Il dossier smonta i falsi miti sull’acqua minerale e spiega perché quella del rubinetto è spesso più sicura, controllata e sostenibile.
In Italia consumiamo 15 miliardi di litri di acqua minerale l’anno, ma siamo sicuri che sia davvero migliore di quella del rubinetto? Un dato impressionante, che non nasce solo dalle abitudini, ma anche da decenni di pubblicità martellanti e da una gigantesca operazione culturale che ha convinto milioni di persone che l’acqua del rubinetto sia inferiore, meno sicura o addirittura dannosa. Il dossier Acqua di rubinetto e acqua in bottiglie di plastica: fare la scelta giusta per la salute e l’ambiente scaricabile gratuitamente e pubblicato da ISDE – Medici per l’Ambiente smonta molti luoghi comuni: dalla falsa idea che l’acqua di rete provochi calcoli renali fino ai presunti vantaggi delle caraffe filtranti. Nel testo si parla anche di milioni di controlli effettuati sugli acquedotti italiani, microplastiche nelle bottiglie in PET, sostanze chimiche rilasciate dalla plastica e rischi ambientali legati al consumo di acqua confezionata.
Fake news sui calcoli
Tra le fake news più dure a morire c’è quella secondo cui “l’acqua del rubinetto fa venire i calcoli ai reni” perché contiene troppo calcio o troppo “calcare”. Ebbene, il documento smonta anche questa convinzione: non esiste alcuna prova scientifica che colleghi l’acqua dura ai calcoli renali. Anzi, diversi studi mostrano il contrario: il calcio presente nell’acqua può avere effetti protettivi.
Uno dei capitoli più interessanti riguarda i controlli: l’acqua del rubinetto in Italia è sottoposta a verifiche rigidissime. L’Istituto Superiore di Sanità ha esaminato oltre 2,5 milioni di analisi, con conformità superiore al 99%. E qui emerge un punto centrale del libro: l’acqua di rete viene controllata molto più dell’acqua minerale. Si cercano PFAS, farmaci, BPA, microplastiche e altri contaminanti emergenti, mentre nelle acque minerali molti di questi controlli non sono previsti.
3 milioni di microplastiche
Molto forte anche la parte dedicata alle microplastiche: gli autori citano studi che ne hanno trovato fino a 3 milioni in un litro di acqua in bottiglia di PET. Si parla poi delle sostanze chimiche cedute dalle bottiglie di plastica — ftalati, bisfenoli, formaldeide, antimonio — e del fatto che caldo, sole e stoccaggio aumentano il rilascio di queste sostanze.
Molto utile anche la parte dedicata alle caraffe filtranti e ai sistemi domestici: il libro spiega chiaramente che non servono a “rendere sicura” l’acqua del rubinetto e che, se mal mantenuti, possono perfino diventare un problema igienico.
Insomma, è un testo rigoroso ma leggibile, pieno di dati e spiegazioni concrete, che affronta insieme salute, ambiente, plastica e informazione scientifica. Per scaricare gratuitamente il dossier clicca qui.
Acqua di rubinetto e acqua in bottiglie di plastica: fare la scelta giusta per la salute e l’ambiente a cura di: Maria Grazia Petronio, Maria Teresa Maurello, Annalaura Carducci, Annamaria Moschetti, Emilia Guberti, Roberta Bosco, Laura Reali, Gea Oliveri Conti, Massimiliano Cernuschi, Marco Lombardi, Stefania Russo, Elisabetta Chellini per conto del Gruppo di lavoro ISDE sulla campagna plastica.
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Bevo “l’acqua del sindaco” che prendo dai fontanelli. Nella sostanza concordo con l’articolo. Per onestà voglio far notare sui controlli dell’acqua pubblica, il problema dei PFAS: come è possibile che la regione Veneto non si sia accorta (mi pare per almeno un decennio) dell’inquinamento che si stava verificando nelle falde? Dove è stato il pasticcio, cosa è che non ha funzionato?
La situazione di alcune aree del Veneto in effetti ha registrato grosse criticità
Sempre in Veneto, a Cologna Veneta, hanno recentemente rilevato cloruro di vinile, siamo messi bene
Si tratta comunque di episodi isolati che non giustificano il ricorso di massa alla minerale
Carissimi sono anni che leggo ripetutamente questa notizia, che periodicamente “riciccia” magari anche alla luce di ulteriori analisi (come in questo caso) quindi non si può che concludere che sia così!
