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I chiarimenti della catena dopo le anomalie organolettiche riscontrate in un prodotto.

Un lettore ci ha segnalato un episodio singolare avvenuto in un punto vendita DPIÙ: alcune bottiglie di acqua minerale Letizia presentavano un’anomalia all’apertura, tanto da spingere il negozio a ritirare il bancale. Non essendo comparso alcun avviso di richiamo, il consumatore si è rivolto a noi per capire se ci fossero rischi per la salute. Abbiamo chiesto chiarimenti a DPIÙ (gruppo Maxi Di). Di seguito pubblichiamo la lettera del lettore e la risposta dettagliata della catena.

La lettera sull’acqua Letizia

Buongiorno, oggi ho riportato nel punto vendita delle bottiglie da mezzo litro di acqua Letizia (Lotto 56264A TMC 03/28) acquistate nel punto vendita DPIÙ di Monte Urano, perché all’apertura emanavano cattivo odore ed era visibile del gas. Il personale in servizio mi ha detto che proprio stamattina hanno ritirato il bancale perché dovevano fare dei controlli a quel lotto, ma non è stata emessa alcuna allerta sanitaria, quindi non dovrebbe esserci un problema per la salute. Però non ho neppure trovato indicazioni di richiamo per i consumatori. Riuscite a seguire il caso per avere aggiornamenti? Grazie, Andrea

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Il lotto di acqua Letizia con un cattivo odore

La risposta della catena

In merito alla segnalazione del Sig. Andrea, desideriamo ringraziarVi per l’opportunità offertaci di fornire alcuni chiarimenti. A seguito di segnalazioni pervenute da alcuni clienti la nostra funzione di Assicurazione Qualità ha tempestivamente avviato i più opportuni contatti con il produttore per procedere con gli accertamenti sul lotto interessato e su quelli correlati.

Abbiamo riscontrato l’immediata disponibilità e collaborazione del produttore che ha avviato in maniera altrettanto tempestiva ogni più accurata verifica.

Le analisi microbiologiche e chimiche condotte hanno confermato la piena conformità del prodotto ai requisiti di legge e la sua idoneità al consumo umano. Come precisato dalla responsabile tecnica e della sicurezza alimentare dell’azienda produttrice, l’eventuale odore di zolfo o di ferro, talvolta accompagnato da una leggera effervescenza, è riconducibile alla presenza di tracce naturali di idrogeno solforato, che si origina durante il percorso dell’acqua attraverso formazioni rocciose di natura minerale e idrotermale negli strati profondi della falda. Si tratta di una caratteristica organolettica naturale, la cui percezione varia sensibilmente da persona a persona data l’elevata sensibilità dell’olfatto umano a questo composto, e che non compromette la sicurezza, la salubrità né la potabilità dell’acqua.

In via puramente precauzionale, e a ulteriore tutela dei consumatori, Maxi Di e il produttore hanno disposto il blocco temporaneo della vendita dell’intera giacenza dei lotti coinvolti, in attesa di ulteriori approfondimenti.

Poiché gli esiti delle verifiche hanno escluso qualsiasi rischio per la salute, non sono state ravvisate le condizioni per l’emissione di un richiamo o di un’informativa specifica rivolta ai consumatori.

Una donna con un bicchiere di acqua in mano tappa naso e bocca, davanti una bottiglia di plastica di acqua minerale; concept: puzza, cattivo odore
Spesso i consumatori acquistano acqua minerale che all’apertura presenta un odore sgradevole

Il nostro commento: acqua minerale che puzza, una storia che si ripete

Il cattivo odore nelle bottiglie di acqua minerale non è una novità. Negli ultimi dieci anni Il Fatto Alimentare ha ricevuto diverse segnalazioni riguardanti marchi differenti. Le cause indicate dalle aziende cambiano, ma il problema è sempre lo stesso: i consumatori acquistano acqua minerale che all’apertura presenta un odore sgradevole, talvolta tanto intenso da renderla imbevibile.

Già nella primavera del 2016 si era verificato un episodio con l’acqua Sant’Anna: un lotto di bottiglie da 1,5 litri venduto da Esselunga a Lucca presentava un cattivo odore. Nel febbraio 2017, per un problema analogo, diverse catene di supermercati ritirarono dagli scaffali un lotto di bottiglie da 1,5 litri. Il richiamo venne successivamente revocato dalle autorità sanitarie, che avevano escluso rischi per la salute, ma il ritiro dai punti vendita rimase confermato.

Nel 2018 fu la volta di San Benedetto, che decise di ritirare volontariamente alcuni lotti di acqua minerale per un odore anomalo, pur precisando che il fenomeno era di origine naturale e non pericoloso per la salute. Tra il 2018 e il 2019 abbiamo ricevuto altre segnalazioni per l’acqua Lauretana: l’azienda attribuì il problema alla formazione di sostanze odorose da parte di microrganismi non patogeni naturalmente presenti nell’acqua.

Nel 2023 un lettore segnalò il cattivo odore dell’acqua Monte Cimone Coop. In questo caso Coop spiegò che alcune sostanze volatili provenienti dai cartoni utilizzati nei bancali potevano trasferirsi alle bottiglie in particolari condizioni di umidità e temperatura. Anche in questo caso nessun rischio sanitario, secondo la catena.

Anche quest’anno…

Arriviamo al 2026, quando San Benedetto è tornata al centro delle segnalazioni. Abbiamo raccolto quasi 20 testimonianze di lettori che lamentavano odori anomali. L’azienda ha riconosciuto il difetto in alcuni campioni, ma non risulta che abbia avviato un ritiro generalizzato dei lotti interessati.

Il caso dell’acqua Letizia ripropone lo stesso interrogativo. Maxi Di ha bloccato temporaneamente le giacenze dei lotti coinvolti, ma non è stato disposto un richiamo delle bottiglie già acquistate dai consumatori. La spiegazione è ancora una volta che le analisi escludono rischi per la salute.

C’è però una norma che non può essere ignorata. L’articolo 9, comma 5, lettera b) del Decreto legislativo 176/2011 stabilisce che, nella fase della commercializzazione, l’acqua minerale naturale «non può presentare difetti dal punto di vista organolettico». In altre parole, la conformità microbiologica e chimica non esaurisce i requisiti di qualità del prodotto. L’assenza di un rischio sanitario può giustificare la decisione di non diramare un’allerta o un richiamo pubblico, ma non rende accettabile la vendita di bottiglie che presentano un odore anomalo.

© Riproduzione riservata. Foto: inviate dal lettore, Depositphotos IA

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