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Truffa del prosciutto San Daniele: 103 indagati e 270 mila pezzi sequestrati

prosciutto San Daniele103 indagati e 270 mila prosciutti San Daniele sequestrati, per 27 milioni di euro. Con questi numeri si concludono le indagini preliminari della Procura di Pordenone sullo scandalo “Prosciuttopoli”. Lo scorso gennaio la Procura di Torino aveva disposto il sequestro di migliaia di cosce di maiale della razza Duroc danese, destinate a finire illegalmente nel circuito del prosciutto Parma-San Daniele. La vicenda era proseguita con il commissariamento, a partire dal primo maggio e per sei mesi, da parte del Ministero delle Politiche agricole dell’Istituto Parma Qualità e l’Ifcq Certificazioni, che svolgono su autorizzazione del ministero le funzioni di controllo sulle filiere di diversi salumi e formaggi Dop e Igp, tra cui il Prosciutto di Parma e quello San Daniele.

Parallelamente alle indagini dell’autorità giudiziaria piemontese, anche in Friuli, già alla fine dell’estate 2016, la Procura lavora insieme ai Nas di Udine e all’Icqf di Udine seguendo la pista di un falso documento abbinato a un lotto di cosce destinate a diventare prosciutto di San Daniele.

Sono numerosi i reati, sia di natura fiscale sia ambientale, ipotizzati dalla Procura, tra cui associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio di prodotti agroalimentari con denominazione di origine protetta DOP. Si sospettano anche delle truffe per ottenere un contributo previsto dal piano di sviluppo rurale della Comunità europea di 400 mila euro, e per incassare ulteriori contributi per 520 mila euro.

Gli indagati sono in totale 103, tra cui 62 persone – tutti della filiera produttiva, di controllo (tra cui ispettori del Consorzio di tutela) e sanitaria – 25 imprese e 16 posizioni stralciate ad altre procure.

Il Fatto Alimentare ha seguito con attenzione questa vicenda, pubblicando cinque approfondimenti.

Per leggere la prima parte dell’inchiesta pubblicata il 16 aprile 2018 clicca qui.

Per leggere la seconda parte dell’inchiesta pubblicata il 3 maggio 2018 clicca qui.

Per leggere la terza parte dell’inchiesta pubblicata il 14 maggio 2018 clicca qui.

Per leggere la quarta parte dell’inchiesta pubblicata il 18 maggio 2018 clicca qui.

Per leggere la quinta parte dell’inchiesta pubblicata l’1 giugno 2018 clicca qui.

© Riproduzione riservata

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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13 Commenti

  1. Salve,
    Ho seguito tutta inchiesta del falso prosciutto complimenti.
    Volevo chiedere perché un consumatore non può sapere i nomi delle aziende coinvolte una volta chiusa inchiesta ?
    Loro possono vendere un falso Dop di qualità per anni o decenni. E i diritti dei consumatori vengono anteposti a dei criminali. Chi sbaglia paga soprattutto la fiducia di persone che credevano in un consorzio nel dop.
    Questo è un sistema marcio che solo con la verità può essere combattuto. Altrimenti è inutile avere il dop igp doc, bisogna dare forza all’onesta di aziende SERIE.

    • Buongiorno Antonio.
      Ho letto il suo commento e credo bisogna essere un po’ più cauti con le parole.
      Qua non esistono criminali, ne’ tra gli allevatori ne’ tra chi vende il prosciutto che per altro è ignaro della truffa. Bisogna innanzitutto conoscere le dinamiche che hanno portato a questa situazione, certamente antipatica ma, possiamo dirlo tranquillamente, ne con risvolti qualitativi ne con risvolti di sicurezza alimentare. Tutta la filiera ha certamente bisogno di un esame di coscienza e capire una cosa fondamentale: se vengono a mancare gli allevatori salta tutto.
      Saluti

      Andrea

    • Roberto La Pira

      I risvolti qualitativi sul prodotto esistono!

    • Invece a mio avviso si parla di CRIMINALI! Punto! Non facciamo gli italioti col solito buonismo.
      E’ ora che cambino le leggi con punizioni ESEMPLARI! Confisca di tutti i beni della ditta e dei criminali coinvolti, chiusura delle ditte incriminate, licenziamento per tutti gli ispettori addetti al controllo, coinvolti!

      E comunque, Sig. Andrea, si vada a leggere il significato di “criminale” prima di dire che non ce ne sono: con delle ipotesi di reato del genere, ci sarebbe da dirgli di peggio!

