Nei supermercati Tosano arriva l’acqua di mare alimentare confezionata da 5 litri per cucinare pasta, pesce e altre preparazioni
Dopo l’acqua minerale, l’acqua premium, l’acqua alcalina e quella idrogenata, mancava solo l’acqua di mare in cartone. Non quella che si vede dalla spiaggia, naturalmente. Quella non va bene: può contenere batteri, inquinanti, residui e tutto ciò che il Mediterraneo riesce a raccogliere durante la stagione balneare. Qui parliamo di acqua di mare filtrata, purificata, confezionata e venduta come ingrediente alimentare.
La sorpresa è trovarla nel carrello della spesa. Tosano vende online una confezione da 5 litri di “Acqua dal mare” a 9,50 euro, pari a 1,90 euro al litro. Una cifra che, a prima vista, fa sorridere: l’acqua di mare non si estrae da una fonte alpina, non sgorga da una sorgente millenaria e non ha bisogno di essere ‘scoperta’ da un geologo in camice bianco. Sta lì, nel mare. Il problema è renderla alimentare, stabile, sicura, trasportabile e vendibile.

Ed è qui che la curiosità da scaffale diventa un piccolo caso di mercato. Su Amazon e negli e-commerce specializzati si trovano confezioni analoghe: 5, 10 litri, bag-in-box, bottiglie e cartoni, con prezzi che nelle schermate consultate oscillano da circa 1,80 a oltre 4 euro al litro. Tosano, in questo quadro, non è neppure il più caro. È semmai il segnale che una micro-categoria finora confinata tra siti gastronomici, produttori specializzati e ristorazione prova a entrare nella spesa ordinaria.
Trovata di marketing o cucina gourmet?
L’idea non nasce dal nulla. Nelle cucine di mare, l’acqua marina è stata usata per secoli, soprattutto per pesce, crostacei, molluschi e alcune preparazioni povere delle zone costiere. Negli ultimi anni è stata riscoperta anche dalla cucina gourmet, in particolare in Spagna, dove alcuni chef l’hanno impiegata per riso, pesce e cotture capaci di dare sapidità senza aggiungere sale da cucina. Il racconto commerciale è semplice: l’acqua di mare non sala soltanto, “porta il mare” nel piatto.
La promessa è suggestiva. Cuocere spaghetti, riso, verdure o pesce con acqua marina diluita dovrebbe dare una sapidità più naturale, più rotonda, più ‘mediterranea’. In pratica, invece di salare l’acqua del rubinetto, si compra acqua già salata dal mare. Il confine tra intuizione gastronomica e trovata di marketing è sottile: dipende dall’uso, dal prezzo e da quanta poesia si vuole mettere in una pentola.

La sicurezza dell’acqua di mare
Le aziende la propongono per cuocere la pasta, preparare zuppe, brodi, impasti, pane, pizza, salamoie o per spurgare i frutti di mare. Alcuni produttori consigliano di non usarla pura, ma diluita, perché la salinità dell’acqua marina è elevata. Anche questo è un dettaglio interessante: si compra acqua di mare, poi spesso bisogna allungarla con acqua dolce. Insomma, il mare sì, ma con moderazione.
La questione sicurezza non è secondaria. Non basta riempire una bottiglia in spiaggia e metterla in pentola. L’acqua di mare destinata all’uso alimentare deve essere raccolta, filtrata, controllata e confezionata secondo criteri igienici. Il mare non è una sorgente incontaminata: può contenere microrganismi, contaminanti chimici, residui di scarichi e sostanze indesiderate. La versione venduta per cucinare è un prodotto industriale, non una scorciatoia romantica.
Il paradosso
Resta il fascino del paradosso. Per decenni l’industria ha convinto i consumatori a comprare acqua imbottigliata perché più pura, più leggera, più equilibrata, più adatta a ogni stile di vita. Ora arriva anche l’acqua di mare: non per bere, ma per cucinare. È un prodotto che trasforma in ingrediente confezionato ciò che, nella versione domestica, si ottiene con una manciata di sale.
Non è detto che sia una truffa, né che sia inutile. In alcuni impieghi professionali può avere senso: nella ristorazione, nei piatti di pesce, nelle preparazioni dove la salinità e il profilo minerale sono parte dell’identità del piatto. Ma per il consumatore medio la domanda resta inevitabile: quante volte userà davvero un cartone da 5 litri di acqua di mare? E soprattutto: per cuocere 100 grammi di spaghetti, serve davvero comprare il Mediterraneo in cartone?
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giornalista redazione Il Fatto Alimentare



