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La bufala dell’OMS contro il Made in Italy colpa di titoli allarmistici e reazioni inconsulte. Il parere del nutrizionista Marcello Ticca

Milk cheese on a shelvesNei giorni scorsi sono fioccate le polemiche per la bufala della presunta “guerra al Parmigiano” che, secondo quanto affermato da un articolo pubblicato in prima pagina da Il Sole 24 Ore, sarebbe stata dichiarata dall’Oms. In merito a questa paradossale vicenda, ci scrive Marcello Ticca, medico esperto di nutrizione e vicepresidente della Società italiana di scienze dell’alimentazione.

Il clamore mediatico dei giorni scorsi sulla “guerra” che Onu e Oms avrebbero mosso a certi prodotti tipici italiani, una vera tempesta in un bicchier d’acqua, è stata la migliore dimostrazione di quanto sia difficile mettere d’accordo il linguaggio scientifico con la fretta e le esigenze di sintesi dei mass media e soprattutto con la titolazione di giornali e servizi televisivi.

Eppure sarebbero bastati un po’ di equilibrio e di cautela per evitare, appunto, titoli allarmistici – “Il Parmigiano come il fumo!” – e reazioni inconsulte, e per spiegare che la presa di posizione dell’Oms altro non era che la “crociata” – vecchia come il cucco –  che il mondo scientifico muove da circa 50 anni a quegli eccessi alimentari in grassi saturi, sodio e zuccheri semplici che sono fra i principali responsabili dell’aumentato rischio di malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione arteriosa e alcuni tumori.

Niente di nuovo sotto il sole, insomma. È da tanto che se ne parla, e le soluzioni proposte sono sempre le stesse:

  • moderare la frequenza di consumo e l’entità delle porzioni concedibili di certi alimenti il cui elevato valore nutritivo si accompagna anche ad una elevata “densità” di nutrienti, seguendo le indicazioni che le società scientifiche danno nelle loro Linee Guida Alimentari;
  • avere una vita fisicamente più attiva, il che automaticamente permette di aumentare quantità concedibili e tolleranza;
  • aiutare a fare le giuste scelte con etichette nutrizionali chiare e istruttive;
  • persuadere (e lo si sta facendo) l’industria alimentare a realizzare prodotti con livelli minori di zuccheri, sale e grassi, specialmente saturi.
  • migliorare l’informazione e l’educazione alimentare dei consumatori con iniziative garantite e firmate dalle istituzioni.
salami
L’Onu, come spiega il nutrizionista Marcello Ticca, non ha attaccato il Made in Italy ma gli eccessi alimentari

Nessuna congiura contro i nostri prodotti tipici, insomma, ma solo la spinta ad essere più sobri nel consumo di determinati alimenti, la cui importanza nutritiva non viene peraltro messa in discussione.

In conclusione, tanto rumore per nulla, con il bel risultato di confondere ancor più le idee di una opinione pubblica già abbastanza frastornata di suo su tanti temi di alimentazione. Ma possibile che sia così difficile affrontare sul piano mediatico questi argomenti con un po’ di  buon senso e di saggezza?

Marcello Ticca (vice presidente della Società italiana di scienza della alimentazione S.I.S.A.)

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Purtroppo come esiste il cibo spazzatura e l’invasione pubblicitaria e mediatica per vendere sempre di più alimenti malsani, esiste giornalismo ed invasione mediatica per vendere articoli e bufale fritte e condite con i peggiori argomenti fuorvianti, solo allo scopo di conquistare visibilità a qualsiasi prezzo, basta urlare ed amplificare false verità.
    Ri-purtroppo non c’è un settore delle attività umane che si salvi da questo battage distruttivo, medicina e dietologia comprese.

  2. be’, io invece non credo minimamente alla buona fede di chi paragona il Parmigiano al fumo! per quanto sia una bomba calorica, i suoi nutrienti sono di qualità certamente superiore a quelli di ogni altro alimento paragonabile come quantità di calorie/gr, inoltre il fumo ha una qualche proprietà nutriente o utile all’organismo?…perciò mi sembra un paragone fazioso