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Spillover, che cos’è e come funziona il salto di specie? Il video dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie

video spillover izsveÈ da più di un anno ormai che sentiamo parlare di spillover che vuol dire letteralmente “salto di specie” . Ma che cos’è e come avviene di preciso? A questo proposito, l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie ha realizzato un breve video che spiega in maniera semplice di cosa si tratta, quali sono i requisiti affinché avvenga e i comportamenti che possono metterci a rischio di nuove future epidemie.

Lo spillover è il passaggio di un virus da una specie animale serbatoio in cui circola verso una nuova specie ospite. Nella storia, il salto di specie è avvenuto numerose volte, tanto che circa due terzi dei virus umani hanno avuto un’origine animale: è il caso del morbillo, di Ebola e di Hiv per esempio, oltre, ovviamente, al coronavirus Sars-CoV-2.

Il salto di specie avviene in tre fasi. La prima è quella del contatto, che accade solitamente in modo fortuito: affinché abbia successo, il virus presente nell’animale deve avere le caratteristiche giuste per poter entrare nelle cellule della specie ospite (uomo). Una volta che il virus ha fatto ingresso nelle cellule, si passa alla fase di infezione, in cui si riproduce e deve evadere la risposta immunitaria dell’organismo per portare a compimento il ciclo della malattia. La terza fase è quella della trasmissione, in cui il virus si mantiene stabile nella specie ospite, trasmettendosi da individuo a individuo e può dare origine a focolai ed epidemie.

La pressione degli esseri umani su animali e ambiente è uno dei principali fattori di rischio di nuove epidemie. Attraverso la deforestazione, l’uso improprio del suolo, il modo in cui alleviamo gli animali e ne consumiamo i prodotti derivati, e la fragilità dei sistemi sociali e sanitari di alcune aree del mondo sono tutti elementi che possono favorire nuovi spillover.

Ecco il video dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie:

© Riproduzione riservata Video: Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. Avatar

    Questo filmato per quanto encomiabile recita una parte soltanto di quanto effettivamente succede in natura, fa sembrare che se stiamo lontani dai selvatici il problema possa essere minimizzato.
    Purtroppo esiste anche la zoonosi inversa che trasmette virus umani ( tutte le specie ne hanno di specifici ) che possono adattarsi ad animali domestici e/o di allevamento, questi passaggi a causa di riassortimenti e ricombinazioni caratterizzanti possono poi ritornare all’uomo con effetti raramente pericolosi…..ma in rare circostanze fanno dei danni notevoli, un pò come giocare alla roulette russa.
    Da studi pregressi risulta che ci siano scambi reciproci frequenti da uomo a maiale per esempio, ma questa che è una storia molto intrigante seppure poco pubblicizzata.

    https://www.lescienze.it/news/2020/05/25/news/virus_umani_saltano_animali_future_epidemie-4732876/