Costa fino a tre volte di più, ma lo yogurt greco continua a conquistare i consumatori. Il maggiore contenuto di proteine giustifica davvero la differenza di prezzo?
Lo yogurt greco costa dal doppio al triplo rispetto a quello tradizionale, ma nonostante questa differenza di prezzo vede un successo crescente. Nel 2025 ne sono state vendute 61 mila tonnellate, il 28% in più dell’anno precedente, raggiungendo un fatturato di 422,5 milioni di euro, pari al 21% del totale del giro d’affari degli yogurt, categoria di mercato che è complessivamente in crescita (un miliardo e 992 milioni di euro). E nel primo semestre del 2026 ha realizzato un’ulteriore importante crescita: +32,8% a volume e +28% a valore. Questo nonostante i prezzi dei generi alimentari siano aumentati del 27% circa e molte persone, facendo la spesa, debbano affrontare delle rinunce.
Lo yogurt greco può essere intero o magro, bianco, oppure alla frutta, al caffè, alla vaniglia ecc. Oltre che nel formato monodose (di solito 150-170 g) si trovano confezioni da 500 g o da 1 kg. È prodotto in Grecia e poi importato in Italia. Fage, Olympus e Delta sono alcuni dei marchi che troviamo sugli scaffali, ma sono numerosi anche i vasetti firmati dalle catene di supermercati (prodotti in Grecia), in diversi gusti e formati. Se però sulla confezione leggiamo yogurt alla greca, significa che è stato prodotto altrove seguendo una tecnologia analoga.

Yogurt greco vs yogurt tradizionale
La differenza fra lo yogurt greco e quello tradizionale è dovuta al fatto che il primo viene “colato”, cioè sottoposto a un processo in grado di eliminare la componente acquosa e ottenere un prodotto più compatto e cremoso. Un processo che ha anche l’effetto di concentrare la componente proteica.
Le caratteristiche nutrizionali variano in base al latte utilizzato – se scremato, intero o arricchito con crema di latte – e all’eventuale aggiunta di preparati a base di frutta, di solito dolci, aspetto che fa aumentare la percentuale di zuccheri. 100 g di yogurt greco bianco preparato con latte magro forniscono poco più di 50 kcal, sono privi di grassi e contengono circa 3 g di zuccheri e 9-10 g di proteine. Rispetto allo yogurt tradizionale gli zuccheri sono di meno, mentre la percentuale proteica è più del doppio. Differenze che si confermano nella formulazione da latte intero.
Attenzione, però: lo yogurt greco di solito è confezionato in vasetti da 150 g e quello tradizionale da 125, quindi un vasetto di yogurt bianco intero greco fornisce circa 140 kcal, 7,5 g di grassi e 13 di proteine, mentre l’analogo tradizionale fornisce 91 kcal, 5,3 g di grassi e 4,5 di proteine. La differenza fondamentale fra le due tipologie sta quindi nella percentuale proteica, che nello yogurt greco magro è particolarmente elevata.
Molte persone apprezzano la consistenza compatta dello yogurt greco che, per questa caratteristica, può anche risultare più saziante. La percentuale di proteine elevata, inoltre, lo rende gradito a tutti coloro che vogliono aumentare questa componente nella propria dieta.
I prezzi
Il prezzo è la nota dolente: se per lo yogurt bianco tradizionale, considerando la coppia di vasetti da 125 g, si spendono circa 0,80 €, cioè circa 3 €/kg, lo yogurt greco nel formato da 150 g costa da 7 a oltre 10 €/kg, quindi il doppio o il triplo! I prezzi sono più convenienti scegliendo formati più grandi: nel formato da 500 g per lo yogurt Fage si spendono circa 9 €/kg e per quello Esselunga bastano 5,30 €/kg. Lo yogurt tradizionale nello stesso formato si trova tra due 2 e 3,5 €/kg.