Eppure, comunque, alla fine alcune cose non tornano: io come molti prendo l’acqua nella classica “casetta dell’acqua” messa a disposizione dal comune, che con una spesa ragionevole (10 centesimi x 1,5 litri) permette di avere acqua “pura”, cioè che non sa di niente, come ci si dovrebbe aspettare.
Ma DEVO ricorrere a questa soluzione perché l’acqua come sgorga dal RUBINETTO DI CASA ha un saporaccio “metallico” o Comunque di vai-a-sapere-cosa che chiaramente ne altera la purezza e il gusto (e vai a capire con la sicurezza). Quindi mi chiedo: ma questi controlli attenti e scrupolosi sull’acqua del rubinetto DOVE VENGONO FATTI? Cioè in QUALE PUNTO della catena di fornitura? Perché credo che nella quasi totalità dei casi a tutti noi capiti la stessa cosa. Molti ricorrono ai filtri a casa, altri fanno come me, altri comprano l’acqua in bottiglie di plastica, rimane il fatto che NON si beve quella del rubinetto (tranne nei casi molto fortunati in cui l’acqua del rubinetto è davvero pura, come mi accade in una casa di montagna) e non certo per sollazzo o voglia di inquinare.
Certamente esistono situazione critiche in Italia e in questo caso il ricorso a filtri o acqua minerale è più che comprensibile ma tenga conto che a Milano l’acqua è buona ma forse è la località dove si beve più acqua minerale in Italia. Chissà perché
Beh non per smontare il mito della “casetta dell’acqua” messa a disposizione dal comune, ma per esempio nel mio comune l’acqua che esce da li è esattamente la stessa che esce dal mio rubinetto di casa. L’ho verificato con un semplice tester TDS.
Poi se invece è l’acqua frizzante che ti interessa, allora puo’ avere un senso.
Ma molto probabilmente l’acqua di casa tua ha un saporaccio perché hai i tubi vecchi in a casa (incati, in piombo o ferro pre-anni ’90) tuoi o del condominio.
In tutte le casette dell’ acqua esce la stessa H2O del rubinetto….. TUTTE
Infatti, viene solo eliminato il cloro libero residuo
Quindi se ho capito bene….ha un saporaccio vuol dire che non può essere bevuta, non è idonea la consumo…
Siccome ha un saporaccio la tua lingua ha fatto i controlli di legge e non si può bere.
Anche quella di casa mia ha un saporaccio e non la bevo, ma a parte il sapore è totalmente sana, salubre e idonea al consumo.
se ha un saporaccio e non legato alle tubazioni post-contatore, lo stesso saporaccio lo trovi alla casetta dell’acqua dove la maggioranza delle persone usa bottiglie di minerale di recupero in plastica…..alla faccia delle micro-plastiche e della sicurezza micro-biologica
ISDE paragona la materia prima come dovrebbe essere in un paese veramente civile, un esercizio a metà tra la teoria e la pratica.
Naturalmente ci sono disparità di vedute prevedibili, anche nel saggio si fa menzione dello stato disastroso della rete idrica in troppe regioni, province, comuni “sfortunati”.
Territori nei quali il diritto ad un bene fondamentale per la vita è maltrattato, in modo indegno, e tale da permettere una speculazione feroce.
L’acqua del rubinetto costa al massimo 4 euro a metro cubo, l’acqua del sindaco 60/70 euro e quella minerale in bottiglia molto, molto di più…. trascurando la salute della rete di distribuzione e permettendo a sanguisughe di prosperare.
Detto questo i filtri andrebbero maneggiati con molta cura, non sono così elementari da usare come la pubblicità fa sembrare, e le acque in bottiglia hanno enormi problemi di sostenibilità, a maggior ragione quelle confezionate in plastica, nonostante gli allarmi suonino all’impazzata quasi nessuno li ascolta.
Riguardo al “sapore” il criterio di scelta è valido certamente ma spesso ho l’impressione che sia falsato ed eccessivamente inseguito grazie anche a pubblicità pilotata……
Le cosidette proprietà poi mi lasciano perplesso ma è un campo che meriterebbe studi e dibattiti più seri riguardo all’uso che il nostro corpo fa dei sali inorganici disciolti.
Molti politici bipartisan, per miope calcolo speculativo, regalano un bene universale per di più senza sforzarsi di controllare adeguatamente ( non saranno sistematici ma ci sono molti esempi sospetti )………..ma d’altronde bisogna ammettere che ci lasciamo rubare lvita e denaro come se fosse normale, al massimo una scrollata di spalle o un commento sgarbato, o una imprecazione alla malasorte.
