Uomo esamina etichetta di una conserva vegetale in vaso di vetro davanti agli scaffali del supermercato; concept: etichette alimentari, supermercati

Uno studio condotto dalle Università di Trento ed Exeter analizza l’impatto di etichette ambientali e tasse sulla CO₂ sui comportamenti d’acquisto

Per rendere la spesa di tutti i giorni più sostenibile si potrebbero utilizzare due strumenti relativamente semplici: l’indicazione in etichetta delle emissioni associate a un certo prodotto, scritta in forme immediatamente comprensibili, e l’applicazione di una tassa specifica, che penalizzi gli alimenti peggiori dal punto di vista ambientale. La combinazione dei due potrebbe fornire un vantaggio sinergico che, se applicato a tutti i consumatori di un paese, potrebbe diventare assai significativo. Lo suggeriscono i dati di uno studio pubblicato sul Journal of Environmental Economics and Management dai ricercatori del Dipartimento di economia e management dell’Università di Trento in collaborazione con quelli dell’Università di Exeter, in Gran Bretagna, che hanno voluto verificare in un campione reale l’impatto che avrebbero provvedimenti di questo tipo, spesso invocati ma finora quasi mai messi in pratica.

La ricerca

Per capire in che modo la presenza di una dicitura sulle emissioni sulle confezioni e l’imposizione di una tassa dedicata avrebbe potuto influenzare il comportamento dei consumatori, gli autori hanno selezionato circa cinquemila cittadini britannici rappresentativi della popolazione, e hanno chiesto loro di compiere delle scelte in un supermercato virtuale nel quale 72 prodotti tra i più diffusi erano presentati in diversi modi, riproducendo ciò che facevano di norma quando andavano a fare la spesa. Gli stessi prodotti erano offerti nella versione normale, oppure con un’etichetta con diciture specifiche sulle emissioni – la cosiddetta Carbon label –  ppure con un sovraprezzo perché tassati in modo proporzionale alle stesse e, infine, sottoposti alla combinazione delle due misure.

I risultati sono stati chiaramente favorevoli: la presenza di una Carbon label comporterebbe una diminuzione delle emissioni associate ai prodotti acquistati del 5,6%, perché i prodotti peggiori sarebbero scelti in quantità inferiori, in una spesa media.

Una tassa sugli alimenti a maggior impronta carbonica di 60 sterline (circa 70 euro) per tonnellata di CO2 equivalente provocherebbe una riduzione del 9,9% delle emissioni associate ai prodotti presenti nel carrello. La tassa costerebbe 79 sterline (circa 90 euro) all’anno a persona.

Tradotto in diminuzione delle emissioni dell’intero paese (in questo caso il Regno Unito), l’effetto sarebbe assai rilevante, perché gli acquisti più attenti causerebbero un calo del 2,7% e del 4,7% per le etichette e la tassa, rispettivamente.

Mani femminili reggono confezione di carne con etichetta in evidenza sopra a banco frigo con altra carne confezionata benessere animale
La diminuzione dei consumi dei cibi più inquinanti può arrivare fino al 35% per la carne e al 12% per i formaggi.

La tassa e l’indicazione

Si potrebbero poi combinare i due provvedimenti: se lo si facesse si otterrebbero gli stessi risultati, in termini di emissioni, con le diciture e una tassa più bassa, pari a 28 sterline per tonnellata di CO₂. Questo renderebbe l’intervento più accettabile per i consumatori, per i quali la perdita complessiva di benessere economico si ridurrebbe a circa 33,50 sterline all’anno a testa (circa 39 euro).

In termini di beneficio sociale netto, i ricercatori hanno calcolato che la sola introduzione delle etichette genererebbe un guadagno collettivo di circa 8,50 sterline a persona all’anno (circa 10 euro), mentre la sola tassazione si fermerebbe a circa 6,30 sterline (circa 7,50 euro). La combinazione delle due misure garantisce invece il risultato migliore, portando il beneficio netto complessivo a 13,15 sterline pro capite all’anno (circa 15,50 euro) — un impatto economico positivo che, esteso su scala nazionale, risulta di fondamentale importanza per la sostenibilità e la salute pubblica.

Giù le emissioni

L’applicazione di uno dei due o di entrambi i provvedimenti potrebbe quindi avere un impatto rilevante sulle emissioni (fatto che non stupisce, dal momento che circa un terzo delle stesse arriva dalla produzione di cibo). In scenari ad alto impatto, si osserva una nettissima diminuzione dei consumi degli alimenti più inquinanti, che può arrivare fino al 35% per la carne di manzo e agnello e al 12% per i formaggi. Questo conferma come i consumatori siano sensibili al tema e che, se messi nella condizione di conoscere e di scegliere, orienterebbero i propri acquisti verso opzioni più sostenibili.

Infine, per evitare che la tassa ricada soprattutto sulle famiglie meno abbienti, i ricercatori hanno avanzato una proposta: il gettito fiscale derivante da una tassa sulle emissioni dovrebbe essere ridistribuito in maniera proporzionale al reddito, assicurando più benefici a chi ha meno disponibilità, per cercare di combattere anche le disuguaglianze, mentre si contrastano le emissioni climalteranti.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos,

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