Le differenze di prezzo fra yogurt tradizionale e yogurt greco sono ancora più accentuate se scegliamo uno yogurt alla frutta. In questo caso il prezzo del greco in formato da 150 g oscilla fra 8 e 12 €/kg, mentre per gli analoghi in versione tradizionale, considerando la coppia di vasetti da 125 g, si spendono circa 3-4 €/kg.

Il parere del medico nutrizionista
Ma vale la pena acquistare questi prodotti? Sulle preferenze relative a gusto e consistenza non si discute, ma dal punto di vista nutrizionale sono effettivamente più interessanti? Ne abbiamo parlato con Antonio Pratesi, medico nutrizionista.
“I prodotti iperproteici pubblicizzati come ‘più salutari’ o ‘con valore aggiunto’ sono in realtà inutili – esordisce l’esperto – poiché la popolazione italiana assume già più proteine rispetto alle raccomandazioni in tutte le fasce di età (1-2). Le proteine sono presenti praticamente in ogni alimento naturale sia animale che vegetale: non solo carne, pesce, uova e formaggi sono fonti di proteine, ma anche i cereali da cuocere (7-15%), i legumi freschi (5-6%), la frutta secca (10-31%) e, in piccole quantità, anche frutta e verdura fresche. E tutte le proteine, sia di origine animale che vegetale, contengono tutti i nove amminoacidi essenziali! (3)”
Gli alimenti più ricchi di proteine potrebbero essere utili per gli sportivi o per gli anziani?
“Ancor oggi è radicata l’idea che per preservare la massa muscolare o incrementarla sia necessario aumentare le proteine nella dieta. – Continua Pratesi – In realtà questo concetto è stato confutato da diversi studi. Per tradurre l’apporto proteico in ipertrofia reale (cioè maggiore sviluppo muscolare) è necessario un adeguato stimolo di allenamento di resistenza: è l’esercizio fisico il maggior determinante della crescita muscolare, non le proteine della dieta (4). Le proteine in eccesso sono usate come fonte energetica per l’esercizio oppure sono accumulate sotto forma di grasso. Ne consegue che assumere troppe proteine o prodotti iperproteici è un inutile spreco di risorse. Non solo: alcuni studi recenti mostrano che viceversa la restrizione proteica potrebbe essere una delle armi più potenti a nostra disposizione per vivere più a lungo e in salute.”
“L’attenzione verso le proteine, assieme alla moda dei prodotti senza glutine o senza lattosio – conclude Pratesi – distoglie l’attenzione dai problemi più rilevanti nella alimentazione degli italiani, come la carenza di fibra e di carboidrati complessi, l’eccesso di grassi e il fatto che solo una piccola parte della popolazione consuma le cinque porzioni di frutta e verdura giornaliere consigliate per mantenersi in buona salute. Le proteine sono l’ultimo dei nostri problemi!”
Note
- LARN 2024
- Cinzia Le Donne et al et al. Nutrients 18(1), 88, (2026).
- François Mariotti et al. Dietary Protein and Amino Acids in Vegetarian Diets-A Review. Nutrients Nov 4;11(11):2661, (2019).
- Tu, D.-Y., Kao, F.-M., Tsai, S.-T. & Tung, T.-H. Sarcopenia among the Elderly Population: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. Healthcare (Basel) 9, 650 (2021).
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Giornalista pubblicista, laureata in Scienze biologiche e in Scienze naturali. Dopo la laurea, ha collaborato per alcuni anni con l’Università di Bologna e con il CNR, per ricerche nell’ambito dell’ecologia marina. Dal 1990 al 2017 si è occupata della stesura di testi parascolastici di argomento chimico-biologico per Alpha Test. Ha collaborato per diversi anni con il Corriere della Sera. Dal 2016 collabora con Il Fatto Alimentare. Da sempre interessata ai temi legati ad ambiente e sostenibilità, da alcuni anni si occupa in particolare di alimentazione: dalle etichette alle filiere produttive, agli aspetti nutrizionali.




