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Stop alla pubblicità di cibi e bevande rivolte ai bambini: parte dai gelati la rivoluzione di Unilever

Adorable Little girl eating ice creamNiente più pubblicità rivolte ai bambini per i cibi e le bevande del colosso Unilever. Entro la fine del 2020, la multinazionale metterà fine al marketing diretto ai minori di 12 anni sui media tradizionali e al di sotto dei 13 anni sui social media. Il giro di vite è stato annunciato dalla stessa Unilever in risposta alle crescenti preoccupazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, che ha definito l’obesità infantile come uno dei più seri problemi di salute pubblica del 21° secolo.

Per raggiungere il suo obiettivo, la multinazionale controllerà strettamente il posizionamento e il contenuto delle sue pubblicità. Questo impegno si tradurrà nello stop agli spot televisivi nelle fasce orarie in cui i bambini rappresentano più del 25% del pubblico e nei programmi specificamente pensati per i minori di 12 anni, mentre sui social media il target demografico delle inserzioni escluderà i bambini sotto i 13 anni. Inoltre, non saranno fatti né product placement, né sponsorizzazioni in film destinati principalmente per bambini di età inferiore ai 12 anni.

unilever responsibly made for kidsNon solo. Unilever si impegna a non utilizzare influencer, celebrità e personalità del web che si rivolgono principalmente ai bambini nei propri contenuti. Inoltre, la presenza di bambini sotto i 12 anni nelle pubblicità e l’uso di personaggi dei cartoni animati saranno limitati solo ai prodotti che rispettano i profili nutrizionali dell’iniziativa Responsibly Made for Kids (Fatto responsabilmente per i bambini) di Unilever. Giochi e regali per bambini verrano distribuiti solo in caso di promozioni nei punti vendita e solo in abbinamento a prodotti che rispettano i criteri nutrizionali già menzionati.

A guidare il cambiamento saranno i gelati. A partire da quelli a marchio Wall’s, che fanno parte dell’universo Heartbrand insieme all’italiana Algida. I gelati Wall’s saranno infatti i primi a dover rispettare i tre pilastri dell’iniziativa Responsibly Made for Kids: comunicati, venduti e sviluppati responsabilmente. In particolare, entro la fine del 2020 tutti i prodotti di questa linea non dovranno contenere più di 12 grammi di zucchero e 110 kcal a porzione, e saranno riconoscibili per la presenza del logo dell’iniziativa sulle confezioni e sui tabelloni dei gelati nei punti vendita.

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  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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Un commento

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    Ci sarebbe da ridire parecchio sull’efficacia delle misure prese da Unilever, ma d’altronde non si può chiedere a un produttore di suicidarsi, è comunque ammirevole il fatto che si voglia tagliare un dito. Quello che stupisce è la mancanza di una legge che protegga gli adolescenti dalla pubblicità che induce a consumare prodotti alimentari o di ogni altro genere. Nei paesi scandinavi da almeno 2 decenni i bambini non possono essere né protagonisti né attori di qualunque forma pubblicitaria. Non ci sono video o foto di bambini sotto i 13 anni. Quando un’azienda vuole pubblicizzare un prodotto per bambini lo deve fare mettendo in scena gli adulti: mamme, papà, nonni, esperti di vario genere. L’epidemia in corso ci dovrebbe far capire che le mezze misure non servono a niente, che senso ha limitare gli orari quando in rete si trova di tutto 24 h 7 su 7? L’unico modo per eliminare la pubblicità verso i bambini che non sono in grado di discernere, come dovrebbero fare i loro genitori, è non utilizzare i bambini. Circa 20 anni fa fu fatta una leggina che proibiva di girare video sul territorio italiano con bambini sotto i 12 anni, risultato le scene venivano girate all’estero, montate e trasmesse in Italia. Poi un governo Berlusconi (guarda caso il proprietario di Mediaset) tolse anche questo divieto per facilitare la produzione di spot con bambini. Conte e Speranza dovrebbero promuovere subito una legge con questo proposito. Il Fatto Alimentare che si batte per il semaforo dovrebbe battersi anche per proibire la pubblicità con bambini.