninfali…è comune per l’osservatore umano considerare “vita” solo lo stadio di imago (ancora più diffusa come convinzione per le farfalle, le effimere e tutti gli insetti che hanno ciclo olometabolita) funzionale esclusivamente alla riproduzione, ma è un errore grossolano.

  2. Avatar

    La chitina comunque non è una proteina ma un polisaccaride complesso