    • Caro signor Mauro & Co (forcaioli vari!): è sicuro, tenendo conto della legge Italiana che anche lei non abbia fatto un “atto criminale” (tanto per dire: una timbrata di cartellino fuori regola, un lavoretto fatto ad un amico per il quale è stato retribuito e non lo ha denunciato al fisco, una persona pagata in nero per un lavoro a casa etc.)? Qui stiamo parlando di qualità non di salute pubblica, si parla di truffa comunque fornendo un prodotto di qualità tanto che non credo che tra tutte le persone che hanno letto questo articolo ce ne sia una che si sia accorta nel recente passato della differenza tra un suino come avrebbe dovuto e uno come è stato, quasi sicuramente nemmeno gli scriventi gli articoli!
      Quello che scotta a lei a ai suoi consimili forcaioli è avere la sensazione che lei sia stato defraudato della qualità che LEI ritiene di meritare essendo persona così avveduta (da non accorgersene!) o forse fa parte dell’altro tipo, quello che per me è il peggiore: coloro che non avendo nulla da fare nella vita che girare il police verso come amava fare la PLEBE romana vogliono vedere scorrere il sangue!
      Libertà di parola e diritti dei consumatori OK, ma distruggere un settore industriale, lo abbiamo già fatto molte volte nel passato per poi ottenere risultati peggiori con colonizzazioni da parte di aziende straniere: lei vorrebbe in sostituzione del non-del-tutto-“San Daniele”-Duroc-danese, un buon prosciutto fatto con maiali allevati in USA o magari in Cina?
      No!? e allora perché sta cercando di contribuire a distruggere il suo consorzio

  2. Ogni giorno si parla di una contraffazione o di una adulterazione eppure ci sono soluzioni (anche GRATUITE) che potrebbero semplicemente mettere al riparo da tutto ciò

  3. Complimenti per l accuratezza delle notizie l informazione tradizionale ha dato poco spazio a questa gravissima notizia. Mi chiedo come può il consumatore difendersi da questa truffa? Grazie

    • Lei è in grado di distinguere un S. Daniele o un Parma fatto con coscia danese rispetto ad un fatto con coscia da disciplinare?

      La truffa c’è e giustamente si devono perseguire i truffatori, ma dal punto di vista del prodotto finale è difficile percepire differenze. Noi consumatori non possiamo averne quasi percezione.
      Fra l’altro i consumatori vogliono il prosciutto MAGRO (duroc danese).
      La truffa è innegabile, ma noi consumatori abbiamo poco da recriminare.

    • Simone Raineri

      Non sono affatto d’accordo:

      1- In primo luogo il controllo qualità e la certificazione sono costi che si riflettono sul prodotto, se i controlli sono fallaci, e il prodotto non è quello che si ripromette di essere, a quel punto non mi interessa corrispondere il sovrapprezzo.
      2- la distribuzione del grasso nei diversi tipi di coscia è differente, se così non fosse non ci sarebbe la necessità di mettere dei vincoli nei disciplinari. Questi vincoli sono stati scelti poichè incidono sia sul profilo sensoriale che su quello nutrizionale. La stessa quantità di grasso, distribuita solo superficialmente o anche tra le fibre determina da sola la palatabilità di un prosciutto.
      Se non recrimina il consumatore, che paga e mangia il prodotto, chi dovrebbe farlo?
      Secondo il suo ragionamento le case automobilistiche sarebbero giustificate a vendere auto con prestazioni inferiori a quelle dichiarate…tanto l’utente medio non è un pilota e non se ne accorgerà mai…

    • Cara Laura, mi chiedo come funzioni il suo metro “gravissimo”! è sicura di usarlo nei contesti corretti?

  4. QUESTA E’ MATERIA DA CLASS ACTION.
    Evinco che ci siamo mangiati per un sacco di tempo prosciutti che non erano dop. Mi riferisco al san daniele e al parma. Però li abbiamo pagati come fossero dop e li abbiamo comprati proprio perchè erano dop.
    Questa è una vera e propria frode e, fossi in Andrea, non farei siffatti commenti. A meno che Andrea non pensi che siamo tutti dei cretini, e che ci bastino parole come “dinamiche”, “situazione antipatica”, “esame di coscienza”, per rimettere tutto a posto.
    Siamo di fornte ad una associazione a delinquere che coinvolge anche chi era garante della genuinità e sicurezza dei prosciutti. Il fine ultimo? rubare soldi ai cittadini e ai fondi europei.
    QUESTA E’ MATERIA DA CLASS ACTION.

  5. La cosa vergognosa, tra le altre, è la mano leggera avuta con i “controllori”.
    Sospensione per 6 mesi ?!!!!? Tutti a casa a meditare sulla loro disonestà !

  6. Basterebbe che tutti smettessero di acquistare il prosciutto e vedete che poi i nomi saltano fuori.