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Vino biologico, con o senza solfiti? L’avvocato Dario Dongo risponde ai dubbi di un lettore

bottiglie vino
Un lettore si chiede se un vino biologico possa contenere solfiti

Ho una domanda in merito al vino biologico che uso da anni. Cercando tra gli scaffali del supermercato mi sono imbattuto in una bottiglia con l’indicazione sull’etichetta della frase “contiene solfiti”. Non  pensavo che fosse possibile, è legale?

Sergio

Risponde l’avvocato Dario Dongo, esperto in diritto alimentare.

Il  regolamento europeo (1) che ha introdotto la possibilità di designare il vino come biologico, al ricorrere di apposite condizioni, costituisce il frutto di lunghe trattative sulle pratiche enologiche ammesse e, in particolare proprio sull’impiego dei solfiti. Laddove la posizione più rigorosa della rappresentanza italiana si è contrapposta a quella di altri Paesi, con il risultato di ammettere l’impiego di anidride solforosa nei vini ‘bio’, sia pure entro soglie inferiori a quelle stabilite per i vini convenzionali.

La legislazione europea consente la presenza di solfiti nel vino biologico, ma entro limiti più bassi

La lettura delle etichette ci consente di distinguere i vini biologici in relazione al loro tenore di solfiti, quindi, in tre categorie:

“Senza solfiti”. Qualora l’etichetta riporti tale dicitura, le sostanze in questione devono essere del tutto assenti (e se così non risultasse in sede di analisi, le autorità di controllo avrebbero titolo per contestare all’operatore la frode in commercio);

Nessuna indicazione. Se l’etichetta non riporta diciture quali ‘contiene solfiti’, la loro presenza non può venire esclusa, ma dev’essere rigorosamente contenuta entro la soglia di 10 mg/l (al superamento della quale scatta invece l’obbligo di loro citazione specifica in etichetta, ai sensi della direttiva allergeni, 2003/89/CE, le cui previsioni sono state assorbite nel reg. UE 1169/11. Configurandosi, in assenza di tale indicazione, la valutazione di pericolosità dell’alimento per difetto di comunicazione degli ingredienti allergenici); (2)

“Contiene solfiti”. In tale ipotesi, é dato presumere (3) che il vino contenga solfiti in misura superiore ai 10 mg/l, se pure entro i limiti fissati per i vini biologici (tenuto conto che, ove tali limiti fossero superati, si potrebbe configurare un’ipotesi di frode).

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Note

(1) Reg. UE 203/2012

(2) Si veda l’articolo: “Etichette prive di informazione su allergeni, quali sanzioni?

(3) Fatta salva l’ipotesi, peraltro irrilevante dal punto di vista giuridico, in cui la cantina abbia deciso in via prudenziale di citare i solfiti pur essendo gli stessi residuati in quantità prossime o inferiori alla soglia dei 10 mg/l

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  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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Un commento

  1. Avatar

    Ineccepibile l’analisi di Dongo, alla quale aggiungo solo qualche informazione.

    Italia, Spagna, Portogallo e Grecia (Paesi produttori) e quelli scandinavi (che non producono vino, ma ne bevono) sostenevano che il livello di solfiti poteva essere di gran lunga ridotto, ma altri Paesi (in particolare Germania e Austria, ma anche la Svizzera, che non è nella UE, ma che sulla produzione biologica è in regime di equivalenza) ritenevano necessaria l’autorizzazione di quantità più elevate: la scarsa quantità di zuccheri nelle uve coltivate nelle loro condizioni climatiche fa sì che i vini che ne derivano necessitino di stabilizzazione per “tenere”.
    Per il mancato consenso degli Stati membri, già nel giugno 2010 la Commissione si era vista costretta a ritirare la bozza di regolamento proposto della Commissione e minacciava di ritirarla nuovamente e definitivamente.
    Sarebbe stata una iattura: senza regolamento sulla vinificazione, dal punto di vista strettamente legale, un’azienda avrebbe potuto coltivare i vigneti col metodo biologico, ma poi trasformare l’uva in vino utilizzando tutti i numerosi additivi, i coadiuvanti tecnologici (non solo i solfiti)e le metodiche autorizzati nella vinificazione convenzionale, anche se va detto che, nei fatti, praticamente l’intera filiera vitivinicola biologica rispettava l’uno o l’altro dei disciplinari emanati dalle associazioni nazionali del settore, contrassegnati da un certo rigore.
    Il rischio era:
    a) di buttare a mare qualche anno di lavoro, di consultazione di agricoltori cantine e consumatori, di incontri tecnici e ricerche;
    b) di continuare a garantire il consumatore sull’omogeneità delle tecniche usate in vigneto, ma fermandosi al cancello della cantina
    c) di avere sul mercato prodotto “ottenuto da uve biologiche”, ma vinificato con tecniche diverse, con scarsa trasparenza e con concorrenza tra i produttori falsata.
    Per cui il nostro ministero e quelli degli altri Paesi mediterranei, storcendo il naso, accettarono la proposta della Commissione, ottenendo l’impegno al riesame delle pratiche, dei processi e dei trattamenti enologici entro il 2015. In realtà i termine non è stato rispettato, ma la rivalutazione è in corso adesso (proprio ieri ho partecipato a un incontro all’Unione Italiana Vini sull’argomento).

    Al di là dei limiti massimi autorizzati di anidride solforosa ammessi nei vini biologici (per i rossi è 100 mg/l, contro i 150 ammessi nel vino convenzionale), dallo studio Orwine promosso dalla Commissione dal 2006 al 2009 per analizzare la situazione in Europa, risultava che allora in Germania oltre il 30% delle cantine usava tra 90 e 120 mg/l di anidride solforosa e quasi il 10% ne usava oltre 120 mg/l, ma in Italia quasi il 25% delle cantine usava meno di 30 mg/l e circa il 50% tra 30 mg/l e 60 mg/l; in questo decennio le cantine hanno continuato ad affinare le tecniche (non a caso si trovano agevolmente anche vini senza solfiti aggiunti) e la situazione italiana è ulteriormente migliorata.

    La dicitura “senza solfiti” è molto rara perché i lieviti ne sviluppano naturalmente nella fase di fermentazione: solfiti (endogeni) sono presenti anche nei vini a cui ci sia ben guardati dall’aggiungere anidride solforosa.

    A Vinitaly (Verona, 9/12 aprile) un centinaio di cantine biologiche italiane (più qualche spagnola e una dello Champagne) sarà raggruppato nel salone “Vinitaly bio” (ci sarà anche un’enoteca per le degustazioni), ma se ne troveranno numerose altre sparpagliate nei padiglioni.