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Due cartoni per la pizza su tre hanno troppo bisfenolo A: i risultati della rivista Il Salvagente sono preoccupanti

pizza cartone bisfenolo A

Il Salvagente ha pubblicato un servizio che evidenzia la presenza di bisfenolo A (Bpa) in alcuni cartoni usato per consegnare le pizze a domicilio. Le analisi di laboratorio su tre contenitori hanno evidenziato la presenza di bisfenolo in quantità tali da poter migrare dalla scatola all’alimento.

Il Bpa è una sostanza classificata come interferente endocrino in grado di alterare l’equilibrio ormonale e il metabolismo dell’organismo. È molto diffuso perché viene utilizzato nei rivestimenti di bottiglie riutilizzabili per bevande, per piatti e tazze ed è presente in tracce anche nei rivestimenti di lattine per bibite, nonché nella carta termica degli scontrini.

Dal 2011, in base al principio di precauzione, è stato bandito dai biberon in policarbonato destinati ai lattanti (Regolamento (UE) n. 321/2011). Le analisi hanno interessato i prodotti di tre aziende internazionali leader nel settore: la Liner Italia, la spagnola Garcia de Pou e la tedesca Izmir. T. Nei cartoni dell‘azienda italiana non è stata rilevata presenza di Bpa mentre, secondo la rivista, le nelle scatole “di Garcia de Pou e Izmir è stata rilevata la possibile migrazione di bisfenolo rispettivamente di 179 ppb (parti per miliardo) e 311 ppb”.

Se si trattasse di contenitori in plastica, questi valori sarebbero oltre i limiti, ma per carta e cartone non esiste una norma che fissi il limite di bisfenolo A. Nel 2018 la Commissione europea ha pubblicato un nuovo regolamento per ridurre ulteriormente l’esposizione dei consumatori, ma non per la messa al bando. Secondo Il Salvagente la responsabilità della contaminazione è da ricercare nell’impiego di cartone riciclato che non dovrebbe essere presente nello strato interno delle scatole.

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12 Commenti

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    Speriamo che gli operatori del settore facciano tesoro a tutela della loro reputazione e della nostra salute

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    Mi faccio la stessa domanda anche per le carte da forno e da frigo utilizzate in modo esteso, cosa possano contenere per renderle antiaderenti a contatto con il cibo.
    Quando si riuscirà a prevenire queste contaminazioni ed usi impropri di sostanze pericolose per la salute?

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    Pensate a chi può aver mangiato una pizza bruciata (acrilammide) servita su un cartone al bisfenolo.

    Una cena da… paura 😀

    • Roberto La Pira

      Il problema non è legato alla pizza appena mangiata, ma al fatto che uno può mangiare per anni una pizza in questi cartoni che cedono sostanze vietate

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    Roberto Pizzutti

    Ricordo che ai tempi dell’università, 1979-1983, leggevo i quaderni di controinformazione alimentare. Già allora si parlava di queste pericolose sostanze e della esigenza di bandirle. Sembra impossibile siano ancora in uso!!!

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    Speriamo stavolta che non si tratti del solito allarmismo all’italiana, si lancia uno strillo di stampa per richiamare i lettori e non ci si documenta a sufficienza. In Italia i cartoni pizza debbono essere realizzati con carta vegetale al 100% e se usati anche come veicolo pubblicitario, vanno stampati con inchiostri a base d’acqua e senza metalli pesanti. Tutti i cartoni pizza che non corrispondono a queste caratteristiche sono fuorilegge, figuriamoci gli eccessi che voi correttamente segnalati e prodotti da scatolifici esteri. Ovviamente i player del settore sono tanti e la tentazione di guadagnare di più utilizzando materia prima riciclata è tanta, ma basterebbero controlli più serrati per debellare il malaffare. Scusateci per l’enfasi, ma vedere che a causa di qualche mela marcia, l’intero settore dedicato alla produzione di scatole pizza viene bollato in questo modo, ci fa rabbia.

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    Bisogna vedere se i tempi di trasmigrazione sono così veloci ad avvenire, cioè dalla pizzeria a casa.

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      Giusto! Facciamo almeno lo sforzo di spostare la pizza e mangiarla in un piatto di ceramica!
      Spero che i 10 minuti del tragitto pizzeria-casa non bastino a contaminare la pizza.

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    Perfettamente d’accordo con lo scatolificio. AICQ alimentare e ISS se ne sono occupati da tantissimi anni, fornendo al legislatore i dati che hanno portato all’obbligo di utilizzo di fibra di cellulosa vergine a contatto con la pizza