Ottimo articolo con riferimenti attendibili (come sempre). È quello che sapevo ma che ora è più dettagliato e preciso. In passato ho cercato di convincere amici ma ho incontrato molte resistenze. Ora ho un forte e certificato elemento. Mio genero, persona molto precisa e attenta alla salute, che lavora presso l’azienda che si occupa della gestione dell’acqua pubblica, usa l’acqua del rubinetto per la famiglia. Da noi non ha cattivo sapore. SA che è sicura. Rispetto al problema di PPFAS effettivamente c’è da chiedersi perché non sono stati fatti controlli in questo senso e poi ci sono stati interessi in tal senso? Ma se vogliamo esser precisi, sappiamo con cosa e quali campi concimano con residui di fanghi ecc? Non smetteremo più di mangiare. Lunica xosa è SAPERE e poi scegliere. L’acqua minerale oltre agli svantaggi rispetto alla salute incide anche sull’aspetto economico. Se si facesse una somma di quanto speso in un mese ci si accorgerebbe di quanto incide questa spesa sovente inutile. Grazie.
ho sempre pensato che nell’acqua delle bottiglie potessero passare particelle di plastica
INFORMAZIONE FONDAMENTALE NON RISCONTRABILE ALTROVE!
L’inchiesta di Greenpeace sulla presenza di PFAS nelle acque della rete pubblica ha evidenziato percentuali molto elevate in gran parte dei comuni e delle città.
Sì, è vero, ma anche nell’acqua in bottiglia: https://www.greenpeace.org/italy/storia/29048/pfas-acqua-in-bottiglia/ e qui l’acqua di rubinetto: https://ilfattoalimentare.it/greenpeace-acqua-potabile-contaminata-da-pfas-cancerogeni-in-tutta-italia.html
Buongiorno,
ho letto con molto interesse l’articolo e l’ho trovato molto interessante. Mi permetto di mettere in luce un elemento riportato nell’articolo a cui non si da il giusto peso per il valore che ha “sempre”, ovvero che le analisi dell’acqua vengono svolte sulle acque di rete e non in quelle proprie che fuoriescono proprio dal rubinetto di casa. Questo fattore, a mio modesto avviso è molto importante, non deve essere trascurato e deve essere preso molto sul serio. Mi riferisco al fatto che non è comune l’abitudine di far eseguire analisi dell’acqua che fuoriesce dal rubinetto. Infatti, la certificazione rilasciata dai laboratori che eseguono le analisi per i Comuni ad es. hanno validità solo fino all’esterno dell’immobile o edificio in cui l’acqua entra ma poi il liquido entra in un nuovo circuito di tubazioni. Se queste tubazioni, però, non dovessero aver quelle caratteristiche “idonee” che la normativa “oggi” prescrive ma i sono tubi vecchi in piombo o altro materiale può succedere che all’interno delle tubazioni possono essere presenti situazioni di eventuali contaminazioni, es. biologico o dovuto al materiale usato per la realizzazione dei tubi o di altro genere. Tutto ciò non lo si può sapere. E’ consigliabile, pertanto, fare annualmente delle analisi di laboratorio per verificare se queste acque, che fuoriescono dal rubinetto, (che comunque sono migliori, come riporta giustamente l’articolo, rispetto a quelle contenute nelle bottiglie di plastica) siano adatte ad essere consumante senza alcun pericolo.
È vero che la responsabilità dell’ente gestore termina al “punto di consegna” (ovvero al contatore), dopodiché la qualità dell’acqua dipende interamente dallo stato di manutenzione delle tubazioni interne all’edificio.
La presenza di impianti datati, magari ancora in piombo o soggetti a ristagni, può effettivamente alterare le caratteristiche di un’acqua che all’origine è eccellente e sicura. Secondo le note informative del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità (rilasciate in concomitanza con il progressivo stringersi dei limiti europei sul piombo), la percentuale di abitazioni private a rischio per la presenza di vecchie tubature o saldature in piombo si attesta tra il 2% e il 4% a livello nazionale.
Effettuare analisi periodiche sul proprio rubinetto è un’ottima strategia per garantire la massima sicurezza domestica, valorizzando al contempo la scelta sostenibile di consumare l’acqua di rete anziché quella in bottiglia.