Ma non basterebbe usare sale marino grezzo integrale, che in fin dei conti è mare liofilizzato?
Non può essere vero…dove siamo arrivati!
I lupini pescati hanno all’ interno ….acqua di mare. Quella può essere consumata. Non vedo perché si debba ” rendete commestibele” l’acqua di mare in brik.
La logica in tutto questo?
Spillare soldi prendendo per i fondelli.
Beh, se pensiamo che la stessa identica acqua di mare che acquistiamo in farmacia per i lavaggi nasali in flaconi spray da 100 ml costa mille volte di più… questa volta, quasi quasi, conviene.
per me è decisamente una trovata commerciale, che non userò mai.
Mai dire mai….
Credo che siamo vicini alla commercializzazione di lattine con aria delle 5 Terre e di un parco di Kioto, raccolta alle 5 di mattino, con rugiada inclusa.
D’altronde, ormai è comune al supermercato trovare confezioni di cubetti di ghiaccio
Io penso che parliamo di sostenibilità, di salvare il mondo e creiamo altri articoli/prodotti dei quali sinceramente non c’è alcuna necessità. Il marketing ci ha portato qua ma non abbiamo imparato niente.
Ma per carità…..
C’è comunque da fare una precisazione: il contenuto di sale. Nella cucina salutistica, sostenuta anche da molti autorevoli chef, si sconsiglia di salare l’acqua per la pasta prima di “buttare la pasta”, perché durante quei 10-12 minuti di cottura la pasta si reidraterà assorbendo l’acqua salata, cioé un carico di sale che si aggiungerà al sale messo nel sugo, per condire i secondi, i contorni etc. Si consiglia invece di aggiungere il sale nell’acqua 2-3 minuti prima di scolare la pasta: il sale resterà all’esterno, quanto basta per dare quella sapidità palatale soddisfacente per il sapore. Stessa cosa per il sugo. Seguo questa prassi da anni. L’ISS ha aggiornato i dati della quantità di sale assunta dagli Italiani: grazie all’informazione, dopo circa 10 anni si è passati da 15-20 gr. di sale al giorno a circa 9-10 gr., con parallela diminuzione della ipertensione. Si consideri comunque che la quantità consigliata non deve superare 5 gr al giorno (OMS), pari a poco più di 2 gr. di sodio. Quanto ai minerali ed altre sostanze contenute nell’acqua di mare assunte con un piatto di spaghetti (a parte il sale) non c’è nessuno studio investigativo al riguardo. Devo comunque dire che, visti i prezzi, l’acqua di mare sia piuttosto “salata”.
Provi a non metterlo del tutto nella pasta, limitandosi al condimento. Funziona!
Benissimo, esattissimo! Finalmente è emersa la pratica aurea. Perché il sale nell’acqua di cottura della pasta? Perché?
Veramente … non l’ho fatto per la pratica aurea … Cosa sarebbe?
Si intende per regole empiriche. Tanta acqua, tanto sale e tanta pasta. Io evito il sale se il condimento è salato, ad esempio se faccio pasta con le sarde, che sono già salate, che senso ha mettere il sale nella pasta? La stessa cosa vale se metti nella pasta un pesto qualunque o altro. Auguri.
L’acqua di mare venduta dai Tosano nelle regioni del Nord Est mi ricorda la pietra di Calandrino narrata da Giovanni Boccaccio. Vuole il Fatto Alimentare, per il completamento della notizia, pubblicare l’Ente che certifica la salubrità di quel prodotto?
Mi ricorda i bar credo giapponesi o cinesi dove potevi respirare aria pura per rigenerati dall’inquinamento. Il genio assoluto… qualche gonzo lo prenderanno sicuramente.
E’ una stupidaggine. Tempo di guerra (2a GM) in mancanza di sale si e’ tentato di utilizzare acqua di mare per cucinare. Risultato disastroso: lapasta cotta in tal modo era amara. Colpa del mgnesio contenuto nel mare.
Interessante!
L’acqua di mare non è scaricabile dagli impianti di depurazione. Il sale prodotto nelle saline viene purificato per eliminare quei sali che non sono commestibili.
Comunque riusciamo a comperare sali sporchi di terra, con ossidi di metalli vari, pagandoli cifre folli. È puro marketing per stolti
L’acqua di mare per uso alimentare non proviene da impianti di depurazione né da zone costiere inquinate: viene prelevata in mare aperto, microfiltrata e sterilizzata secondo rigidi protocolli europei che ne garantiscono l’assoluta salubrità. Inoltre, gli altri sali minerali naturalmente presenti (come potassio e magnesio) non sono tossici o “non commestibili”, ma sono normali oligoelementi che nel sale comune vengono eliminati solo per ragioni di raffinazione.
Ha invece perfettamente ragione sul fattore commerciale: dal punto di vista economico e pratico, si ottiene lo stesso identico risultato sciogliendo pochi centesimi di comune sale marino nell’acqua del rubinetto. Si tratta, insomma, di un prodotto sicuro ma legato a dinamiche di marketing e di nicchia. Un cordiale saluto!
Ennesima trovata commerciale
Si vede che non c’è fame!
Spettabile redazione, si tratta semplicemente dell’ennesima presa in giro a caccia di polli. Certamente funzionerà visto che l’Italia è il penultimo paese d’Europa per numero di laureati tra le persone di 25/36 anni ma il primo per analfabetismo di ritorno con una percentuale tripla ( 34/35%) rispetto alla media del continente
io la compro per riempire la piscina, sembra di essere alle maldive
Siamo al delirio totale…
E ancora non è finita. Auguri.